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CIVILIZZAZIONE CATTOLICA


I cattolicissimi conquistadores si piccarono di aver liberato il Messico dalla feroce tirannia degli imperatori aztechi che pretendevano dai popoli a loro sottomessi dei tributi umani da sacrificare al loro dio Quetzalcoatl, e di aver estirpato quel culto barbaro convertendo tutti gli indigeni alla religione del buon Gesù. Infatti è vero: dopo che sconfissero gli aztechi, gli spagnoli resero schiavi tutti gli indios del Messico, inclusi anche quelli che li avevano aiutati a sconfiggerli, e a son di frustate sulla schiena e torture dell’inquisizione con relativi falò di coloro che si rifiutarono di convertirsi al cristianesimo, dimostrando così, ancora una volta, che con la sua dolcezza il buon cristiano ottiene sempre tutto, trasformarono il Messico, da un impero emergente del Nuovo Mondo assai ricco e prospero, i cui sacerdoti, sacrifici umani a parte, erano però a conoscenza di nozioni d’astronomia che in quell’epoca gli europei ignoravano totalmente, e che aveva anche degli ingegneri che edificavano i palazzi in cemento, in uno dei più cattolici, poveri, sottoculturati e sottosviluppati paesi dell’intero globo!

tenochtitlan

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Domande e risposte sull’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.


statuto lavorATORINon c’e’ niente da fare, niente. E’ ormai una tradizione, come le uova di cioccolato a Pasqua, il pranzo a Ferragosto o il brindisi a Capodanno. Ogni volta che si parla di riforma del lavoro, piccola o grande che sia, che si chiami riforma o abbia termini anglosassoni come Jobs Act, la destra ripete sempre che il motivo principale per cui le aziende non assumono sia l’ art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Che questo articolo sia ormai anacronistico riguardo alle reali condizioni economiche in cui versa il Paese e che vada cancellato per aprire le porte ai tanti disoccupati. Non ci sarebbe quindi nulla di nuovo in questa eterna diatriba se non fosse che, per la prima volta nella storia, il leader del maggior partito di centro-sx sostenesse questa teoria. Proviamo quindi a farci delle domande e a darci risposte, lasciando da parte le personali  ideologie e a dire le cose come realmente sono.

L’ ART.18 E’ UNA COSA CHE ABBIAMO SOLO NOI IN EUROPA ? No, con altri nomi e norme ma esiste anche in altri Paesi come Francia e Germania. Poi, ricordiamoci sempre che nella Ue, solo in Italia e nella disperata Grecia non esiste alcun assegno statale di sussistenza.

L’ ART. 18 E’ VECCHIO E TUTELA SOLO POCHE MIGLIAIA DI LAVORATORI ? Si, certamente. Fu introdotto nel lontano ’73 e non riguarda i lavoratori di aziende al di sotto dei 15 dipendenti. Da qualche anno, le aziende oltre i 15 dipendenti, quando assumono qualcuno lo fanno con uno dei tanti contratti a termine, che vengono  rinnovati  a discrezione dell’ imprenditore di volta in volta.

L’ ART. 18 E’ LA VERA CAUSA DELLA DISOCCUPAZIONE CHE ATTANAGLIA IL PAESE ? E’ VERO CHE SE QUESTO ARTICOLO VENISSE CANCELLATO, LE AZIENDE INIZIEREBBERO AD ASSUMERE ? Assolutamente no, e per un fatto molto semplice.  Quando fu introdotto questo articolo, la congiuntura economica era favorevole e il Paese cresceva con numeri a doppia cifra e non come ora con degli 0 virgola. Le aziende quindi assumevano, nonostante ci fosse questo articolo. Se le aziende non assumono oggigiorno e’ perche’ la domanda interna langue, la burocrazia e’ ormai una vera jungla di norme e cavilli e la tassazione sul lavoro e’ troppo elevata.

L’ ART. 18 E’ QUINDI UN’ ASSICURAZIONE PERENNE DEL POSTO DI LAVORO ? UN PRIVILEGIO INALIENABILE ? Assolutamente no. Tralasciando il fatto che il datore di lavoro puo’ sempre crearti quelle condizioni di invivibilita’ all’ interno dell’ azienda, tutt’ ora venga presentato un bilancio aziendale in negativo o anche solo minore del precedente, il datore di lavoro puo’ ottenere una riduzione di organico.

Quindi questo art. 18, che non e’ ne’ la causa della disoccupazione ne’ tanto meno un inalienabile privilegio, deve essere lasciato od abolito ? E’ poi cosi’ importante ?  Si, perche’ questo articolo e’ ancor oggi la principale tutela per i lavoratori. E’ solo grazie a questo articolo dello Statuto se un lavoratore puo’ essere reintegrato quando il motivo del licenziamento e’ discrezionale. Se non esistesse, qualsiasi lavoratore /ice potrebbe essere lasciato a casa solo per essere iscritto a questo o quel sindacato, per non aver ceduto alle avances del datore di lavoro o anche solo per stare sulle palle del padrone.

