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Il vigile che si ribella agli sfratti


44di Fabio Sebastiani

Spagna, è un vigile del fuoco l’eroe della lotta contro gli sfratti. Il suo nome Roberto Rivas a molti, soprattutto in Italia, non dirà nulla. Ma lui, che di mestiere fa il vigile del fuoco è diventato un simbolo della lotta agli sfratti nel suo paese, la Spagna.

Più di un anno fa, precisamente il 18 febbraio del 2013, si rifiutò di spezzare la catena che chiudeva la porta di casa di Aurelia Rey, affinché la donna di ottantacinque anni non venisse sfrattata dal suo appartamento, in cui viveva da oltre trent’anni. Grazie al gesto, l’anziana signora riuscì a rimanere altri due mesi in casa prima di trasferirsi in un appartamento più economico.

Così è cominciato il processo a suo carico e proprio nel tribunale della sua città, Coruna, in Galizia. E’ stato accusato di “provocare reazioni che potrebbero alterare la sicurezza cittadina”. Per quel gesto del 18 febbraio è stato condannato a pagare una multa e lui ha fatto ricorso.

45Rivas è diventato un simbolo della lotta per la casa in Spagna: spesso è stato fotografato in prima linea alle manifestazione per il diritto all’abitare e con in mano striscioni e cartelli con scritto “no agli sfratti”.

“Non è stato un atto premeditato”, ha detto l’altro giorno in tribunale, volendo sottolineare la reazione istintiva di fronte a un grande atto di palese ingiustizia. Nel 2013, nel pieno della crisi economica, quasi cinquantamila famiglie hanno perso la casa perchè non potevano pagare l’affitto o le rate del mutuo, in quella che in Spagna era diventata una vera e propria emergenza sociale.

Fonte: controlacrisi.org

Il vigile che si ribella agli sfratti

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Renzi, il petrolio e i comitati


Davvero Renzi e il governo pensano che il futuro dell’Italia e del pianeta sia ancora nel fare buchi per il petrolio? Ma perchè i bambini di Gela e di Viggiano e delle città al petrolio presenti e future non meritano l’aria pulita?

di Maria Rita D’Orsogna*

00Il futuro del nostro paese è lontano dai combustibili fossili: 

il futuro del nostro paese è l’efficienza energetica, 
l’innovazione e l’uso delle rinnovabili.
21 Novembre 2012, Le Scienze
“Quando io penso che siamo in una crisi energetica che voi tutti conoscete, e abbiamo un sacco di petrolio in Basilicata o in Sicilia che non tiriamo su per problemi dei comitati di turno, io dico eh bè, vorrà dire che perderò qualche voto ma la norma per sbloccare e per tirar su il petrolio in Basilicata e in Sicilia, creando posti di lavoro in Basilicata e in Sicilia e consentendo a questo paese di vincere la sfida energetica, io la norma la faccio, anzi l’ho già fatta. Vada come deve andare”.
6 Settembre 2014, Rubinetterie Bresciane, Gussago (Brescia)
Evviva la coerenza!
 

Interessante che Matteo Renzi vada a parlare di trivelle lucane e siciliane – con un pizzico di arroganza non lontano dal “ghe penso mi” di un altro primo ministro italiano – a Brescia e che non abbia il coraggio di annunciarle direttamente ne ai lucani, ne ai siciliani.

Perché Matteo Renzi non va a dire queste cose, per dirne una, a Gela, dove l’industria petrolifera ha portato tumori, malattie e malformazioni a residenti e lavoratori, inclusi i bambini,  fuori da ogni limite di tolleranza e di decenza? Basta solo fare google “Gela Eni petrolchimico” e viene fuori ogni sorta di schifo. Invito veramente tutti quelli che pensano che il petrolio sia la panacea ai nostri mali ad andarci a Gela e a vedere li quanto lavoro e quanto progresso abbia portato loro l’Eni che li opera da decenni.  O che, come disse a me l’Eni tanti anni fa,  “quelli sono effetti collaterali”?

Lo stesso discorso si ripete per Viggiano (Potenza) – puzze, inquinamento, fiammate in atmosfera che ogni tanto mandano la gente in ospedale e ogni volta vengono definite “anomalie di funzionamento”?

Sicilia e Basilicata si contendono, assieme alla Calabria, ogni anno il titolo di regione più povera dello stivale. E’ evidente che tutto questo lavoro e sviluppo il petrolio non l’ha portato.

Come detto ad nauseam non è solo il petrolio, ma tutto ciò che gli ruota intorno: emissioni in atmosfera, rifiuti tossici da smaltire, oleodotti, desolforatori, raffinerie, scoppi e perdite, trasformazione di territori agricoli o boschivi in aree industriali con gravi ricadute ambientali ed occupazionali e che distruggono tutto il resto e la democrazia avvelenata. Ovviamente i risultati della petrolizzazione non si vedono il giorno dopo, ma dopo anni, ed è per questo che è facile fare demagogia da Brescia. I pozzi sono altrove e le malattie verranno più avanti.

Ma lei dovrebbe saperlo meglio di me, caro Matteo: qui non si tratta di perdere voti, quanto di perdere vite preziose di persone innocenti che non hanno fatto niente di male se non nascere in posti petrolizzati. E’ facile per Matteo Renzi parlare cosi. Le trivelle non tangono lui, i suoi risparmi, la sua famiglia. Scommetto che parlerebbe diversamente se si decidesse di  trivellare le colline fiorentine a duecento metri da casa sua.

