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Il primo regalo di Renzi a Berlusconi.


Nel famoso incontro nella sede del PD, Silvio Berlusconi chiese a Matteo Renzi rassicurazioni sul tema che piu’ gli sta a cuore: non finire in galera.

Non saprei dirvi cosa rispose Renzi, ma so dirvi cosa ha fatto concretamente in questi primi giorni di governo.

Ha messo Orlando alla Giustizia (che sta alla Giustizia come Lorenzin al Ministero della salute) preferendolo a Gratteri.

Ma è riuscito a superarsi mettendo Enrico Costa come vice di Orlando.

Chi è Costa ?

E’ il relatore di molte leggi ad personam (tra le quali il Lodo Alfano). Nel 2011 chiese al neo Ministro della Giustizia Nitto Palma l’invio di ispettori ministeriali alla Procura di Napoli dove si celebrava un’indagine che vedeva il Presidente del Consiglio Berlusconi vittima di un ricatto. Sempre nel 2011, in commissione giustizia presento’ un emendamento al ddl Intercettazioni che ne vietava la pubblicazione prima di una cosiddetta “udienza filtro”. Oggi Costa è passato con Alfano, visti i precedenti, Berlusconi puo’ stare tranquillo.

Trattasi del primo regalo di Renzi a Berlusconi, credo il primo di una lunga serie.

renzi berlusconi

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Pennellate di dolore


 

il diario segreto di fridaAlexandra Scheiman – Il diario perduto di Frida Kahlo – 322 pagine. Rizzoli editore

Pennellate di dolore mischiate a tinte forti e una suggestione di profumi e sapori, pagine che sanno di zenzero e vaniglia. Sono questi gli ingredienti scelti da Alexandra Scheiman per dipingere la vita di Frida Kahlo. Non si può non amare la pittrice messicana che è stata capace di coinvolgere i suoi seguaci molto più dello stesso marito, il famosissimo Diego Rivera. E la si ama per la sua tenacia per quella passione che ha sempre messo, nella vita come nei suoi quadri, nonostante la sofferenza fisica che la farà morire prematuramente, a soli 47 anni.

Il libro si riferisce ad un diario perduto, ovvero ad un quaderno dalla copertina nera dove Frida segnava le ricette di cucina accompagnandole ad alcuni pensieri. Scheiman, scrittrice messicana, va oltre la semplice biografia per entrare empaticamente in contatto con Frida e ci riesce a pieno titolo. Con una forma narrativa snella che dà molto spessore e importanza al punto di vista della pittrice messicana, al suo modo di vivere gli eventi della vita e le passioni, dall’amore all’odio. La vicenda parte dall’apparizione di un messaggero, un cavaliere che è simbolo di cattivo presagio e in un certo senso, immagine stessa di quella che nel libro viene chiamata Madrina e che è la morte. La signora dal manto nero ha concesso una possibilità di vita a Frida, quando questa rimane vittima dell’incidente che le causerà tanto dolore. Potrà vivere, ma ogni giorno maledirà quella vita fatta soprattutto di sofferenza.

La scrittrice messicana dà prova di grande conoscenza di Frida e di grande amore per la sua arte. I riferimenti alle lettere private sono palesi, la narrazione è sempre dal punto di vista della pittrice e del suo dolore. Ma davvero è impossibile non subire il fascino di queste pagine che hanno un sapore, che lasciano nel lettore la suggestione di una cucina piccante e colorata e dei riti che accompagnano la cultura messicana, in particolare quello dei morti.

Il grande amore per Diego, il “panzon” come Frida lo chiamava affettuosamente, e i suoi tradimenti, la malattia e il dolore fisico, che accompagneranno la pittrice fino alla morte, coinvolgono il lettore, lo rendono partecipe. A partire dall’incidente che vede il bacino della pittrice dilaniato da un tubo, le successive operazioni e i ricoveri, il dolore di sempre, dovuto anche alla poliomelite. E la sua passione che si tramuta in rabbia e colore, che diventa pennellata e le conferisce la fama che ancor oggi accompagna la sua storia.

Gran parte del libro è ambientato nella famosa casa Azul, oggi museo dove arrivano gli amici di Frida e dove anche Diego spesso soggiorna, perchè com’è noto i due fecero costruire due case gemelle e comunicanti. In particolare qui Frida rivive nelle gonne alla tehuana, nelle sue camicette e nei colori che pone nel vestirsi che la fanno essere, così come è stata definita, una principessa atzeca. Dell’antica storia messicana Frida si fa memoria, non solo nelle ricette e nei colori, ma nel modo di essere e vivere la stessa morte, in modo tipicamente ironico ed esorcizzante. E la forza dimostrata dalla pittrice sembra attingere proprio a quelle radici.

Un romanzo davvero piacevolissimo che si legge d’un fiato, come fosse la proiezione di un film, nel quale ci sentiamo trascinati per vivere la vita di Frida Kahlo.

Bianca Folino

 

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Il coraggio delle scelte e il rischio dell’uomo solo al comando


Matteo Renzi Presents His New Government At The Quirinale Presidential PalaceNasce il nuovo Governo e finalmente vengono resi noti i nomi della squadra che supportera’ Renzi. Il toto-Ministri che impazzava sui vari giornali ne azzecca pochissime . Tranne il Ministero dell’ Economia dato ad un tecnico  (Padoan ), tutti gli altri nomi sono di politici. Sedici Ministri anziche’ dodici come Renzi sosteneva necessari durante le Primarie con Bersani. Sono per la meta’ donne e questa e’ una bella notizia, almeno per quanto riguarda la par-condicio trai due sessi. Rimangono al loro posto i Ministri del NCD Lupi e la Lorenzin mentre Alfano rimane al Viminale ma senza piu’ essere vice-premier. Rimangono anche i Ministri del PD Franceschini e Orlando, pur con altri Ministeri e rimane G.Delrio, braccio destro di Renzi, promosso a Sottosegretario alla Presidenza. Mancano certi nomi che si davano come sicuri come Farinetti all’ Agricoltura e Baricco alla Cultura e all’ ultimo momento viene anche bocciato ( non si sa’ bene da chi ) il nome di Grattieri alla Giustizia, una persona davvero in gamba e graditissima a chi crede ancora nella Magistratura. Perdono la poltrona anche due ottimi Ministri come Bray e la Carrozza ma soprattutto Emma Bonino che forse paga per mancanze non sue la vicenda dei maro’ in India. Scompare addirittura il Ministero dell’ Integrazione e quindi anche il Ministro C. Kienge, renziana. Per la prima volta abbiamo un Ministro della Difesa donna ( Pinotti ) e al Ministero delle semplificazioni vanno la Madia e allo Sviluppo la Guidi. Partono ovviamente le critiche verso questo o quel Ministro ( la Madia ha avuto un posto per una sua storia passata col figlio di Napolitano, la Guidi e’ una nomina inopportuna in quanto imprenditrice, che in tanti non abbiano la giusta esperienza etc. etc. ). Personalmente mi tengo fuori da questo chiacchiericcio, per la semplice ragione che non giudico mai per partito preso senza prima vedere cosa faranno. Su una cosa comunque credo possiamo tutti essere d’accordo: questo Governo e’ una creatura di Renzi e la responsabilita’ del operato dei Ministri non sara’ del singolo Ministro ma del nuovo Premier, nel bene e nel male. Renzi quindi rischia tantissimo e di questa scelta coraggiosa gliene va’ dato atto.

Esiste tuttavia un problema che in tanti nel PD non hanno ben compreso o almeno hanno sottovalutato, in particolare i renziani : QUALI SONO I BENEFICI CHE IL PARTITO POTRA’ AVERE SE RENZI RIESCE DAVVERO A FARE CIO’ CHE HA IN MENTE E QUALI I RISCHI DI UNA SUA EVENTUALE NON RIUSCITA ?

Nel caso che il programma di Renzi fosse davvero realizzato ( e personalmente mi accontenterei anche solo della meta’ delle varie proposte ), il PD godra’ solo di luce riflessa, diventando non un progetto di Governo aperto a tutti coloro che hanno proposte costruttive ma solo il partito di Renzi. Non sara’ piu’ un Partito in cui i Segretari possono cambiare ma il progetto rimanere ma solo un Partito padronale, come FI e il M5S, in cui il capo decide e va’ avanti con la sua linea, senza ascoltare nessuno ; e se questo e’ scusabile per FI e per il M5S, che sono nati solo grazie all’intuito dei loro capi-padrone, e’ inammissibile per un PD che e’ invece un patrimonio comune, in cui convergono forze democratiche di radici diverse. Se invece Renzi non riuscira’ nel suo intento oppure sara’ coinvolto in qualche vicenda poco chiara ( come Fini con la casa a M.Carlo o Di Pietro coi vari immobili non dichiarati ), ecco che anche il PD ne paghera’ le conseguenze. Gli elettori e gli iscritti si trovano quindi non ad un bivio, ad una scelta se sostenere Renzi oppure no ma solo ad essere prigionieri in un cul de sac, in cui se Renzi riesce il merito e’ solo suo e delle sue scelte e se Renzi sbaglia la colpa e’ si di Renzi ma anche del Partito che lo ha sostenuto. Una bocciatura di Renzi metterebbe quindi la parola FINE al Partito Democratico. Tanti se lo augurano, dimenticando o almeno non calcolandone le nefaste conseguenze: quelle di riconsegnare il Paese nelle mani del pregiudicato Berlusconi o ( x certi versi ancor peggio ) in quelle dello sfasciatore populista Grillo. Quindi non esistono altre alternative se non quella di dare fiducia e tifare per Renzi, piaccia o no il personaggio e il suo modo di agire e augurarsi che davvero riesca a fare quelle riforme che ha in mente. E’ sicuramente una scelta che non piace a tanti e perderemo sicuramente voti. Il solo fatto che Renzi aumenti i consensi e che il PD invece ne perda, come senti parlando per strada con la gente e come i sondaggi confermano, e’ una cosa che deve farci non solo riflettere ma deve anche metterci di fronte alle nostre mancanze, una su tutte quella di non aver aiutato come avremmo dovuto fare una persona come Pier Luigi Bersani, che sarebbe stato davvero l’uomo di cui il Paese avrebbe avuto bisogno. Abbiamo perso una grande occasione, forse irripetibile, ma almeno che questo ci faccia capire il perche’ la sinistra, quella sinistra in cui la maggior parte della popolazione dice di identificarsi, non andra’ mai al Governo.

Gianluca Bellentani

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VORREI E NON VORREI…


Vorrei e non vorrei, mi trema un poco il core…. ma Civati non ha le palle del Don Giovanni di Mozart, Civati è un mezz’uomo del PD, di quelli che protestano, contestano ma poi alla fine votano sempre la fiducia e non si schiodano mai ne dal partito ne dalla poltrona. Pertanto chi ci aveva fatto affidamento, ( non certo io ), manco a dirlo, rimarrà molto deluso!

