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RIVOLUZIONE


Non ho votato il Movimento 5 Stelle perchè facesse coalizioni col PD e con SEL ( che altrimenti avrei votato direttamente per il PD e per SEL ) e neanche perchè facesse nascere un governo tecnico o presunto tale composto da amici di Giorgio Napolitano, che  si spacciano per apolitici e imparziali, ma che in realtà non vogliono rompere col vecchio concetto di politica. Ho votato il Movimento di Grillo perchè apportasse un vero cambiamento al paese e questo si potrà realizzare solamente mandando a casa tutti i politici che hanno governato finora e che, soprattutto in questi ultimi vent’anni, hanno fatto soltanto disastri e creato quell’immobilismo politico e istituzionale, che è stato la vera causa  della tragica situazione in cui ci troviamo oggi. La stampa italiana è al 60° posto nel Mondo per quanto riguarda l’imparzialità e la genuinità delle sue informazioni e lo stesso dicasi per le TV, che sono in mano ai partiti politici, ed è attualmente tutta coalizzata contro il Movimento 5 Stelle e contro i suoi due cofondatori Beppe Grillo e Roberto Casaleggio, i quali tra non molto verranno accusati anche di essere gli avamposto di un’invasione extraterrestre. Evidentemente pochi giornalisti hanno capito, o forse fingono di non aver capito, cosa sia in realtà il Movimento e lo scopo per il quale è stato fondato, che è quello di portare il cittadino dentro le istituzioni, di ricreare il senso della comunità, a prescindere dalle ideologie partitiche, perchè nessuno venga più abbandonato a se stesso e lasciato solo a lottare per la propria sopravvivenza, come invece avviene attualmente, rimettere in discussione gli iniqui trattati UE che ci stanno affossando e strappare l’economia nazionale dalle lobby finanziarie nazionali ed estere, riprendendoci anche la nostra sovranità monetaria e insieme la nostra dignità di popolo. Pertanto per coloro che ancora non hanno chiaramente inteso la politica che intende attuare il Movimento 5 Stelle, per illuminarli un po’, dirò soltanto una parola : RIVOLUZIONE.  

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Dal 2000 ad oggi 2135 persone sono morte in carcere.


Dal 2000 ad oggi 2135 persone sono morte in carcere, di questi, 765 si sono suicidate; altri sono morti per overdose, assistenza sanitaria inadeguata e poi ci sono i tanti morti per “cause non chiare”: proprio ieri sulla pagina Fb de  Il Malpaese ricordavo la drammatica vicenda di Marcello Lonzi, morto in carcere “ufficialmente per un infarto” con 8 costole rotte, due buchi in testa e un polso fratturato: una delle tante vittime di Stato.

Io sono uno di quelli che crede nel principio della certezza delle pena, contrario agli sconti di pena troppo “facili” e non crede che il sovraffollamento delle carceri possa essere risolto con indulti-amnistie che, di fatto, sono dei palliativi che nel medio-lungo periodo non fanno che peggiorare una situazione drammatica. Pero’, credo anche alla legge del 1975 “Ordinamento penitenziario- principi direttivi” che al primo articolo recita:

« Il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona.
Il trattamento è improntato ad assoluta imparzialità, senza discriminazioni in ordine a nazionalità, razza e condizioni economiche e sociali, a opinioni politiche e a credenze religiose.
Negli istituti devono essere mantenuti l’ordine e la disciplina. Non possono essere adottate restrizioni non giustificabili con le esigenze predette o, nei confronti degli imputati, non indispensabili ai fini giudiziari.
I detenuti e gli internati sono chiamati o indicati con il loro nome.
Il trattamento degli imputati deve essere rigorosamente informato al principio che essi non sono considerati colpevoli sino alla condanna definitiva.
Nei confronti dei condannati e degli internati deve essere attuato un trattamento rieducativo che tenda, anche attraverso i contatti con l’ambiente esterno, al reinserimento sociale degli stessi. Il trattamento è attuato secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti.
 »

Bisogna aver chiaro in mente che nelle carceri non ci sono solo assassini e delinquenti della peggiore specie ma anche molti imputati (non ancora condannati) in carcere preventivo e soprattutto molti “ladri di polli”, proprio e ancor di piu’ per queste categorie il trattamento rieducativo e il reinserimento in società devono essere garantiti per legge. Per queste categorie e per altre uno Stato di diritto dovrebbe adottate misure di detenzione alternativa e mille altre cose si potrebbero fare (eliminare una serie di reati obsoleti presenti nel C.p., costruire nuovi luoghi di custodia, fare una riforma della Giustizia che renda, tra le altre cose, piu’ veloci i processi, e piu’ in generale,  in questi anni, molti esperti hanno avanzato tante serie proposte che sono restate lì a far la muffa.

Ma in Italia “la soluzione” adottata dai vari governi è sempre la stessa: indulti, amnistie, decreti svuota carceri.

Gio’ Chianta

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MEDIOEVO E FASCISMO


Questo volantino riporta i nomi dei quattro infami che hanno ucciso a son di botte Federico Aldrovandi e che sono stati condannati solo per omicidio colposo, nonostante tutto faccia ritenere che invece si sia trattato di un omicidio volontario. Recentemente si è parlato del comportamento incivile e a dir poco fascista di quei sindacalisti di poliziotti che sono andati a manifestare la propria solidarietà a questi quattro farabutti proprio sotto le finestre dell’edificio dove lavora la madre di Federico Aldrovandi, ma non si è parlato abbastanza del fatto che, una volta scontata la pena, costoro potranno essere reintegrati nuovamente nella polizia perchè non ci sono precise disposizioni di legge che lo vietino categoricamente, come invece dovrebbe essere. Ed è infatti già successo che dei poliziotti condannati per reati gravissimi siano poi stati, scontata la pena, reintegrati nelle forze di polizia e che alcuni di loro siano persino avanzati di grado. Non c’è che dire, siamo davvero un paese ancora immerso nel medioevo e nel fascismo.

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A Grillo serve circondarsi di mediocrità.


Sono andato a rivendermi la performance del cittadino-senatore 5 Stelle Mastrangeli da Barbara D’Urso ed è stato uno spettacolo pietoso per tanti versi.

E’ evidente perché Grillo non voglia mandare in tv i suoi: sa benissimo che sono poca roba, alcuni (quelli che abbiamo visto e sentito finora) hanno mostrato perfino difficoltà ad articolare un ragionamento di senso compiuto, proprietà di linguaggio mediocre, cultura generale scarsa e cultura politica semi-inesistente: roba già vista con Razzi e Scilipoti. D’altra parte a Grillo non serve gente particolarmente sveglia che, essendolo davvero, magari contesterebbe la linea Grillo-Casaleggio e cercherebbe di imporne una propria. No, a Grillo servono dei soldatini, dei yes man e sappiamo che queste figure nascono e crescono nella mediocrità.

 Che senso ha mettere facce nuove se poi queste non sono anche migliori rispetto alle solite facce ?

Infine, si spera che finora siamo stati molto sfortunati e che invece tra gli eletti dei 5 Stelle ci siamo i nuovi De Gasperi, Calamandrei, Nilde Iotti. Sperare (ed illudersi) non costa nulla.

BeppeGrillo

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NO ALL’ INGERENZA CATTOLICA NELLA STRUTTURA SANITARIA PUBBLICA


Tutto viene sempre orchestrato per favorire le ingerenze della chiesa cattolica nelle strutture politiche e sociali di questo paese, incluso il diritto al servizio sanitario pubblico. La legge sull’aborto, varata in seguito ad un referendum in cui la maggioranza degli italiani si è espressa favorevolmente nel concedere ad una donna il diritto di poter abortire in una struttura ospedaliera pubblica, è stata in parte vanificata dall’introduzione di una assurda legge di chiara matrice cattolica, relativa all’obiezione di coscienza, che permette ai medici di defilarsi da un intervento di aborto dichiarando semplicemente di essere contrari alla pratica dello stesso, e di poter ugualmente lavorare nella struttura ospedaliera pubblica. Praticamente, nonostante ci sia una legge sancita da un referendum che dovrebbe garantire un diritto indiscutibile di una donna ad avere la pubblica assistenza medica in caso di aborto volontario, ci sono dei medici che si arrogano il diritto di negarglielo per delle loro convinzioni personali, che, in un  paese veramente civile, non dovrebbero ne potrebbero minimamente influire sul corretto svolgimento del loro lavoro, ma che invece in un paese incivile come il nostro trovano pure protezione nell’ordinamento giuridico. Ritengo sarebbe ora di cambiare le cose e di imporre per legge a tutti questi  medici cosiddetti obbiettori, ( i quali scaricano il proprio lavoro su altri colleghi più fessi perchè più onesti di loro ),  dal momento che non se la sentono di praticare l’ aborto, che vadano pertanto a lavorare in strutture private dove venga loro consentito di non fare questo tipo di intervento e lascino così il campo libero nel settore sanitario pubblico a quei colleghi che invece non hanno le loro remore nell’assistere una donna che voglia abortire. 

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Mai dire “troia”


arton46598-d1f65Infatti è risaputo che non sono le “troie” (nel senso descritto prima) a dare una cattiva immagine del parlamento del Paese, bensì chi non si sente più di coprire gli escrementi con le zampette e invece denuncia il malcostume italiano.
In un Paese che non gode più di nessuna credibilitàsia al proprio interno che in Europa e nel mondo, per via del suo Parlamento, con più onorevoli e senatori al mondo, pieno di personaggi ambigui e di malaffare che campano di laute prebende, di contributi non voluti dai cittadini con un referendum, di compravendita di voti per sistemare i propri debiti o i propri figli, di “amichette” di parlamentari o ex premier mantenute, di mogli separate, amanti, cognati, da mantenere coi soldi nostri, di magistrati che si fanno le guerre a bande, di giornalisti venduti, etc… (per ulteriori e più complete informazioni leggere “La Casta” di Stella e Rizzo) dire in pubblico da parte di un grande artista entrato finalmente nelle istituzioni che il Parlamento italiano è stato pieno di “troie” (vedi tipologia descritta prima, “troie” nel senso di gente che si prostituisce in qualche maniera) è scandaloso e compromette l’immagine dell’Italia.

Ministri, politici, giornalisti tutti contro chi si è permesso di dire la verità invece di far finta di niente e continuare a coprire i propri bisogni con le zampette come fanno i gatti.
Questo è quello che è capitato al grande cantautore italiano Franco Battiato, studioso di costumi e della mistica dei Paesi islamici (Sufismo), il cui solo nome è un faro di luce nel mondo.

Infatti è risaputo che non sono le “troie” (nel senso descritto prima) a dare una cattiva immagine del parlamento del Paese, bensì chi non si sente più di coprire gli escrementi con le zampette e invece denuncia il malcostume italiano.

Mai dire troia

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Monti: L’epilogo umiliante di un uomo piccolo piccolo


mario-monti4-478x32011Un giorno si ricorderà Mario Monti per l’eccezionale parabola che ha accompagnato il suo destino politico. Dal suo ingresso nelle camere, direttamente col laticlavio a vita, alla presidenza di un consiglio di ministri incaricato nientemeno che della “salvezza della patria”, con i primi tentennamenti in casa e all’estero per passare ad una campagna elettorale che definire poco dignitosa è esercizio di pietoso eufemismo.

Il tutto chiuso da una relazione sulla questione dei fucilieri di marina che Brunetta, personaggio sovente supponente ma dalla retorica sempre efficace, ha sagacemente definito per metà grigia relazione burocratica e per l’altra metà opera di vile scaricabarile dove ad aver preso la decisione di tornare in India risultano essere stati gli stessi marò e le dimissioni del ministro degli esteri presentate “a sua insaputa” (di Monti). Il tutto condito con una punta di maligna insinuazione nella quale si è inteso pregiudicare un eventuale futuro politico per Terzi. Insomma uno spettacolo che è sembrato indecoroso ed umiliante anche in un aula dove si sono viste e sentite cose che ancora oggi fanno arrossire.

