Chi gira le viti del mondo?


 

l'uccello che girava le vitiMurakami Hakuri – L’uccello che girava le viti del mondo – 832 pagine. Einaudi

Non c’è come entrare in uno dei libri di Murakami per farsi assorbire da un sogno. E’ come leggere su due diversi piani, uno onirico e l’altro reale, le tematiche tipiche dello scrittore giapponese alla ricerca di un’armonia che sembra insita nel dna nipponico: dall’amore al tradimento, dalle relazioni interpersonali fino alle apparenze. Questo libro è diviso in tre parti, il protagonista è Okada Toru che vive il suo matrimonio e una vita tranquilla pur avendo appena lasciato il suo lavoro. Okada è preoccupato perchè il suo gatto è sparito e questo sembra essere un presagio di infelicità. Di lì a poco, anche la moglie Kumiko lo abbandonerà senza una ragione apparente. E lui si ritroverà solo, a cercare di capire l’accaduto, a cercare di comprendere le motivazioni del gesto della moglie, oltre a cercare il gatto scomparso. Ma in questo percorso incontrerà personaggi pittoreschi che racconteranno le loro storie, così che il lettore si ritroverà all’interno di una delle tante scatole cinesi che si aprono con queste pagine, una dentro l’altra. Le storie si intrecceranno, mentre Okada si metterà alla ricerca del gatto e del proprio centro e lo farà all’interno di un pozzo, al buio e al freddo, nel giardino di una casa abbandonata, segnata da una storia piuttosto funesta. Al suo fianco un’adolescente, Kashara Mai che dietro ad una freschezza apparente nasconderà un dramma, la morte di un amico, un lutto tutto da elaborare. Ma ci saranno anche la pragmatica Nutmeg che gli offrirà un lavoro e ottomi guadagni e l’etereo Cinnamon, suo figlio, così impalpabile e di difficile comprensione, inafferrabile. Il gatto tornerà verso la fine del libro, quando molte cose saranno più chiare a Okada che inizialmente gli aveva dato il nome dell’odiato cognato, Wataya Noboru, un uomo furbo, ma violento e corrotto nell’animo, che entra in politica. Sì, perchè questo libro parla anche di questo, oltre a tracciare uno spaccato del passato nipponico attraverso la storia di Nutmeg, traccia con pennellate perfette un mondo fatto di prostitute, politici corrotti e soldati valorosi. Il soldato Honda, oltre ad essere diventato un sensitivo, ricorderà a Okada i valori della vita, la solidarietà, l’amicizia, il cercare se stessi, l’onore anche. Ma quello che conta davvero è quel sottofondo, quell’uccello che non ha nome, ma che gira le viti del mondo. Come se fosse lui a decidere gli eventi, con il suo canto che assomiglia molto al rumore di viti girate. Sarà il fil rouge che legherà le diverse storie, come se fosse un Dio che girando le viti del mondo, decide del destino degli uomini. A volte loro malgrado, a volte a loro favore.

Come sempre nei libri di Murakami, anche qui c’è una sottolineatura dei rapporti familiari, nel bene e nel male, non per forza positivi, ma comunque significativi. Con quel linguaggio che sembra incantare il lettore, lo scrittore giapponese riesce a narrare a tutto tondo, con un ampio respiro che sembra cosa rara oggi, in un periodo dove i romanzi non superano mai le 300 pagine. Murakami ha lo spessore dei grandi romanzieri del passato, ma con un fascino in più, quello di riuscire a far vivere al lettore i diversi piani paralleli delle sue storie, capaci di rendere realtà i sogni.

Bianca Folino

 

Una replica a “Chi gira le viti del mondo?”

  1. mi hai fatto venir voglia di leggerlo. ho letto solo ‘l’arte di correre’ e mi è piaciuto, tanto da dedicargli un post sul mio blog. grazie!

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