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Governo Renzi, diamo un voto ai Ministri…


Questi i Ministri del governo Renzi:

Pier Carlo Padoan Ministro dell’Economia e Finanze

Angelino Alfano – Ministro dell’Interno

Federica Mogherini – Ministro degli Esteri

Andrea Orlando – Ministro della Giustizia

Stefania Giannini – Ministro dell’Istruzione

Roberta Pinotti – Ministro della Difesa

Dario Franceschini – Ministro dei Beni culturali

Maurizio Lupi – Ministro delle Infrastrutture e Trasporti

Federica Guidi – Ministro dello Sviluppo economico

Giuliano Poletti – Ministro del Lavoro

Beatrice Lorenzin – Ministro della Salute

Maurizio Martina – Ministro delle Politiche agricole

Gianluca Galletti – Ministro dell’Ambiente

Marianna Madia – Ministro della Semplificazione e Pubblica Amministrazione

Maria Carmela Lanzetta – Ministro degli Affari Regionali

Si aggiungono allo staff di Renzi:

Maria Elena Boschi – Riforme e Rapporti con il Parlamento

Graziano Delrio – Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio

Chiediamo ai nostri lettori di dare un voto ad ognuno di loro, ovviamente in base al curriculum (studi, esperienze lavorative, esperienze politiche ma anche dichiarazioni, idee politiche e via dicendo)  visto che ancora non hanno fatto nulla. 

renzi

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DAVID CROSBY “ Croz” (Blue Castle Records) 2014


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Pubblicare un nuovo cd all’eta’ di 72 anni ma soprattutto dopo che ne sono trascorsi 20 dall’uscita dell’ultima produzione discografica non si puo’ dire sia una cosa che capita a molti musicisti. David Crosby, entrato di diritto in qualsiasi manuale di storia della musica rock prima come cofondatore dei The Byrds (tra i primi gruppi a porre le basi di quello che – dopo qualche decennio – si inizio’ a definire rock psichedelico) e poi come componente del quartetto Crosby, Stills, Nash & Young (una manciata di album che hanno comunque lasciato un segno indelebile nella scena rock californiana all’inizio degli anni ’70) è stato uno dei pochi artisti – arrivato ad certo punto della sua carriera – capace di abbandonare la scena e ritirarsi a vita privata senza alcuna vergogna di riconoscere che ormai tutto cio’ che avrebbe potuto scrivere di importante era stato scritto.

La leggenda- ma anche la storia – racconta i trascorsi di una vita vissuta pericolosamente con l’ausilio, tra l’altro, di droghe e alcool che avrebbero comportato anche un trapianto di fegato. Nonostante tutto David Crosby , con lo scorrere del tempo, avrebbe ormai definitivamente modificato il proprio stile di vita e, grazie alla complicita’ del figlio adottivo (con il quale ha scritto interamente il nuovo disco e che tra l’altro suona le tastiere all’interno dello stesso) e di amici come Wynton Marsalis e Mark Knopfler, pubblica in questi giorni il suo quarto album come solista “Croz” che, come spiega lo stesso Crosby nasce dall’idea che – alla fine – qualcosa da dire c’era ancora.

Non aspettatevi virate di Crosby verso nuove sonorita’ (alla sua eta’ in effetti forse sarebbe anche abbastanza “contro natura”) ma state certi che ritroverete tutti i suoni che hanno caratterizzato il rock californiano degi anni settanta.

Radio” risente molto delle atmosfere CSN & Y mentre “Holding On To Nothing” esce dai solchi tradizionali per la presenza della tromba di Wynton Marsalis che contribuisce a creare uno brani piu’ spettacolari del disco.

ImageDopo ripetuti ascolti possiamo dire che l’intero album, nel complesso, trae ispirazione dal classico di Crosby “If I Could only remember my name”.

David Crosby ha vissuto l’ultimo ventennio abbastanza lontano dai palchi e forse è da questa circostanza che deriva l’esigenza di incidere un disco intimo, con suoni pacati che si avvicinano piu’ al folk che al rock ma sui quali prevale sempre la sua voce che continua a farla da padrone: inconfondibile, mai sopra le righe, calda e poetica come l’abbiamo conosciuta nei suoi tempi migliori.

Non regalate “Croz” a qualche ventenne: non possiamo proprio considerarla musica della loro generazione. Ma se avete superato gli “anta” da qualche tempo vi ritroverete catapultati molto indietro con gli anni: ed ogni tanto possiamo anche concederci un “back to the future”, estremamente benefico per le atmosfere in cui vi troverete coinvolti. Ma ricordatevi che deve essere solo un “back to the future” temporaneo. Non lasciamo cadere nel dimenticatoio i nuovi gruppi che non meritano di essere trascurati per il senso di nostalgia che ogni tanto ci coinvolge.

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Debito pubblico italiano: soluzioni e falsi miti


Evoluzione del debito pubblico italiano

Esistono limiti alla crescita del nostro debito pubblico? Poiché ogni emissione di titoli di Stato è espressa in moneta corrente, il valore nominale del debito tenderà a crescere nel tempo; dividendo tale valore per il livello dei prezzi correnti si può giudicare se il debito cresce o meno in termini reali (rapporto Debito/PIL).

Spesso sentiamo nei talk televisivi la frase “È necessaria una riduzione della spesa pubblica” che avrebbe l’obiettivo di diminuire il tanto discusso debito. Da un lato la presenza di un avanzo primario facilita la riduzione del rapporto Debito/PIL, dall’altro, tuttavia, è necessario intervenire su una spesa che in Italia è già di qualche punto inferiore alla media UE con un livello di produttività del nostro apparato pubblico ampiamente inferiore.

Dunque, una riduzione della spesa primaria senza miglioramenti sostanziali nella qualità dei servizi pubblici si tradurrebbe in una perdita rilevante per il benessere dei cittadini (e già l’attuale situazione non è delle migliori).

Anche un aumento delle entrate contribuirebbe al miglioramento del saldo primario, quindi riduzione Debito/PIL, ma nella situazione italiana, in cui la pressione fiscale è di qualche punto superiore alla media UE (situazione ormai nota), un aumento della tassazione contribuirebbe solamente ad un ulteriore calo dei consumi e peggioramento delle aspettative degli imprenditori.

Quali possono essere quindi le soluzioni “migliori” per la riduzione del rapporto Debito/PIL?

Le politiche che i governi dovrebbero proporre devono riguardare lo sviluppo del reddito (il PIL sostanzialmente). Tuttavia con un debito enorme sarebbe difficile attuare manovre espansive tendenti a stimolare la domanda globale. Piuttosto, lo stimolo alla crescita andrebbe cercato in un riorientamento (e non tagli) della spesa pubblica e dei tributi che, da un lato, accentui l’efficienza della spesa e, dall’altro, abbia maggiori effetti di stimolo per l’attività economica privata.

Altre soluzioni possiamo trovarle nelle politiche di deprezzamento del cambio, cosa oggi non più possibile. Ancora nella gestione delle condizioni alle quali i titoli di debito pubblico sono emessi (riduzione degli interessi che sono circa 80 miliardi di euro annui); stesso obiettivo se si obbliga la BCE ad acquistare al momento dell’emissione i medesimi titoli.

Queste soluzioni rientrano nel quadro economico europeo (l’obiettivo futuro del Fiscal Compact sarà quello di far scendere dall’attuale 127% al 60% il rapporto Debito/PIL). Ma c’è chi con un debito molto più alto del nostro attua politiche economiche espansive, questo Paese è il Giappone. Il Paese del Sol Levante ha un rapporto Debito/PIL del 236% e un rapporto Deficit/PIL del 10%, con questi numeri il Giappone non rispetterebbe i parametri di Maastricht e verrebbe trattato come la Grecia. Come può il Giappone essere la terza economia mondiale con un debito così alto ma con una disoccupazione sotto il 5%? La risposta sembra scontata, lo è infatti. Il Giappone gode di sovranità monetaria, la Bank of Japan assolve il ruolo di prestatore di ultima istanza, inoltre il debito è detenuto dagli stessi giapponesi (debito interno). Quali sono i vantaggi? Due sostanzialmente: il primo è che il debito risulta protetto da attacchi speculativi (cosa che invece accade con il debito italiano), il secondo è che i cittadini finanziano, con i propri risparmi, il debito stesso.

Tralasciando il modello giapponese non più emulabile, il grande fardello del debito pubblico, o almeno il suo rapporto con il PIL, può essere ridotto attraverso diversi strumenti di politica economica senza peggiorare ulteriormente le condizioni dei cittadini; servirebbe solamente una classe politica in grado di utilizzarli.

Andrea F.

 

Pubblicato in: sondaggio

INTENZIONE DI VOTO DEGLI ISCRITTI A RESISTENZA ANTIBERLUSCONIANA


 

Chiediamo agli iscritti alla fan page Resistenza antiberlusconiana per quale partito voterebbero in questo momento. Naturalmente, visto l’orientamento politico degli iscritti, abbiamo inserito i partiti che maggiormente dovrebbero rappresentarli ma abbiamo lasciato la possibilità di inserire anche altre risposte.

Se possibile, vi chiediamo anche di motivare il vostro voto.

partecipa al sondaggio

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Tanto rumore per nulla


ll programma La Zanzara, rende pubblica una telefonata fatta da un loro collaboratore che, imitando la voce di Niki Vendola, chiede a Fabrizio Barca se siano vere le voci che lo indicano come prossimo Ministro dell’ Economia. Nulla di nuovo su questi pseudo scherzi di dubbio gusto. Ci si spaccia per un amico o un alleato e poi si pubblica il resoconto della conversazione, fatta in buona fede e senza remore da parte dell’intervistato. Sarebbe magari interessante, almeno per par condicio, che fosse preparata una telefonata di un finto Verdini ad Alfano ma credo che a nessuno importi poi tanto della cosa.

Cosa dice Fabrizio Barca al falso Vendola ? Diverse cose, che potremmo riassumere in 3 punti..

a)  Barca conferma di essere stato contattato per la carica di Ministro dell’ Economia ma lamenta il fatto di non essere stato chiamato direttamente dal Premier Renzi , che ha invece mandato qualcuno del suo entourage.

b) Alla domanda su quale sia la causa di questa accelerazione di Matteo , Barca risponde che a suo parere la spinta e’ venuta dal mondo industriale  e cita il nome di De Benedetti, un industriale da sempre vicino al PD, almeno per l’area centrista.

c)   Alla domanda su quale sia il suo parere su Renzi, Barca risponde che nutre forti perplessita’ in merito, sia riguardo al personaggio e al suo modo di agire sia per quanto riguarda la fattibilita’ del programma di Governo.

