Rolando Rivi, vittima della follia della guerra civile.


PREMESSA

Chi legge queste righe, sicuramente si porra’ delle domande. Innanzitutto perche’ pubblicare questa storia che macchia la storia della Resistenza proprio il giorno della Festa della Liberazione ? Non si poteva pubblicarla prima o almeno in altra data ? Il racconto di questa versione dei fatti vuole essere una sorta di scusante per questo fatto di sangue compiuto dai Partigiani o magari si vuole screditare la figura di Rolando Rivi ? Noi laici e, almeno per me, non credenti, siamo contrari alla beatificazione di questo giovane, avvenuta in fretta e furia ( almeno a quanto mi fanno notare alcuni amici che di queste cose se ne intendono piu’ di me ) ? Credo quindi sia doveroso rispondere a queste domande, partendo dall’ ultima.

Nessuno e’ contrario a questa beatificazione anzi, personalmente ne sono felice poiche’ immagino quanto piacere possa fare alla famiglia Rivi gia’ tanto provata . Poi, proprio per il fatto di essere un non credente, non voglio immischiarmi in faccende religiose e lascio queste decisioni agli uomini di Chiesa. Quello che mi premeva era che il nome di questo ragazzo fosse usato come condanna alla guerra e non come una condanna verso coloro che combatterono per mettere fine ad una dittatura e darci la democrazia.

Pubblicare questa triste storia proprio il giorno della Festa della Liberazione e dei Partigiani non e’ affatto un controsenso ma anzi e’ un togliere quel velo di ipocrisia e di sospetto che ricopre tanti fatti di sangue di quel periodo. Sicuramente tanti innocenti persero la vita in quegli ultimi giorni del conflitto. Persone che magari per il solo sospetto di essere stati collaborazionisti furono uccise in fretta e furia, a volte per vendette personali e a volte per fini economici. Purtroppo la guerra civile e’ anche questo. Sicuramente pero’ credo sia inammissibile mettere sullo stesso piano chi quella situazione  la volle per tornaconto personale, infliggendo ai propri connazionali sofferenze inaudite e chi invece diede la propria giovinezza e a volte la vita per darci quel bene meraviglioso chiamato LIBERTA’! !!

ROLANDO RIVI, VITTIMA DELLA FOLLIA DELLA GUERRA CIVILE

rolandorivifotoperpostSabato 5 ottobre 2013 al PalaPanini, il palazzo dello sport di Modena, si e’ svolta la cerimonia pubblica di beatificazione del seminarista Rolando Rivi. La location della cerimonia doveva essere inizialmente Piazza Grande ma, a causa dell’ alto numero di partecipanti all’ evento ( e probabilmente anche per le previsioni meteo che promettevano pioggia, come poi e’ stato ) si e’ dovuto spostare la cerimonia in altra sede. Migliaia di persone venute da tutta Italia per presenziare a questa beatificazione, per sottolineare la loro solidarieta’ e la loro vicinanza a questo giovane di 14 anni, ucciso dai partigiani il 13 aprile 1945. Si, avete letto bene, ucciso dai partigiani e non accidentalmente ma volutamente. L’ ANPI modenese non ha mai nascosto questo episodio che certamente macchia la Resistenza e i suoi uomini . Non esiste ragione al mondo per giustificare un crimine tanto atroce. E’ una ferita che vorremmo chiudere per sempre, come tutte quelle storie di sangue di quel triste periodo e vorremmo ricordare Rolando Rivi come una vittima della follia della Guerra Civile. Purtroppo tanti che furono e sono fascisti convinti  usano il nome di questo ragazzo per gettare fango sui partigiani. E’ una storia che va’ avanti da quasi 70 anni e che nel tempo si e’ arricchita di particolari senza alcun fondamento, come spesso avviene quando le storie vengono tramandate a voce e da una parte sola. Raccontiamola allora questa storia, questa brutta storia, cosi’ come la raccontano i fascisti e quella parte del clero che col fascismo ando’ a braccetto. Una di quelle storie che tanto piacciono a G. Pansa, un giornalista che si e’ calato nei panni dello storico e che, per vendere i suoi libri, e’ protagonista di un revisionismo tanto pericoloso quanto inquietante. Raccontiamola tenendo sempre presente le connotazioni geografiche e storiche che, se non giustificano almeno ci possono far comprendere come mai certe cose possano accadere.

