Pubblicato in: berlusconeide, diritti, pd, politica

GRAZIE, NO. No al monopolio delle istituzioni


Berlusconi-renzi1 “Piaccia o meno a quelli che vogliono frenare, noi porteremo a casa il risultato. Faremo le riforme perché è giusto che l’Italia torni ad essere leader: non lasceremo l’Italia a chi dice solo “no”. Le parole di Renzi mettono il sigillo sul percorso di riforma della Carta Fondamentale nel quale il segretario del PD ha investito gran parte della sua leadership: il “patto del Nazareno” sembra destinato a reggere, un Berlusconi politicamente esangue e assediato da conti in rosso, aziende da salvare, servizi sociali da scontare e nuove condanne da schivare non può permettersi di abdicare dal ruolo di padre costituente che il Presidente del Consiglio gli ha inaspettatamente riconosciuto. Sì, il “patto del Nazareno” è destinato a reggere: alla faccia di gufi, rosiconi, frenatori e sabotatori vari ed eventuali. Alla faccia di chi sa solo dire “no”.
Epigono conclamato dei fautori di quel leaderismo plebiscitario che ha scandito il declino della Seconda Repubblica, il giovane premier affronta a petto in fuori dubbi, quesiti, giornalisti ed oppositori interni: trasformando la discussione politica in un continuo referendum sulla sua persona, rinnovando la visione di un Paese diviso tra guelfi e ghibellini, o meglio – secondo i neologismi propri del vangelo secondo Matteo – tra innovatori e frenatori. O con il rinnovamento, o con i sabotatori; o con Renzi, o rosicone.
Eppure, anche dinanzi alla manifestazione di muscoli che quotidianamente si dipana tra Palazzo Chigi e Ponte Assieve, c’è ancora qualcuno che proprio non vuole rinunciare alla fastidiosa abitudine di porre domande, di interrogarsi sulle ragioni ispiratrici di una riforma destinata (nei fatti) a sconvolgere gli equilibri dell’ordinamento democratico, di determinare l’incidenza che questa riforma potrà assumere sul nostro sistema costituzionale. E di opporre, se del caso, agli aut-aut del Presidente del Consiglio una risposta tanto semplice quanto potenzialmente eversiva, alla luce del clima politico generale: grazie, no.
Sono tanti, i nemici nel mirino del premier: non tutti espressione dei “poteri forti” che lucrano sulla conservazione di privilegi e rendite di posizione; non tutti guelfi decisi a sabotare il percorso intrapreso dai ghibellini del cambiamento; non tutti rosiconi di professione che si ostinano a non voler cambiare verso.
Ci sono i tanti democratici autentici che, dopo essersi mobilitati per anni a difesa delle istituzioni di garanzia messe sotto attacco dallo strapotere berlusconiano, non sono disposti ad accettare il perpetrarsi della logica dell’Uomo solo al comando; ci sono gli ultimi esponenti di una sinistra orgogliosa della propria identità e del proprio sistema di valori, che non vogliono barattare le conquiste ottenute in mezzo secolo di battaglie civili con uno strapuntino sul carro del vincitore; e ci sono soprattutto coloro i quali, dopo avere ribadito nel referendum del 2006 l’attualità dell’impianto della Carta Fondamentale, non possono assecondarne passivamente lo stravolgimento.
Frenatori, rosiconi, gufi: le invettive di Renzi sono destinate a scivolare via, come pioggia sull’asfalto. Ad un patto costituente che di fatto assicura la sopravvivenza (forse, prima personale che politica) al Cavaliere decaduto; all’ipotesi di un Senato ridotto alla pletorica funzione di tribuna di rappresentanti delle varie realtà locali; alla prospettiva di un sistema che – tra premi di maggioranza, liste bloccate, fiducia monocamerale, potere del premier di nomina e revoca dei ministri – in pratica consegna al leader del partito di maggioranza il monopolio esclusivo delle istituzioni si può opporre soltanto quella semplice risposta, in controtendenza rispetto al verso che cambia: grazie, no.

FONTI

http://www.libertaegiustizia.it/2014/07/14/no-al-monopolio-delle-istituzioni/

http://carlodore.blogspot.it/2014/07/grazie-no.html

Pubblicato in: MEDIA, politica

Breaking Beppe. La «guerra civile simulata» del Movimento 5 Stelle


Breaking_BeppeUna segnalazione doverosa. La quarta edizione del libro di Giuliano Santoro Un Grillo qualunque esce ampliata, con un importante aggiornamento al post-Europee2014 e ulteriori precisazioni teoriche. Tanto che diventa un nuovo libro, un’opera diversa, da qui il nuovo titolo: Breaking Beppe.