Rileggendo queste dichiarazioni, che ripeto sono estorte con dolo….DOVE TROVATE QUALCOSA DI SCANDALOSO ? QUESTE DICHIARAZIONI SONO COSI’ LESIVE E FUORI LUOGO ? QUALI SCENARI SEGRETI CI FANNO SCOPRIRE ??

E’ da sempre risaputo che Barca sia come idee piu’ vicino a Civati che a Renzi e non ha mai fatto nulla per nasconderlo. Sappiamo benissimo che l’idea di Barca e’ quella di un PD che prenda la sua forza propositiva dalla base e dai circoli e che a suo parere il Partito non deve essere solo un mezzo per arrivare a governare. Pure il comportamento di Barca, che da stakanovista quale e’ ha girato tutta l’Italia nei vari circoli e’ l’esatto opposto di quello di Renzi, pieno di slogan e battutine. Anche le Primarie tra gli iscritti hanno si confermato un Renzi vicino al 50% ma hanno anche mostrato che piu’ della meta’ del popolo del PD non sia d’accordo ne’ sul personaggio Renzi ne’ tantomeno sulla sua metodologia. Se proprio volessimo cercare qualcosa di nuovo in questa intervista, al massimo potremmo dire che Barca ha reso di pubblico dominio quello che tutti sapevano o immaginavano pensasse.

Quindi, come al solito, tanto rumore per nulla. Rumore che pero’ non copre certo quella vergognosa stonatura che e’ il vedere un condannato in via definitiva salire al Quirinale davanti al Capo dello Stato!!

Gianluca Bellentani

fabrizio barca

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Quel filo rosso che unisce tutto


 

tutti_i_figli_di_dio_danzanoHaruki Murakami – Tutti i figli di Dio danzano – 128 pagine. Einaudi

C’è un filo rosso che unisce tutti gli accadimenti del mondo e Murakami lo rappresenta bene in questa raccolta di racconti che hanno come scenario scatenante, di emozioni ed eventi, il terremoto di Kolbe del 1995. Sei racconti dove si parla essenzialmente di amore, di vincite e fallimenti tutti umani con lo sfondo del terremoto che diventa un evento scatenante, come se quella tragedia avesse conseguenze per tutti. Un uomo viene abbondonato dalla moglie, proprio dopo che la donna ha trascorso un periodo davanti al televisore, alle notizie che riguardano il terremoto. Al mare una ragazza incontra un pittore innamorato dei falò che gli racconterà la sua storia dai risvolti tragici, mentre entrambi si scopriranno vicini a quell’evento, perchè arrivano da Kolbe.

In una città che potrebbe essere ovunque, un ragazzo si dà al pedinamento di un uomo che presume essere il padre, mentre una donna appena divorziata si dedicherà una vacanza nella quale ascolterà la previsione di una veggente, e desidererà che il suo ex sia una delle vittime del terremoto. Una rana, più precisamente un ranocchio salverà Tokyo dall’eco di quel terremoto e tre ragazzi, studenti vivranno un amore che sfocerà in conflitto, seppur a lieto fine.

L’amore muove il mondo, si dice solitamente e sembra che Murakami voglia sposare questa tesi anche se rimane qualcosa di sospeso, in questi racconti a tratti surreali: tutti innamorati, ma di chi? Questa è l’impressione che rimane al lettore, il quale non può non farsi affascinare dallo scrittore giapponese che, ancora una volta, lo incanta per i termini utilizzati e per le tematiche trattate. Sono uomini e donne dai quali traspare l’imperfezione della vita vissuta (un tema già trattato soprattutto in Norvegian wood), che si sentono soli e cercano di comprendere quello che sta accadendo loro. Tutti in viaggio comunque, in movimento, verso un cambiamento che dovrebbe migliorare le loro esistenze. E come sempre è l’amore che può salvare l’Uomo, anche se imperfetto, anche se limitato e non certo quello che i romantici ci hanno fatto intendere, piuttosto un sentimento più concreto e terreno. Il terremoto è pari alla morte, una frattura, una separazione (e qui si parla spesso di separazioni) che ci cambia la vita, qualcosa che non ci farà mai più essere uguali a prima. Ma da questa tragedia ognuno di noi può in un certo senso riscattarsi proprio attraverso l’amore, una persona che ci faccia da specchio e ci aiuti ad attraversare le onde alte di questo oceano in cui navighiamo. Sono racconti snelli, brevi ma pieni di significato, di simbologie nelle quali il lettore si ritrova a suo agio. Facendo leva sulla memoria collettiva di un evento che ha segnato profondamente i giapponesi, Murakami porta il lettore al centro di se stesso e, tra le righe, gli fa sapere che la ricerca dell’armonia passa necessariamente attraverso l’amore.

Bianca Folino

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CAPPELLANI MILITARI


I cappellani militari, che nell’esercito italiano sono retribuiti molto più di un professore di liceo ed anche di uno universitario, sono la prova inconfutabile di quanto sia fasulla, ipocrita e priva di contenuti morali la religione cristiana, che non si distingue per niente dalle altre religioni, quanto a violenza e ipocrisia. Infatti se prendiamo in esame una delle tante guerre, per esempio la Prima Guerra Mondiale, troviamo che i cappellani dell’esercito italiano pregavano il ” Signore ” perchè facesse in modo che i soldati italiani potessero uccidere, e però rimanere indenni, quelli dell’esercito austro-ungarico e della Germania, così come i cappellani militari di questi altri due eserciti chiedevano di poter ottenere la stessa cosa e allo stesso ” signore ” nei confronti dei soldati italiani, perchè sia in Austria che in Ungheria la religione prevalente era la cristiana cattolica, come anche in Italia, e pure in Germania una parte consistente della popolazione era lo stesso cristiana cattolica, e l’altra parte luterana, quindi era pur sempre cristiana e dunque si riconosceva anch’essa nello stesso ” signore ” degli italiani. Ma il buon Gesù, quello stesso nel quale credevano, appunto, questi tre popoli che si massacravano tra di loro, non era quello che diceva no alla violenza, no alla guerra e aggiungeva che il buon cristiano era colui che quando riceveva uno schiaffo doveva sempre porgere l’altra guancia ? I cappellani militari sono nominati e riconosciuti ufficialmente sia dal Vaticano che dalle chiese cristiane protestanti, nonchè da quella cristiana ortodossa, e non sono stati quindi inviati nel nostro esercito dagli integralisti islamici, ne vengono stipendiati da loro!

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Napolitano e il segreto di pulcinella


Il giornalista Alan Friedman pubblica uno scoop, secondo cui il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano avrebbe avuto contatti con diversi personaggi di rilievo come M.Monti, C. de Benedetti e R. Prodi per fare cadere il Governo Berlusconi. Questo gia’ prima dell’ estate 2011 quando il Paese rischio’ davvero il default. Per appurare la veridicita’ di queste affermazioni, il giornalista pubblica anche le varie interviste fatte agli uomini sopra citati. Partono quindi le bordate verso Napolitano che viene ancora una volta accusato di essere una specie di monarca assolutista anziche’ un Presidente super – partes. In Forza Italia i vari Deputati parlano di uno sgambetto verso Berlusconi democraticamente eletto. La Santanche’ parla addirittura di colpo di Stato ( sarebbe forse meglio che costei si andasse a rivedere la storia di S. Allende per sapere di cosa si parla quando si usa questo termine ). Se fossi un penta stellato pero’ tifoso di Napolitano griderei al ‘’gomblotto ‘’, vista la puntualita’ quasi chirurgica di quando questo scoop viene pubblicato. Siccome pero’ non voto ( e non votero’ mai M5S ) e cerco sempre di guardare alla realta’ delle cose senza partigianeria alcuna, provo a pormi qualche domanda in merito a questa vicenda.

Innanzitutto : cosa e’ uno scoop ? E’ una notizia che e’ sconosciuta ai piu’e di cui nessuno ha mai parlato. Una specie di segreto di Fatima, che puo’ far luce su un certo accadimento.

Altre domande : qualcuno si ricorda quella seduta a Montecitorio del dicembre 2010 dopo lo strappo di Gianfranco Fini ? Quando Berlusconi si salvo’ solo dopo aver comprato qualche deputato ? Una maggioranza con numeri cosi’ bassi ( dopo aver avuto una maggioranza bulgara ) non puo’ allarmare il Capo dello Stato, specialmente in un periodo che si preannuncia catastrofico dal punto di vista economico ? Qualcuno ricorda quale era la nostra credibilita’ internazionale con Berlusconi ? Quando Berlusconi fece fermare un Convegno tra Capi di Stato per una sua telefonata privata ? Quando a Bukingam Palace chiamo’ a voce alta Mister Obama per poi  prendersi del cafone dalla Regina Elisabetta ? Quando ando’ a quel ricevimento a Bruxell e nessuno lo considerava e anzi lo evitava come un appestato ? Quando nei vari vertici si addormentava durante le discussioni ? Quando la Cancelliera Merkel era la culona inchiavabile ?

Visto quale era l’interlocutore che avevano dall’ altra parte, i vari Capi di Stato ( non solo la Merkel ) si rivolgevano a Napolitano che consideravano e considerano come il vero interlocutore del Paese, quello su cui si puo’ fare affidamento per le sue doti di equilibrio e il suo senso di responsabilita’.  Napolitano e’ colui che viene considerato in Europa e nel mondo come la rappresentazione dell’ Italia migliore. Cio’ deriva in parte dalle sue qualita’ e in parte dall’ inconsistenza della classe politica italiana. Non e’ un caso se nell’ultimo Convegno a Strasburgo sia stato il piu’ applaudito e applaudito e’ stato pure il suo discorso a favore dell’ Europa ma contro il solo rigore.

Napolitano quindi non ha voluto scavalcare nessuno ma ha semplicemente preso atto che il Paese sarebbe andato verso il default senza un suo eventuale intervento. Lo ha fatto sempre nei termini e nei tempi che il suo ruolo gli imponeva. Poteva sciogliere le Camere gia’ ad inizio gennaio ma non lo ha fatto in quanto la maggioranza, pur se risicata, ancora c’era. Se lo avesse fatto, come in tanti chiedevano ( Grillo in primis ), allora si che vi sarebbe stata una forzatura. Napolitano ha quindi preparato il campo in vista di una eventuale ( come poi e’ stata ) crisi di Governo. Non si poteva certo arrivare impreparati visto l’urgenza dei tempi. Poteva fare scelte personali, indicando cosa fare e chi mettere al Governo, senza ascoltare niente e nessuno ? Certamente, ma essendo Napolitano un uomo accorto,  si e’ prima consultato con un uomo di Governo ( Prodi ), con un industriale ( de Benedetti ), e con un economista ( Monti ) per chiedergli la sua eventuale disponibilita’ a guidare un Governo Tecnico. Se il Parlamento avesse bocciato questa tesi e si fosse voluto dare la parola alle urne, il Governo Tecnico non sarebbe mai nato. Sarebbe stato meglio o peggio per il Paese ? Questo non lo sapremo mai ma sicuramente sappiamo che questa scelta fu condivisa dalla maggioranza dei Parlamentari. Pure la teoria secondo cui Napolitano ha voluto rimanere al Quirinale e’ una menzogna : ma non ricordate quando i partiti supplicarono una sua continuazione del mandato ?