E poi, non fa ridere Renzi che parla di trivelle lucane che ci porteranno a “vincere la sfida energetica”. Ma quale sfida? E con chi? Di progetti petroliferi ne ho letti tanti, e non mi sovviene che ci siano clausole secondo le quali il petrolio estratto in Basilicata resti in Basilicata e sia venduto a prezzo di favore ai lucani. E neanche agli italiani. No, le multinazionali estraggono per vendere dove gli sta piu comodo, non certo per far vincere “la sfida energetica” all’Italia. Semmai faranno vincere la “sfida di Wall Street” agli azionisti sparsi nel mondo.

Tutto questo lascia avviliti e affranti per la piccolezza intellettuale e per l’ignoranza di chi parla.

In Basilicata non c’e’ “un sacco di petrolio”. In Basilicata c’è un giacimento di petrolio che facilmente
potrebbe essere lasciato sottoterra se decidessimo di usare al meglio tutto il resto: risparmio energetico, rinnovabili e intelligenza, come diceva lo stesso Matteo Renzi meno di due anni fa.

Ma perché Renzi ha cambiato idea? Perché ce l’ha su con i comitatini? Non lo so, ma la mia piccola esperienza nei palazzi romani mi porta ad immaginare che non sia facile resistere alle lobby, alle pressioni e alle voci di tutti quelli che con il petrolio hanno da guadagnarci sopra. Sono organizzati, hanno le tasche profonde, e non hanno niente altro da fare.  Ecco allora che è più facile cedere ai petrolieri e compari, e prendersela con i “comitatini”, che chiamati cosi sono solo enti astratti, e non persone, madri e padri di famiglia che vogliono sono l’aria sana.

In tutto questa faccenda mi fanno un po tenerezza – per essere gentili – i vari governatori di Basilicata e di Sicilia. Cosa diranno? Avranno il coraggio di andare contro il primo ministro e le sue scellerate politiche o invece se ne staranno buoni ad obbedire e a far quadrare il cerchio, sacrificando le proprie genti e i propri mari e i propri campi? Veramente Marcello Pittella e Rosario Crocetta non riescono a vedere la realtà lampante di Gela e di Viggiano? Veramente ne vogliono delle altre per le loro regioni?

Ma la persona che io vorrei interpellare più di tutte e’ Mrs. Agnese Renzi. Non hanno figli costoro? Veramente pensano che il futuro dell’Italia e del pianeta sia ancora nel fare buchi? Non lo vede che l’Italia e’ tutta densamente abitata e che non esiste una sola localita’ da trivellare senza rovinare l’ambiente e l’abitato circostante? Che ne pensa Angese Renzi *da mamma* alle trivelle? Da mamma che vuole dare sicuramente ai propri figli tutto quello che di buono gli si puo’ dare: la serenita’, una buona istruzione, viaggi, l’apertura al mondo, il diritto di realizzarsi.

…e l’aria pulita? Perché quella no? Senza l’aria sana non c’è niente altro. Perchè i bambini di Gela e di Viggiano e delle città al petrolio presenti e future non meritano l’aria pulita? Chi sono i petrolieri per poter prepotentemente prendersi i nostri campi, la nostra aria, la nostra salute?

Matteo Renzi conclude con “Vada come deve andare”. No. Qui non si tratta di una partita di calcio, qui si tratta di vita che è troppo preziosa per farci giochi ed esperimenti sopra da parte di un primo ministro improvvisato e che due anni fa diceva una cosa e ora ne dice un altra.

* Fisica e docente all’Università statale della California, cura diversi blog. Questo articolo è stato pubblicato anche su dorsogna.blogspot.it (con il titolo Renzi e petrolio: la norma la faccio io, anzi l’ho già fatta).

FONTE  http://comune-info.net/2014/09/renzi-petrolio/

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Saviano, Martone, Servillo, Rohrwacher, Benni, Celestini: «Stop agli F35»


72eb303c9e69b65ae946b410deb1833bca9a8149196f6aff2bbcb8caL’appello. Vanno sostenute tutte le iniziative parlamentari finalizzate a bloccare la scelta sbagliata sugli F35, puntando alla cancellazione definitiva di questo programma

Nei pros­simi giorni la Camera dei Depu­tati tor­nerà a discu­tere, con pos­si­bi­lità di deci­dere, sulla que­stione dei cac­cia F35.
Con que­sto appello — dopo la grande cre­scita degli ultimi anni di ini­zia­tive con­tro gli F35 gra­zie all’azione della società civile e del movi­mento per la pace riu­nito nella cam­pa­gna “Taglia le ali alle armi” — inten­diamo soste­nere tutte le ini­zia­tive par­la­men­tari fina­liz­zate a bloc­care tale scelta sba­gliata, pun­tando alla can­cel­la­zione defi­ni­tiva di que­sto programma.

Spen­dere 14 miliardi di euro per pro­durre e com­prare (e oltre 50 miliardi per l’intera vita del pro­gramma) un aereo con fun­zioni d’attacco e capace di tra­spor­tare ordi­gni nucleari, men­tre non si tro­vano risorse per il lavoro, la scuola, la salute è una scelta incom­pren­si­bile che il Governo ita­liano deve rivedere.

Per que­sto chie­diamo ai Depu­tati di soste­nere tutte le mozioni par­la­men­tari rivolte a fer­mare il pro­gramma degli F35 e tutte le ini­zia­tive della società civile, delle cam­pa­gne e del movi­mento per la Pace che chie­dono la ridu­zione delle spese mili­tari a favore del lavoro, dei gio­vani, del wel­fare e delle misure con­tro la crisi economica.

Appello fir­mato da: Roberto Saviano, Alex Zano­telli, Mario Mar­tone, Toni Ser­villo, Alice Rorh­wa­cher, Ste­fano Benni e Asca­nio Celestini

FONTE http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2014/9/11/42243-saviano-martone-servillo-rohrwacher-benni-celestini-stop/