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DAVID CROSBY “ Croz” (Blue Castle Records) 2014


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Pubblicare un nuovo cd all’eta’ di 72 anni ma soprattutto dopo che ne sono trascorsi 20 dall’uscita dell’ultima produzione discografica non si puo’ dire sia una cosa che capita a molti musicisti. David Crosby, entrato di diritto in qualsiasi manuale di storia della musica rock prima come cofondatore dei The Byrds (tra i primi gruppi a porre le basi di quello che – dopo qualche decennio – si inizio’ a definire rock psichedelico) e poi come componente del quartetto Crosby, Stills, Nash & Young (una manciata di album che hanno comunque lasciato un segno indelebile nella scena rock californiana all’inizio degli anni ’70) è stato uno dei pochi artisti – arrivato ad certo punto della sua carriera – capace di abbandonare la scena e ritirarsi a vita privata senza alcuna vergogna di riconoscere che ormai tutto cio’ che avrebbe potuto scrivere di importante era stato scritto.

La leggenda- ma anche la storia – racconta i trascorsi di una vita vissuta pericolosamente con l’ausilio, tra l’altro, di droghe e alcool che avrebbero comportato anche un trapianto di fegato. Nonostante tutto David Crosby , con lo scorrere del tempo, avrebbe ormai definitivamente modificato il proprio stile di vita e, grazie alla complicita’ del figlio adottivo (con il quale ha scritto interamente il nuovo disco e che tra l’altro suona le tastiere all’interno dello stesso) e di amici come Wynton Marsalis e Mark Knopfler, pubblica in questi giorni il suo quarto album come solista “Croz” che, come spiega lo stesso Crosby nasce dall’idea che – alla fine – qualcosa da dire c’era ancora.

Non aspettatevi virate di Crosby verso nuove sonorita’ (alla sua eta’ in effetti forse sarebbe anche abbastanza “contro natura”) ma state certi che ritroverete tutti i suoni che hanno caratterizzato il rock californiano degi anni settanta.

Radio” risente molto delle atmosfere CSN & Y mentre “Holding On To Nothing” esce dai solchi tradizionali per la presenza della tromba di Wynton Marsalis che contribuisce a creare uno brani piu’ spettacolari del disco.

ImageDopo ripetuti ascolti possiamo dire che l’intero album, nel complesso, trae ispirazione dal classico di Crosby “If I Could only remember my name”.

David Crosby ha vissuto l’ultimo ventennio abbastanza lontano dai palchi e forse è da questa circostanza che deriva l’esigenza di incidere un disco intimo, con suoni pacati che si avvicinano piu’ al folk che al rock ma sui quali prevale sempre la sua voce che continua a farla da padrone: inconfondibile, mai sopra le righe, calda e poetica come l’abbiamo conosciuta nei suoi tempi migliori.

Non regalate “Croz” a qualche ventenne: non possiamo proprio considerarla musica della loro generazione. Ma se avete superato gli “anta” da qualche tempo vi ritroverete catapultati molto indietro con gli anni: ed ogni tanto possiamo anche concederci un “back to the future”, estremamente benefico per le atmosfere in cui vi troverete coinvolti. Ma ricordatevi che deve essere solo un “back to the future” temporaneo. Non lasciamo cadere nel dimenticatoio i nuovi gruppi che non meritano di essere trascurati per il senso di nostalgia che ogni tanto ci coinvolge.

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Debito pubblico italiano: soluzioni e falsi miti


Evoluzione del debito pubblico italiano

Esistono limiti alla crescita del nostro debito pubblico? Poiché ogni emissione di titoli di Stato è espressa in moneta corrente, il valore nominale del debito tenderà a crescere nel tempo; dividendo tale valore per il livello dei prezzi correnti si può giudicare se il debito cresce o meno in termini reali (rapporto Debito/PIL).