Ecco perche’ questo di Friedman altro non e’ che un segreto di Pulcinella di cui tutti, o almeno chi segue la politica , erano a conoscenza. Una specie di scoperta dell’ acqua calda che nulla toglie ne aggiunge ai fatti accaduti.

Gianluca Bellentani

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Pubblicato in: economia, LAVORO, politica

Italia: “trade off” fra competitività e vincoli


Lavoro e competitività

Risale a poche settimane fa la notizia che la multinazionale svedese Electrolux intende diminuire i salari dei propri dipendenti di circa il 30-40%. Non si tratta di un caso isolato, già la FIAT di Marchionne aveva imposto ai lavoratori la diminuzione dei salari con le conseguenze che oggi tutti conosciamo.

Da dove deriva il potere di una multinazionale di dettare leggi in materia di salari in un Paese cosiddetto “industrialmente avanzato” come lo è l’Italia?

Questa domanda trova diverse risposte, alcune scontate, altre meno.

1) Innanzi tutto si tratta pur sempre di una multinazionale, il forte potere di mercato (17% del mercato europeo nel 2013) le consente di fare la parte del leone. Il tutto avvantaggiato da un Governo che non ha tra gli obiettivi l’occupazione e da sindacati inadeguati.

2) Il secondo punto ha a che vedere con la competitività del nostro Paese. Su questo ci soffermeremo nel proseguio dell’articolo.

Abbiamo sentito spesso parlare di competitività. Secondo il pensiero economico prevalente, quello imposto dall’Europa targata Germania (ndr), l’Italia non è un paese competitivo. Come si spiega questa mancanza e come tornare ad esserlo? Non potendo più gestire la politica monetaria nazionale, in altre parole svalutare la propria moneta, non ci rimane che intervenire sui salari. La diminuzione dei salari monetari, accompagnata da un calo proporzionale dei prezzi, provoca un aumento delle scorte monetarie presso le famiglie. Questo aumento di ricchezza favorirebbe un aumento dei consumi, di conseguenza un incremento del reddito ed infine dell’occupazione. Questo è il pensiero che circola sia in Europa che Italia. Ciò di cui non si tiene conto è delle “aspettative” degli operatori economici. Gli italiani sono rinomati per essere grandi risparmiatori e questo non ha certo favorito l’attenuarsi della crisi ne la crescita dei consumi (viene già meno la veridicità della teoria al ribasso). La diminuzione dei salari però aumenterebbe la competitività delle imprese collocate sul nostro territorio, si è vero, ma purché rimangano invariati i salari e i prezzi dei Paesi importatori (ma se tutti giocano al ribasso…). Inoltre la diminuzione dei salari monetari provocherebbe un aumento del valore reale dei debiti, a scapito di famiglie ed imprese. Quest’ultime di fronte ad un aumento dei debiti investiranno di meno innescando una spirale negativa nell’economia italiana. L’estrema variabilità dei salari e i suoi effetti induce a pensare che questi non possano assicurare l’equilibrio nel mercato del lavoro, quindi aumento dell’occupazione (primo obiettivo di qualsiasi Governo).

Il vero problema dell’Italia, che spiega il perché le grandi aziende delocalizzano, è legato al costo del lavoro. Il nostro Paese registra i salari tra i più bassi rispetto alla media UE (riferimento all’eurozona) ma le aziende sborsano 2,5 ad occupato di cui 1,5 va allo Stato (contributi eccetera) e 1 al lavoratore. Ciò che dovrebbe fare il Governo è diminuire il famoso cuneo fiscale, lasciando le imprese più libere dalla pressione fiscale e i salari almeno integri. Riprendendo il caso Electrolux, la multinazionale ha annunciato di delocalizzare in Polonia. In questo Paese la tassazione è minore per un motivo preciso (se fosse davvero soltanto motivo che i polacchi costano meno avrebbe già chiuso i battenti da tempo): una moneta nazionale e mancanza di restrizioni in tema di spesa in deficit. L’Italia non solo non è in grado di deprezzare la moneta ma ha anche dei vincoli di bilancio che non le permettono di finanziare la spesa in deficit ed è quindi costretta ad intervenire aumentando la tassazione. Concludo citando il Ministro dello sviluppo economico Zanonato: <<Le dichiarazioni rilasciate da Electrolux Italia sembrano muoversi nella giusta direzione, ma vogliamo vedere il preciso piano industriale>>, lasciando intendere che si piegherà alle pretese dell’azienda.

Andrea F.

Pubblicato in: berlusconeide, CRONACA, pd, politica

Chi sono gli elettori “normalizzatori” ?


Chi sono gli elettori “normalizzatori” ?

Sono gli elettori che hanno perso del tutto o in parte il senso critico e conseguentemente la capacità di indignarsi: l’elettore affetto da normalizzazione  tende a normalizzare tutto, anche fatti molto gravi. Questa normalizzazione è molto diffusa ed è riscontrabile in diversi elettorati sia di Destra che di Sinistra.

Partiamo dalla Destra. Nell’ultimo ventennio la Destra è stata, probabilmente ancora per molto, Silvio Berlusconi. Berlusconi è stato in grado, grazie soprattutto ai suoi media ma anche alle proprie qualità di venditore di pentole, di portare il fenomeno della normalizzazione nel suo elettorato al massimo livello possibile. Gli elettori berlusconiani normalizzano tutto: Berlusconi è un evasore fiscale ? Non scherziamo, non avrà pagato qualche multa. Berlusconi è accusato di prostituzione minorile ? Al massimo sarà stata qualche cena elegante. Berlusconi frequenta ragazze che potrebbero chiamarlo nonno ? E cosa c’è di male, l’età non conta. 

La lista potrebbe essere, evidentemente, molto piu’ lunga ma in generale possiamo dire che l’elettore Berlusconiano perdona tutto a Berlusconi normalizzando ogni suo comportamento. Verrebbe da chiedersi quale sia il limite e se ci sia. La risposta potrebbe essere inquietante.

Andiamo alla Sinistra. Non possiamo non parlare di PD e del suo elettorato. In questo caso il fenomeno della normalizzazione non è ancora arrivato al massimo livello ma avanza inesorabilmente.  Diversamente dall’elettorato di Destra, nel PD c’è senso critico e si discute molto ma alla fine, il dissenso della base con la dirigenza, non si traduce con una protesta o con un voto in meno  ma con la normalizzazione.

Il PD governa con Silvio Berlusconi dove averlo dichiarato il nemico pubblico per eccellenza ? Gli elettori del PD  finiscono per accettare e normalizzare la cosa in nome di, un presunto, bene comune per gli italiani. Il PD vota compatto il fiscal compact ? I piddini sanno che rovinerà il Paese ma in nome di alleanze, trattati e imposizioni varie accettano e normalizzano la cosa.  Una parte del PD vota contro l’elezione al Colle di Romano Prodi ? Nessun problema, normale dialettica interna. Peccato che in direzione tutti erano con Prodi. Napolitano accetta di essere rieletto buttando via la piu’ bella prassi costituzionale che potessimo vantare ? Non è così grave perché la Costituzione non vieta chiaramente  la rielezione.

Il rischio che corrono gli elettori del PD è quello di diventare come gli elettori di Berlusconi. Infatti nessuna scelta insensata della base si traduce in un vota in meno, qualche lamentela e poi si torna a votare compatti.

Finiamo con il M5S. In questo caso non possiamo parlare di normalizzazione ma devono stare attenti. Se un parlamentare del Movimento , Grillo o Casaleggio dicono o fanno delle cretinate  si deve avere il coraggio di dire che di cretinata trattasi e non normalizzare la cosa. Altrimenti, il rischio della normalizzazione è dietro l’angolo e un elettorato che vuol essere diverso dal normalizzato non puo’ esserlo a sua volta.

Gio’ Chianta

P.S. Naturalmente, per i normalizzatori, è normale che gli ultimi tre Presidenti del Consiglio italiani (l’ultimo dovrebbe essere Renzi) non siano stati votati da nessuno.

gregge

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L’ISOLA DEL SILENZIO


Nel libro di Verbitsky ” L’isola del silenzio ”  che è un resoconto di testimonianze di desaparecidos, sopravvissuti al genocidio, sulla loro prigionia durante la dittatura  dei generali Videla e Viola in Argentina, di quelle di familiari disperati di tanti scomparsi, alla ricerca di notizie sulla loro sorte, e persino di quelle di alcuni carnefici e autori di torture e di sequestri di uomini e donne inermi con tutta la loro famiglia, inclusi bambini neonati e donne incinte, spesso perchè appena sospettati di avere un atteggiamento dissenziente nei confronti della dittatura, si parla molto anche della collusione della chiesa cattolica argentina col regime criminale, nelle persone dei suoi più alti prelati, incluso l’attuale pontefice Jorge Mario Bergoglio, che all’epoca dei fatti narrati era Provinciale dell’ordine dei Gesuiti,  accusato, con testimonianze ben documentate  nel libro, di essere stato il delatore presso i militari di alcuni catechisti e parroci gesuiti che svolgevano la loro opera pastorale nella  baraccopoli di Buenos Aires, i quali furono sequestrati e torturati con l’accusa, poi risultata non veritiera, di essere simpatizzanti o collusi con i guerriglieri montoneros. Nel libro si racconta inoltre di come  Bergoglio, e altri importanti prelati argentini, fossero ben a conoscenza di molti luoghi di detenzione di desaparecidos, che alcuni di essi visitavano pure periodicamente in gran segreto, e di come disponessero persino di elenchi coi loro nomi, e fossero  anche informati sulle decisioni finali prese dalla dittatura criminale  nei loro confronti e, appunto, come ho già detto, dei luoghi dove questi sequestrati venivano portati, ( elenchi e annotazioni che erano stati forniti loro direttamente dai militari ), e di come ingannassero i parenti dei sequestrati consigliandoli di non segnalare la loro scomparsa ad alcuna autorità e di non farne in alcun modo trapelare la notizia , per evitare così di compromettere ulteriormente la  posizione dei loro cari nelle mani dell’esercito o della marina militare. Il più delle volte li illudevano vigliaccamente con false promesse e fingevano di intercedere personalmente per una possibile liberazione dei loro congiunti detenuti ( illegalmente ), liberazione che nella maggior parte dei casi non si avverava, perchè questi prigionieri o erano già stati soppressi oppure erano già stati destinati ad esserlo nel giro di breve tempo, tutte cose di cui gli ecclesiastici infami erano, appunto, già perfettamente a conoscenza anche quando facevano queste promesse.

