Per andare avanti ci vuole verità


larte-di-dimenticareAnita Nair – L’arte di dimenticare – 369 pagine Guanda

Spesso si sente parlare di quanto dobbiamo lasciarci il passato alle spalle, lasciarlo andare appunto, per poter procedere con la nostra vita. Ma non possiamo lasciar andare ciò che è stato se non lo conosciamo a fondo e per questo, è necessario che emerga la verità sull’accaduto. In questo libro, Anita Nair, scrittrice indiana intreccia due storie, quella di Mira, casalinga scrittrice di libri rivolti alle mogli di dirigenti e quella di Jak, professore universitario e padre, soprattutto padre. Mira è stata abbandonata dal marito e, in un pomeriggio afoso, si trova a chiedersi cosa sia successo alla sua vita che credeva perfetta, mentre Jak è alle prese con una figlia resa completamente inabile da un incidente che si rivelerà in realtà un delitto. Il loro incontro, il loro affrontare gli eventi e indagare per scoprire la verità, li aiuterà a trovarsi liberi dal proprio passato e pronti a ricominciare.
La storia si svolge a Bangalore (città dove la stessa scrittrice vive) e mette l’accento sul senso di colpa, sullo stridere di un paese, sottofondo del romanzo, che ci fa cogliere il peso delle tradizioni e la complessità di un presente gravido di nuove prospettive. L’India è sicuramente un paese moderno, ormai evoluto, eppure la tradizione ancora pesa, soprattutto se parliamo della condizione di vita delle donne.
Anita Nair parla in fondo della società più alta, nella divisione di casta tipicamente indiana che ritroviamo negli scorci dei piccoli paesi narrati, il romanzo apre il sipario su un festa di dirigenti. E la protagonsita spesso si paragona ad Era, moglie sottomessa del traditore Zeus.
Essere abbandonata la obbligherà a trovare un lavoro per mantenere i suoi figli, sua madre e sua nonna. Sarà cruciale l’incontro con Jak con il quale si unirà ma con una riserva, quella di rimanere indipendente da lui, soprattutto a livello psicologico, per non subire la tentazione di trasformarsi nuovamente in Era, una donna dipendente dagli uomini e dalla loro idea. E’ come se la scrittrice indiana esortasse tutte le donne ad amarsi, a capire che hanno le risorse per vivere al meglio e prendersi cura della loro stessa famiglia, senza nessun bisogno di un uomo. Ad uscire da quel tunnel di schivitù che è prima di tutto psichica e poi fisica. Solo con questa indipendenza, che non è semplice svincolo economico, ma che si caratterizza come un’autonomia anche emotiva, si può arrivare ad amare nuovamente. Mira si scoprirà una donna nuova appunto e aiuterà Jak a trovare la verità su quanto accaduto alla figlia, vittima di un maschilismo che fa parte della tradizione, molto radicata nei paesi più piccoli dell’India. La figlia di Jack scoprirà un traffico losco e per questo sarà picchiata da tre uomini e rimarrà inchiodata in un letto per sempre mentre Jak capirà che nulla poteva fare per la sua incolumità. Anche lui vivendo questa vicenda si sentirà rinnovato e pronto ad amare nuovamente. Ma, per quanto la vita sia dura e l’amore ci dia la forza per continuare il nostro percorso, Anita Nair ci sollecita a non confondere quell’energia vitale con una dipendenza che non ci aiuta affatto, ma che piuttosto limita i nostri movimenti. Affinchè il nostro agire rimanga sempre vitale.

Bianca Folino

 

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