«La guerra civile simulata è il conflitto che viene solo agitato, che chiede di essere delegato e che non comporta alcuna responsabilità.Matteo Renzi tiene la sua orazione in Parlamento con lo sguardo alla telecamera, rivolgendosi a «chi ci guarda da casa». L’opposizione segue la stessa logica: gli assalti ai banchi del governo hanno l’obiettivo di occupare lo spazio mediatico ed emotivo che in altri Paesi hanno le mobilitazioni di piazza. I combattenti digitali della “guerra civile simulata” temono le strade, che hanno smesso di essere il luogo dell’incontro e dello scontro e si limitano al più a ospitare i comizi del Capo o le rappresentazioni itineranti dei suoi adepti. Per questo i consiglieri grillini romani, un mese prima delle elezioni, votano a maggioranza assieme alle Destre e al Pd una mozione che chiede di spostare i cortei in periferia, dove arrechino meno disturbo possibile. Il Popolo vuole applaudire, fotografare col telefonino e condividere i selfie. Vuole far sapere di esserci. Allo stesso modo, i tossici digitali che paiono usciti da un ritratto cyberpunk seguono i talk-show nella speranza che il loro beniamino politico “distrugga”, “faccia a pezzi” o “sbugiardi” l’avversario di turno (locuzioni frequenti nel fervore da tastiera dei commenti online: la tv diventa social, la Rete serve a diffondere viralmente la televisione). Gli spettatori connessi sono alla ricerca di una dose istantanea di dopamina digitale che sublimi il loro essere impotenti.»

FONTE  http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=17789

Pubblicato in: pd, politica, satira

Le Renziforme


breakingprimarie-2Di Gemma Gemson

Mentre il prode Telematteo parla con veemenza alla procia Merkel, l’Italia accoglie con gaudio e tripudio le riforme che Berlusconi il governo farà nei prossimi mesi del prossimo governo:

  • Canonizzazione asap di Maria Elena Boschi Serbelloni Mazzanti Viendalmare.
  • Per massimizzare il rendimento degli edifici, le scuole di ogni ordine e grado resteranno aperte 24 ore su 24: il giovedì sera Revival, il venerdì Latinoamericano, il sabato House/commerciale.
  • Il Senato sarà composto da 10 sindaci eletti da 10 presidenti di regione eletti dalla società civile che al mercato mio padre comprò, 10 ex concorrenti del Grande Fratello (tranne Rocco Casalino), più quelli che fanno sempre 1 al Superenalotto, a rotazione. Il compito del nuovo organo così composto sarà di taroccare il televoto nelle trasmissioni della De Filippi.
  • Tutti i lavoratori dovranno dare prova di flessibilità perdendo il lavoro prima della scadenza del contratto a tempo determinato.
  • Tutti i prodotti agricoli di alta qualità potranno essere commercializzati solo da Oscar Farinetti nei locali sciccosi di Oscar Farinetti.
  • Per mantenere gli 80 euro in più in busta paga diventerà obbligatorio usarli per fare la spesa. Verranno perciò elargiti in buoni COOP. In regalo Pina Picierno che spunta le cose dalla lista e spinge il carrello.
  • Non si pagherà più il bollo sul passaporto, ma quando si viaggerà all’estero sarà obbligatorio portarsi Gianni Pittella come interprete.
  • Le pretese della lobbighei che fanno piangere Gesù verranno momentaneamente congelate sotto azoto liquido e lanciate su Marte dall’ESA entro il 2015.
  • Chi si ammala sul posto di lavoro dovrà mostrare spirito di sacrificio e dedizione al Paese morendo subito.
  • Si dovrà rivedere la legge Fini-Giovanardi. La riscriveranno Giulia Innocenzi e Fedez. È il massimo che riusciamo a permetterci.
  • A Laura Boldrini verrà fornito un tablet per navigare su Internet programmato in modo da poter visualizzare solo i video dei gatti. A noi poveri stronzi come home di Chrome verrà invece impostata la pagina facebook di Mario Adinolfi.
  • Marianna Madia potrà aggiungere alla sua pagina di Wikipedia (visto che l’ha scambiata per il suo curriculum vitae) la frase “faccio cose e vedo gente”.
  • Il Mo.S.E. verrà collegato direttamente alla TAV che sarà collegata a F.I.Co. passando per la villa di Galan sui colli euganei.
  • La politica energetica e dei rifiuti verrà completamente centralizzata in modo da eliminare quei fastidiosissimi sindaci e cittadini che hanno le case proprio dove vanno messe le centrali a misto greggio e carbone del Sulcis non trattato.
  • Il numero dei deputati potrebbe essere ridotto al solo PD di comprovata fede renziana. Ciwati dovrà continuare a scrivere ogni giorno sul suo blog quanto gli fa cagare il partito di cui ha la tessera, in modo da non creare troppa confusione nell’elettorato.
  • Per mostrare all’Europa che deve prendersi le proprie responsabilità sui migranti che arrivano sulle nostre sacre coste, verrà scavato un canale che unirà il Mar Ligure al Baltico. Dai migranti stessi. Pena il rimpatrio su un pullman guidato da Borghezio.
  • I servizi fotografici del Duca Conte Matteo Renzi su Vanity Fair fanno impazzire le ragazzine e le loro mamme, come neanche i Uan Direcscion. Le sue idee sono sempre tutte all’avanguardia e fanno avanzare un sacco il Paese in tutte le direzioni. Qualsiasi manovra liberista deve essere interpretata come “dinamismo”. Qualsiasi manovra democristiana deve essere interpretata come “difesa del brand Italia”. Per qualsiasi altra manovra che non ricada nelle due categorie citate, si potranno utilizzare le espressioni “com’è bravo il premier”, “com’è giovane il premier”, “siamo fiduciosi”, “come sono democratici nel partito democratico”, “com’è bella la Boschi siete solo invidiose”, “il premier è infallibile per definizione” e “ma allora sei grillino?”

