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Deflazione: cos’è e come difendersi


BCE

In questi giorni mi è capitato di ascoltare persone rimaste alquanto spaesate di fronte al termine deflazione. Alcuni si chiedono come mai un calo generale dei prezzi debba essere considerato negativo quando sono anni che ci si lamenta di come questi siano eccessivamente elevati. Purtroppo questa non va confusa con la disinflazione (rallentamento dell’inflazione o leggero calo), si tratta, infatti, di un fenomeno economico, forse, ancor più grave dell’aumento dell’inflazione stessa, in quanto conseguenza della recessione dalla quale non riusciamo ad uscire.

Le cause della deflazione nel nostro Paese sono dovute ai mancati interventi in materia di politica economica, in particolare per l’occupazione,  che hanno generato ulteriore impoverimento dei consumatori con conseguente diminuzione della domanda aggregata.  Di fronte ad un calo dei consumi (http://www.istat.it/it/archivio/consumi) le imprese sono costrette a diminuire i prezzi dei loro beni con conseguente calo dei ricavi. Per fronteggiare tale calo, e lasciare invariato il più possibile il margine di profitto, la soluzione ottimale è quella di diminuire i costi ed essendo più complicato intervenire sui costi delle materie prime si opta per la via più “semplice”, ossia il licenziamento della manodopera. Tutto ciò innesca la spirale negativa della deflazione: minori consumi, prezzi più bassi, minor manodopera (occupazione) e di nuovo si ricomincia.

Come agire? Innanzitutto si sarebbe dovuto intervenire incentivando, attraverso sgravi fiscali, le imprese affinché assumessero personale (e non l’inutile mancia elettorale di 80€). Un piccolo aumento dell’occupazione avrebbe favorito anche un conseguente aumento dei consumi e della produzione, innescando così una spirale positiva. Più in generale una diminuzione delle imposte avrebbe favorito i consumi, un miglioramento dell’accesso al credito avrebbe aiutato le imprese, per non parlare di un intervento di spesa pubblica efficiente ed efficace che avrebbe dato il via al motore dell’economia italiana. Sono, questi, interventi che ancora si possono fare, ma ci deve essere celerità nell’azione di governo perché come al solito, durante i fenomeni che portano l’economia in negativo, prima di tutto ci rimetteranno le classi meno agiate come i piccoli imprenditori che non sono in grado di fronteggiare con mezzi efficaci le rapide fluttuazioni del mercato, questo favorirebbe, inevitabilmente, l’impoverimento nonché la distruzione della base su cui poggia l’economia italiana.

Andrea F.