Siamo sulle colline tra le provincie di Reggio Emilia e Modena. E’ questo un territorio che forse piu’ di ogni altro e’  stato teatro della violenza nazifascista. Forse perche’ qui, a Montefiorino, e’ nata la prima Repubblica Partigiana.monchio di palagiano dopo la strage Qui, nella frazione di Monchio di Palagano, i nazifascisti hanno compiuto una strage di civili inerti, donne , vecchi e bambini e incendiato le case. Qui gli scontri tra partigiani e nazifascisti  sono stati piu’ cruenti che in qualsiasi altro posto. Se vi capitasse di passare per questi luoghi ora tanto tranquilli, vedreste ai bordi delle strade, davanti alle vecchie case in sasso quante sono le lapidi che ricordano i partigiani e i civili trucidati.

Sono i primi mesi del ’45 e la Guerra sta’ finendo, anche se non sembra. Gli americani sono fermi sotto la Linea Gotica ( quella linea difensiva creata dai tedeschi che va’ da Rimini a Lucca , che unisce l’Adriatico al Tirreno e che divide l’Italia in due) ma ancora non salgono. Tutti guardano ad est dove l’eroica Armata Rossa, dopo aver difeso il suolo sovietico dall’ invasione nazista, comincia pian piano una controffensiva che portera’ i sovietici sin dentro Berlino. Vi sono dappertutto compagnie di tedeschi che battono in ritirata e, adirati con chi prima e’ stato uno scomodo alleato ed ora e’ un nemico, sfogano il loro odio su incolpevoli civili. Vi sono repubblichini che, accorgendosi che ormai tutto e’ perduto, cercano con ogni mezzo di zittire coloro che li conoscono per cancellare il loro passato. Vi sono delinquenti comuni che, spacciandosi per partigiani, compiono saccheggi e ruberie : il pericolo e’ ovunque.

‘’ In quella parte di Emilia conosciuta come Il Triangolo della Morte, tra le provincie di Modena e Reggio Emilia, il 7 gennaio 1931 nasce da una modesta e devota famiglia di agricoltori Rolando Rivi. Sin da piccolo egli dimostra il suo amore per Cristo. Finite le elementari entra nel seminario di Marola, da cui poi dovra’ uscire per l’occupazione da parte dei tedeschi. Si prodiga quindi nell’ aiutare il nuovo parroco, Don Camellini nella gestione della locale parrocchia. Fa’ il chierichetto, insegna catechismo ai bambini e li aiuta nei compiti. Pur non avendone diritto, veste sempre con l’abito talare, che considera come la sua seconda pelle. Da qualche tempo opera in quei luoghi un gruppo di partigiani, il tristemente noto Battaglione Frittelli, al cui comando e’ il feroce Delciso Rioli. E’ formato da sanguinari tagliagole su cui per ogni componente del gruppo pende una taglia. Sono tutti comunisti invasati dalle teorie marxiste e nutrono un cieco odio verso gli uomini di Chiesa. Sono gia’ stati diversi i preti uccisi, come ad esempio Don Pessina nel reggiano e Don Tarozzi a Castelfranco di Modena. Rolando Rivi continua lo stesso ad uscire tranquillo e quando il suo parroco lo mette in guardia da quei banditi, egli risponde candidamente: ‘’ Io indosso la divisa di Gesu’ e questa mi proteggera’ sempre ‘’. Un giorno dal parroco arriva il padre del ragazzo. Rolando non e’ tornato a casa e quando e’ uscito a cercarlo ha trovato un biglietto con queste parole : ‘’ E’ VENUTO UN ATTIMO COI PARTIGIANI, NON CERCATELO ‘’. Don Camellini tranquillizza il pover’ uomo dicendogli che il ragazzo tornera’ sicuramente di li’ a poco. Passano altri 2 giorni e il padre ritorna ancor piu’ preoccupato di prima. Il ragazzo non ha ancora fatto rientro e sente che probabilmente e’ accaduto qualcosa di brutto. I due allora decidono di andare insieme a cercarlo. Arrivati al boschetto in cui Rolando e’ solito fermarsi a leggere i Testi Sacri, trovano un partigiano che sta’ pulendo una grossa pistola. Chiedono notizie del ragazzo e questi risponde freddamente : ‘’ L’ho ammazzato io: e’ sepolto la’ in fondo , sotto quelle foglie ‘’. I due uomini rimangono ammutoliti . Mentre il padre del ragazzo scoppia in lacrime, Don Camellini ha solo il fiato per domandare : ‘’ Ha sofferto molto ‘’ ? E quell’ uomo, indicando la pistola, con noncuranza risponde ‘’ No tranquillo, questa ti ammazza al primo colpo ‘’ . Il padre di Rolando e’ sconvolto e piange in disparte e il curato si avvicina al luogo della frugale sepoltura. Scosta le foglie e subito compare il corpo senza vita del ragazzo. Ha solo le mutande e da una parte c’e’ la veste talare arrotolata con cui i partigiani avevano giocato a palla nella piazza del Paese. E’ pieno di lividi su tutto il corpo, segni delle torture subite e probabilmente e’ stato anche abusato sessualmente. E’ stato costretto a sputare sul crocefisso con pugni e cinghiate.  Ha due fori di proiettile , uno alla tempia e uno al cuore. Il corpo del giovane viene prima sepolto nel cimitero locale a Monchio poi a fine conflitto la salma viene tumulata nel cimitero di S.Valentino di Castellarano, il paese natio . Sulla sua tomba inizia un pellegrinaggio di devoti. Dopo diversi miracoli avvenuti, il 26 giugno 1997 viene disposto che la salma riposi nella chiesa di S. Valentino. Si scopri’ piu’ tardi che ad ucciderlo fu il partigiano Giuseppe Corghi, nome di battaglia Natalino, un fanatico comunista che per quell’ atroce delitto venne condannato a 25 anni di prigione ma ne sconto’ appena  cinque  ed usci’  solo per amnistia. Piu’ volte le Diocesi reggiana e modenese hanno chiesto ai rispettivi Comuni di intitolare una via o una qualche struttura urbana a questo piccolo angelo, assassinato per la sola motivazione di vestirsi da prete ma questi, da sempre guidati da giunte di sinistra, non hanno mai preso in considerazione la cosa. Eppure a Modena esiste Via C. Marx, a Reggio Emilia Via Unione Sovietica e a Cavriago addirittura un busto di Lenin…. E’ questa l’idea di giustizia e di democrazia che hanno i rossi ? VERGOGNA !!