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I FALSI ANTICLERICALI


Niente c’è di più ridicolo di chi sostiene di essere contro il Vaticano, contro i preti e contro la cultura clericale, però contemporaneamente afferma che non bisogna confondere  Dio e Gesù Cristo con la Chiesa e con i preti. Il che è come dire: io sono antifascista, ce l’ho contro tutti i gerarchi e i militanti fascisti, ma guai a toccarmi Benito  Mussolini, perchè lui è una brava persona. Ma se nel caso di Mussolini stiamo parlando di una persona realmente esistita, e della cui esistenza ci sono prove documentate inoppugnabili, nel caso di Dio e di Gesù abbiamo  degli scritti che sono stati ritenuti prove documentate della loro reale esistenza soltanto dal Vaticano e dai preti, mentre una marea di storici e di studiosi li ritiene totalmente fasulli e inventati di sana pianta proprio da quella stessa chiesa e da quegli stessi preti, che costoro dicono di contestare. La favola dei cristiani critici contro la Chiesa, risale all’epoca di Martin Lutero, il quale però, pur non riconoscendo l’autorità del Papa, considerava anche lui i Vangeli e la Bibbia come fonti storiche comprovanti l’esistenza di Dio e di Cristo, non riflettendo quindi sul fatto che quelle  fonti erano a lui pervenute proprio tramite quella stessa Chiesa di Roma che lui odiava e che giudicava marcia, corrotta e inaffidabile. Lo stesso dicasi per la Chiesa Ortodossa, la quale si è limitata a sostituire il Papa di Roma con un Pope di Costantinopoli. I cristiani che contestano la chiesa e i cosiddetti atei o agnostici aperti al dialogo con i credenti, mi hanno sempre fatto pensare a gente che ha paura di schierarsi nettamente da una parte o dall’altra. Come dire: io non amo i preti però vado a confessarmi da loro, a sentire le loro messe e a farmi dare la comunione da loro, oppure, io sono si ateo, ma sono aperto anche a valutare la possibilità che Dio esista davvero, così in extremis posso sempre salvarmi l’anima ed evitare l’inferno.

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L’IMMOBILISMO DI NAPOLITANO E IL ” FALSO NUOVO ” DI MATTEO RENZI


Il PD + SEL+ Scelta Civica ( leggi Giorgio Napolitano ) e l’NCD + Forza Italia ( leggi Silvio Berlusconi ) hanno paura delle elezioni anticipate per due buoni motivi: il primo, è un probabile successo elettorale del Movimento 5 Stelle, e il secondo, è una altrettanto probabile e definitiva sfaldatura interna tanto del PD quanto dell’ ex PDL. Infatti con l’assenza di Berlusconi dalla politica diretta, entrambi i due ” aborti ” scaturiti dalla scissione del PDL, navigherebbero nel caos più totale. Quanto a SEL e a Scelta Civica, queste rischierebbero direttamente di scomparire. La BCE e la Germania di Angela Merkel fanno molto affidamento su Giorgio Napolitano perchè tenga in piedi la  ” Baracca Italia ” nell’immobilismo economico e politico più totale, come infatti sta facendo, finchè questa non verrà spolpata di tutte le sue migliori e più produttive aziende, che finiranno,  direttamente o indirettamente, in mano alle banche private o alle multinazionali che controllano il mercato globalizzato. Politicamente, l’UE sta andando in pezzi, ma questo non comporta un ripensamento dei banchieri della BCE sulla politica economica fin qui adottata: finchè c’è trippa per gatti da spremere  continueranno con questa austerity del cazzo, per questo che per loro è di vitale importanza che l’Italia rimanga nell’€ fino a quando non sarà totalmente in default, se infatti ne uscisse e spezzasse la catena dell’€, manderebbe in malora tutti i loro piani per arrivare al controllo totale, sia finanziario che politico, dei paesi che oggi fanno parte dell’UE. Pertanto la famosa fretta di Matteo Renzi, degno servo del regime oligarchico retto da Giorgio Napolitano, nell’accordarsi con Berlusconi per far approvare una legge elettorale che non tenga in nessun conto la volontà dei cittadini nella scelta dei candidati delle liste elettorali, fa parte del quel piano di finte riforme per far credere al popolo bue che finalmente stia cambiando qualcosa, mentre in realtà rimarrà tutto fermo come sempre. 

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LE VITTIME DEL CATTOBIGOTTISMO


Spesso mi sono chiesto, come sia stato e come sia tuttora possibile che tanti preti pedofili se la siano cavata e se la cavino ancora con un semplice trasferimento da una parrocchia ad un altra, anche quando le loro vittime sessuali non sono degli orfanelli dai genitori ignoti, abbandonati in qualche fatiscente istituto cattolico gestito da preti o da suore, ma invece dei bambini con dei genitori che provvedono al loro mantenimento e che vivono a casa loro.  Le risposte che sono riuscito a darmi sono soltanto due:il cattobigottismo diffuso e i soldi. Infatti se, ad esempio, un bambino di otto-nove anni torna a casa in lacrime dicendo che il signor Salvatore, il droghiere del quartiere, dal quale lo mandano a volte a comprare il pane, lo ha attirato nel retro della sua bottega, promettendogli cioccolatini e caramelle, ma poi lo ha costretto invece con la forza ad abbassarsi i pantaloni e……. il  “signore ” in questione, con novantanove probabilità su cento, quando non finirebbe lungo disteso sul freddo marmo dell’obitorio a disposizione del medico legale, finirebbe certamente dentro una gabbia assieme a rapinatori di banche, borseggiatori, truffatori, ladri di ogni genere, ecc.. che magari fuori dal loro campo ” strettamente professionale ” potrebbero essere però dei genitori modello e magari  padri, anche loro, di bambini di sei- sette- otto- nove anni, per cui la convivenza forzata col  “sig.” Salvatore in questione potrebbe non essere loro gradita, e di conseguenza, potrebbero farglielo notare coi metodi più frequentemente usati nei confronti degli stupratori di bambini in carcere. Ma se lo stesso bambino torna a casa dalla messa domenicale, dove serve anche come chierichetto, e piangendo dice ai genitori cattobigotti, che il buon don Matteo, quello che ha sposato loro e battezzato, comunicato e magari anche cresimato lui, e che li confessa tutti e tre per purificarli dai loro peccati, lo ha bloccato dentro la canonica, lo ha costretto ad abbassarsi i pantaloni e dopo aver……… gli ha detto di non raccontarlo in giro perchè tanto non gli avrebbero creduto, oppure che se l’avesse fatto sarebbe finito all’inferno ecc.. ecc… la reazione del padre e della madre potrebbe essere ben diversa, infatti potrebbero non credergli, ma se lui insistesse ancora, magari portarlo dal pediatra il quale, se confermasse che il bambino ha subito davvero una violenza sessuale, li getterebbe nel più profondo sconforto. Però stavolta la loro azione successiva potrebbe anche non essere quella di andare subito alla  caserma dei Carabinieri più vicina per far raccontare direttamente dal loro bambino al maresciallo quello che gli ha fatto il prete, ma, invece, quella di chiedere udienza al vescovo dal quale dipende quel prete e di raccontargli l’accaduto. E il vescovo potrebbe semplicemente dir loro che errare humanum est ma che Gesù ci ha insegnato a perdonare e un buon cristiano deve sempre ascoltare la parola di Gesù, perchè tanto, le penitenze subite quaggiù verranno premiate lassù. oppure, se i genitori del bambino non si accontentassero soltanto di queste ” sante parole “, allora potrebbe  esplicitamente chiedere: Cosa  volete per far star zitto vostro figlio? E in entrambi i casi il buon Don Matteo non finirà mai in una gabbia per essere ” cresimato ” dagli altri detenuti assieme al “sig.” Salvatore. Quanto sto dicendo, non è la calunnia anticlericale di un vile ateo senza Dio, quale è, appunto, orgoglioso d essere il sottoscritto, ma risulta invece da migliaia di testimonianze scritte e di denunce presentate all’autorità giudiziaria da parte di uomini e donne di tutto il pianeta, che da bambini, hanno subito abusi sessuali da preti cattolici senza che questi ne subissero alcuna conseguenza giudiziaria, per il comportamento da totali relidioti dei loro genitori.  

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L’emendamento di SEL che potrebbe far chiudere il blog di Beppe Grillo


 

Ecco il testo dell’emendamento, prima firmataria Loredana De Petris (Sel):

Proposta di modifica n. 5.8 al DDL n. 1213

Dopo il comma 4, aggiungere il seguente:

        «4-bis. È vietata la pubblicazione di annunci di carattere commerciale o pubblicitario sui siti internet, anche presentati sotto forma di blog:

        – di partiti o di movimenti politici;

        – dei gruppi politici di qualunque assemblea elettiva;

        – di chiunque ricopra un incarico istituzionale anche non elettivo;

        – di chiunque ricopra l’incarico di Presidente, Segretario o legale rappresentante di partito o movimento politico che abbia conseguito un eletto alla Camera dei Deputati, al Senato della Repubblica, al Parlamento europeo o in un Consiglio regionale.

        D’ufficio ovvero a seguito di segnalazione la Commissione intima la rimozione degli annunci all’intestatario del sito internet, così come individuato secondo il protocollo di rete ”Whois”, entro un termine non superiore a sette giorni. Nel caso di inadempimento è comminata all’intestatario una sanzione amministrativa pari a 5.000 euro per ciascun giorno di permanenza dei suddetti annunci successivamente al termine intimato».

Se l’emendamento passasse Beppe Grillo che è, dal punto di vista burocratico, il presidente del M5S, dovrebbe chiudere il suo blog.

In Italia la povertà dilaga: 8,2 milioni di poveri, una famiglia su quattro non arriva alla fine del mese mentre 3,4 milioni di persone “vivono” in assoluta indigenza. In questa situazione economica drammatica per milioni di persone, c’è gente in Parlamento che pensa alla pubblicità sui blog che, tradotto dal politichese all’italiano, vuol dire che pensa a come fermare certe forze politiche. Pensassero a come fermare la povertà in questo Paese.

P.S. L’emendamento è stato bocciato in Senato ma c’è da credere che torneranno alla carica con emendamenti ancora piu’ vergognosi.

senatrice de petris

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Il giorno del ricordo… vero.