La figura di Monti e dei suoi dilettanti allo sbaraglio che fra lacrimuccie e affermazioni discutibili hanno deliberato su imposte, tasse, pensioni, mercato del lavoro e questioni internazionali mi appare ora così triste da farmi ripensare seriamente alle modalità con le quali si è concretizzato il loro insediamento. Un appannamento del metodo democratico non è mai un’occorrenza gradevole, ma se è compensata dall’emergere di grandi personalità può avere dei risvolti in grado di mitigare il disappunto.
Invece la sospensione della democrazia di cui siamo stati vittima ha partorito una rappresentanza della vacua borghesia dai doppi cognomi che presidia sterilmente da decenni i salotti italiani mangiando pasticcini e pontificando su supposte competenze e nobiltà. Un gruppo di burocrati superbi ed incapaci capitanati dal grande Mario Monti, un uomo che si è rivelato professionalmente discutibilepoliticamente mediocreed umanamente deprecabile. Al suo confronto, anche quel gran gaglioffo di Silvio Berlusconi appare meno ipocrita, proletario, più “sincero” nella sua palese disonestà e sicuramente dotato di un carisma per ordini di grandezza superiore.

Ecco, forse fra le tante cose sarà questa quella che non perdonerò mai a Mario Monti. Per un istante mi ha fatto pensare a Berlusconi in termini positivi come vittima di un’immeritata ingiustizia. E’ stato un attimo, è durato poco, ma non mi è piaciuto lo stesso.

Vade retro Monti. Vade retro.

Monti: L’epilogo umiliante di un uomo piccolo piccolo

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Le spese folli della Lega in Friuli… tutto rigorosamente verde!


01822504-04Polenta, calzature, vestiti, casalinghi, cravatte verdi. C’era un po’ di tutto nella lista della spesa del gruppo della Lega Nord alla Regione Friuli Venezia Giulia finita sotto la lente di ingrandimento della procura di Trieste. Insieme ai rappresentanti di altri partiti seduti in consiglio anche il vertice del Carroccio deve rispondere dell’accusa di peculato per essersi servita di fondi pubblici per uno scopo ben diverso da quello per il quale era stato elargito il contributo. I legali del capogruppo leghista Daniele Narduzzi hanno presentato una memoria difensiva per spiegare gli strani acquisti e respingere le accuse chiamando spese di rappresentanza orecchini, i portachiavi, le felpe, le t-shirt, collanine e braccialetti che venivano distribuiti in occasione delle feste padane. Ma se le giustificazioni per queste spese lasciano perplessi,   le spiegazioni per gli altri prodotti ci portano in un mondo surreale. Gli articoli sportivi definiti «acquisti legati alle premiazioni in cui i consiglieri partecipano per divulgare notizie sulle attività svolte e raccogliere informazioni e proposte su possibili modifiche di normative regionali in materia». Superata anche l’impasse dei casalinghi: «Sono in realtà acquisti in negozi bazar e riguardano oggetti utilizzati per supporto dell’attività politica. «Trattasi – si legge – di vasellame, piatti e bicchieri e anche di stoviglie indispensabili nelle cucine delle feste politiche». E ancora: «L’acquisto indicato come Nelly 33cm non è un elettrodomestico ma un pupazzetto verde arancio usato come mascotte. Idem per il pupazzetto Maxi Nina».

Poi ci sono il cibo per gli animali e un biglietto per la lotteria… anche questa attività di propaganda? I loro elettori sono cani?

http://tuttacronaca.wordpress.com/2013/03/28/le-spese-folli-della-lega-in-friuli-tutto-rigorosamente-verde/

 

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SQUADRACCIA MOBILE


mamma2Il padre di Federico Aldrovandi risponde su Facebook alla manifestazione contro suo figlio

Caro Federico, è pazzesco, assurdo ed inconcepibile difenderti ancora e ancora dal male, nonostante lo Stato attraverso “brave persone” ti abbia chiesto scusa.”, lo scrive su Facebook Lino Aldrovandi, papà di Francesco, il ragazzo di 18 anni la cui storia – purtroppo – conosciamo tutti fin troppo bene.

Ieri pomeriggio gli agenti del Coisp (sindacato di polizia “indipendente”) di Ferrara hanno manifestato sotto la finestra dell’ufficio di Patrizia Moretti, la mamma di Federico, la loro “solidarietà ai quattro agenti di polizia condannati per l’omicidio di Aldrovandi. “La legge non è uguale per tutti. I poliziotti in carcere, i criminali a casa. Solidarietà, amicizia, speranza, affetto per Luca, Paolo, Monica, Enzo”, recitava il loro striscione.

Una “coincidenza” che in tanti hanno chiamato per quella che è: una volgare provocazione. A cominciare dal sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani, che ha cercato di convincere i poliziotti a spostarsi di qualche decina di metri, “per evitare strumentalizzazioni”. Nel frattempo, Patrizia Moretti era scesa in strada con la foto di suo figlio, il volto rigato di lacrime. Alla vista della foto del ragazzo massacrato i “manifestanti” si sono voltati di spalle quindi, finalmente, se ne sono andati.

Oggi il padre di Federico difende l’intervento del sindaco Tagliani, attaccato tra l’altro dall’europarlamentareSalato: “Onore al Sindaco Tagliani, onore al Sindaco Sateriale, onore al Capo della Polizia, onore al Ministro degli Interni prof. Giuliano Amato che in questa storia, come uomini delle istituzioni si sono prodigati di ricucire uno strappo “infame” e odioso sotto tutti i punti di vista”.

Lino Aldrovandi non risparmia parole forti per gli agenti del COISP, “squadraccia mobile” secondo la copertina de il Manifesto di oggi:

“ha visto questa grigia o meglio “nera” mattina delle persone che dicono di essere dei poliziotti girare le spalle ad una madre a cui loro colleghi un vigliacco, infame e bastardo 25 settembre 2005, hanno soffocato, bastonato e alla fine ucciso senza una ragione un figlio. Non riesco a sopportarlo umanamente parlando. Vorrei chiedere semplicemente loro se si fossero comportati così, invertendo le parti. Non credo, forse sarebbero loro in galera se quella persona a terra fosse stato carne della loro carne. Non esiste destra o sinistra, esiste il rispetto della vita, forse questo sfugge a molti. Voltare le spalle non è rispetto della vita, è indifferenza…., uccide come quella maledetta mattina”

Il padre di Federico chiude poi augurandosi che il Ministro Cancellieri prenda opportune misure disciplinari di fronte ad un gesto inspiegabile ed assurdo.

Un abbraccio al mio Sindaco e uno meraviglioso ad una mamma, forse un po’ mamma di tutti, ma soprattutto di Federico.

Lino Aldrovandi, papà di Federico

Il padre di Federico Aldrovandi risponde su Facebook alla manifestazione contro suo figlio – AgoraVox Italia.

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La débâcle di Bersani.


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Bersani:  “ Falla comu voi, sempri cucuzza è”.  Questo proverbio siciliano descrive alla perfezione la situazione politica del leader del partito democratico. In pratica ,  in un modo o nell’altro, la sostanza è sempre la stessa: Bersani è finito.  Dopodomani il mancato smacchiatore di Giaguari andrà da Napolitano per riferire il risultato delle sue consultazioni ( farle prima no ?).  Molti hanno pensato che questa sia stata un ennesima perdita di tempo. Sbagliato. L’incarico a Bersani era scontato e politicamente necessario. D’altronde, Napolitano a chi doveva affidare  il governo? A Grillo che parla di “governo monocolore” o a Berlusconi che ha perso 6 milioni di voti?  Quindi non ve la prendete con Napolitano. Cosa succederà giovedì ? Difficile saperlo. Se Bersani smetterà di fare i capricci ( e magari si renderà conto che siamo sull’orlo del baratro) , ritornerà da Napolitano , rifiutando l’incarico.
 Ma considerata l’ostinazione di Bersani, difficilmente rifiuterà e si presenterà in Parlamento per chiedere la fiducia . Ostinazione, Orgoglio o semplici capricci ? Giudicate voi. Bersani ( anche se non sembra) non è stupido; sa  che è politicamente finito. Infatti nessuna persona sana di mente lo ricandiderà di nuovo e questo ultimo disperato tentativo rappresenta (per lui ) l’ultimo giro di boa, prima della débâcle definitiva.  Molti stanno cascando sull’ipotesi “stampella” del gruppo Grandi autonomie e libertà ( i c.d Responsabili di centro-sinistra). Ipotesi assurda, visto che ,i componenti di questa squadra, insieme non possono durare più di 6-7 mesi e in ogni caso la maggioranza non sarebbe garantita. Ma non solo, l’ipotesi mascherata del “governicchio” sarebbe un altro suicidio politico per il PD. Infatti, ne Berlusconi ne Maroni permetteranno di fare leggi che in qualche modo possono dare fastidio a mr B. 
 Ma se i grandi statisti guardano alle prossime generazioni, gli strategici del PD guardano alle prossime elezioni. Non c’è altra spiegazione. Il che non vuol dire che la strategia piddina avrà successo, dato che il disegno si basa su una grande illusione . In apparenza la strategia piddina regge. 1- Accusare Grillo di irresponsabilità. 2- costruzione di una coalizione elettorale Pd-Monti ( aperta a Vendola) in nome dell’Europa e della lotta al “populismo”, 3- Bombardamento mediatico sulla necessità di un governo che altri non saprebbero garantire, 4- leadership a Renzi. Il problema cari strategici del PD è che , ancora una volta, non avete capito il potenziale elettorale del movimento 5 stelle. Il 5 stelle perderà voti ? Possibile. 
Ma l’idea che un simile movimento possa rapidamente rifluire è un’idea che non si regge in piedi. Inoltre, siete conviti che Napolitano o il prossimo Capo dello stato, sia disposto a riandare a elezioni ? Io credo proprio di no. Per tre motivi. Primo, la Merkel ha già fatto sapere ( tramite il prelievo forzoso a Cipro) che in qualche modo si deve garantire la sicurezza delle banche tedesche. Basta leggere le parole del ministro tedesco Scheauble per capire che più che un salvataggio,  l’operazione Cipro è un messaggio di avvertimento all’Italia. E come si suole dire : “cu si vaddau si savvau”. Secondo, nessuna forza politica vuole andare a elezioni. La lega ha perso un milione e mezzo di voti, Monti è quasi scomparso e infine, il PDL fa solo finta di voler andare a elezioni ( infatti sa che difficilmente potrà reggere una competizione in cui gareggia Matteo Renzi). Terzo e ultimo motivo, Napolitano non ha nessuna intenzione di ritornare al voto ( anche perché non può sciogliere le camere).
 Il presidente della Repubblica ha già in mente un suo piano. Molti pensano che sarà chiamato a sbrogliare la matassa Piero Grasso. Sbagliato di nuovo. Il PD non potrebbe mai accettarlo. Napolitano, in combutta con Mr B, ha già posato il suo sguardo verso qualcun altro. Non so se si tratta di Annamaria Cancellieri o di  Passera. Ma attenzione, questo è solo il piano B o C ( fate voi). Berlusconi trama ancora qualcosa di più distruttivo per il PD, ed Enrico Letta ( nipote di Gianni, nonché grande statista) sembra concordare. Berlusconi ha confermato di essere disposto a vedere nascere un governo Bersani ( la storia di Alfano vice è uno scherzo che serve a enfatizzare i pidiellini doc). 
Le clausole sono sempre le stesse. Uomini di fiducia alle comunicazioni e alla giustizia ( un po’ come Mastella, ricordate ? ). Come avrete ben capito, Bersani ha un cappio, e ogni volta che cerca di liberarsi, la corda si strozza da se. 
 
francesco Migliore.
Pubblicato in: CRONACA

COME AFFOSSARE IL MOVIMENTO 5 STELLE


Quello che molti non considerano, anche se in buona fede, e che altri invece fingono di non capire in malafede è che se il Movimento 5 Stelle votasse la fiducia ad un governo PD-SEL, il Movimento stesso finirebbe inevitabilmente alla mercè proprio di PD e di SEL. Infatti, ottenuta la fiducia dal Movimento di Grillo sulla base della promessa di Bersani di portare avanti tutta una serie di riforme condivise appunto col Movimento 5 Stelle, nulla impedirebbe però al suddetto Bersani, una volta al governo, di cambiare le carte in tavola ( cosa che peraltro ha già fatto in molte occasioni ) e di stravolgere di fatto il contenuto di queste riforme per trovare ed ottenere l’appoggio del centrodestra di Berlusconi e dei centristi di Monti facendo così nascere in concreto un governo di larghe intese come prospettavano Giorgio Napolitano, Mario Monti, lo stesso Berlusconi ma anche e soprattutto Mario Draghi della BCE, Jens Weidmann della Bundesbank, Angela Merkel e persino Martin Schulz. Una volta  entrato in carica il governo Bersani, avendo appunto l’appoggio di Berlusconi e di Monti, potrebbe continuare a stare in piedi anche col voto contrario del Movimento 5 Stelle e in questo modo la casta dei politici otterrebbe due vittorie : quella di non sputtanarsi vicendevolmente con i propri elettorati facendo un palese accordo PD-SEL-PDL-Monti per far nascere un governo e quella invece di far sputtanare con i loro elettori Beppe Grillo e i parlamentari del Movimento 5 Stelle, i quali, nonostante le promesse fatte durante la campagna elettorale di non votare la fiducia a nessun governo della casta ma al contrario di impegnarsi al fine di mandare tutti a casa i politici dei partiti di regime, verrebbero pertanto ritenuti dagli elettori responsabili di aver dato il via ad un inciucio gigantesco e sicuramente puniti alle prossime elezioni.