Questa narrazione, dipinta a tinte fosche, contiene illazioni e falsi storici. Innanzitutto gli episodi della tonaca usata come pallone, dello sputare sul crocefisso, delle torture e della violenza sessuale non trovarono mai nessun riscontro reale. Il famigerato Triangolo della Morte, identificato da Pansa come i territori compresi tra Reggio Emilia, Modena e Bologna e’ in realta’ una colossale esagerazione. Quella parte di territorio chiamata con questo nome e’ storicamente collocata tra il Paese di Castelfranco Emilia  e le due frazioni di Piumazzo e Rastellino. Riguardo ai cinque anni di galera fatti da Corghi, forse non tutti sanno che a fine conflitto nel Governo De Gasperi il Ministro della Giustizia era il Segretario del PCI Palmiro Togliatti. Come in tutte le guerre civili, le esecuzioni sommarie si susseguirono ancora per qualche tempo . Per iniziare un processo di pacificazione nazionale, Togliatti si prodigo’ affinche’ il Presidente della Repubblica E. De Nicola concedesse  una amnistia per tutti i reati di guerra compiuti sino al 1946, come avvenne. Questa amnistia provoco’ forti sollevazioni popolari, particolarmente in Piemonte. Si arrivo’ al paradosso che fascisti come due componenti della famigerata Banda Koch vennero rilasciati, cosi’ come il capo della squadraccia fascista che aveva ucciso in Francia Carlo Rosselli e partigiani che avevano giustiziato assassini fascisti dopo quella data furono arrestati e imprigionati come delinquenti comuni. Nel 1948, l’ allora sottosegretario G. Andreotti cancello’ i reati antecedenti al giugno 1948. Corghi venne arrestato il 28 giugno del ’47 per questo omicidio, che venne giudicato come un reato comune e quindi non soggetto ad amnistia. Il processo fu condotto da Magistrati che avevano ricoperto lo stesso ruolo anche sotto il Regime. I 5 anni scontati da Corghi in carcere furono durissimi, passati sopportando continue angherie e privazioni da parte dei suoi carcerieri, per la maggior parte ex repubblichini . Il PCI porto’ piu’ volte all’attenzione del Parlamento questo situazione ( famosa  un’ interrogazione alla Camera dell’ On. Pietro Secchia ) e finalmente nel ’53, sotto il Governo Pella, Corghi fu liberato e usci’ dal carcere  fortemente provato fisicamente. Poi diciamocelo francamente : se questo odio verso tutti gli uomini di Chiesa fosse stato cosi’ cieco come lo si racconta, quanti sarebbero stati i sacerdoti uccisi ? Se davvero i Partigiani fossero stati solo assassini di preti e banditi, come mai anche tanti uomini di Chiesa come ad esempio Don Elio Monari e Don Pasquino Borghi appoggiarono la Resistenza contro il nazifascismo e pagarono con la vita la loro scelta ? Ecco perche’ la teoria dei partigiani solo invasati ammazza-preti non regge.