10 febbraio: giorno del ricordo. Durante la seconda guerra mondiale e nell’immediato periodo post – bellico, italiani fascisti e non dell’area friulana e dalmata venivano condannati dagli jugoslavi titini alla morte. I malcapitati venivano portati a ridosso di profonde cavità carsiche, con le mani legate dietro alla schiena e poi legati gli uni agli altri; i soldati sparavano ad una persona, questa cadeva nella cavità portandosi dietro tutti gli altri membri di questa tragica catena umana. Un massacro da condannare, così come tutte le azioni di tale tipo. C’è però un rilievo da fare: da quando è stata istituita la «giornata del ricordo» (30 marzo 2004), diverse forze politiche tendono a sottolineare che le persone uccise hanno subito tale destino in quanto la loro unica colpa era essere italiani. Questa espressione è una semplificazione riduttiva e molto pericolosa: si tende a far passare l’idea dell’italiano «buono ed innocente», rispettoso dello stereotipo «italiani brava gente» che a lungo ci ha caratterizzato (e non sempre dal sapore veritiero), mentre lo jugoslavo diventa l’occupante, l’assassino, il sanguinario. Inoltre, si cerca di far passare, in maniera diversa rispetto al Giorno della Memoria (27 gennaio), il tema del razzismo (appunto, l’espressione «la loro unica colpa era essere italiani»). Gli ebrei vengono perseguitati in quanto ebrei; gli italiani vengono infoibati in quanto italiani. Intendiamoci: il giorno della Memoria non è stato istituito per far passare il messaggio degli ebrei uccisi e perseguitati perchè la loro unica colpa era essere ebrei , bensì per far comprendere alla gente che, negli anni ’30 e ’40 del ‘900, l’uomo era riuscito ad arrivare al punto di attuare l’eliminazione fisica dei suoi simili causa la logica scellerata della superiorità di una razza su un’altra. D’altronde, sarebbe anche sbagliato ricordare «solo» gli ebrei, in quanto destinatari della soluzione finale furono anche Rom, Sinti, portatori di handicap, prigionieri politici etc. Se bisogna trovare dei colpevoli, questi ovviamente sono gli autori delle tragedie (essere convinti di una presunta ed inesistente superiorità di una razza su tutte le altre). In pillole: il giorno della Memoria, istituito il 1° novembre 2005 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, intende ricordare lo sterminio di ebrei, rom, sinti, prigionieri politici avvenuto negli anni ’30 e ’40 del ‘900, in quanto ritenuti figli di razze inferiori e/o pericolosi per quella dominante. L’obiettivo è far si che l’uomo non ripeta più tali pazzie, comprendendo che tutti gli esseri umani sono uguali e diversi solo per caratteristiche come l’età, la salute etc. Tornando al «giorno del ricordo»: ricordiamo evidenziando i colpevoli veri (i mandanti e gli autori delle esecuzioni) e l’obiettivo (il medesimo scritto in neretto, poche righe sopra) e non diamo specifiche esemplificative del tipo la loro unica colpa era essere italiani (sono ripetitivo, scusate). Anche perchè, se qualche «matto» è appassionato di storia oppure, si azzarda soltanto a leggere qualcosa di approfondito sull’argomento, scoprirebbe che la vicenda delle foibe non è legata solo ai poveracci catturati, legati tra loro e poi gettati nelle cavità carsiche. Scoprirebbe una questione molto più larga, le cui «radici» risalgono all’occupazione italiana di quelle zone jugoslave, all’italianizzazione forzata, alle repressioni attuate dai soldati fascisti etc. E, se qualcuno calcasse ancor di più la mano, arriverebbe ad evidenziare le crudeltà dei nostri militari nelle colonie africane. Qualche maligno potrà dire: e tutti quegli africani uccisi dai fascisti, quali colpe avevano? Essere africani? Immaginate le conseguenze: si scatenerebbe una «gara» (pessima) a chi butta giù il massacro con il maggior numero di vittime, solo per difendere la propria idea politica. Insomma, l’eredità storica non deve mai essere fatta propria da una parte politica, altrimenti si cadrebbe in interpretazioni contraddittorie, ma soprattutto di favore e false. Cerchiamo di essere «indipendenti», nel senso: leggiamo libri sugli argomenti che ci interessano, andiamo sui luoghi della memoria etc.

 

Avviso al lettore: l’articolo non intende ridurre quanto hanno subito ebrei, rom, sinti, prigionieri politici, infoibati etc. Nomi, cognomi, persecuzioni delle vittime non vanno gettati nell’oblio, ma l’importante è che non vengano utilizzati per favorire verità favorevoli a questa o quella parte politica.

Pubblicato in: diritti, opinioni, politica

5 ragioni per un impeachment


napolitanoC’è chi pensa, probabilmente la maggioranza degli italiani, che Napolitano sia stato uno dei migliori Presidenti della Repubblica, per i seguenti motivi: è riuscito a tenere in piedi le Istituzioni in un periodo difficilissimo della nostra storia recente, la scelta di Monti è stata l’autentico capolavoro del suo settennato e piu’ in generale ha svolto nel migliore dei modi il suo ruolo di Capo dello Stato.

Opinioni che rispetto ma non condivido e per spiegare perché non condivido le tesi dei sostenitori di Napolitano riporterò quelle che ritengo le 5 tappe   fondamentali del suo settennato e allo stesso tempo i 5 motivi per votare si all’impeachment.

1- Nel 2008 Napolitano firma immediatamente la legge 124/2008 meglio conosciuta come Lodo Alfano. Una legge riconosciuta palesemente incostituzionale direi da tutti. Cosa poteva fare Napolitano ? Rimandarla alle Camere (è una delle attribuzioni presidenziali rinviare alle Camere con messaggio motivato le leggi non promulgate e chiederne una nuova deliberazione, se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata) dando un segnale fortissimo al PDL e a tutta l’opinione pubblica, del tipo: “Questa legge è incostituzionale, modificatela.” Fortunatamente è stata dichiarata incostituzionale con pronuncia della Corte Costituzionale del 7 ottobre 2009 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione (sentenza 262\2009). Questa è stata solo una delle leggi ad personam  firmate immediatamente da Napolitano, leggi che poteva rispedire al mittente perché quello è il suo mestiere, altrimenti che ci sta a fare ? Altrimenti non è piu’ il garante della Costituzione.

2-Trattativa Stato-mafia, escono alcune intercettazioni indirette e fortuite di conversazioni tra Napolitano e Mancino. Napolitano solleva il conflitto di attribuzione davanti la Corte Costituzionale e la Corte gli da ragione. La trattativa Stato-mafia rappresenta il nodo cruciale di tutta la storia repubblicana, capire come siano andate le cose sarebbe fondamentale per la storia di questo Paese e la Procura di Palermo sta lavorando per fare chiarezza. Proprio oggi, il Fatto quotidiano ha pubblicato un articolo che trovo inquietante se confermato in tutti i suoi punti, secondo il Fatto: “un documento ufficiale rivela che la segnalazione contro il pm partì dal Colle. Fu Donato Marra, cioè il braccio destro del Presidente, a denunciare il caso al Pg della Cassazione. La notizia delle intercettazioni era già uscita su tutti i giornali, eppure da 18 mesi il magistrato è sotto azione disciplinare”.

Penso che i cittadini dovevano e debbano sapere cosa si dicevano Napolitano e Mancino e che un Presidente della Repubblica, anziché nascondersi dietro un conflitto di attribuzione che nel 99,9% dei casi da sempre ragione al Capo dello Stato, visto che a decidere è proprio la Corte costituzionale il cui presidente viene eletto dallo stesso Capo dello Stato, aveva l’obbligo morale di chiedere la pubblicazione di quelle conversazioni per eliminare ogni possibile insinuazione.

3-Come sappiamo, il Capo dello Stato nomina, dopo le opportune consultazioni e “normalmente” dopo regolari elezioni, il Presidente del Consiglio.  L’operazione Mario Monti, a mio avviso, è stata invece al limite della costituzionalità, Napolitano è andato oltre le attribuzioni e le facoltà del Presidente della Repubblica soprattutto nelle modalità della scelta. Per non parlare del fatto che Monti sia stato nominato Senatore a vita dal Capo dello Stato con lo scopo di renderlo  uomo al di sopra delle parti, talmente al di sopra delle parti da candidarsi alle elezioni successive: operazione fallimentare. Piu’ in generale, sia durante il governo Monti che durante quello Letta il Presidente della Repubblica ha dettato e continua a dettare l’agenda politica a questi governi; privilegiando le maggioranze e mettendo in un angolo le opposizioni. Quando l’arbitro butta il fischietto e si mette a giocare la partita è truccata.

4-Come ho ricordato in precedenza, molti, compreso il sottoscritto, rimproverano a Napolitano l’eccessiva lentezza di riflessi nei confronti delle tante nefandezze fatte da Berlusconi. Detto delle leggi ad personam.

“Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione”. Con questa formula rituale i parlamentari prestano giuramento. Qualche tempo fa, dei parlamentari del PDL, rappresentanti del potere legislativo, hanno manifestato davanti ad un Tribunale dichiarando, di fatto, guerra al potere giudiziario. In qualsiasi altro Paese democratico questi politici sarebbero stati allontanati dalle forze dell’ordine, denunciati per aver manifestato senza l’autorizzazione della Digos, messi alla gogna mediatica per aver tradito il giuramento e richiamati frettolosamente e vigorosamente all’ordine dal Presidente della Repubblica. Cosa ha fatto invece Napolitano ? Ha scritto una nota tenerissima nei confronti di gente che da decenni lotta contro il potere giudiziario mettendosi dalla parte dell’eversione.

Una nota che va anche oltre il “cerchiobottismo” : da una parte Napolitano esprime rammarico per la manifestazione, invoca piu’ rispetto per la magistratura e trova inammissibile che qualcuno sospetti che la magistratura voglia far fuori, politicamente, Berlusconi; dall’altra comprende  la preoccupazione del partito “che il suo leader possa partecipare adeguatamente a questa fase politico istituzionale”. Che, tradotto dal politichese all’italiano, vuol dire:  la magistratura deve essere indipendente ma è meglio che non metta troppo sotto pressione B e che gli conceda tutti i legittimi impedimenti del caso. Per fortuna poi, la magistratura ha fatto il suo corso. O si sta dalla parte di chi protesta contro la magistratura o si sta dalla parte delle Istituzioni, questa via di mezzo è stata invece irritante.

5-In ultimo, ma non per importanza, la rielezione a Capo dello Stato. Qualche tempo prima della sua rielezione Napolitano dichiarava ai media: “La decisione è automatica  quando sono finiti i sette anni bisogna procedere all’elezione di un nuovo presidente. Non esistono proroghe, non esistono elezioni a tempo. I padri costituenti concepirono il ruolo del presidente sulla misura dei sette anni. Non è un caso che nessuno nella storia repubblicana abbia avuto un secondo mandato”.