 

FONTE  http://www.mentecritica.net/le-renziforme/vetrina-mc/gemma-gemson/45493/

Pubblicato in: elezioni europee, pd, politica

MATTEO chi?


renzi-evoluzione-638x425Matteo Renzi ai primi di Gennaio aveva esclamato «Fassina chi?», rispondendo in modo provocatorio all’allora viceministro dell’economia del governo Letta; di fronte alla vittoria di Renzi alle primarie del Pd, Fassina aveva dichiarato che l’esecutivo non era più in linea con la leadership di partito. Seguirono le dimissioni di Fassina e non passò molto che lo stesso Letta dovette levare le tende, così da consacrare il suo segretario politico a Capo del governo (22 Febbraio). Tutto accadde con il beneplacito di Napolitano. Renzi, che aveva in precedenza e più volte affermato di volere il voto del popolo e che mai sarebbe andato al governo in caso contrario, si ritrovò, guarda un po’, proprio a detenere il massimo potere senza l’ombra d’un consenso ratificato dalle urne. «Su Matteo Renzi ho sbagliato, è l’uomo giusto al momento giusto», asseriva Fassina a fine Maggio. Uomo dai forti ideali.

Le elezioni europee sono state un banco di prova per il giovane Premier (39 anni), che con la percentuale bulgara di voti ricevuti dal Pd ha consolidato la sua posizione. Ai Parioli, Roma, quartiere storicamente di destra, il Pd ha riscosso il 48% di voti, ben cinque punti sopra la media romana presa dal carrozzone centro-sinistrorso d’ispirazione democratico-cattolica e stranamente anche oligarghico-massonica. Non è che ai Parioli d’improvviso siano tutti divenuti comunisti, è Renzi a non essere mai stato di sinistra. Ma nemmeno di destra. Né di centro, nel senso di luogo teoretico che respinge gli estremi radicalismi. Insomma, chi è Renzi? Vogliamo rispondere alla domanda: «Matteo chi?»; si può tracciare, come per gli alimenti, un filo che ci dica qualcosa di più su un attore della politica che in brevissimo tempo è diventato Presidente del Consiglio? Da dove viene? Chi lo sostiene? Dove vuole andare?

La giornalista e saggista torinese Enrica Perucchietti ha pubblicato Il lato B. di Matteo Renzi per Arianna Editrice, la prima biografia non autorizzata del Premier. Andato in stampa a Maggio poco prima delle elezioni europee ma distribuito appena dopo, si tratta d’un libello che si legge agevolmente. La Perucchietti, che ha alle spalle una produzione non da poco (tra i tanti titoli: Governo Globale, 2013, e La fabbrica della manipolazione, 2014, scritti con Gianluca Marletta sempre pei tipi di Arianna), inserisce nel suo lavoro documenti, aneddoti, interviste e retroscena che possono aiutarci a rispondere alle domande che ci siamo posti poco fa.

