Pubblicato in: arte, CRONACA

Le bellezze vanno curate, mostrate e protette


guercino rubatoIn piena notte di una domenica di agosto 2014, accade nella mia Modena un fatto tanto eclatante quanto sconcertante. Dalla chiesa di S. Vincenzo scompare una tela del Guercino, raffigurante la Vergine con i Santi Giovanni Battista e Gregorio Taumaturgo, dal valore stimato di 6 milioni di euro. Non e’ la prima volta che la citta’ viene depredata di uno dei suoi tanti capolavori. Accadde anche negli anni ’90, quando la banda di Felice Maniero penetro’ armi in pugno nel Palazzo dei Musei rubando alcuni capolavori , tra cui il quadro simbolo di Modena: il ritratto di Francesco I del Velasquez. Tutte le opere furono poi fatte ritrovare da Maniero e scambiate con un trattamento meno duro in carcere. Questa volta pero’, sia il quadro che le modalita’ di trafugamento, presentano diverse anomalie. Innanzitutto si tratta di un’ opera che solo pochi appassionati hanno visto. La Chiesa di S.Vincenzo, considerata il Pantheon degli Estensi in quanto contenente diverse tombe di questa dinastia, e’ aperta solo la domenica mattina per le funzioni religiose. L’opera era appena tornata da una esposizione a Torino presso la Venaria Reale. Probabilmente sono state piu’ le persone che l’hanno ammirata alla Venaria che nella sua vera sede. Anche le modalita’ del trafugamento sono strane. La chiesa non e’ isolata, anzi…si trova in Corso Canalgrande, la via piu’ famosa di Modena, in pieno centro e di fianco al tribunale. Il quadro e’ di dimensioni notevoli, circa 3 metri e per portarlo via pare si sia usato un furgone. Sarebbe dovuto essere sorvegliato questo capolavoro ? Magari con una video-sorveglianza ? Certamente, il sistema di video-sorveglianza c’era, pagato dalla fondazione Cassa di Risparmio ma il parroco della chiesa ha risposto alle forze dell’ordine che l’allarme non era attivato in quanto costava troppo. E’ quindi bastato che qualcuno abbia assistito alla Messa domenicale, poi si sia nascosto nella chiesa e abbia aperto le porte dall’interno in nottata. Sicuramente si tratta di un furto su commissione : il quadro e’ catalogato e nessuno potrebbe ne’ comprarlo ne’ rivenderlo per non incorrere nelle giuste sanzioni  penali. Il critico d’arte Vittorio Sgarbi urla ( per una volta giustamente ) tutta la sua indignazione per questo trafugamento e accusa tutti di negligenza . Comincia quindi il solito italico gioco dello scaricabarile. Il parroco parla di un esborso troppo oneroso per il funzionamento del circuito di video-sorveglianza. La fondazione ricorda al parroco che e’ gia’ abbastanza che essa si sia fatta carico dell’installazione e che le spese del funzionamento sono della chiesa. Ancor piu’ disarmante sono le parole della Curia, che parla di preti che devono fare i preti e non i guardiani. Sempre Vittorio Sgarbi, incaricato da Maroni di scegliere delle opere da poter esporre all’ Expo di Milano, si vede rifiutare questa richiesta, a tutte le latitudini. Il Museo di Riace in Calabria dice no al trasferimento dei Bronzi, cosi’ come dice Firenze alla richiesta della Venere di Botticelli e Cremona per l’ Ortolano dell’ Arcimboldo. Nel Paese inizia una diatriba su quello che debba essere il significato del nostro patrimonio di opere d’arte. Ognuno porta le sue ragioni , a volte prettamente campanilistiche e a volte solo di carattere economico. Credo comunque che tutti ci dobbiamo porre una serie di domande e cercare le risposte. E’ giusto che un capolavoro come quello del Guercino possa essere visibile una sola mattina alla settimana ? E’ possibile che tante chiese a volte sperdute e senza controlli ospitino opere di immenso valore non solo artistico ma anche economico ? E’ normale che un capolavoro come la Venaria Reale di Torino, che possiede kilometri di spazi espositivi, sia quasi vuota e debba ospitare solo mostre di opere prestate da altri musei ? E’ normale che tanti musei e gallerie siano chiusi o aprano solo in certi periodi per mancanza di fondi ? E’ possibile che nei vari sotterranei di questi musei vi siano opere importanti che vengono mostrate solo raramente e che a volte non sono neppure censite ? E’ meglio farle ‘’ girare ‘’ per le varie mostre queste opere oppure devono essere custodite gelosamente da chi le possiede e non debbano essere spostate per nessun motivo ? Come gia’ detto, ognuno di noi pone le proprie ragioni, che sono sicuramente rispettabilissime e spesso giuste. Una cosa su cui tutti dobbiamo pero’ concordare e’ il fatto che l’arte, cosi’ come la natura , il paesaggio e tutto cio’ che va sotto il nome di BELLEZZA debba essere salvaguardato, mostrato e tutelato. Quanti sono i capolavori che il mondo ci invidia che giacciono in uno stato se non di abbandono, almeno di incuria ? Sono non solo la nostra storia ma una ricchezza che dobbiamo preservare per le generazioni future e che dobbiamo mostrare e far conoscere, non solo per dare una bella immagine dell’ Italia ( e ce ne sarebbe davvero bisogno di questi tempi ) ma soprattutto perche’ la bellezza e’ un patrimonio di tutti.  Non vi sono le risorse per questa tutela ? Che vengano incentivati gli interventi dei privati, cosi’ come e’ stato fatto per il Colosseo. Non e’ possibile avere certi spazi espositivi ? Che certe opere considerate ‘’ minori ‘’ vengano prestate gratuitamente a chi ha spazi espositivi vuoti e puo’ spendere per la sorveglianza. Riguardo al prestito fuori confine di certe opere d’arte, credo che invece vada fatto un discorso a parte. Sicuramente certe opere pittoriche e anche statue, magari di grandi dimensioni e a volte fragili, non possono essere trasportate e fatte girare come pacchi postali. E’ vero che tanti luoghi devono la propria notorieta’ a questa o quell’ opera ma trovo francamente illogico che, come ha detto qualcuno, per vedere certi capolavori la gente debba spostarsi per tutto il globo. Il patrimonio culturale e’ di tutti, indipendentemente dalla singola condizione economica. Questo nostro patrimonio, questo tesoro su cui sediamo e che trascuriamo, deve essere tutelato, mostrato e valorizzato, per far conoscere al mondo una parte della bellezza del nostro Paese, troppe volte svilita e dimenticata.

Gianluca Bellentani