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Pubblicato in: La biblioteca dei sogni

Lo spettro della globalizzazione


next_bariccoAlessandro Baricco – Next, piccolo libro sulla globalizzazione e sul mondo che verrà, 90 pagine

Feltrinelli editore

Fa impressione rileggere questo libro a 12 anni dalla sua pubblicazione, per l’atmosfera di profezia che allora aveva e che oggi è diventato realtà. Questi sono quattro articoli apparsi su Repubblica nel 2001, all’indomani del G8 di Genova. Scritti dall’abile penna di Alessandro Baricco che in quanto a linguaggio ha da insegnare molto a molti, senza dubbio. E in questo testo ha osato parecchio, ha iniziato a porsi delle domande sulla globalizzazione e sul movimento no-global, per tentare di capirli, per comprendere a fondo il fenomeno e lo scenario che annunciava e che è diventato l’inferno che stiamo vivendo tutti i giorni. Questo libro e gli articoli hanno attirato le critiche di molti, economisti, intellettuali, benpensanti e compagnia bella che hanno accusato Baricco di presunzione. Chi gli ha consigliato di tornare a scrivere romanzi e chi gli ha consigliato di smettere di scrivere addirittura. Ma Baricco ha scrollato le spalle e ha deciso di raccogliere quegli articoli e farne un libro. Si tratta di un testo moderno che prevede dei “bonus track”, ovvero delle note, come se fossero delle tracce musicali, qualcosa che può essere omessa nella lettura ma che approfondisce il ragionamento. Gli esempi sono semplici, sono quelli pubblicitari, della coca cola che è bevanda apparantemente bevuta in tutto il mondo, anche se guardando meglio ai dati le cose non stanno proprio così, fino alla rete e Internet che avrebbero dovuto unire l’intero mondo, in tutti i sensi, ma che non hanno avuto questa forza. Quello che ne emerge è un concetto più teorico che pratico, che non ha cambiato il mondo, se non peggiorandolo. Con la conclusione che era meglio fare “un sogno più grande, che richiede tenacia, fantasia” e che forse è proprio questo, il compito che ci spetta.

Vale la pena riportare per intero un passo del libro, perchè spiega la situazione odierna: “Chiedervi se siete pro o contro la globalizzazione non significa chiedervi se siete favorevoli ai cibi transgenici, o se vi piace la Nike, o se vi fa paura la scomparsa dei dialetti, o se le paghe dei cinesi che fanno le vostre scarpe, vi sembrano giuste o schifose. Significa chiedervi se, per abitare un mondo più ricco, siete disposti ad abitare un mondo selettivo, competitivo, duro, in cui vige sostanzialmente la legge del più forte, e dove i vincitori vincono e gli sconfitti perdono. Tanto per aiutare nella risposta, vorrei ricordare che una buona fetta del secolo appena passato è stata dedicata a evitare un mondo del genere. Mai come negli ultimi cent’anni si è cercato esattamente un modo di convivere e arricchirsi senza essere costretti ad arrendersi alla legge del più forte. In modo eclatante e compiuto lo hanno fatto due grandi progetti: il socialismo reale e l’idea di stato assistenziale. Adesso suonano entrambi come bestemmie, ma in origine erano esattamente questo: cercare un sistema che non bloccasse lo sviluppo ma evitasse un campo aperto dove il più forte schiacciava il più debole e amen. Perchè cercavano un simile obiettivo? Perchè erano buoni? No. Perchè erano scioccati. Scioccati dalla vita disumana dell’operaio di fine Ottocento, scioccati dalle famiglie americane sprofondate da un giorno all’altro nella miseria di un crollo di Borsa imprevedibile. Avevano capito che un mondo senza rete, senza redistribuzione della ricchezza, senza tutela dei più deboli, era un mondo che produceva inaudite sofferenze e, oltretutto, ti si poteva rivoltare in un attimo: una specie di centrifuga che tritava destini e che, se non reggevi il ritmo necessario a rimanere in centro, ti espelleva velocemente verso orbite di miseria da cui non ti tiravi più fuori. Non erano buoni. Erano scioccati”.

Forse sarebbe bene riflettere su queste parole.

Bianca Folino

Pubblicato in: abusi di potere, CRONACA, opinioni, politica

Imu 2013: lacrime, sangue e promesse.


Tra pochi mesi torneremo a pagare la prima rata Imu 2013 e saranno lacrime e sangue per moltissime famiglie italiane. Qui, non si vuole mettere in discussione la tassa in sè (la tassa sulla casa c’è in tutto il mondo ed è giusto che ci sia anche nel nostro Paese) quello che si deve mettere in discussione è la sua “natura incostituzionale”: l’Imu non rispetta i criteri di progressività della tassazione sanciti dall’art. 53 della Costituzione.

Insomma, non servono ricette truffaldine alla Berlusconi  per  risolvere il problema Imu. Sarebbe sufficiente renderla costituzionale in modo tale che chi ha un reddito inferiore ad una determinata soglia sia esente e dopo quella soglia si paga rispettando il criterio di progressività. Poi, sarebbe necessario esentare alcune categorie (penso, ad esempio, a chi paga il mutuo e pure l’Imu: criminale) oppure non farla pagare a chi vanta dei crediti nei confronti dello Stato. Queste e altre soluzioni potrebbero essere adottate ed è palese che siano soluzioni semplicissime e di facile attuazione.

Ma la politica che fa ? Prima delle elezioni tutti volevano risolvere il problema Imu, ora nessuno piu’ ne parla…  se non viene riformulata questa tassa saranno lacrime e sangue per molte famiglie e spero anche per tutti coloro che hanno utilizzato questo tema per prendere voti.

Gio’ Chianta

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Pubblicato in: CRONACA

INTERVISTA A FEDERICA SALSI SU BEPPE GRILLO ED IL M5S…


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Quali scenari prospettare dopo l’incredibile risultato elettorale?

Che futuro attende il Movimento Cinque Stelle? Chi (o cosa) ha permesso la sua inarrestabile ascesa politica?

Il blogger Gaspare Serra ne parla con Federica Salsi, consigliere comunale di Bologna ed “epurata” eccellente del Movimento Cinque Stelle:

 

(SALSI E L’“EPURAZIONE PUBBLICA” DAL M5S)

 

(Gaspare Serra) Lei è divenuta famosa dopo la sua discussa partecipazione alla trasmissione televisiva “Ballarò”. Perché ha accettato l’invito di Floris? A posteriori, giudica quella scelta coraggiosa o politicamente suicida? Se potesse tornare indietro, la rifarebbe?

(Federica Salsi) Io sono divenuta famosa il 31 ottobre grazie a Grillo e al suo vergognoso post “Il talk Show ti uccide”, quello sul punto G. Il mio telefono ha iniziato a squillare ininterrottamente dalle ore 15 in poi (poco dopo la pubblicazione del post) ed erano tutti giornalisti.

Ero stata ad altre trasmissioni televisive nazionali, Grillo stesso nel 2011 diceva di andare nei talk show. Non c’erano divieti o regole in merito, ma solo la raccomandazione a fare attenzione e a non mettere in secondo piano il nostro mandato. Quella volta, come tutte le altre in cui sono andata con l’intento di portare una testimonianza diretta del M5S.

L’immagine “televisiva” del M5S è quella di Grillo che urla nelle piazze o che attraversa lo stretto di Messina a nuoto, ma quella è solo una parte del movimento. Accanto a Grillo che dà la sveglia nelle piazze, ci sono persone come me che entrano nelle istituzioni e lavorano concretamente. Per questo è importante che gli elettori conoscano, oltre al leader, anche chi già lavora nel territorio e ne comprendano il metodo di lavoro. Quando vado in TV parlo al pubblico a casa: mi sembra una cosa di buon senso e non vedo perché non dovrei farlo o tantomeno dovrei essere pentita di averlo fatto…

 

(Gaspare Serra) Le argomentazioni con cui Grillo ha giustificato la sua “cacciata” potrebbe sintetizzarsi in un sillogismo:

(premessa maggiore) ogni Movimento di popolo, specie se giovane, per “stare a galla” necessita di un timone ben fermo ed un timoniere ben riconoscibile;

(premessa minore) il timone del M5S sono le regole del suo “non Statuto”, tra cui il divieto di partecipare ai talk show, mentre il timoniere è indiscutibilmente lo stesso Grillo;

(conclusione) chi coscientemente disattende queste regole, più che rischiare l’espulsione, semplicemente si pone da sé al di fuori del Movimento.

Cosa trova di illogico in questo ragionamento?

(Federica Salsi) E’ tutto illogico! Un movimento popolare deve decidere insieme al popolo: il ruolo del timoniere è mettere le persone in condizioni di decidere, non sostituirsi a loro!

Non c’è nessuna regola, da nessuna parte, che mi vieti di partecipare ad un talk show: chi continua a sostenere questo dice il falso. Inoltre la Costituzione Italiana sancisce la libertà di espressione.

 

(Gaspare Serra) Ha fatto discutere la sua equiparazione tra il M5S e “Scientology”. Quali sarebbero le assonanze tra il Movimento di Grillo e la setta di Hubbard?

(Federica Salsi) Io non ho detto che il M5S è come Scientology, ho detto che non voglio che si trasformi in Scientology. Ho detto questo perché quando ho visto il post sul punto G e la marea di offese nei miei confronti, fatte da persone che non mi hanno mai visto e non sanno nemmeno chi io sia, ho capito che qualsiasi cosa avesse detto Grillo loro gli sarebbero andati dietro acriticamente. Questo è un atteggiamento settario, e Scientology è la setta per eccellenza. Per quello ho usato quel paragone, volevo fosse chiaro il pericolo che si stava correndo.

 

(Gaspare Serra) Se esistesse una “Tavola dei comandamenti” del M5S, c’è da scommettere che il primo reciterebbe “Non esiste altro leader all’infuori di Grillo”, mentre il secondo “Non nominare il nome di Grillo invano” (non a caso Casaleggio è arrivato ad equiparare la forza virale del messaggio di Grillo a quella evangelica di Gesù!). Tutto ciò non è in contraddizione col principio “Uno vale uno”?

(Federica Salsi) Uno vale uno, ma Grillo vale un po’ di più!

 

(Gaspare Serra) Lei ha accusato Grillo e Casaleggio di aver fatto “business” con la politica, tramite la gestione del loro blog (il M5S è l’unica lista in Italia ad avere un indirizzo web nel simbolo) e la proprietà del marchio “Cinque Stelle” (sulle orme di Berlusconi e l’ex Forza Italia). Ha anche parlato di “un’evidente distanza tra chi gestisce il Movimento e gli attivisti che lavorano sul territorio, tra chi fa business e chi fa politica”. Come si misura tale distanza?

