Pubblicato in: economia, LAVORO, politica

Italia: “trade off” fra competitività e vincoli


Lavoro e competitività

Risale a poche settimane fa la notizia che la multinazionale svedese Electrolux intende diminuire i salari dei propri dipendenti di circa il 30-40%. Non si tratta di un caso isolato, già la FIAT di Marchionne aveva imposto ai lavoratori la diminuzione dei salari con le conseguenze che oggi tutti conosciamo.

Da dove deriva il potere di una multinazionale di dettare leggi in materia di salari in un Paese cosiddetto “industrialmente avanzato” come lo è l’Italia?

Questa domanda trova diverse risposte, alcune scontate, altre meno.

1) Innanzi tutto si tratta pur sempre di una multinazionale, il forte potere di mercato (17% del mercato europeo nel 2013) le consente di fare la parte del leone. Il tutto avvantaggiato da un Governo che non ha tra gli obiettivi l’occupazione e da sindacati inadeguati.

2) Il secondo punto ha a che vedere con la competitività del nostro Paese. Su questo ci soffermeremo nel proseguio dell’articolo.

Abbiamo sentito spesso parlare di competitività. Secondo il pensiero economico prevalente, quello imposto dall’Europa targata Germania (ndr), l’Italia non è un paese competitivo. Come si spiega questa mancanza e come tornare ad esserlo? Non potendo più gestire la politica monetaria nazionale, in altre parole svalutare la propria moneta, non ci rimane che intervenire sui salari. La diminuzione dei salari monetari, accompagnata da un calo proporzionale dei prezzi, provoca un aumento delle scorte monetarie presso le famiglie. Questo aumento di ricchezza favorirebbe un aumento dei consumi, di conseguenza un incremento del reddito ed infine dell’occupazione. Questo è il pensiero che circola sia in Europa che Italia. Ciò di cui non si tiene conto è delle “aspettative” degli operatori economici. Gli italiani sono rinomati per essere grandi risparmiatori e questo non ha certo favorito l’attenuarsi della crisi ne la crescita dei consumi (viene già meno la veridicità della teoria al ribasso). La diminuzione dei salari però aumenterebbe la competitività delle imprese collocate sul nostro territorio, si è vero, ma purché rimangano invariati i salari e i prezzi dei Paesi importatori (ma se tutti giocano al ribasso…). Inoltre la diminuzione dei salari monetari provocherebbe un aumento del valore reale dei debiti, a scapito di famiglie ed imprese. Quest’ultime di fronte ad un aumento dei debiti investiranno di meno innescando una spirale negativa nell’economia italiana. L’estrema variabilità dei salari e i suoi effetti induce a pensare che questi non possano assicurare l’equilibrio nel mercato del lavoro, quindi aumento dell’occupazione (primo obiettivo di qualsiasi Governo).

Il vero problema dell’Italia, che spiega il perché le grandi aziende delocalizzano, è legato al costo del lavoro. Il nostro Paese registra i salari tra i più bassi rispetto alla media UE (riferimento all’eurozona) ma le aziende sborsano 2,5 ad occupato di cui 1,5 va allo Stato (contributi eccetera) e 1 al lavoratore. Ciò che dovrebbe fare il Governo è diminuire il famoso cuneo fiscale, lasciando le imprese più libere dalla pressione fiscale e i salari almeno integri. Riprendendo il caso Electrolux, la multinazionale ha annunciato di delocalizzare in Polonia. In questo Paese la tassazione è minore per un motivo preciso (se fosse davvero soltanto motivo che i polacchi costano meno avrebbe già chiuso i battenti da tempo): una moneta nazionale e mancanza di restrizioni in tema di spesa in deficit. L’Italia non solo non è in grado di deprezzare la moneta ma ha anche dei vincoli di bilancio che non le permettono di finanziare la spesa in deficit ed è quindi costretta ad intervenire aumentando la tassazione. Concludo citando il Ministro dello sviluppo economico Zanonato: <<Le dichiarazioni rilasciate da Electrolux Italia sembrano muoversi nella giusta direzione, ma vogliamo vedere il preciso piano industriale>>, lasciando intendere che si piegherà alle pretese dell’azienda.

Andrea F.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...