Spesso sentiamo nei talk televisivi la frase “È necessaria una riduzione della spesa pubblica” che avrebbe l’obiettivo di diminuire il tanto discusso debito. Da un lato la presenza di un avanzo primario facilita la riduzione del rapporto Debito/PIL, dall’altro, tuttavia, è necessario intervenire su una spesa che in Italia è già di qualche punto inferiore alla media UE con un livello di produttività del nostro apparato pubblico ampiamente inferiore.

Dunque, una riduzione della spesa primaria senza miglioramenti sostanziali nella qualità dei servizi pubblici si tradurrebbe in una perdita rilevante per il benessere dei cittadini (e già l’attuale situazione non è delle migliori).

Anche un aumento delle entrate contribuirebbe al miglioramento del saldo primario, quindi riduzione Debito/PIL, ma nella situazione italiana, in cui la pressione fiscale è di qualche punto superiore alla media UE (situazione ormai nota), un aumento della tassazione contribuirebbe solamente ad un ulteriore calo dei consumi e peggioramento delle aspettative degli imprenditori.

Quali possono essere quindi le soluzioni “migliori” per la riduzione del rapporto Debito/PIL?

Le politiche che i governi dovrebbero proporre devono riguardare lo sviluppo del reddito (il PIL sostanzialmente). Tuttavia con un debito enorme sarebbe difficile attuare manovre espansive tendenti a stimolare la domanda globale. Piuttosto, lo stimolo alla crescita andrebbe cercato in un riorientamento (e non tagli) della spesa pubblica e dei tributi che, da un lato, accentui l’efficienza della spesa e, dall’altro, abbia maggiori effetti di stimolo per l’attività economica privata.

Altre soluzioni possiamo trovarle nelle politiche di deprezzamento del cambio, cosa oggi non più possibile. Ancora nella gestione delle condizioni alle quali i titoli di debito pubblico sono emessi (riduzione degli interessi che sono circa 80 miliardi di euro annui); stesso obiettivo se si obbliga la BCE ad acquistare al momento dell’emissione i medesimi titoli.

Queste soluzioni rientrano nel quadro economico europeo (l’obiettivo futuro del Fiscal Compact sarà quello di far scendere dall’attuale 127% al 60% il rapporto Debito/PIL). Ma c’è chi con un debito molto più alto del nostro attua politiche economiche espansive, questo Paese è il Giappone. Il Paese del Sol Levante ha un rapporto Debito/PIL del 236% e un rapporto Deficit/PIL del 10%, con questi numeri il Giappone non rispetterebbe i parametri di Maastricht e verrebbe trattato come la Grecia. Come può il Giappone essere la terza economia mondiale con un debito così alto ma con una disoccupazione sotto il 5%? La risposta sembra scontata, lo è infatti. Il Giappone gode di sovranità monetaria, la Bank of Japan assolve il ruolo di prestatore di ultima istanza, inoltre il debito è detenuto dagli stessi giapponesi (debito interno). Quali sono i vantaggi? Due sostanzialmente: il primo è che il debito risulta protetto da attacchi speculativi (cosa che invece accade con il debito italiano), il secondo è che i cittadini finanziano, con i propri risparmi, il debito stesso.

Tralasciando il modello giapponese non più emulabile, il grande fardello del debito pubblico, o almeno il suo rapporto con il PIL, può essere ridotto attraverso diversi strumenti di politica economica senza peggiorare ulteriormente le condizioni dei cittadini; servirebbe solamente una classe politica in grado di utilizzarli.

Andrea F.

 

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INTENZIONE DI VOTO DEGLI ISCRITTI A RESISTENZA ANTIBERLUSCONIANA


 

Chiediamo agli iscritti alla fan page Resistenza antiberlusconiana per quale partito voterebbero in questo momento. Naturalmente, visto l’orientamento politico degli iscritti, abbiamo inserito i partiti che maggiormente dovrebbero rappresentarli ma abbiamo lasciato la possibilità di inserire anche altre risposte.

Se possibile, vi chiediamo anche di motivare il vostro voto.

partecipa al sondaggio