(Federica Salsi) Il blog di Grillo ha un valore commerciale, la pubblicità che c’è sopra genera utili: più aumenta il traffico sul blog, più genera profitti. Ma su tutto questo, sul volume d’affari che ci ruota attorno, sui guadagni dei prodotti editoriali, non si sa nulla. Viene normale, allora, chiedersi se la linea politica decisa dall’alto sia funzionale ad aumentare il traffico del blog (quindi il suo valore) o all’attuazione di un vero progetto politico. In un post come quello sul punto G, ad esempio, ci sono più di 2.500 commenti: molto più rispetto a quelli di qualsiasi altro post di contenuto prettamente politico…

 

(Gaspare Serra) L’unica certezza post-elettorale è l’ingresso di una folta schiera di “grillini” in Parlamento. Quale sarà il loro ruolo e grado di autonomia? Saranno semplici cittadini “infiltrati” nelle Istituzioni o portavoce del leader?

(Federica Salsi) Questo lo scopriremo solo vivendo… Le premesse non sono delle migliori. In questo momento la linea politica nazionale è decisa da Casaleggio, e Grillo fa da portavoce. I parlamentari hanno sottoscritto una condizione in virtù della quale s’impegnano ad affidare a Grillo la gestione della comunicazione e del budget parlamentare ad esso destinato (si parla di cifre che si aggirano intorno ai 10 milioni di euro l’anno!). Grillo sceglierà a quale agenzia affidare l’incarico. Sarà l’agenzia al servizio dei parlamentari o sarà l’agenzia a dettare la linea politica ai parlamentari?

(…)

 

 

LEGGI (e commenta) L’INTERVISTA INTEGRALE SUL BLOG “PANTA REI”:

http://gaspareserra.blogspot.it/2013/03/speciale-dopo-elezioni-2013-intervista.html

 

Pubblicato in: CRONACA, truffe

Come guadagnare 1000 euro al giorno.


soldi-banconote

Se cliccate su qualsiasi motore di ricerca “come guadagnare” usciranno siti come:

 come guadagnare 1000 euro al giorno; come guadagnare soldi facili;  come guadagnare stando comodamente seduto a casa tua e via dicendo.

Moltissime persone cliccano su questi siti pensando davvero che sia possibile guadagnare in un giorno quanto un operaio in un mese standosene a casa a grattarsi la pancia. E come la mettiamo con i tassi di disoccupazione mai così elevati ? Secondo i creatori di questi siti- pseudo offerte di lavoro,  disoccupati e occupati (con redditi da fame) sarebbero una sorta di autolesionisti non accettando queste grandiose proposte di lavoro.

Mi ha sempre sconvolto la credulità delle persone e in particolare quella degli italiani ed è proprio sulla credulità della gente che questi imbonitori guadagnano, funziona piu’ o meno così: costruiscono un sito dal titolo e dal contenuto scioccante per attirare il piu’ alto numero di lettori e sul quel sito ci si mette un bel po’ di pubblicità e si manda avanti il giocattolo finchè funziona, quando non funziona piu’, nuovo sito e nuova proposta scioccante.

Sfortunatamente, questi truffatori del web, hanno gioco facile perché, notoriamente, l’internauta è un tipo curioso e credulone.

Questo post ne sarà la dimostrazione. Noi ci occupiamo di temi molto importanti (mafia, economia, Giustizia, ingiustizie e piu’ in generale del malpaese) ed evidentemente, titoli dei post e contenuto non sono molto “appetibili” ad un vasto pubblico.  Il titolo di questo invece è scioccante, molti cadranno nella trappola e le nostre visite avranno un picco. Se questo blog non fosse senza pubblicità e ancor piu’ senza scopo di lucro alcuno, noi avremmo guadagnato dei soldi sulle visite che questo post, in maniera truffaldina, ha portato al blog.

 

Pubblicato in: CRONACA

“Berlusconi non ha l’età’ per andare in galera, mi auguro non venga arrestato”.


“Non credo che Berlusconi abbia l’età per andare in galera e comunque non me lo auguro. In questo momento per la serenità della vita politica mi auguro che non venga arrestato“.

Chi l’ha detto ? Un berluscones ? No. D’Alema ? No. Violante? No.

L’ha detto Alessandra Moretti (PD) un volto giovane che, a mio avviso, rappresenta pero’ il vecchio apparato.

Che precisa: “Penso che se si arrivasse a questa richiesta voterei per il suo arresto. Ma senza pregiudizio e con grande serenità”.

Insomma, puro politichese.

Per come ragiona, penso sia andata a scuola da D’Alema (il massimo rappresentante dell’inciucismo) e da Veltroni (il massimo rappresentate del ma-anchismo)

Berlusconi carta igienica costituzionale

Pubblicato in: La biblioteca dei sogni

Con gli occhi di Maria


in nome della madreErri De Luca – In nome della madre – 79 pagine

Feltrinelli edizioni

La Natività, vista con gli occhi di Maria, vissuta dal suo punto di vita, quello di un’adolescente ebrea di Galilea la cui giovane età viene in un certo senso spezzata dall’annuncio di un Angelo che le predice la sua maternità. Questo è un libro breve e intensissimo, nel quale Erri De Luca, come di consueto, si basa sulle Scritture e ce ne regala una rilettura scevra da moralismi e sensi religiosi. I suoi studi di lingua ebraica appaiono in questo testo che affronta un episodio cruciale, la Natività appunto.

Il linguaggio scelto è breve, chiaro e intensissimo, fatto soprattutto dei pensieri di Maria, di ciò che prova e delle reazioni di Giuseppe e dell’amore smisurato per la donna che deciderà di sposare ugualmente, contro la stessa comunità e le sue leggi. I termini e le parole sono studiati, scelti e mai scritti a caso, con un tono in crescendo che sfocia nel parto notturno, in una capanna dove arriva la luce di una stella cometa, che accompagna tutto il vissuto di Maria, la sua maternità. E quelle poche ore che le rimangono, prima dell’arrivo del mattino e dell’alba, per stringere a sè il piccolo e lasciarsi andare all’amore profondo di madre.

La storia, come dice lo stesso autore, rimane misteriosa, ma piena di scintille e vita. Maria partorisce da sola in una stalla, chiede solo al marito di affilarle il coltello per poter tagliare il cordone ombelicale.

C’è tutto l’amore tra uomo e donna, un amore che va oltre ogni apparenza, fondato sulla fiducia reciproca e la tenerezza dei piccoli gesti. Spesso Maria sposta una ciocca di capelli di Giuseppe, pettinandolo e ascolta ogni più piccolo rumore del suo lavoro di falegname, amandolo. La parola amore viene spesso ripetuta ed è un amore denso, non carnale, l’amore tra la coppia e l’amore della madre per il figlio, un piccolo capace di trasmettere una gran forza ai genitori e alla stessa madre. Giuseppe e Maria non si curano del giudizio della comunità, da subito la ragazza sente in sè un nuovo vigore, un’energia che la porterà a fare cose incredibili, a partorire da sola, meritando tutto il rispetto di Giuseppe.

Le frasi sono volutamente brevi, intense, piene di emozioni e significati, non solo religiosi. Come se l’amore fosse davvero una forza universale, capace di farci fare grandi cose. Come se fosse il motore dell’Universo e tutto ciò di cui ognuno di noi ha bisogno. Il libro, suddiviso in stanze, come fosse una “giostra” letteraria rinascimentale, finisce con tre canti, versi nei quali De Luca riassume quanto descritto nelle pagine precedenti.

Una storia così importante per gran parte dell’umanità, è descritta con una tenerezza infinita, quella dell’uomo Giuseppe che ama Maria con tutto se stesso e quella di una madre per il proprio figlio. Con un’assunto che riassume tutto, l’origine stesa del mondo: “In nome del padre: inaugura il segno della croce. In nome della madre s’inaugura la vita”.

Bianca Folino

Pubblicato in: economia, elezioni amministrative, LAVORO, libertà, pd, politica

Le verità nell’urna


no-austeritadi Marco d’Eramo, da Tageszeitung, 1 marzo 2013

Nei castelli medievali toccava ai giullari dire al sovrano le verità più scomode. Oggi, nelle cancellerie e nelle grandi banche europee l’amara verità giunge dai “clown” italiani, come li ha definiti il socialdemocratico Peer Steinbrück. Se infatti non ci si limita a ironie giustificate ma futili, nell’esito delle elezioni politiche a sud delle Alpi si possono leggere alcuni messaggi forti, forse forieri di tempeste, certo istruttivi.

Il primo messaggio è la netta sconfitta, anzi la batosta memorabile che ha subito una certa Europa, quella della Trojka, dei banchieri di Francoforte e della cancelliera Angela Merkel. Non solo il candidato di quest’Europa, Mario Monti, è stato polverizzato, restituito al ruolo marginale e riportato nelle aule universitarie da cui proprio quella certa Europa l’aveva tirato fuori per imporlo all’Italia come premier contro ogni legalità democratica (non dimentichiamo infatti che, per quanto non piaccia a nessuno, Silvio Berlusconi fu costretto – con un vero e proprio golpe istituzionale – a dimettersi da primo ministro nonostante godesse della maggioranza parlamentare più solida di tutta la storia repubblicana italiana, cioè da 65 anni a questa parte).

Ora Mario Monti ha perso malgrado l’appoggio di tutto il gran padronato italiano (era sostenuto dal boss della Fiat Sergio Marchionne, dal presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo, dall’ex Ceo della più grande banca italiana Corrado Passera), dell’Europa filotedesca e di tutta la finanza internazionale (Monti era stato consulente della più grande banca privata mondiale, Goldman Sachs). Non solo: Monti è stato sconfitto malgrado l’aperto sostegno delle gerarchie vaticane e della Conferenza episcopale italiana: corollario non secondario di questa prima lezione è che l’influenza della Chiesa cattolica sulle elezioni italiane è largamente sopravalutata sia dai politici che dal mondo dell’informazione.

Ma la sconfitta della Trojka, della Merkel e dell’Europa dei banchieri appare ancora più eclatante se si valuta il voto italiano in un’ottica comparativa: tra i paesi “deboli” dell’Europa – i cosiddetti Piigs, alias Club Méd –, l’elettorato italiano è l’unico che abbia resistito alle pressioni venute dal Nord e abbia espresso una maggioranza assoluta contraria all’austerità tedesca. Nel regime di “capitalismo reale” che vige in Europa, gli italiani sono i primi che osano sfidare le minacce finanziarie dei “banchieri fratelli”, un coraggio che non hanno avuto né i greci, né gli spagnoli, né i portoghesi, che tutti hanno finito per esprimere disciplinate maggioranze prone agli ordini di Francoforte e Berlino. E anche la ben più potente Francia ha osato esprimere un disaccordo solo sussurrato quando ha eletto presidente François Hollande.

In Italia invece le tre formazioni che hanno fatto campagna forte contro l’austerità, contro la Merkel, contro “la dittatura dello spread” hanno ottenuto complessivamente il 57% dei suffragi per la Camera dei deputati, cioè una solidissima maggioranza assoluta: parlo della Coalizione di Centrodestra (29,18%) guidata da Berlusconi, del Movimento a 5 stelle di Beppe Grillo (25,55%) e di Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia (2,24%). Il messaggio anti-tedesco è espresso bene da un manifesto elettorale della destra affisso sui muri di Roma in cui campeggia la scritta: “Il governo dell’Italia lo decidono gli italiani” sovrimpressa all’immagine di Monti che stringe la mano a Merkel.

Il messaggio è chiaro: sta scemando il potere delle cancellerie e delle banche europee di piegare gli elettori europei alla propria austerità. Forse altri popoli seguiranno i clown italiani.
Ma dai giullari giunge un secondo messaggio e riguarda il populismo: negli ultimi anni ha infatti prevalso la fastidiosa tendenza a tacciare di populista qualunque aspirazione popolare. Vuoi la sanità per tutti? Sei proprio un populista (soprattutto negli Stati uniti). Vuoi la tua pensione indicizzata sull’inflazione? Ma che razza di populista! Vuoi poter mandare i tuoi figli all’università senza svenarti? Lo sapevo che sotto sotto eri un populista! Quando ti appiccicano quest’etichetta addosso non riesci più a staccartela, hai voglia a dire che tu stai esprimendo solo sacrosante aspirazioni popolari. Ebbene, domenica scorsa gli italiani hanno eletto una maggioranza di populisti, per quanto pittoreschi come Grillo, perché – a torto o a ragione – sembravano loro gli unici che rappresentassero le esigenze popolari.