Ecco la storia di Rolando Rivi, il giovane seminarista ucciso dai partigiani il 13 aprile 1945, cosi’ come la potrete leggere digitandone il nome su Google.

Esiste pero’ un’altra versione dei fatti, molto meno romanzata, raccontata da chi a quell’ episodio era presente ( e proprio per questo probabilmente il racconto e’ piu’ vicino alla realta’ ). E’ una versione dei fatti che l’ ANPI modenese non ha mai divulgato per non offendere la memoria di questo giovane e non provocare ulteriore dolore alla sua famiglia gia’ tanto provata da questo lutto. E’ una versione dei fatti di cui la Diocesi locale e’ perfettamente a conoscenza ma che, con secolare ipocrisia, finge di ignorare. Per la prima volta dopo quasi 70 anni, credo sia doveroso raccontarla pubblicamente.

Sulle colline tra Modena e Reggio Emilia, opera da alcuni mesi il Battaglione Frittelli. E’ formato da partigiani conosciuti e temuti per il loro coraggio che hanno compiuto imprese al limite. Tra loro c’e’ chi e’ partito volontario nel ‘ 35 per partecipare alla guerra civile spagnola e non torna

casa da dieci anni. Su ognuno di loro pende una taglia della Polizia fascista. Sono uomini che hanno perso parenti e amici per colpa del Regime, che hanno subito torture e violenze e quando trovano un repubblichino o un tedesco in fuga, non guardano tanto per il sottile e lo eliminano. Appena arrivati notano subito Rolando Rivi, quel buffo ragazzino che porta un vestito da prete troppo largo per lui. Forse ricorda loro i fratelli piu’ piccoli che non vedono da anni, magari quel figlio che hanno lasciato a casa e che ora dovrebbe avere circa la stessa eta’ e per queste ragioni se lo fanno amico. E’ un’ amicizia goliardica, come spesso avviene tra uomini fatti e mocciosi, con quegli sfotto’ tipici dei grandi verso i piccoli . Quando Rolando arriva nel boschetto dove e’ solito fermarsi, spesso lo chiamano con loro a mangiare un po’ di polenta o le castagne abbrustolite. Nei pomeriggi, quando non e’ impegnato, il ragazzo e’ in mezzo a loro e ne ascolta i discorsi. Un giorno viene deciso di compiere un sabotaggio all’ ufficio anagrafe del Municipio di Monchio per distruggere le liste di leva. E’ un’ operazione senza particolari rischi  poiche’ non vi e’ sorveglianza. Basta entrare di notte da una finestra al 1° piano, versare una tanica di benzina e appiccare il  fuoco. Basta un solo uomo per questa operazione. Due giorni dopo uno dei partigiani parte per il sabotaggio e quando arriva in piena notte a Monchio  trova ad attenderlo una pattuglia di repubblichini che lo arresta e lo porta in Accademia per essere interrogato. I partigiani imprecano contro la malasorte che proprio quella sera ha fatto passare una pattuglia da quelle parti. Passa un mese e i partigiani vengono a conoscenza che di li’ a pochi giorni un convoglio di armi e munizioni passera’ da quelle parti e avra’ poca scorta per non dare nell’ occhio. Viene predisposto un piano di azione, con un attacco ai lati del convoglio proprio in mezzo a quella curva in salita che rende l’incedere dei camion piu’ lento. E’ per puro caso che mentre i partigiani sono appostati, qualcuno noti a qualche kilometro di distanza due autoblindo con cannoncini e tre camion pieni di nazisti. L’imboscata salta e i partigiani riescono miracolosamente a non avere perdite ma mentre  tornano al campo tutti hanno una certezza e una domanda in mente : qualcuno ha tradito, ma chi ? Alla sera, ognuno guarda con sospetto il compagno di fronte : possibile che sia proprio lui il traditore ? Quello con cui si e’ combattuto fianco a fianco ? Poi a qualcuno viene in mente che ad ogni discussione sui piani di azione era sempre presente Rolando Rivi. E’ solo un sospetto pero’ e, per appurarne la veridicita’ si pensa di tendere al giovane un tranello. Un giorno che Rolando e’ in mezzo a loro, si comincia a parlare della sepoltura fatta qualche mese prima di un grosso quantitativo di armi leggere. Si ricorda il posto, in una radura li’ vicino, a pochi passi da una secolare quercia. Naturalmente la cosa e’ puramente inventata ma di li’ a due giorni una compagnia di fascisti armata di pale, vanghe e picconi sale dritta nel posto indicato per scavare inutilmente sino a sera. E’ la prova certa che il delatore e’ stato Rolando Rivi. Magari non lo avra’ detto direttamente ai fascisti  e forse si sara’ confidato solo con qualche altro uomo di chiesa ma questo non toglie nulla alla gravita’ dei fatti. La rabbia dei partigiani e’ al massimo, forse ancor piu’ per la fiducia tradita che per la delazione e si decide di dare a Rolando una lezione che non dimentichera’ facilmente.

