Verso le tenebre dell’etica umana


 

saramago_cecitaJosè Saramago – Cecità – 315 pagine. Einaudi

Quando la letteratura si fa capolavoro. Questo libro di Saramago è tutt’oggi attualissimo e tratta appunto della notte dell’etica in cui siamo sprofondati e che quotidianamente viviamo in modo inconsapevole. La storia è ambientata in una città che potrebbe essere in Portogallo come in qualsiasi altro paese del mondo, ieri o oggi. Un uomo si scopre cieco ad un semaforo, ma la sua cecità è particolare, non vede il nero, ma una marea bianca, come se stesse affogando in un mare di latte. La sua cecità sarà una specie di virus che contagerà tutto e tutti. E se il primo gruppo di infetti sarà messo in quarantena in un manicomio dismesso, provando tutti i livelli del degrado umano, il virus si espanderà lentamente fino a che tutti saranno diventati ciechi. Ad eccezione della moglie di uno dei protagonisti, il medico che potrà aiutare il suo gruppo a restare umano in un certo senso. Ma quando gli altri si risveglieranno dalla cecità che li ha colpiti, proprio un minuto prima della fine, del baratro più assoluto in cui la vita stessa sta per scivolare inesorabilmente, lei diventerà cieca. Con una chiusa piuttosto attuale: “Non siamo diventati ciechi. Secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono”. Questo, in sintesi, il tema trattato dallo scrittore portoghese che narra delle condizioni estreme di vita, di come sia facile, in un certo senso, perdere la propria dignità, soprattutto di come in certe condizioni l’uomo ne approfitti per avere la meglio sugli altri. In manicomio si forma una oligarghia di potere che tiene in pugno tutte le camerate con il ricatto del cibo, sono uomini armati contro altri uomini disarmati. Fratelli che anziché trovare nella tragedia una risorsa comune, si azzannano comportandosi peggio degli animali. C’è una sfiducia di fondo nell’Uomo che Saramago mette bene in evidenza, una sfiducia che oggi quanto mai dovrebbe farci riflettere su come liberarci dalle tenebre che ci stanno avvolgendo, non fisiche, ma sicuramente etiche.

Ma questo libro è visionario anche dal punto di vista del linguaggio scelto, una narrazione senza soluzione di continuità, senza la classica punteggiatura. Tutto è flusso del discorso, come se fosse una trasmissione radio che a volte si fa racconto teatrale, con un tono altisonante. Il narratore è tutto, è i personaggi tracciati nel profondo, le emozioni e i sentimenti provati, la situazione esterna e il paesaggio. Saramago utilizza solo la virgola e il punto come pause, ma il discorso diretto e indiretto sono parte integrante della narrazione. Alla maniera di Joyce verrebbe da pensare, ma con l’introduzione della mancanza di punteggiatura che Joyce aveva invece mantenuto. In questo modo il lettore viene coinvolto maggiormente, non riesce a fermarsi dal vivere questa tragedia tutta umana, diventa egli stesso parte di questo racconto.

E’ un libro di ampio respiro, ma da leggere tutto d’un fiato, così come richiede lo scrittore. Ci fa partecipi di questa cecità che potrebbe coglierci tutti, sempre che non ci abbia già colto. Come dire che la consapevolezza passa attraverso i nostri occhi e che quando non vediamo, non soffriamo apparentemente, pur se diventiamo il peggio del peggio, violenti e irrispettosi. Ma in questo buio dell’etica, l’amore rimane un’ancora di salvataggio, così come la moglie del dottore impersonifica con la sua dedizione, non solo al marito, ma all’intero suo gruppo. Come dire anche però, che perdere la propria dignità, di cui ci si fa tanto vanto anche oggi, è davvero un attimo.

Bianca Folino

 

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