Come ha scritto il premio Nobel per l’economia Paul Krugman: “Senza cercare di difendere le politiche del bunga bunga, lasciatemi porre questa ovvia domanda: ‘Quella che oggi passa come politica di maturo realismo cosa ha fatto esattamente di buono in Italia o, se è per questo, in Europa nel suo insieme?’ Perché Monti era a tutti gli effetti il proconsole insediato dalla Germania per imporre austerità a un’economica già anemica; la volontà di perseguire un’austerità illimitata è ciò che definisce la rispettabilità nei circoli politici europei”. Ora i clowns italiani hanno mostrato a tutta l’Europa che a forza di restare sordi alle rivendicazioni popolari si rischia di farsi governare dal populismo (un rischio già sperimentato durante un’altra crisi economica).

L’ultimo messaggio infine è che pare tramontata l’ora della corsa al centro. Si sfarina la dittatura del moderatismo. Tutti i parrucconi della politologia mondiale ci hanno ammorbato per decenni con la litania secondo cui “le elezioni si vincono al centro”, che per vincere bisogna tagliare le ali estreme ed essere “moderati”. Già George Bush jr. aveva mostrato negli Stati uniti che questo luogo comune era falso. Adesso gli italiani ce lo confermano. Magari si può governare al centro, ma certo non si possono vincere le elezioni con posizioni centriste. Non con un 36 % di giovani disoccupati (Italia), tanto meno col 50% come in Spagna o il 60% come in Grecia (ma anche la suscettibile Francia è al 20 %). Per questi giovani non ci sono soluzioni moderate e centriste che tengano.

http://temi.repubblica.it/micromega-online/le-verita-nellurna/

Pubblicato in: elezioni amministrative, libertà, pd, politica

Le battaglie sono giuste anche quando si perdono


Umberto-Ambrosoli-300x254Le battaglie sono giuste anche quando si perdono. …

ma direi anche che le battaglie giuste le si porta avanti fino a che non si vince. Bob Dylan – The times they are a changin’

http://www.neltempodiunacanzone.com/2013/02/27/ambrosoli-o-male-accompagnati/#more-65

DAL BLOG DI GIULIO CAVALLI

“Le battaglie sono giuste anche quando si perdono” è la frase (bellissima) che Umberto Ambrosoli racconta di avere detto a suo figlio ed è la caratura di una persona che dal punto di vita etico, umano e di storia personale ha da insegnare molto, a tutti.

Poi c’è il lato politico, ma questo è meglio valutarlo appena si abbassa la polvere perché a caldo si rischia di non riuscire a vederne tutti i lati. Roberto Maroni ha vinto con più di 4 punti di scarto, sostenuto dalla tenuta di PDL, Lega e la sua lista civica mentre nel centrosinistra tiene il PD e la Lista Civica di Ambrosoli, Albertini sparisce e Il Movimento 5 Stelle incassa un 13,62 per niente inaspettato anche se più basso della media nazionale. La sconfitta non ha bisogno di appello ed è una sconfitta che arriva in una Lombardia che già si era sbriciolata nella credibilità: una traversa a porta vuota, mi scriveva ieri qualcuno.

SEL si attesta sul 1,80%: una percentuale con cui non si può fare politica. Punto. Al di là della scomparsa del partito dal Consiglio Regionale (quindi non sono stato eletto, no) rimane il senso del progetto politico che ora è da considerare sul serio. Abbiamo fatto una campagna elettorale difficile e intensa ma perdente e riconoscere la sconfitta è il punto da cui ripartire per un’analisi collettiva.

Io posso intanto ringraziare i tanti che mi hanno votato e dato fiducia e chi si è speso con tutte le forze ( penso a Odetta, Leonardo). Ora è il tempo di pensare. Con calma.

http://www.giuliocavalli.net/2013/02/27/le-battaglie-sono-giuste-anche-quando-si-perdono/

 

Pubblicato in: abusi di potere, CRONACA, diritti, libertà, magistratura, politica, violenza

Chi mangia sulle carceri-lager


620x413xl43-carcere-cella-120629124907_big-pagespeed-ic-gyimqqr2yrMentre in galera le condizioni sono sempre più disumane, emergono le spese folli dei suoer dirigenti: foresterie con Jacuzzi in terrazzo, tivù da sessanta pollici e tappeti persiani (ma anche scopini da bagno pagati 250 euro l’uno)

di Lirio Abbate

Il vitto di un detenuto costa allo Stato meno di quattro euro al giorno, una somma che dovrebbe garantire tre pasti quotidiani. Ma non sempre le imprese che si aggiudicano gli appalti per cifre così basse riescono a garantire quantità e qualità del cibo che viene distribuito nelle celle. E così i reclusi devono arrangiarsi, con i viveri che ricevono dalle famiglie o con le merci acquistate a carissimo prezzo negli spacci delle case di pena.

Una situazione che condiziona la vita delle oltre 65 mila persone rinchiuse nelle prigioni italiane, in strutture che dovrebbe ospitarne al massimo 47 mila. Allo stesso tempo, però, alcuni magistrati al vertice dell’amministrazione penitenziaria godono di benefit scandalosi: hanno diritto ad appartamenti anche nel centro di Roma con un canone di sei euro al giorno, acqua, luce, gas e pulizie compresi, che non tutti però pagano. Un privilegio che, come nel caso di Gianni Tinebra da sette anni procuratore generale a Catania, mantengono anche dopo avere lasciato l’incarico. E per arredare queste foresterie non si risparmia sui lussi: sul tetto-terrazza di una è stata installata una Jacuzzi con idromassagio, in salotto ci sono tv da sessanta pollici costate duemila euro, sui pavimenti tappeti persiani e si arriva alla follia di far pagare 250 euro lo scopino di un bagno.

L’elenco di queste spese “fuori norma” è stato depositato ai pm di Roma e alla Corte dei Conti che hanno avviato indagini. Ma è solo uno dei paradossi di un sistema carcerario che continua a essere una vergogna italiana. I nostri penitenziari sono una discarica di esseri umani dove non solo è negata ogni possibilità di rieducazione ma viene umiliata anche la dignità delle persone. «Più volte ho denunciato l’insostenibilità di queste condizioni ma i miei appelli sono caduti nel vuoto», ha dichiarato il presidente Giorgio Napolitano nella storica visita a San Vittore del 7 febbraio. Il dramma è stato praticamente ignorato dalla campagna elettorale, con l’unica eccezione dei Radicali, soli a portare avanti una battaglia di civiltà per l’amnistia: un provvedimento che il capo dello Stato ha detto di essere stato pronto a firmare «non una ma dieci volte».

A testimoniare quanto sia paradossale la situazione bastano pochi dati: ogni anno lo Stato destina due miliardi e ottocento milioni per l’amministrazione penitenziaria, ma l’88 per cento finisce negli stipendi del personale. Un altro 7,3 per cento viene impegnato per il vitto dei detenuti e così rimane meno del 5 per cento per qualunque altra necessità: 140 milioni per la benzina, le vetture, le divise, gli arredi, la manutenzione e le ristrutturazioni. Insomma, non ci sono fondi per mettere mano alle terribili condizioni delle prigioni, spesso ancora ospitate in monasteri ottocenteschi o vetuste fortezze. Se si investisse poco meno di 200 milioni di euro sulla ristrutturazione, come spiegano funzionari del Dap, il Dipartimento amministrazione penitenziaria, si potrebbero ottenere subito nuovi posti per garantire spazi a 69 mila detenuti, solo per il circuito maschile: basterebbe puntare su un ampliamento degli istituti, senza impegnarsi nella costruzione di altre carceri.

La direzione generale risorse del Dap ha fatto un calcolo di quanto servirebbe per fronteggiare l’emergenza edilizia. La proposta è stata illustrata nei mesi scorsi al Consiglio d’Europa che si è svolto a Roma. Secondo il Dap oggi il valore convenzionale degli immobili è di circa cinque miliardi di euro: ci vorrebbero 50 milioni l’anno per la manutenzione ordinaria e 150 per quella straordinaria. La cronica carenza di stanziamenti oggi ha azzerato gli investimenti per nuovi padiglioni e l’assenza di manutenzione ha determinato la chiusura o il completo abbandono di intere sezioni che «attualmente si trovano in condizioni strutturali e igieniche assolutamente incompatibili con le finalità penitenziarie per cui gli spazi a disposizione dei detenuti si sono ulteriormente ridotti».

Ma invece di fare passi avanti, si continua a precipitare nel baratro. Perché sulla carta c’è «un numero eccessivo di istituti»: sono 206, ma di questi 120 hanno meno di duecento posti e 63 addirittura meno di cento. E le strutture piccole si trasformano in uno spreco di risorse, richiedono un numero più alto di agenti e personale rispetto al numero di reclusi. In teoria, l’Italia ha il miglior rapporto tra metro cubo di edifici e detenuti, senza però che questo dato statistico si trasformi in un miglioramento delle condizioni. Tutt’altro: secondo le analisi del Formez ci sono in media 140 reclusi per cento posti letto. Persone obbligate a vivere per ventidue ore al giorno in celle claustrofobiche, con tre-quattro brande sovrapposte, bagni minuscoli e pochissime docce.

 

Chi mangia sulle carceri-lager – l’Espresso.

Pubblicato in: pd, politica

Bersani, Grillo e il marziano che cade sulla terra


grillo-spiaggia-2Di Adriana Santacroce – Cosa capirebbe di quello che sta accadendo, dopo le elezioni, un marziano caduto improvvisamente sulla Terra? Probabilmente molto poco. Abbiamo già votato o stiamo per votare? Chi si professa più democratico degli altri, poi, lo è per davvero? Nulla di chiaro. Solo tanta confusione.

A partire da Beppe Grillo. Il suo successo è dipeso essenzialmente da tre fattori: l’utilizzo della democrazia diretta con il web, il disprezzo della casta e l’elogio dell’onestà (a volte a discapito della competenza) come qualità di partecipazione alla vita pubblica. Guardando, però, come si stanno svolgendo le cose,  il nostro amico noterebbe che il consenso ottenuto dal comico genovese ha diversi punti deboli. A partire dalla democrazia diretta. Come fa a funzionare in uno stato nazionale? Si chiederebbe l’alieno. Troppo complesse le questioni da affrontare, nei contenuti e nei modi. Come nella decisione più importante che il M5S deve prendere. Ovvero appoggiare o meno la proposta di Bersani. Beh, adesso voteranno sul web, si aspetterebbe il marziano. Come per il referendum sull’euro (e qui l’alieno si chiederebbe anche come farebbe chiunque, a digiuno di economia, a dare un giudizio basato solo sull’emotività su una cosa così complessa).Invece niente. Grillo e Casaleggio hanno già detto no. Anzi, sia uno sia l’altro hanno minacciato di andarsene in caso di alleanza con il Pd. A che serve, allora, sbandierare la web-democracy se poi alla resa dei conti non la si usa? Altro che leader della democrazia! Per il nostro amico Grillo sarebbe solo uno che dice una cosa e poi ne fa l’esatto contrario. Per non parlare della competenza. Dopo aver sbandierato, per mesi, che quello che contava era l’onestà, perché le presunte preparazioni dei politici precedenti ci hanno portato alla rovina, oggi Grillo cambia idea. Sul suo blog compare un annuncio in cui il Movimento cerca laureati, con determinate competenze, per specifiche mansioni in parlamento. Ma come? Si chiede il marziano.  Non doveva affidare il ministero delle finanze a una mamma di tre figli perché era capace di far quadrare un bilancio? Insomma,  l’alieno strabuzzerebbe gli occhi senza più capire chi deve occuparsi della cosa pubblica. Gli onesti? I competenti? Grillo e Casaleggio che dettano la linea senza neanche essere stati votati?  Niente, nebbia più totale. Meglio guardare in casa di altri. E le sue antenne si  rivolgerebbero al Pd.

Dove chi non ha ancora capito cosa dire, a chi dirlo e quando dirlo è il segretario del partito.

