L’onda anti-euro


Euro

“Non è tollerabile che una banca centrale, isolata, che non ha nessuna responsabilità né l’obbligo di spiegare quello che fa, possa continuare a creare disoccupazione mentre i governi stanno zitti.”

Franco Modigliani

 

Nelle ultime settimane in tv non si parla d’altro che di benefici e/o malefici dell’euro (e di un eventuale abbandono dell’euro), il tutto in vista delle elezioni Europee di Maggio. Personalmente prima di lasciare l’eurozona tenterei di modificare i meccanismi che regolano la moneta unica e una serie di altri vincoli (ad esempio il Trattato di Maastricht), riconoscendo che questi risultano intollerabili per l’economia italiana.

Vediamo però quali sono i problemi legati all’euro:

Innanzitutto la BCE (Banca Centrale Europea) che non si comporta come tale. Il suo statuto prevede il mantenimento della stabilità dei prezzi (tenere bassa l’inflazione) e si sa che in politica economica o si sceglie la via dell’occupazione (come la FED in USA) o si tiene conto dell’inflazione (BCE). La politica monetaria dell’eurozona ha mostrato i suoi difetti riscontrabili in 20 milioni di disoccupati in Europa, il 12,9% di disoccupazione in Italia di cui 42,4% giovanile. Una banca centrale, a mio modesto avviso, non può essere indipendente dalla politica di governo o dei governi europei. Il non obbligo di acquistare titoli pubblici sul mercato primario ci sta costando 80 miliardi di interessi all’anno sul debito sovrano. La politica monetaria non può prescindere da quella fiscale.

La politica del tasso di cambio. L’euro è scambiato a 1,38 dollari circa, una moneta così forte offre un vantaggio per i cittadini italiani (l’Italia importa molto) ed europei che possono soggiornare e acquistare dall’estero spendendo meno, ma da un altro lato propone diversi svantaggi. Innanzitutto grava sulla bilancia commerciale perché sfavorisce le esportazioni, in secondo luogo disincentiva gli investimenti da parte di aziende estere che mai investirebbero in un Paese con una moneta troppo forte rispetto a quella di provenienza. Tutto ciò provoca inesorabilmente un calo del PIL, cosa che avviene da anni costantemente. Il regime di cambio fisso imposto fa si che il valore dell’euro sia alla mercé delle altre monete. Stati Uniti e Cina hanno rispettivamente svalutato dollaro e yuan, quindi il valore dell’euro dipende più da ciò che accadrà in questi due Paesi piuttosto che in Europa. USA e Cina hanno tutto da guadagnarci da un euro così forte essendo essi grandi esportatori, il tutto a scapito della piccola e media impresa italiana che non solo non riesce più ad esportare come prima (tuttavia la bilancia commerciale è ancora di segno positivo) ma non vende nemmeno più a livello nazionale.

Quindi le difficoltà economiche dell’Italia dipendono esclusivamente dall’euro? No, affatto. Nel Bel Paese abbiamo corruzione, evasione fiscale alle stelle e una forma di burocrazia più simile ad una dittatura. Ma l’euro ha il suo ruolo nell’ingigantire tutto ciò impedendo peraltro la fuoriuscita dell’Italia dalla crisi.

Inoltre la moneta unica offre vantaggi solo per le economie forti come quella tedesca, un esempio: una economia forte ha anche una moneta forte (prima dell’euro il marco tedesco aveva una quotazione alta) perché è alta la domanda per richiederne i suoi prodotti. Una economia debole (quella attuale italiana) dovrebbe avere una quotazione della propria moneta bassa, questa favorirebbe le esportazioni e tutto ritorna in equilibrio. Ora noi ci ritroviamo un’economia poco competitiva con una moneta creata appositamente per un’economia forte come quella della Germania. I prezzi dei beni e servizi italiani risulterebbero troppo elevati e l’impossibilità di deprezzare la moneta ci rende praticamente impotenti. L’euro dovrebbe subire un deprezzamento e accostarsi al dollaro con un cambio di 1€=1,20$ al massimo.

Ma è possibile uscire dall’euro? Si, lo è ma bisogna gestire attentamente la situazione per evitare di ritrovarci come quando l’euro ce lo siamo presi. Il governo dovrebbe impedire le fughe di capitali all’estero, indicizzare nel breve periodo i salari all’inflazione e dettare politiche di prezzi per evitare sperequazioni sui redditi.

Andrea F.

Una replica a “L’onda anti-euro”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un’icona per effettuare l’accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: