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Calderoli si tolga dai piedi


calderoliPresa di posizione dei missionari comboniani contro le mancate dimissioni da vice presidente del Senato dell’esponente leghista, e sull’inerzia colpevole della maggioranza parlamentare.

La decenza evidentemente non appartiene all’etica politica di Roberto Calderoli, vice presidente, pro tempore, del Senato. Le dimissioni? Ma quando mai? Bastano le scuse personali, a suo dire, a Cécile Kyenge  per chiudere in modo indolore la vicenda delle offese alla ministra dell’integrazione (“Quando la vedo non posso non pensare a un orango”).

Ma non può finire così. Rievocare quel parallelo (negro=scimmia) significa sdoganare uno schema di pensiero che, in un passato non molto lontano, ha portato alla morte di milioni di africani. È questa la differenza con gli altri beceri insulti (dal caimano, al nano, alla pitonessa…) che si scambiano quotidianamente i politici d’alta scuola del teatrino italiano e che contribuiscono all’imbarbarimento del linguaggio, dei rapporti e della vita pubblica. Perché battersi contro il cattivo linguaggio significa anche opporsi al declino della civiltà.

Sappiamo che la paura dello straniero è un bacino inesauribile per chi fa politica. Ma la Lega Nord, da sempre si è spinta oltre: nell’annientamento dell’altro/a già nelle parole. La biografia di Calderoli e dei suoi sodali lo testimonia. La ricchezza del pensiero invece richiede, anzi esige, ricchezza di linguaggio. Mentre è da più di 20 anni che il linguaggio leghista disegna una democrazia povera di principi e ricca di angoscia.

Come missionari comboniani, come Fondazione Nigrizia, riteniamo inaccettabile il girare la testa dall’altra parte. Questa non assunzione di responsabilità, non solo del gruppo dirigente leghista, ma della stessa maggioranza che controlla le aule parlamentari e che avrebbe i numeri per sfiduciare Calderoli.

Riteniamo che le parole siano degli atti dei quali è necessario fronteggiare le conseguenze. E se moralismo significa battersi per evitare che sia espulso dal dibattito pubblico ogni barlume di etica civile, riteniamo sia giusta questa battaglia moralista. Anche, se non soprattutto, all’interno delle istituzioni.

Può infatti, come ha ricordato Gad Lerner, “un’istituzione parlamentare come il Senato della Repubblica avere fra i suoi vice-presidenti un esponente politico che nega l’altrui cittadinanza con argomenti relativi al luogo di nascita? Può permettersi, la nostra Repubblica, di concedere un tale ruolo pubblico a chi semina veleno razzista e alimenta il pregiudizio verso una parte dei suoi concittadini?!”.

Noi pensiamo di no. Per questo ribadiamo, assieme alla nostra vicinanza alla ministra Kyenge, il nostro sconcerto per l’impermeabilità del parlamento italiano alle ragioni che dovrebbero portare alle immediate dimissioni di Roberto Calderoli.

Fondazione Nigrizia
Missionari Comboniani

 

http://www.nigrizia.it/notizia/calderoli-si-tolga-dai-piedi/notizie

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ILVA, OMISSIONI E BUGIE


di Ernesto Burgio

La replica di ISDE Italia: “La parzialità e la superficialità delle dichiarazioni di Bondi sono coerenti con il decennale disinteresse delle nostre classi dirigenti per i danni cagionati dall’inquinamento ambientale. Il Governo ristabilisca la verità”

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Il Commissario dell’Ilva, Enrico Bondi è stato nominato dal Governo per rappresentare gli interessi di tutti. Tuttavia le sue recenti affermazioni, che riprendono una perizia di parte aziendale, sono lungi dall’essere imparziali. Nella sua relazione al Presidente della Regione Puglia, Bondi cita infatti una relazione dei periti aziendali (Boffetta et al), secondo cui: “E’ noto che a Taranto, città portuale, la disponibilità di sigarette era in passato più alta rispetto ad altre aree del Sud Italia dove per ragioni economiche il fumo di sigaretta era ridotto fino agli anni ’70” 

La frase sottintende che non vi sarebbe un eccesso di tumori dovuti all’inquinamento ma tale eccesso sarebbe attribuibile al consumo di sigarette.

Contestiamo questo modo di porre il problema:

(a) il Commissario non può sposare un tesi di parte -, in modo peraltro superficiale;

(b) la relazione consegnata dai Periti della Procura di Taranto e degli Enti pubblici preposti (Istituto Superiore di Sanità, ISPRA, ARPA Puglia, Agenzia Regionale Sanitaria Pugliese) contiene un’analisi approfondita della mortalità per tumori a Taranto e nei suoi quartieri, e va considerata nella sua interezza.

La parzialità e la superficialità delle dichiarazioni di Bondi sono coerenti con il decennale disinteresse delle nostre classi dirigenti per i danni che l’inquinamento ambientale arreca all’ambiente e alla salute umana.

Sia il Commissario sia la perizia di parte sembrano ignorare le prove del fatto che l’inquinamento atmosferico è causa del cancro del polmone anche nei non fumatori. L’autorevole rivista Lancet Oncology pubblica in questi giorni i risultati di un grande studio epidemiologico europeo che dimostra come l’inquinamento atmosferico svolga un ruolo importante nell’aumentare il rischio di cancro del polmone anche nei non-fumatori.
Se Bondi, come sarebbe stato suo dovere, si fosse preoccupato di informarsi sulle prove scientifiche nel loro insieme, e non solo sul parere dei periti di parte, avrebbe tratto delle conclusioni diverse. In tal modo avrebbe dimostrato rispetto per i cittadiniper i lavoratori e per gli operatori sanitari anziché agire sulla base di un’agenda precostituita.

Sulla base di queste semplici riflessioni ISDE Italia chiede al Governo Italiano di provvedere a ristabilire la verità e a richiamare i suoi rappresentanti a un maggiore equilibrio e senso della giustizia.

Dal blog di Ernesto Burgio

http://www.cadoinpiedi.it/2013/07/16/ilva_omissioni_e_bugie.html#anchor