Dopo il modesto risultato elettorale del 24 febbraio,  Bersani sta ripetendo a mari e monti i suoi 8 punti per convincere Grillo e i suoi parlamentari a una intesa di governo. Bene. I risultati delle ultime elezioni hanno dimostrato che più il messaggio è semplice più è persuasivo. Maroni ha vinto in Lombardia ripetendo che avrebbe trattenuto il 75% delle tasse e Berlusconi ha recuperato 10 punti promettendo abolizione e restituzione dell’imu. Facile, no? Direbbe il nostro amico. Eppure lo schema degli otto punti di Bersani è ferraginoso e pieno di subordinate. Strano, direbbe il marziano. Mi sembra evidente che la gente ora vuole due cose: un piano per il lavoro e i tagli alla politica. Questa è l’emergenza. Il resto viene dopo. Vabbè, direbbe l’alieno. Forse pretendo troppo. Riconosciamo almeno lo sforzo di sintesi negli 8 punti. Ma ecco che arriva un altro nonsense. A cosa serve farlo adesso? Si chiederebbe il marziano, sempre più confuso.  Non avete già votato? Perché Bersani non ha comunicato con chiarezza gli 8 punti prima del voto invece che perdere tempo “a smacchiare il giaguaro”? Per di più il segretario Pd si rivolge ai suoi elettori, che in questa fase sono totalmente ininfluenti! Come durante la direzione nazionale, o con le mail che stanno arrivando a tutti gli elettori delle primarie. E l’alieno si chiederebbe: a che serve parlare con chi la pensa come te e per di più ha già votato?

Sconsolato,  il nostro amico lascerebbe il pianeta, troppo complesso per le sue antenne. Politici che fanno campagna elettorale tra chi già li vota e per di più dopo il voto, altri che dicono una cosa e poi ne fanno un’altra. E ora qualcuno vorrebbe pure che governassero insieme,  direbbe, sornione, mentre la Terra si rimpicciolisce. Niente da fare, è troppo presto per un governo che sistemi le cose. Bisognerà votare ancora per avere un senso logico in quello che accade. E forse la prossima volta il nostro amico, se tornasse, capirebbe qualcosa in più.  (http://affaritaliani.libero.it/politica/adriana110313.html)

altaningovernabili

Pubblicato in: abusi di potere, cultura, diritti, donna, estero, FORZE DELL'ORDINE, libertà, pd, violenza

Uomini, mica funghi


20130309-080438

Di Giulio Cavalli.

Andrea Riscassi è un giornalista ma soprattutto è un curioso. E per i giornalisti essere seri e curiosi è uno dei difetti più raccomandabili. Andrea si è fatto carico della memoria di Anna Politkovskaja quando è scesa la lacrima breve della notizia e l’ha trasformata in memoria quotidiana e seriale. Una di quelle passioni che rendono inspiegabilmente fondamentali gli interessi di qualcuno per tenere in vita una storia che altrimenti sarebbe andata perduta troppo presto tra i libri di storia contemporanea. Andrea ha scritto libri, lavori teatrali (che abbiamo avuto il piacere di ospitare nel nostro piccolo Teatro Nebiolo) e continua con i suoi incontri e soprattutto con i ragazzi. In questa scuola che resiste al degrado economico e strutturale esistono insegnanti con il nerbo dei partigiani che si preoccupano di raccontare la storia di  Anna Politkovskaja ai nostri figli: per questo non riesco a non essere ottimista per il futuro di questo Paese che per forza deve rinascere dalle proprie ceneri. Per forza.

Andrea è stato a Tavazzano con Villavesco. Tavazzano cosa? chiederete voi. Già vi vedo. E’ che io a Tavazzano ci sono anche cresciuto. E per questo mi sorride il cuore. E Andrea a Tavazzano ha vissuto la luce che vediamo sempre noi che abbiamo la fortuna di frequentare le scuole per raccontare le storie degli altri. Perché veniamo accolti come sciamani della memoria e alla fine lasciamo una memoria appallottolata da portarsi a casa insieme alla cartella.

Vale la pena leggere nel suo blog come la racconta Andrea, e come la raccontano i ragazzi qui.

Mentre leggevano quel che hanno percepito di Anna e della sua storia mi sono più volte emozionato.
Perché hanno colto l’essenza di una storia che si svolge in Russia ma che parla a tutti noi.
Nei loro testi, i ragazzi hanno più volte ripetuto una frase di Anna che adoro. Rivolta com’è a quella zona grigia che (a Mosca come a Roma e Milano) tace di fronte ai soprusi ed è sempre pronta a inchinarsi al capo di turno: “Per il mio sistema di valori è la posizione del fungo che si nasconde sotto la foglia. Lo troveranno, lo raccoglieranno e lo mangeranno. Per questo, se si è nati uomini, non bisogna fare i funghi”.
Cara Anna, stamattina ho trovato 85 ragazze e ragazze che si sono impegnati a non fare mai i funghi. A non nascondersi. A camminare a testa alta.
Che mi hanno insegnato molto.
Il merito è tutto tuo.

Uomini, mica funghi

http://andreariscassi.wordpress.com/2013/03/10/oggi-a-tavazzano-viene-piantato-un-albero-per-anna-politkovskaja/

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LETTERA A 5 STELLE


5-stelleGiovani e non piu’ giovani elettori del M5S,

mi rivolgo a quella parte di voi che ha aderito al Movimento per dare al Paese un nuovo modo di fare politica, dando voce a tutti e abolendo i privilegi della casta. A quella parte di voi che ha ancora una propria coscienza e ragiona ( siete in tanti ) e soprattutto accetta il confronto sulle varie idee senza cadere nell’ offesa personale ( sempre troppo pochi ). A quelli che vogliono partecipare attivamente in prima persona alla politica ( non c’ e’ niente di male in questo ) e che ancora si reputano persone di sinistra ( eh si, perche’ per quanto se ne dica, le differenze tra dx e sx ci sono ancora, eccome ).

Innanzitutto….complimenti sinceri per il risultato elettorale raggiunto !! Non era facile in pochi mesi fondare un Movimento che raccogliesse tanti consensi e di questo ve ne do’ atto. Credo che anche voi stessi, intimamente, non credevate di ottenere questo risultato, che e’ andato al di la’ di ogni previsione. Vah beh, tanti sono stati i voti solo di protesta, voti venuti da ex berlusconiani e soprattutto da ex leghisti ma ogni voto, come la pecunia, non olet. Se permettete, vi vorrei porre alcune domande, una innanzitutto : E ADESSO ?? Chi metterete ? Che farete ?? No dai….non cominciamo col solito refrain dell’ 1 vale 1 e del ‘’ ci atterremo al programma‘’ : ho appena detto che siete persone intelligenti !! Lo sapete benissimo che 1 vale 1 e’ caso mai riconducibile agli elettori, nel senso che anche il voto della persona piu’ stupida vale quanto quello di una mente eccelsa ma in ruoli di comando e di leadership chi metterete ? E se un domani andaste voi al Governo, su quali basi di consenso selezionerete i vari candidati ? Ma vi rendete conto che con le Parlamentarie che avete fatto in rete,  quello che ha preso  preso piu’ voti ha preso meno di Tabacci alle Primarie del csx ? Per svolgere certe attivita’ occorre anche esperienza e non credo che chi ha giocato a calcio come stopper in 2a divisione possa poi ambire a diventare Ministro della Difesa. Riguardo al vostro Programma, credo che anche voi che ancora usate il cervello e non altri organi sappiate benissimo che contiene punti irrealizzabili. Come fate a dire che ‘’ a un lavoratore che perde il lavoro andranno dati 1000 euro come salario di sussistenza ‘’ quando tanta gente che lavora a quella cifra manco ci arriva ? Dai, siamo seri e soprattutto realistici.

Il risultato delle urne vi ha premiato ma al tempo stesso vi ha anche messo di fronte alle vostre responsabilita’ di Governo. Come sapete, la coalizione di csx ha la maggioranza, risicata fin che volete ma c’ e’. Purtroppo mancano i numeri. Vi si chiede un’ alleanza con noi ? Di passare dalla nostra parte ? Di votare cose che non condividete ? Certamente no, non ve lo chiediamo : ma per quale ragione non potete appoggiare gli 8 punti del PD che sono gli stessi del vostro Programma ? Solo perche’ il PD meno Elle ( come lo chiamate voi ) rappresenta ‘’ la vecchia politica ‘’ ? Come potete bocciare sul nascere proposte che un domani farete ai vostri elettori ? Non vi pare questo un comportamento ‘’ a prescindere ‘’ ?? Avete paura di brogli ? E anche se li volessimo fare, come potremmo, visto che vi chiediamo solo un appoggio per poche riforme che sono anche vostre ?

Qualcuno di voi giustamente si domandera’ quale giovamento potrebbe ottenere il Movimento da questo appoggio….. Uno sicuramente : sarete considerati davvero una forza nuova nel panorama politico del Paese e sarete arbitri imparziali delle varie decisioni governative, senza alcuna forzatura. Date prova di maturita’ per dare all’ Italia un Governo, senza il quale un Paese e’ fermo, con tutti i problemi che ne derivano. E’ un’ occasione unica e irripetibile, non sprecatala se davvero amate il vostro Paese. Se invece qualcuno ha idea di distruggerlo, ricostruendolo poi sulle macerie con una visione di una pseudo – democrazia personalizzata, sappia che non glielo lasceremo fare, ne’ ora ne’ mai.

ilmaestrobellentani

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L’8 marzo delle donne italiane


(dedicato a Matilde, Giovanna, Antonella, Tina e Maria )1317817562207barletta_ragazze_morte

Di Samanta Di Persio

Il 3 ottobre del 2011 ci fu il crollo di una palazzina a Barletta e si scoprì un mondo latente: donne sfruttate a nero per 4 euro l’ora. Nel nostro Paese emergono le storture sempre quando accade una tragedia. Una costruzione si sbriciola se non esiste un monitoraggio degli edifici, se non esiste un piano di riqualificazione dell’esistente. Se le case vengono giù, il rischio di uccidere qualcuno è molto alto. Maffei, il sindaco della città, dopo il fatto dichiarò che solo il palazzo adiacente, a quello crollato, aveva dato segnali di cedimento. Quindi qualcosa si sapeva, ma si è aspettato che si verificasse l’irrimediabile. Cinque donne persero la vita: Matilde Doronzo, di 32 anni, Giovanna Sardaro, di 30 anni, Antonella Zaza, di 36 anni, Tina Ceci, di 37 anni e una ragazzina di 14 anni, Maria Cinquepalmi, figlia dei titolari del laboratorio tessile (casualmente era nel laboratorio). Per il fisco l’azienda era sconosciuta, tutto abusivo. Perché è possibile violare la legge in Italia così tanto facilmente? Lavoro sommerso vuol dire evasione, mancanza di diritti e del rispetto delle norme sulla sicurezza. Quante aziende in Italia possono permettersi di essere abusive? Quante aziende in Italia chiudono perchè essere in regola significa pagare le tasse anche per chi non lo è?

Le donne erano impiegate in un opificio, così come le loro colleghe arse vive l’8 marzo del 1911 bloccate dal loro padrone dentro la fabbrica di camicie “Cotton”, ma appunto, parliamo di un secolo fa. E’ lampante che, invece di evolverci, siamo tornati indietro. Le statistiche ci dicono che nel mondo del lavoro le donne non riescono ancora ad avere gli stessi diritti degli uomini, le statistiche ci dicono anche che il numero delle donne uccise in Italia dagli uomini è inaccettabile per un Paese civile e democratico. Non è sufficiente un giorno per costruire una cultura volta ad accettare tutto ciò che è diverso, perché in realtà è questo che manca: l’apertura verso chi non è come noi. Risulta assurdo celebrare giorni contro la violenza sulle donne, per le donne, se poi non c’è nessuna volontà di scardinare un pensiero prevalentemente sessista, se c’è chi risponde con sorrisi alle battute di cattivo gusto di chi governa e dovrebbe dare l’esempio.

http://sdp80.wordpress.com/2013/03/08/l8-marzo-delle-donne-italiane/

Pubblicato in: cultura, diritti, donna, politica

21 donne


8-marzo-2Prima delle quote rosa. E anche oltre.

21 donne.

Adele Bei, Nadia Gallico Spano, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Angiola Minella, Rita Montagnana Togliatti, Teresa Noce Longo, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi, Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter Jervolino, Maria Federici, Angela Gotelli, Angela Guidi Cingolani, Maria Nicotra, Vittoria Titomanlio, Bianca Bianchi, Angelina Merlin, Ottavia Penna Buscemi.

