Lo spettro della globalizzazione


next_bariccoAlessandro Baricco – Next, piccolo libro sulla globalizzazione e sul mondo che verrà, 90 pagine

Feltrinelli editore

Fa impressione rileggere questo libro a 12 anni dalla sua pubblicazione, per l’atmosfera di profezia che allora aveva e che oggi è diventato realtà. Questi sono quattro articoli apparsi su Repubblica nel 2001, all’indomani del G8 di Genova. Scritti dall’abile penna di Alessandro Baricco che in quanto a linguaggio ha da insegnare molto a molti, senza dubbio. E in questo testo ha osato parecchio, ha iniziato a porsi delle domande sulla globalizzazione e sul movimento no-global, per tentare di capirli, per comprendere a fondo il fenomeno e lo scenario che annunciava e che è diventato l’inferno che stiamo vivendo tutti i giorni. Questo libro e gli articoli hanno attirato le critiche di molti, economisti, intellettuali, benpensanti e compagnia bella che hanno accusato Baricco di presunzione. Chi gli ha consigliato di tornare a scrivere romanzi e chi gli ha consigliato di smettere di scrivere addirittura. Ma Baricco ha scrollato le spalle e ha deciso di raccogliere quegli articoli e farne un libro. Si tratta di un testo moderno che prevede dei “bonus track”, ovvero delle note, come se fossero delle tracce musicali, qualcosa che può essere omessa nella lettura ma che approfondisce il ragionamento. Gli esempi sono semplici, sono quelli pubblicitari, della coca cola che è bevanda apparantemente bevuta in tutto il mondo, anche se guardando meglio ai dati le cose non stanno proprio così, fino alla rete e Internet che avrebbero dovuto unire l’intero mondo, in tutti i sensi, ma che non hanno avuto questa forza. Quello che ne emerge è un concetto più teorico che pratico, che non ha cambiato il mondo, se non peggiorandolo. Con la conclusione che era meglio fare “un sogno più grande, che richiede tenacia, fantasia” e che forse è proprio questo, il compito che ci spetta.

Vale la pena riportare per intero un passo del libro, perchè spiega la situazione odierna: “Chiedervi se siete pro o contro la globalizzazione non significa chiedervi se siete favorevoli ai cibi transgenici, o se vi piace la Nike, o se vi fa paura la scomparsa dei dialetti, o se le paghe dei cinesi che fanno le vostre scarpe, vi sembrano giuste o schifose. Significa chiedervi se, per abitare un mondo più ricco, siete disposti ad abitare un mondo selettivo, competitivo, duro, in cui vige sostanzialmente la legge del più forte, e dove i vincitori vincono e gli sconfitti perdono. Tanto per aiutare nella risposta, vorrei ricordare che una buona fetta del secolo appena passato è stata dedicata a evitare un mondo del genere. Mai come negli ultimi cent’anni si è cercato esattamente un modo di convivere e arricchirsi senza essere costretti ad arrendersi alla legge del più forte. In modo eclatante e compiuto lo hanno fatto due grandi progetti: il socialismo reale e l’idea di stato assistenziale. Adesso suonano entrambi come bestemmie, ma in origine erano esattamente questo: cercare un sistema che non bloccasse lo sviluppo ma evitasse un campo aperto dove il più forte schiacciava il più debole e amen. Perchè cercavano un simile obiettivo? Perchè erano buoni? No. Perchè erano scioccati. Scioccati dalla vita disumana dell’operaio di fine Ottocento, scioccati dalle famiglie americane sprofondate da un giorno all’altro nella miseria di un crollo di Borsa imprevedibile. Avevano capito che un mondo senza rete, senza redistribuzione della ricchezza, senza tutela dei più deboli, era un mondo che produceva inaudite sofferenze e, oltretutto, ti si poteva rivoltare in un attimo: una specie di centrifuga che tritava destini e che, se non reggevi il ritmo necessario a rimanere in centro, ti espelleva velocemente verso orbite di miseria da cui non ti tiravi più fuori. Non erano buoni. Erano scioccati”.

Forse sarebbe bene riflettere su queste parole.

Bianca Folino

Una replica a “Lo spettro della globalizzazione”

  1. Excellent blog you have here.. It’s difficult to find quality writing like yours these days.
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