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L’emendamento di SEL che potrebbe far chiudere il blog di Beppe Grillo


 

Ecco il testo dell’emendamento, prima firmataria Loredana De Petris (Sel):

Proposta di modifica n. 5.8 al DDL n. 1213

Dopo il comma 4, aggiungere il seguente:

        «4-bis. È vietata la pubblicazione di annunci di carattere commerciale o pubblicitario sui siti internet, anche presentati sotto forma di blog:

        – di partiti o di movimenti politici;

        – dei gruppi politici di qualunque assemblea elettiva;

        – di chiunque ricopra un incarico istituzionale anche non elettivo;

        – di chiunque ricopra l’incarico di Presidente, Segretario o legale rappresentante di partito o movimento politico che abbia conseguito un eletto alla Camera dei Deputati, al Senato della Repubblica, al Parlamento europeo o in un Consiglio regionale.

        D’ufficio ovvero a seguito di segnalazione la Commissione intima la rimozione degli annunci all’intestatario del sito internet, così come individuato secondo il protocollo di rete ”Whois”, entro un termine non superiore a sette giorni. Nel caso di inadempimento è comminata all’intestatario una sanzione amministrativa pari a 5.000 euro per ciascun giorno di permanenza dei suddetti annunci successivamente al termine intimato».

Se l’emendamento passasse Beppe Grillo che è, dal punto di vista burocratico, il presidente del M5S, dovrebbe chiudere il suo blog.

In Italia la povertà dilaga: 8,2 milioni di poveri, una famiglia su quattro non arriva alla fine del mese mentre 3,4 milioni di persone “vivono” in assoluta indigenza. In questa situazione economica drammatica per milioni di persone, c’è gente in Parlamento che pensa alla pubblicità sui blog che, tradotto dal politichese all’italiano, vuol dire che pensa a come fermare certe forze politiche. Pensassero a come fermare la povertà in questo Paese.

P.S. L’emendamento è stato bocciato in Senato ma c’è da credere che torneranno alla carica con emendamenti ancora piu’ vergognosi.

senatrice de petris

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Il giorno del ricordo… vero.


10 febbraio: giorno del ricordo. Durante la seconda guerra mondiale e nell’immediato periodo post – bellico, italiani fascisti e non dell’area friulana e dalmata venivano condannati dagli jugoslavi titini alla morte. I malcapitati venivano portati a ridosso di profonde cavità carsiche, con le mani legate dietro alla schiena e poi legati gli uni agli altri; i soldati sparavano ad una persona, questa cadeva nella cavità portandosi dietro tutti gli altri membri di questa tragica catena umana. Un massacro da condannare, così come tutte le azioni di tale tipo. C’è però un rilievo da fare: da quando è stata istituita la «giornata del ricordo» (30 marzo 2004), diverse forze politiche tendono a sottolineare che le persone uccise hanno subito tale destino in quanto la loro unica colpa era essere italiani. Questa espressione è una semplificazione riduttiva e molto pericolosa: si tende a far passare l’idea dell’italiano «buono ed innocente», rispettoso dello stereotipo «italiani brava gente» che a lungo ci ha caratterizzato (e non sempre dal sapore veritiero), mentre lo jugoslavo diventa l’occupante, l’assassino, il sanguinario. Inoltre, si cerca di far passare, in maniera diversa rispetto al Giorno della Memoria (27 gennaio), il tema del razzismo (appunto, l’espressione «la loro unica colpa era essere italiani»). Gli ebrei vengono perseguitati in quanto ebrei; gli italiani vengono infoibati in quanto italiani. Intendiamoci: il giorno della Memoria non è stato istituito per far passare il messaggio degli ebrei uccisi e perseguitati perchè la loro unica colpa era essere ebrei , bensì per far comprendere alla gente che, negli anni ’30 e ’40 del ‘900, l’uomo era riuscito ad arrivare al punto di attuare l’eliminazione fisica dei suoi simili causa la logica scellerata della superiorità di una razza su un’altra. D’altronde, sarebbe anche sbagliato ricordare «solo» gli ebrei, in quanto destinatari della soluzione finale furono anche Rom, Sinti, portatori di handicap, prigionieri politici etc. Se bisogna trovare dei colpevoli, questi ovviamente sono gli autori delle tragedie (essere convinti di una presunta ed inesistente superiorità di una razza su tutte le altre). In pillole: il giorno della Memoria, istituito il 1° novembre 2005 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, intende ricordare lo sterminio di ebrei, rom, sinti, prigionieri politici avvenuto negli anni ’30 e ’40 del ‘900, in quanto ritenuti figli di razze inferiori e/o pericolosi per quella dominante. L’obiettivo è far si che l’uomo non ripeta più tali pazzie, comprendendo che tutti gli esseri umani sono uguali e diversi solo per caratteristiche come l’età, la salute etc. Tornando al «giorno del ricordo»: ricordiamo evidenziando i colpevoli veri (i mandanti e gli autori delle esecuzioni) e l’obiettivo (il medesimo scritto in neretto, poche righe sopra) e non diamo specifiche esemplificative del tipo la loro unica colpa era essere italiani (sono ripetitivo, scusate). Anche perchè, se qualche «matto» è appassionato di storia oppure, si azzarda soltanto a leggere qualcosa di approfondito sull’argomento, scoprirebbe che la vicenda delle foibe non è legata solo ai poveracci catturati, legati tra loro e poi gettati nelle cavità carsiche. Scoprirebbe una questione molto più larga, le cui «radici» risalgono all’occupazione italiana di quelle zone jugoslave, all’italianizzazione forzata, alle repressioni attuate dai soldati fascisti etc. E, se qualcuno calcasse ancor di più la mano, arriverebbe ad evidenziare le crudeltà dei nostri militari nelle colonie africane. Qualche maligno potrà dire: e tutti quegli africani uccisi dai fascisti, quali colpe avevano? Essere africani? Immaginate le conseguenze: si scatenerebbe una «gara» (pessima) a chi butta giù il massacro con il maggior numero di vittime, solo per difendere la propria idea politica. Insomma, l’eredità storica non deve mai essere fatta propria da una parte politica, altrimenti si cadrebbe in interpretazioni contraddittorie, ma soprattutto di favore e false. Cerchiamo di essere «indipendenti», nel senso: leggiamo libri sugli argomenti che ci interessano, andiamo sui luoghi della memoria etc.

 

Avviso al lettore: l’articolo non intende ridurre quanto hanno subito ebrei, rom, sinti, prigionieri politici, infoibati etc. Nomi, cognomi, persecuzioni delle vittime non vanno gettati nell’oblio, ma l’importante è che non vengano utilizzati per favorire verità favorevoli a questa o quella parte politica.