Per capire qualcosa di una persona aiuta seguire la via del sangue e quella dei soldi. Il padre: Tiziano, storia democristiana alle spalle, «controlla dagli anni ’90 la distribuzione di giornali e di pubblicità in Toscana», vale a dire«controllo di Tv, radio, giornali locali, magazine di settore ma, soprattutto, contatti con la concessionaria di pubblicità Publitalia, la concessionaria del gruppo Mediaset: e qua si torna a Berlusconi». Renzi nasce nel ’75 a Firenze e nel 1994 entra in politica; nel 2003 è segretario provinciale della Margherita, nel 2004 (29 anni) viene eletto Presidente della Provincia e nel 2009 diventa Sindaco del capoluogo toscano battendo il candidato del centrodestra, l’ex portiere della nazionale Giovanni Galli. Galli era l’uomo voluto da Verdini (ergo: Berlusconi) sulla piazza di Firenze, un “candidato a perdere” messo lì per aprire la strada a Renzi. Gli opposti si attraggono. La cena ad Arcore è un altro tassello di una storia di amicizia che, tralasciando alcuni reciproci strali per salvare le apparenze, Renzi e Berlusconi sembrano portare avanti da anni. Giorgio Gori, già direttore di Canale 5, indicato da molti come l’ideatore delle cento proposte programmatiche della Leopolda e che «contribuirà a costruire il progetto del Pd», è un ulteriore indizio. Il più chiacchierato è forse il “Patto del Nazareno”, cioè l’incontro tra Renzi e Berlusconi del 18 Gennaio di quest’anno avvenuto nella sede del Partito Democratico per discutere della legge elettorale, l’Italicum. Non basta, però, il legame con Berlusconi per rispondere in maniera adeguata alla domanda “Matteo chi?”. Tocca seguire la via dei soldi tra finanziatori e banchieri. Tra i finanziatori troviamo al primo posto Davide Serra, laurea cum laude alla Bocconi (ma tutti da lì provengono? Viene in mente un nome a caso: Monti), cofondatore e amministratore delegato del fondo speculativo Algebris, in contatto con Profumo e Passera. Si tratta della persona che organizzò la famosa cena per le primarie 2012 di Renzi, quello con il conto alle Cayman. Di eminenze grigie ce ne sono parecchie attorno al Premier, basti qui citare Carrai e Bianchi che si sono occupati di fund raising (trovare fondi) attraverso varie fondazioni (Big Bang, Open e, prima, Festina Lente e Link). Tutti i soci di questi apparati, come ben documenta la Perucchietti, sono stati premiati, «hanno avuto una sedia da nominato, eletto o assunto».

La continuità coi governi precedenti è palese se si pensa ai banchieri che si sono succeduti al vertice del dicastero dell’economia: Monti, che fu membro della Banca Commerciale Italiana e legato alla Goldman Sachs, Saccomanni (governo Letta) con incarichi al Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e direttore generale di Bankitalia dal 2006 al 2013, e infine l’attuale ministro Padoan già consulente presso la Banca Mondiale e la Bce, nonché direttore esecutivo per l’Italia del Fmi, vicesegretario generale e capo economista dell’Ocse. I datori di lavoro di queste persone, realmente, chi sono? Non gli italiani, ma organismi che dicono loro cosa fare in Italia!

Renzi il rottamatore? Non sembra, considerando che «metà dei ministri del governo Renzi erano già presenti nel governo Letta», e che su trentacinque sottosegretari «ben diciotto confermati dal precedente governo». Renzi non è né di destra né di sinistra, è semplicemente per un mondialismo a trazione finanziaria e si configura come un prosecutore delle politiche di austerity. Il popolo, però, alle europee si è lasciato incantare. Ogni giorno Renzi fa nuove promesse che non mantiene, ma il popolo se le scorda. Ottanta euro, che in tanti casi sono anche meno, e il popolo gongola, cieco di fronte all’aumento di tutte le altre tasse, come la Tasi, stangata micidiale. Svende le aziende pubbliche (RaiWay che distribuisce il segnale televisivo, ma non sfuggiranno Eni, Enel, ecc). Non parla dei contratti collettivi bloccati da anni ma nessuno se ne duole. La gente muore di fame ma, evidentemente, muore contenta e allora si merita i capi che ha. Lo stato sociale è in fin di vita, la Nazione agonizza. Licio Gelli nel 2003 dichiarò con orgoglio che i 53 punti della famigerata P2 si stavano realizzando. Era forse un veggente? Giovani italiani, ma davvero un domani vorrete vivere in un mondo gestito da poche famiglie senza più nulla di pubblico che sia anche vostro? Volete l’estinzione della Res Publica? Via il Senato e chissà, perché non la Camera, mai più un lavoro sicuro, la libertà?

Mauro Scacchi

FONTE http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=48857