Ed è proprio così infatti, art. 85 delle Costituzione: “Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni.” La durata del mandato fu introdotta dai Padri costituenti  proprio per evitare colpetti di Stato mascherati da scelte democratiche e condivise.

Sempre l’articolo 85: “Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. “

La Costituzione italiana dava proprio ragione a quel Giorgio Napolitano che dichiarava le frasi riportate sopra e torto a quel Giorgio Napolitano che, buttando via una delle piu’ belle prassi che potessimo vantare, ha accettato di rimanere al Colle. Con buona pace di certi costituzionalisti che si son aggrappati agli specchi per difendere questa scelta indifendibile, credo sia impossibile negare che Costituzione ed Istituzioni abbiano  subito una ferita gravissima in relazione a quella scelta.

Detto questo, è’ del tutto ovvio che il Parlamento italiano non voterà mai l’impeachment a Napolitano semplicemente perché questo Parlamento è il frutto delle scelte di Napolitano: sarebbe come chiedere ai senatori di abolire il Senato. Pur sapendo che trattasi di pensiero utopico, sarebbe davvero opportuno che Napolitano si dimettesse prima della votazione per risparmiare un figura umiliante a se’ stesso e soprattutto a milioni di italiani.

Gio’ Chianta

Pubblicato in: La biblioteca dei sogni

Quando la religione diventa un pretesto per odiare


 

ogni mattina a jeninSusan Abulhawa – Ogni mattina a Jenin – 390 pagine. Feltrinelli

Questo è un libro scritto con il cuore e quindi capace di coinvolgere pienamente il lettore, fino a farlo soffrire. Le vicende della famiglia palestinese Abulheja si susseguono dal 1948 fino al 2003 e sicuramente ci troviamo di fronte ad un testo autobiografico che narra della nascita dello stato di Israele e delle sofferenze dei palestinesi che ad oggi, purtroppo, perdurano. Non c’è la volontà nella scrittrice di denunciare o prendere parte a faide religiose, piuttosto quella di raccontare gli accadimenti, così come sono avvenuti. E’ un libro che ci fa conoscere la questione mediorientale nel profondo e l’unico reale responsabile ravvisabile è la sete di potere degli uomini che si nascondono dietro alle motivazioni religiose per portare avanti le loro lotte intestine volte solo al predominio di un popolo su un altro.

Il romanzo è scritto a più voci, da diversi punti di vista, quelli dei protagonisti e la scrittrice riesce a coinvolgerci fino in fondo al suo dolore, al dolore della sua famiglia per una vita contrassegnata dalle perdite e dalla morte. Ma anche della terra e dei suoi ritmi, perché i palestinesi erano e sono prima di tutto dei contadini che danno molta importanza ai sapori, ai profumi, ai prodotti del raccolto. Ai ritmi della Natura, al tabacco che sa di miele e mele. Un panorama che è stato squarciato dai cecchini, dalle incursioni violentissime che hanno devastato case e famiglie. Più volte la narratrice si domanda il perché di tanta violenza, come se il suo popolo dovesse pagare il peso della Shoa. Ma poi si risponde che si tratta sempre e solo di un gioco di potere che non tiene conto della dignità umana, né del valore della vita. Una spirale d’odio che va interrotta, senza dimenticare, piuttosto trovando la forza per andare avanti, al di là di ogni divergenza politica.

Rimane nel lettore un forte senso di impotenza e ingiustizia pur se la scrittrice imputa all’odio la responsabilità maggiore di ripetute carneficine che ancor oggi rendono la Palestina una terra grondante di sangue. Con un paradosso che mette in luce come dietro ad ogni motivazione religiosa ci sia un gioco di potere: uno dei figli Abulheja sarà rapito da un soldato ebreo e diventerà David, soldato di Israele che arriverà a picchiare il fratello perché si riconoscerà nel suo viso. Come se non ci fosse mai scampo all’odio, nonostante in più punto pare che la scrittrice dica che l’amore può alleviare e gli affetti rasserenare. David, originariamente Ism’il, andrà poi a cercare la sorella, quando saranno rimasti solo loro due. E la sofferenza sarà grande per entrambi, anche se continueranno a vedersi.

Le conclusioni spettano a Sara, la figlia della protagonista maggiore (e io credo che sia proprio la scrittrice) che per ricordare la madre allestirà un sito Internet. Il finale sarà a sorpresa e sottolineerà il rifiuto per l’odio, lo spezzarsi di una catena che ha causato solo dolore. Sarà il fratello maggiore, Yussef a spezzare questa catena, motivato dall’affetto familiare e dai valori tramandati a lui dalla sua famiglia. Saranno questi a fare la differenza. E questo è sicuramente il messaggio più importante di questo libro che vuole esortare gli uomini a ritrovarsi in quanto tali e quindi, fratelli.

Bianca Folino

Pubblicato in: CRONACA, magistratura, politica

Beppe Grillo e la presunta istigazione a disobbedire alle leggi.


Tutto il discorso sulla presunta istigazione a disobbedire alle leggi di Beppe Grillo nei confronti delle forze dell’ordine è nato da un esposto del parlamentare del PD Fausto Raciti che, nella lettera inviata da Grillo ai vertici delle forze dell’ordine italiane avrebbe ravvisato tale istigazione.

Nella lettera il leader del M5S invitava le forze dell’ordine a non schierarsi a protezione dei politici italiani. Premettendo che tutte le leggi vanno rispettate, che la magistratura farà il suo corso e che Grillo avrà modo di difendersi nelle sedi opportune, credo che andrebbe fatta qualche considerazione proprio sul reato contestato a Beppe Grillo.

Art. 415 del Codice Penale, questo il dispositivo: “Chiunque pubblicamente istiga alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico , ovvero all’odio fra le classi sociali, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni”.

Secondo la prevalente dottrina, il requisito della pubblicità costituisce l’elemento essenziale del reato.

Va ricordato che la Corte Cost. con sent. 23-4-1974, n. 108 ha dichiarato costituzionalmente illegittimo tale articolo «nella parte in cui non specifica che l’istigazione all’odio fra le classi sociali deve essere attuata in modo pericoloso per la pubblica tranquillità».
Tale sentenza sembra aver modificato il reato in questione, trasformandolo in un reato di pericolo concreto. Senonché, la Cassazione (Cass. I, 22-11-74), nello stesso periodo, ha escluso ogni effetto additivo e manipolativo alla suddetta sentenza della Corte Costituzionale, affermando che ad essa dovrebbe riconoscersi o una portata abrogativa di tutta la norma, o semplicemente l’efficacia di un invito al Parlamento a modificare la norma stessa.

Detto questo, credo che nessuno in Italia possa pensare che le forze dell’ordine si facciano istigare alla disobbedienza alle leggi da Beppe Grillo o da nessun altro.

Per tale ragione e per quelle riportate sopra, credo che tutto l’articolo di legge, a prescindere da Grillo, andrebbe rivisto.

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La ripresa economica che non si vede, non si sente ed è senza lavoro.


Ma come sarà la ripresa economica italiana ?
Una prima ipotesi:

“Ci sono segnali macroeconomici che non si vedono nè si toccano, ma i dati ci dicono che la ripresa nel 2014 è a portata di mano”. 

Una seconda ipotesi:

“La ripresa va colta, i segnali ci sono ma sappiamo tutte le difficoltà sociali che ci sono, in tutte le forme preoccupanti. Sappiamo benissimo che questa ripresa rischia di essere una ripresa di crescita senza lavoro.”

Secondo queste due ipotesi, la ripresa economica italiana, se proprio va tutto liscio, non porterà nessun beneficio reale agli italiani nei prossimi anni. E stiamo parlando della migliore delle ipotesi.

A pronunciare le dichiarazioni riportate sopra, non è stato un oppositore del governo Letta ma proprio Letta. Per la serie: “Cari italiani, se tutto va bene siete rovinati… e poi non dite che non vi avevo avvertiti”

Gio’ Chianta

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In macchina con Laura Boldrini


di Erasmo Palazzotto

Laura Boldrini è salita sulla mia macchina mi ha guardato e mi ha detto: “che macchina da fighetto che hai…”. Io avevo – ed ho ancora – una Mini Cuper, che effettivamente è una macchina un po’ da “fighetto”, ma che a me è sempre piaciuta per il suo fascino un po’ retrò.

Era la prima volta che io e Laura ci incontravamo, ci eravamo sentiti soltanto telefonicamente ed io l’avevo ascoltata in più occasioni quando si occupava ancora di rifugiati. Cominciava così la campagna elettorale di Sinistra Ecologia e Libertà in Sicilia.

 Sel era, e per molti versi è ancora, un partito giovane e poco organizzato. Eravamo un partito extraparlamentare, privo di risorse e senza strutture e lei aveva rassegnato da appena 48 ore le sue dimissioni dall’ONU. Il suo “salto” insomma è stato grande.

L’inizio della campagna elettorale è stato ospitato dal Left a Palermo, un circolo ARCI nel centro storico della città che organizza e promuove attività culturali, ricreative e politiche.

Il tempo di organizzarci, ordinare ed arredare alla meno peggio una stanza per l’occasione e parte la prima riunione organizzativa. Laura dimostra subito di essere una donna determinata e decisa, ma anche di essere una persona curiosa e capace di sdrammatizzare, ed è subito incuriosita e divertita dal corso di “reverse tango” che si tiene nella stanza contigua, la musica di Piazzolla fa da colonna sonora alla nostra riunione.

All’inizio i ragazzi facevano a turno per accompagnarla in giro per le varie iniziative, poi Fausto è diventato l’autista e l’assistente ufficiale della campagna elettorale.

Ha girato la Sicilia in lungo e in largo riuscendo a non perdere l’entusiasmo per la sfida  e neanche il suo sguardo attento alle tante contraddizioni dell’Isola. Ogni sera, facendo il punto sulla giornata di campagna elettorale, raccontava divertita gli aneddoti della giornata. Raccontava delle strade surreali che aveva percorso per arrivare in paesi sperduti e dell’umanità misteriosa scoperta in quei personaggi un po’ pirandelliani che si incontrano nelle campagne elettorali siciliane.

Tutti noi abbiamo conosciuto in quella campagna elettorale una donna straordinaria, umile e autorevole, capace di coniugare serietà e dolcezza, rigore ed ironia.

Quella piccola comunità di donne e di uomini che l’ha accolta in Sicilia se ne è presto innamorata, ha festeggiato la sua elezione ed ha pianto di gioia quando l’ha vista tenere il suo discorso di insediamento alla Presidenza della Camera.