Quando il ragazzo sale al boschetto, gli dicono di seguirli in una porcilaia abbandonata e qui sfogano la loro rabbia su di lui. Volano sberle, calci e cinghiate e nessuno si fa’ impietosire dalle sue grida. La cosa va’ avanti sino a sera: poi anche il furore cieco  si spegne e si comincia a domandarsi sul da fare. Lasciarlo andare non e’ possibile in quanto il seminarista avrebbe certo informato dell’ accaduto e i fascisti sarebbero saliti a colpo sicuro verso il nascondiglio dei partigiani. Potrebbe essere tenuto prigioniero ma per quanto tempo ? Nessuno sa che la guerra finira’ di li’ a poco. Se non fosse per la giovane eta’, lo si sarebbe eliminato senza tanti scrupoli. La scelta da prendere viene messa ai voti e la maggioranza decide che Rolando venga giustiziato come ogni altro delatore. A chi fa’ presente che a 14 anni sei ancora un bambino, si ricorda di quanti siano i bambini, anche piu’ piccoli di Rolando che, pur sapendo che nelle loro case sono nascosti militari alleati e armi, tengono la cosa segreta e non ne parlano mai , ne’ in casa ne’ in pubblico. Probabilmente se si fosse atteso qualche giorno, se si fosse ragionato a mente fredda e con piu’ calma, le decisioni da prendere sarebbero state diverse ma cosi’ purtroppo non fu. La sentenza venne  eseguita il 13 aprile 1945 e se ne assunse la responsabilita’ il partigiano Giuseppe Corghi, nome di battaglia Natalino …. E qui, se permettete, vorrei fermarmi un attimo, non tanto perche’ io Giuseppe Corghi l’ho conosciuto personalmente quanto per sottolineare queste parole : ‘’ SE NE ASSUNSE LA RESPONSABILITA’ ‘’ !!

Viviamo in un’ epoca di pace e prosperita’ ( paragonate a quei tempi ) ma piena di persone che hanno dimenticato parole come etica, moralita’ ed onore. Gente che viene trovata con le mani nel sacco e che parla di ‘’accadimenti a mia insaputa ‘’ e di ‘’ Magistratura politicizzata ‘’ . Non sapremo mai se Corghi fu l’esecutore materiale della sentenza ma se lo fu ( e la cosa non e’ certa ) mise in pratica una decisione  collegialmente presa dal gruppo ma ne  pago’ personalmente le conseguenze per tutta la vita in quanto la nomea di assassino di preti lo accompagno’ per sempre.corghi

Riposa in pace Rolando Rivi, accanto a quel Dio che tanto amavi e che quel giorno, per un motivo a noi sconosciuto, ti volle con se’. Siamo sicuri che questa beatificazione ti avrebbe certo fatto piacere. Se avessi avuto altri precettori che ti avessero insegnato quanto in quei momenti fosse importante il silenzio, se quei tempi non fossero stati cosi’ terribili, probabilmente saresti ancora con noi . La mano che ti uccise non fu certo piu’ colpevole di chi quella situazione di guerra civile la volle e la fomento’. Riposa in pace Rolando Rivi : che il tuo nome non venga mai piu’ usato per infangare la Resistenza e i Partigiani ma che la tua triste storia venga ricordata per condannare la guerra, qualsiasi guerra, che porta dietro se’ solo morte e sofferenze .

tomba rolando rivi

A tutti un buon 25 aprile

Gianluca Bellentani

2 risposte a “Rolando Rivi, vittima della follia della guerra civile.”

  1. ho visto la foto della tomba di Corghi: sapete dirmi in che anno è morto (non si vede) e dov’è sepolto? grazie

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    1. Data morte 1992….Sepolto nel cimitero di Portile ( MO )..

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