 

fonte :  http://mediamondo.wordpress.com/2013/03/08/21-donne/

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Spiazzati dagli italiani: veri sconfitti, i media di regime


Floirs-e-VespaLe recenti elezioni italiane hanno decretato diversi sconfitti, primi fra tutti il Pd e “Rivoluzione civile”. I giornalisti ne hanno disinvoltamente dimenticato un terzo: se stessi. Vorrei essere molto esplicito: i giornalisti non ne hanno azzeccata una, e tuttavia continuano a pontificare come se qualcuno avesse loro conferito un qualche diritto di prescienza. Si chiama opinionismo, naturalmente. Ma ha i chiari caratteri del vaniloquio. D’altronde è inevitabile che sia così. Avendo ridotto la realtà alla sua rappresentazione mediatica, costoro hanno perso di vista la complessità con cui il reale si manifesta. Lo hanno parcellizzato in statistiche, proiezioni, categorie politologiche e diatribe televisive. Quando essa pulsava dentro cuori, animi e problematiche che con la tarantella dei talk show non solo non hanno nulla a che fare ma non vogliono più avere a che fare.

Così ecco il compiaciuto stupore di Vespa e dei suoi accoliti a fronte del “sorprendente”, “inatteso” risultato del “Movimento 5 Stelle”, lo stesso che alla gente, in quei mesi, invece di parlare attraverso gli schermi parlava de visu, nelle piazze, nella vecchia agorà della vita reale. Lo stesso che nel rifiutarsi ai balletti televisivi colse l’unico dato veramente drammatico della politica italiana: la sua autoreferenzialità. E non solo l’autoreferenzialità della politica – che conosciamo bene – ma quella che la promuove mediaticamente: quella giornalistica. Ora, la domanda è: perché proprio coloro che dovrebbero avere il polso della società – politici in primis, giornalisti a ridosso – la sensibilità di tale polso hanno delegato a un ex comico come Beppe Grillo? Possibile sia necessario un outsider per capire dove sta andando l’Italia e cosa reclama?

La formuletta di consolazione è sempre la solita: voto di protesta, antipolitica. Uno di quei mantra che, a furia di essere ripetuto, ha finito per convincere i giornalisti stessi: che con Giuliano Ferrara in testa si ostinano ancora a parlare di “populismo”. È desolante accorgersene, ma non è proprio il popolo televisivo l’unico davvero preda del populismo? Non è al ridondante siparietto delle solite formulette rimasticate nei talk show che va imputata la responsabilità di una decadenza della politica e del suo allontanamento dalla realtà? Grillo userà toni inusuali, scomposti, non avrà chiare idee programmatiche, e avrà pure su di sé la damnatio memoriae dei suoi trascorsi di comico. Ma populistico non è arringare le folle invitandole a sognare una possibile revulsione delle viete categorie su cui la politica marcia dal secondo dopoguerra in avanti.

Populistico è fare giornalismo come lo si fa oggi in Italia, soprattutto in televisione, agendo non già sulle aspettative profonde degli italiani – che per conoscere bisogna incontrare – ma sul loro voyeurismo, sul compiacimento fine a se stesso di seguire questo o quel talk show per vedere chi vincerà la sfida sofistica. Questo è il populismo che mina l’Italia, questo il fondo di responsabilità da imputare a una classe giornalistica che mira all’audience come Scotti o Fazio. Questo, non il populismo presunto di chi mobilita le piazze proprio contro questa stagnazione del risaputo e delle diatribe da starlette. Allora ripetiamoci la domanda: com’è possibile che tale giornalismo la faccia sempre franca? Com’è possibile che non esistano dirigenze illuminate alla Rai o a Mediaset che sappiano proporre un giornalismo diverso da quello prono alle esigenze più becere – e perciò più populistiche – del popolo bue che non segue “Porta a Porta” per capire come si potrebbe governare il paese, ma come Alfano potrebbe mettere in difficoltà la Bindi (o viceversa)?

Sembra inverosimile: ma di questo tracollo del giornalismo nessuno parla. Di questa deriva della politica come effetto di un giornalismo del voyeurismo e della querelle fine a se stessa nessuno si occupa. Assurti ormai a divinità incontestabili, i grandi presentatori italiani procedono sul loro tappeto rosso come se non fossero altrettanto corresponsabili, non solo delle loro previsioni mancate – lo abbiamo visto a queste elezioni – ma anche della stessa disaffezione alla politica, che loro per primi richiamano assurdamente, chiamandosene fuori. Non è verosimile che proprio questo tipo di giornalismo chieda alla politica un rimpasto che esso per primo pregiudica con la sua complicità e il suo modus operandi che promuove voyeurismo e sofismo della politica. È ora che alla riforma della politica si accompagni una riforma del giornalismo.

(Marco Alloni, “Elezioni, la sconfitta del giornalismo”, da “Micromega” del 27 febbraio 2013).

http://www.libreidee.org/2013/03/spiazzati-dagli-italiani-veri-sconfitti-i-media-di-regime/

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Il futuro a 5 stelle?


di Paolo De Gregorio.

deputati-grilliniParecchi mesi fa chiedevo a Grillo di puntare a quel 57% del popolo italiano, riflessivo e positivo, che per interessi materiali e principi etici si era manifestato nel voto referendario per l’acqua pubblica, contro il nucleare, contro il legittimo impedimento del vero cancro della nostra democrazia Silvio B.

La vittoria ci fu, malgrado PDL e PD puntassero apertamente alla mancanza  del “quorum” perché la politica è meglio che non esca dai palazzi del potere, visto mai che i cittadini prendano gusto alla democrazia diretta. Fu quello il primo segnale che qualche cosa stava cambiando nella testa degli italiani.

Oggi, ad elezioni avvenute, con la dimostrazione matematica che si può fare politica anche senza soldi, rileggendo i primi 20 punti del programma del Movimento, una vera lama di luce verso una autentica democrazia attenta agli ultimi ma anche alla piccola e media impresa, bisogna concludere che il 25% dei voti, con la maglia rosa di primo partito, è molto poco, specialmente se ci confrontiamo con il NULLA proposto dagli altri partiti.

Nel rifiutare ogni alleanza con PD o PDL non bisogna perdere l’occasione di ribadire che la crisi economica è in gran parte frutto di una situazione politiche che da almeno 20 anni è di tipo consociativo, spartitorio (vedi RAI, BANCHE), in cui non esistono più né destra né sinistra, non vi è stato un vero ruolo di opposizione e di controllo, fino allo scandalo conclamato del governo Monti, sostenuto da PDL e PD.

Il teatrino della politica ci vuol far credere che B. e Bersani sono avversari, uno di destra, l’altro di sinistra, ma in realtà sono due partiti di CENTRO, in perenne lotta tra loro per spartirsi potere, affari, mantenimento dei privilegi di CASTA, diretti e pieni responsabili di una crisi che non hanno saputo né individuare, né governare.

A fronte di questi “esperti della politica”, professionisti da decenni, in realtà cialtroni e incapaci, con un’Italia ormai fallita e commissariata dall’Europa e dalle banche, gli italiani perbene dovrebbero premiare più pesantemente una organizzazione di incensurati, che promettono di andarsene dopo due legislature, che si autoriducono lo stipendio, che propongono un reddito di cittadinanza a tutti i disoccupati, da pagare con i soldi che dovremmo buttare per i bombardieri F35, che propongono di abolire le Province, di rientrare da tutte le avventure militari, che propongono l’abolizione del finanziamento ai partiti e all’editoria, e con questi risparmi finanziare massicciamente piccole e medie imprese, industriali, artigiane, agricole, che sono la spina dorsale della nostra economia.

E’ urgente che quel 57% di materializzi di nuovo alle prossime elezioni, poiché dai D’Alema, Bersani, Berlusconi verranno solo guai, paralisi, disoccupazione, precarietà, inganni, e anche se si metteranno d’accordo per un nuovo governo, non hanno la più pallida idea di come uscire dalla crisi, se non continuando

Oggi già si vede la linea contro il M5S da cui il PD “pretende” la fiducia, mentre sottobanco cerca di comprarsi qualche senatore, come ha fatto B. con Sergio De Gregorio dell’IDV, cercando di appiccicare al Movimento l’etichetta di irresponsabilità per il governo del paese.

Con Pd e PDL non c’è da prendere nemmeno un caffè. Loro hanno creato la crisi, devono riconoscere questa evidente verità e provare a tirarcene fuori. Se non sono in grado di farlo, gli elettori lo capiranno e daranno al M5S la maggioranza assoluta per governare senza limiti e ricatti.

fonte :  http://www.ischiablog.it/index.php/politica-e-societa/il-futuro-a-5-stelle/

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Parma: imbrattato monumento antifascista “Basta comunisti, viva Beppe Grillo”


r-PICELLI-large570Nella notte di sabato, un ignoto provocatore ha imbrattato il monumento in bronzo dedicato a Guido Picelli, nell’omonimo piazzale di Parma, scrivendoci sopra: ‘Sei solo un comunista come Bersani. W Grillo'”. Lo rende noto Giancarlo Bocchi, il regista del documentario ‘Il Ribelle, Guido Picelli un eroe scomodo’, dalla pagina Facebook dedicata al film. 
“E’ molto grave che in una città Medaglia d’oro al valore militare per la Resistenza al nazifascismo possa accadere una cosa del genere – prosegue Bocchi nella nota – ma non c’è da stupirsi, constatando l’accondiscendenza del sindaco Pizzarotti verso la sezione cittadina di Casa Pound o ascoltando ogni giorno sui media lo squadrismo verbale del suo caporione Beppe Grillo. La cosa stupefacente è invece il silenzio colpevole, su tutta la vicenda del monumento, dei candidati locali e poi degli eletti del Pd, delle locali sezioni dell’Anpi e dell’Anppia, dei sindacati. Personaggi buoni solo per sgomitare per la prima fila di celebrazioni inutili e retoriche. L’autore della provocazione ha poi offeso due volte la memoria di Picelli. Non solo imbrattando il monumento, ma scrivendo pure che l’eroe delle Barricate di Parma era ‘un comunista’ come il segretario del Pd”.

 

http://www.huffingtonpost.it/2013/03/03/parma-imbrattato-monumento-antifascista-basta-comunisti-viva-beppe-grillo_n_2802396.html

Pubblicato in: antifascismo, CRONACA, cultura, diritti, donna

È morta Olema Righi, la partigiana in bicicletta


arton45946-1f8dcÈ morta questa mattina nella sua abitazione di Carpi, in Provincia di Modena, Olema Righi. Staffetta partigiana, per molti emiliani rappresentava il simbolo stesso della Resistenza, insieme a tante altre compagne come Ibes Pioli o Tina Anselmi.

Celebre la foto che la ritrae in sella alla sua bicicletta, nei giorni della Liberazione, con il fucile ancora in spalla e la bandiera dell’Italia libera sullo sfondo. Chi l’ha conosciuta ricorderà per sempre il suo sguardo determinato – lo stesso di quella vecchia fotografia – ed il sorriso inscritto nel viso di una bellezza severa che si era addolcita col passare degli anni.

Riportiamo il racconto del suo arresto e della tragica morte del fratello (partigiano anche lui), tratto dal sito dell’Associazione Nazionale Partigiana – Emilia Romagna:

 

Era una mattina di novembre quando, senza neanche poter dire a mia madre che andavo via, sono stata presa e caricata su un camion, dove c’erano altri giovani che dicevano di essere stati arrestati.

Da Limidi, i camion dei repubblichini sono passati per Carpi, dove hanno caricato altra gente, poi si sono diretti a Modena. Dai loro discorsi, si capiva che i repubblichini erano orgogliosi delle loro scelleratezze, della loro “azione”.

A causa delle lunghe soste siamo arrivati all’Accademia (ora Accademia Militare) che era già sera. La mattina seguente il capitano mi ha fatto andare nel suo ufficio per interrogarmi. Stava seduto alla sua scrivania e teneva davanti a se un foglio scritto a mano. Ha cominciato a leggerlo: vi era scritto che io ero una staffetta partigiana, che mio fratello, mia sorella e mio padre erano antifascisti. Quest’ultimo poi era anche in prigione per questo.