Oggi Laura si trova a subire un attacco violentissimo che mira a delegittimare le istituzioni in quanto tali ed utilizza il suo essere donna per rivoltare contro di esse gli istinti più brutali che crescono nel ventre della nostra società. Come dimostrano le parole di oggi del responsabile comunicazione del M5S. Le sue parole non offendono Laura Boldrini perché non degna esteticamente delle attenzioni degli attivisti del M5S, ma esprime l’idea stessa per cui lo stupro in generale sarebbe un gesto accettabile nel caso in cui si trattasse di una donna a lui/loro esteticamente gradita. E’ l’idea stessa del rapporto tra uomo e donna che emerge dalle sue parole a preoccuparmi perché fa leva proprio su quegli istinti primordiali.

Una strategia ben precisa che il m5s sta mettendo in atto contro Laura perché lei rappresenta le istituzioni in un modo che è lontano anni luce da quel “siete tutti uguali, tutti corrotti, tutti ricattabili” su cui il movimento di Grillo ha fondato la sua ragione sociale. Laura è una donna libera, onesta, senza conflitti d’interesse che ha scelto di fare politica, lasciando un lavoro che le piaceva e ben remunerato, per mettersi a servizio della collettività.

Laura si trova a difendere il parlamento da chi lo vorrebbe abbattere e da chi lo vuole svuotare. Questo governo e questa maggioranza, infatti, attraverso il ricorso continuo alla decretazione d’urgenza ed al voto di fiducia agiscono una forza speculare e contrapposta a quella del m5s rispetto alla delegittimazione della massima istituzione democratica del paese. Laura si è assunta una grande responsabilità con la scelta di mettere la tagliola sulla discussione sul decreto IMU. Una responsabilità che non era sua e che io forse non mi sarei assunto, ma in questo riconosco la differenza di vedute tra me e lei. Ritengo però questa scelta legittima e di conseguenza fuori misura tutte le reazioni, soprattutto quelle infantili ed inadeguate ad un’aula parlamentare, messe in atto dai deputati del m5s.

Purtroppo sappiamo che non finirà qui, che nei prossimi giorni continuerà ad essere attaccata ed oltraggiata come Presidente della Camera e soprattutto come donna. Per fortuna sappiamo anche che lei non si farà intimidire e che continuerà a difendere le istituzioni con quel coraggio e quella passione che ci ha dimostrato in più occasioni. Noi continueremo a lottare e, anche in momenti così difficili, a difendere la democrazia e le sue istituzioni, dal punto di vista di una minoranza che non fa sconti a nessuno, ma che non demanda la propria coscienza ai sondaggi e che rispetta chi la pensa diversamente.

Penso di poter parlare a nome tutti coloro che hanno sostenuto la sua candidatura in Sicilia, ma anche di tanti altri, se dico che noi saremo qui a fare la nostra parte per la democrazia e quindi per la libertà. Con Laura senza se e senza ma.

#noistiamoconlaura

http://www.erasmopalazzotto.it/index.php/k2-categories/2013-05-08-10-07-44/item/272-in-macchina-con-laura-boldrini

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LA GIORNATA DELLA VERGOGNA


Si spengono i riflettori sulla Giornata della Memoria, che diventa ogni anno sempre piu’ commercializzata e privata del suo valore simbolico. Documentari, dibattiti e poi, come avviene per le Feste Natalizie, ecco i vari film che ogni anno vengono proiettati in questo 27 gennaio, da Schindlerl’s  list a La vita e’ bella, da Train de Vie a Il bambino col pigiama a righe. Personalmente sono contrario all’ istituzione di questa giornata: basterebbe rendere obbligatoria nelle scuole la lettura di ‘’ Se questo e’ un uomo ‘’ di P. Levi e promuovere maggiormente i viaggi delle scolaresche nei campi di Auschwitz o Dachau. Le sensazioni che ti pervadono leggendo certe parole o vedendo questi luoghi rimarranno per sempre e saranno un ricordo indelebile per tutta la vita.

Si spengono anche le varie voci polemiche che hanno accompagnato questa giornata. Da chi ricorda che i morti per le purghe staliniane furono molti di piu’, a quelli che rievocano il massacro dei nativi americani da parte dei conquistatori europei. Molti invece condannano Israele e il suo popolo per i comportamenti verso i Palestinesi e accusano gli ebrei di usare questa tragedia come una sorta di scusante per fare tutto cio’ che vogliono, in nome della difesa dello stato israeliano e di compiere le stesse atrocita’ nella Striscia di Gaza. Si dimentica forse che la Shoa viene presa come simbolo di efferatezza e di crudelta’ non tanto per il numero dei morti o per le sofferenze inflitte ma principalmente in quanto si volle eliminare una razza, quella ebraica. Fu il piu’ lampante e palese esempio di quella che anni piu’ tardi, nella guerra dei Balcani, prese il nome di Pulizia Etnica. Sui vari e abominevoli episodi di intolleranza e negazionismo, come le teste di maiale recapitate alla Sinagoga romana o certe scritte sui muri dell’ ex Ghetto Ebraico, credo non valga nemmeno la pena di scrivere qualcosa. Chi ancora nega certe cose davanti a prove lampanti quali fotografie, filmati e testimonianze dirette ( queste ultime purtroppo sempre in minor numero ) non e’ un negazionista ma un idiota. Sarebbe come essere nato negli anni ’90 e negare l’ esistenza dei Beatles.

Si spengono luci e voci ma rimangono nelle nostre menti delle domande a cui fatichiamo a rispondere… Come e’ stato possibile che un popolo come quello tedesco sia stato protagonista di una delle pagine piu’ nere della storia ? Eppure i tedeschi sono amanti delle arti, delle scienze e del bello. Hanno a cuore il welfare e si dimostrano aperti e tolleranti verso gli altri popoli. Come e’ stato possibile che abbiano messo in atto un genocidio in nome di una fantomatica ‘’purificazione della razza’’ ? Come e’ stato possibile che si siano inventati barbarie come i campi di concentramento, i vagoni bestiame per trasportare i prigionieri, i forni crematori, il marcare gli ebrei con la stella di David come animali da macello ?

Sulla prima domanda, credo che la ragione ( o almeno una di queste) sia da identificare nel nazionalismo che da sempre pervade questo popolo. I tedeschi, da sempre, hanno non solo un grande senso dello Stato ( che a volte sfocia in un nazionalismo esasperato ) ma anche il considerarsi un popolo superiore agli altri. Anche il loro motto, il famoso Deuchtland uber alles ( la Germania sopra tutto ), frase che compare anche nel loro inno, e’ il simbolo di questo loro sentire. Sul fatto invece che essi furono gli ideatori di queste atrocita’, questa e’ una bugia colossale : non furono certo i primi. A chi appartiene dunque questo triste primato ? Quale popolo puo’ vergognarsi di possedere questa specie di coprygth dell’ orrore ? Una dittatura sudamericana ? Uno stato dell’ Africa Nera ? Qualche dittatura dell’ Estremo Oriente ? Non occorre volgere lo sguardo molto lontano per sapere quale fu lo Stato e di conseguenza il suo popolo ( almeno una parte ) che detiene questo triste primato : lo Stato Italiano e le popolazioni del centro-nord !!

Non ci credete ? Andatevi a leggere qualcosa riguardo alla famosa Questione Meridionale e alla cosi’ detta Lotta al Brigantaggio. Dal 1863 l’ esercito Sabaudo condusse una guerra vile e violenta contro gli abitanti del sud- Italia. Citta’ come la splendida Gaeta vennero messe a ferro e fuoco e gli abitanti, vecchi , donne e bambini passati per le armi ( tanto diverse queste stragi da Stazzema o Marzabotto ? ). Vennero creati campi di lavoro in tutto il nord- Italia, a Modena e a Milano, a Bergamo e a Genova. In Piemonte e’ ancora possibile vedere la Auschwitz italiana : la fortezza di Fenestrelle, in cui morirono per impiccagione o stenti migliaia di soldati dell’ esercito borbonico . La loro colpa ? Non essere passati sotto l’ esercito Sabaudo ed essere stati fedeli al giuramento di appartenenza allo Stato Borbonico ( questa cosa non vi ricorda il massacro a Cefalonia della Divisione Acqui da parte dell’ esercito nazista ? ). Nel lager di Fenestrelle i prigionieri arrivavano stipati nelle stive di grandi navi, se non a piedi dopo un viaggio di centinaia di kilometri  (tanto diverso dal trasporto su carri bestiame ? ). I forni crematori per cancellare i cadaveri ? Esistevano vasche contenenti calce viva in cui i corpi venivano fatti scomparire. Per capire quanto i lager nazisti non fossero altro che una copia dei campi di prigione – lavoro italiani, basterebbe leggere la scritta all’ entrata del campo di Fenestrelle : ‘’ OGNUNO VALE NON IN QUANTO E’ MA IN QUANTO PRODUCE ‘’….Tanto diversa da quel ARBEIT MACHT FREI ( il lavoro rende liberi ) collocato sopra il cancello di Auschwitz ?

Ora qualcuno potrebbe obiettare che la colpa fu solo dei Savoia ma credo invece che anche noi italiani, pseudo popolo sempre pronti a difendere il nostro orticello e mai ad aprirci al mondo e verso gli altri, non possiamo certo chiamarci fuori da queste colpe. Quando intere popolazioni dell’ Africa venivano massacrate dai nostri gas asfissianti, sono state piu’ le voci di condanna o le voci di chi diceva ‘’ Sono solo selvaggi che non valgono niente ‘’ ? Quando facemmo massacri sul confine sloveno-croato, costruendo anche qui campi di concentramento, quante sono state le voci che si sono alzate per denunciare questo stato di cose ? Quando vi furono le persecuzioni razziali nel nostro Paese, quanti furono coloro che approfittarono dell’ allontanamento degli ebrei ( cittadini italiani anch’essi ) dalle cariche pubbliche per prenderne il posto ?

L’ Italia e gli italiani hanno quindi le stesse colpe della Germania e dei tedeschi ? Sicuramente no, in quanto noi…siamo sicuramente peggiori. La Germania ha sempre riconosciuto le sue colpe e ancor oggi si vergogna per cio’ che fece durante il nazismo. Noi invece facciamo molto di peggio, nascondendo la verita’ ( come ad esempio il caso dell’ Armadio della Vergogna ) o rendendoci ipocriti nello scrivere e far studiare una storia falsata e piena di falsi miti, di carnefici celebrati come eroi e di frasi del tipo    ‘’Italiani brava gente ‘’ che non hanno alcun riscontro.

Tra poco sara’ la Giornata del Ricordo , fatta per rammentare le vittime delle Foibe ma soprattutto per creare una sorta di ‘’ bilanciamento ‘’ di colpe ( shoa = nazismo – foibe = comunismo )….. A quando una Giornata della Vergogna , in cui chiedere pubblicamente scusa non solo ai popoli slavi e africani che trucidammo ma anche ai nostri fratelli italiani del sud ??

Gianluca Bellentani

cancello di ausefortezza di fenestrelle