C’era scritto proprio tutto in quel maledetto foglio. Avevano saputo tutto della nostra famiglia, anche che noi avevamo un terreno nei prati di Cortile sul quale mio fratello Sarno, insieme ai suoi compagni, aveva costruito un rifugio dove andavano a nascondersi e a dormire.

In seguito, sono stata tenuta per lunghe ore in una stanza di isolamento. Isolamento reso ancora più duro e imprevedibile dalla guardia, un omettino basso e dalla voce rauca, che mi sorvegliava e mi prospettava tutte le cose più brutte, compreso che mi avrebbero mandato in Germania e che mi avrebbero ammazzato. Dopo sette giorni di interrogatori e minacce, il 20 novembre ci fu lo scambio: le vite di 60 partigiani furono scambiate con quelle di 6 tedeschi, così anche noi fummo rilasciati.

Mentre uscivo dal portone dell’Accademia, il capitano che mi aveva interrogato mi prese da parte, per un attimo ebbi paura che mi tenesse ancora là, invece mi fece la predica e tra le altre cose mi disse di non prendere più parte alla guerra. Ricordo ancora le sue parole: “la guerra è per gli uomini e dì a tuo padre che non faccia più attività contro di noi perché, se non lo sa, il coltello dalla parte del manico l’abbiamo noi”. Poi aggiunse: “va a divertirti a casa troverai delle novità”.

Salutai e raggiunsi Stefanina e le altre per andare a casa. Avevamo tanta strada da fare a piedi, ma scherzavamo e ridevamo perché eravamo libere. Finalmente libere da un incubo, ancora tremanti per quegli interrogatori in cui avevamo sempre negato tutto, che ci avevano fatto capire che c’era una spia molto vicina a noi. Una spia amica di quelli scellerati che si vantavano di aver portato via i partigiani, saccheggiato il caseificio e bruciate le case…

A Ganaceto ho incontrato una staffetta, Ione, che si è offerta di accompagnarmi a casa sulla bicicletta. Lungo quel breve tragitto non parlammo molto e io pensavo ad alta voce a chi avrei trovato a casa. Quasi certamente mia madre, mia sorella e mio fratello piccolo. Chissà se mio padre era ancora nascosto a Panzano. Chissà dov’era mio fratello Sarno. L’avevo visto per l’ultima volta il giorno prima del rastrellamento. L’avevo chiamato da lontano e lui si era girato a salutarmi. Fu proprio mentre me lo ricordavo così che Ione mi disse “hanno ucciso tuo fratello”.

Non ricordo più niente di preciso di quello che seguì, ricordo solo che ho ricominciato la mia vita di staffetta con un motivo in più: onorare il sacrificio di mio fratello con una fede ancora più forte nell’antifascismo e nella memoria.

Olema Righi.

 

Olema bella, ciao.

FONTE :  http://www.agoravox.it/E-morta-Olema-Righi-la-partigiana.html

Pubblicato in: La biblioteca dei sogni

Tempi moderni? Forse solo alienanti


lo spacciatore di carneGiuliano Sangiorgi – Lo spacciatore di carne – 169 pagine. Einaudi (stile libero)

I temi sono quelli trattati anche in alcune canzoni, il linguaggio è moderno, ben ritmato, a volte colloquiale e con qualche accento tipicamente pugliese, giovane è lo stile. Questa è la ricetta scelta da Giuliano Sangiorgi, il cantante del gruppo musicale “Negramaro”, per il suo romanzo d’esordio “Lo spacciatore di carne”. E il risultato è buono davvero, in una Bologna in cui la storia viene ambientata che è caotica, descritta come è ai giorni nostri e come viene percepita dai giovani. La città viene vissuta di giorno dagli studenti e di notte da quei fantasmi che vivono ai margini. La società di sfondo, con le persone che diventano “limoni”, e che si portanno addosso gli orpelli del benpensiero. Del resto, tutti noi, a detta di questa storia, viviamo ai margini, ai margini delle nostre famiglie, delle nostre origini, di ciò che vorremmo essere davvero e che non riusciamo ad essere. E a Bologna si alterna la terra natia, quella di Puglia, bella e bucolica, ma vissuta nella contraddizione di una famiglia piccolo borghese che sembra soffocare il protagonista, pur se farà ritorno ad essa, dopo averla in un certo senso “usata”. Edoardo è uno studente universitario, figlio di un macellaio che ha alte aspettative su di lui e da cui cerca di liberarsi, fin da quel giorno, a soli 5 anni d’età, in cui la vista del sangue gli ha creato una certa estraneità verso la sua famiglia, non scevra da punte critiche e amare sul vissuto dei genitori, quanto su quello della sorella. Quell’episodio dell’agnello sgozzato dal padre, lo perseguiterà, segnando i suoi giorni in modo indelebile. Eppure sarà proprio la sua famiglia che gli permetterà, attraverso un guadagno creato dalla morte e dal sangue, di fare la vita che crede di volere e che lo porterà invece ad un passo dalla distruzione. A dire il vero, la droga, la vita notturna solitaria resa possibile “dai colori”, ovvero dagli acidi (Lsd), che renderanno più sopportabile la sua esistenza ma che lo porteranno anche ad uno stato fisico vicino ad un baratro. Fondamentalmente Edoardo si sente un estraneo a tutto e tutti, fino a quando incontrerà Stella e si getterà a capofitto in una storia d’amore che assume le sfumature della pazzia e che sfocerà in un omicidio. Quello descritto da Sangiorgi è un mondo perennemente allucinato, popolato da belve fameliche, dove tutto sembra possibile, perfino la redenzione. E infatti Edoardo tornerà a casa e farà esattamente il macellaio, come suo padre.

A mio avviso questo libro è un esperimento ben riuscito, non un semplice esordio. I diversi generi narrativi si mescolano bene e in modo equilibrato, fino ad arrivare ad un libro piacevole nella lettura, mai banale. Non è una storia che offre soluzioni o ricette per vivere al meglio, semplicemente descrive uno stato di disagio di un giovane studente che vorrebbe solo poter sentirsi parte di un mondo che è alienante di suo, che spersonalizza che non lascia scampo alla propria espressività, che non accetta differenze rispetto a quelle stabilite dalla società. E’ una specie di grido di libertà rispetto ad un quotidianità percepita come una gabbia dalla quale il protagonista tenta disperatamente di evadere. Con tutto il ritmo e le sonorità di una canzone dei Negramaro.

Bianca Folino

Pubblicato in: opinioni, politica

Il Movimento 5 stelle ha difeso il sistema


arton518-01886Wu Ming

Adesso che il Movimento 5 stelle sembra aver “fatto il botto” alle elezioni, non crediamo si possa più rinviare una constatazione sull’assenza, sulla mancanza, che il movimento di Grillo e Casaleggio rappresenta e amministra. Il M5S amministra la mancanza di movimenti radicali in Italia. C’è uno spazio vuoto che il M5S occupa… per mantenerlo vuoto.

Nonostante le apparenze e le retoriche rivoluzionarie, crediamo che negli ultimi anni il Movimento 5 stelle sia stato un efficiente difensore dell’esistente. Una forza che ha fatto da “tappo” e stabilizzato il sistema. È un’affermazione controintuitiva, suona assurda, se si guarda solo all’Italia e, soprattutto, ci si ferma alla prima occhiata. Ma come? Grillo stabilizzante? Proprio lui che vuole “mandare a casa la vecchia politica”? Proprio lui che, dicono tutti, si appresta a essere un fattore di ingovernabilità?

Noi crediamo che negli ultimi anni Grillo, nolente o volente, abbia garantito la tenuta del sistema.

Negli ultimi tre anni, mentre negli altri paesi euromediterranei e in generale in occidente si estendevano e in alcuni casi si radicavano movimenti inequivocabilmente anti-austerity e antiliberisti, qui da noi non è accaduto. Ci sono sì state lotte importanti, ma sono rimaste confinate in territori ristretti oppure sono durate poco. Tanti fuochi di paglia, ma nessuna scintilla ha incendiato la prateria, come invece è accaduto altrove. Nienteindignados, da noi; niente #Occupy; niente “primavere” di alcun genere; niente “Je lutte des classes” contro la riforma delle pensioni. Non abbiamo avuto una Piazza Tahrir, non abbiamo avuto una Puerta de Sol, non abbiamo avuto una Piazza Syntagma. Non abbiamo combattuto come si è combattuto – e in certi casi tuttora si combatte – altrove. Perché?

I motivi sono diversi, ma oggi vogliamo ipotizzarne uno solo. Forse non è il principale, ma crediamo abbia un certo rilievo.

Da noi, una grossa quota di “indignazione” è stata intercettata e organizzata da Grillo e Casaleggio – due ricchi sessantenni provenienti dalle industrie dell’entertainment e del marketing – in un franchise politico/aziendale con tanto di copyright e trademark, un “movimento” rigidamente controllato e mobilitato da un vertice, che raccatta e ripropone rivendicazioni e parole d’ordine dei movimenti sociali, ma le mescola ad apologie del capitalismo “sano” e a discorsi superficiali incentrati sull’onestà del singolo politico/amministratore, in un programma confusionista dove coesistono proposte liberiste e antiliberiste, centraliste e federaliste, libertarie e forcaiole. Un programma passepartout e “dove prendo prendo”, tipico di un movimento diversivo.

Fateci caso: il M5S separa il mondo tra un “noi” e un “loro” in modo completamente diverso da quello dei movimenti di cui sopra.

Quando #Occupy ha proposto la separazione tra 1 e 99 per cento della società, si riferiva alla distribuzione della ricchezza, cioè va dritta al punto della disuguaglianza: l’1 per cento sono i multimilionari. Se lo avesse conosciuto, #Occupy ci avrebbe messo anche Grillo. In Italia, Grillo fa parte dell’1 per cento.

Quando il movimento spagnolo riprende il grido dei cacerolazos argentini “Que se vayan todos!”, non si sta riferendo solo alla “casta”, e non sta implicitamente aggiungendo “Andiamo noi al posto loro”. Sta rivendicando l’autorganizzazione autogestione sociale: proviamo a fare il più possibile senza di loro, inventiamo nuove forme, nei quartieri, sui posti di lavoro, nelle università. E non sono le fesserie tecnofeticistiche grilline, le montagne di retorica che danno alla luce piccoli roditori tipo “parlamentarie”: sono pratiche radicali, mettersi insieme per difendere le comunità di esclusi, impedire fisicamente sfratti e pignoramenti eccetera.

Tra quelli che “se ne devono andare”, gli spagnoli includerebbero anche Grillo e Casaleggio (inconcepibile un movimento comandato da un milionario e da un’azienda di pubblicità!), e anche quel Pizzarotti che a Parma da mesi gestisce l’austerity e si rimangia le roboanti promesse elettorali una dopo l’altra.

Ora che il grillismo entra in parlamento, votato come extrema ratio da milioni di persone che giustamente hanno trovato disgustose o comunque irricevibili le altre offerte politiche, termina una fase e ne comincia un’altra. L’unico modo per saper leggere la fase che inizia, è comprendere quale sia stato il ruolo di Grillo e Casaleggio nella fase che termina. Per molti, si sono comportati da incendiari. Per noi, hanno avuto la funzione di pompieri.

Può un movimento nato come diversivo diventare un movimento radicale che punta a questioni cruciali e dirimenti e divide il “noi” dal “loro” lungo le giuste linee di frattura?

Perché accada, deve prima accadere altro. Deve verificarsi un Evento che introduca una discontinuità, una spaccatura (o più spaccature) dentro quel movimento. In parole povere: il grillismo dovrebbe sfuggire alla “cattura” di Grillo. Finora non è successo, ed è difficile che succeda ora. Ma non impossibile. Noi come sempre, “tifiamo rivolta”. Anche dentro il Movimento 5 stelle.


Fonte: www.internazionale.it/live-blog/le-elezioni-politiche-in-diretta/#399f025808
Wu Ming: www.wumingfoundation.com

- Perché «tifiamo rivolta» nel Movimento 5 Stelle articolo di Wu Ming in risposta ai commenti e alle reazioni provocate da questo articolo.