Quindi l’ art. 18 deve essere un mantra, un dogma che non deve mai mutare ? Assolutamente no, anzi… Questo articolo non solo si PUO’ ma lo si DEVE cambiare. Certe garanzie, certi diritti fondamentali del lavoratore, inteso come persona e non solo come numero, devono essere estesi a tutti. Questa deve essere la vera rivoluzione, quel cambio di passo che occorre al Paese. La societa’ si evolve non quando togli ai pochi che hanno un diritto per metterli sullo stesso piano di chi questi diritti non li ha, ma quando TUTTI hanno questi diritti. Se corriamo verso il basso, inseguendo questa sorta di ‘’ cinesizzazione ‘’ dei diritti e del lavoro per stare al passo di altri Paesi emergenti, la battaglia e’ persa in partenza. La domanda interna che langue e’ il vero problema di questa crisi occupazionale e a questo problema occorre porre rimedio ridando alle persone quella sicurezza che si sta’ perdendo ogni giorno di piu’. Solo cosi’ la domanda e di conseguenza l’economia potra’ ripartire.

Poi diciamoci la verita’ sino in fondo ….Se questa riforma che Renzi ha in mente piace tanto al centro-destra ; se questa riforma viene definita da Sacconi (le cui idee come PD abbiamo sempre avversato ) come la miglior riforma  possibile, non ti possono fischiare le orecchie o quanto meno farti pensare che forse stai sbagliando qualcosa ?

Gianluca Bellentani

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UNO SMARTPHONE COME PRESIDENTE


Gente che si sveglia prima dell’alba per andare a mettersi in fila per ore, e che è anche disposta a fare a botte con gli altri, pur di assicurarsi un cazzo di smartphone o un cazzo di televisore in 3D in offerta speciale, davanti all’ingresso di un cazzo di centro commerciale. La chiamano ” la cultura di massa “, ma io direi che il termine più esatto per definirla sia ” la sottocultura dei fessi “. Questo tipo di ” cultura ” ce la propinano quotidianamente trasmissioni come Amici, di Maria De Filippi, oppure come IL Grande Fratello, Forum, L’Isola Dei Famosi ecc.. ecc.. e allora si capisce perchè tanta gente di svegli presto la mattina per piazzarsi davanti ad un supermercato e non per scendere in piazza a protestare per i tagli alla scuola pubblica, alla sanità, per l’attentato che il governo sta facendo ai diritti dei lavoratori, ai diritti costituzionali di ogni cittadino, e via dicendo. I Berlusconi e i Renzi, non sono diventati presidenti del consiglio perchè passavano di li per caso: Berlusconi è stato votato ed eletto per ben tre volte e Renzi è stato votato ed eletto prima segretario del PD e poi nuovamente votato in massa alle europee !

PONTE MILVIO, IN 8MILA IN FILA PER INAUGURAZIONE CENTRO COMMERCIALE - FOTO 1

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L’obiettivo di Renzi: lavoratori tutti uguali e tutti sfruttati


pomodoriDa molto tempo la propaganda sistemica, per giustificare lo smantellamento delle difese dei lavoratori, utilizza subdolamente i temi della precarietà e della disoccupazione, anche se dovrebbe essere evidente, soprattutto a chi vive situazioni di precarietà, di lavoro nero e di assenza di occasioni lavorative, che i contratti a termine del precariato e la disoccupazione di massa è lo stesso sistema ad averli diffusi, fino a esaltare la “spaccatura” nel mercato del lavoro italiano, che oggi possiamo osservare con estrema chiarezza. Si tratta di una tripartizione che genera squilibri e ingiustizie sociali, non producendo alcun effetto positivo per la produzione, i redditi e i consumi, come ci insegna un’esperienza ultradecennale.  Il mercato del lavoro è così tripartito:

1)    Lavoro “garantito”, cioè quello ancora tutelato dalla normativa vigente e dallo statuto dei lavoratori degli anni settanta, che sta diventando sempre di più l’ultima “ridotta”, particolarmente nel pubblico impiego, dei diritti e delle tutele concesse ai lavoratori. E’ destinato progressivamente a scomparire, perché troppo “oneroso”, sia in termini di costi, sia in termini di “privilegi” concessi ai lavoratori protetti, in ossequio agli interessi degli agenti strategici neocapitalistici, ben tutelati dai loro servitori politici locali. Obiettivo di attacchi continui e reiterati (Sacconi, Brunetta, Renzi), addirittura d’insulti e di criminalizzazione (Ichino, i “nullafacenti” della pubblica amministrazione) il lavoro stabile, garantito e a tempo indeterminato è contrario all’ideologia neoliberista dominante e, per tale motivo, deve essere portato a estinzione. La stabilità del lavoro e le garanzie garantite dal comunismo, dal fascismo, dal keynesismo postbellico, non appartengono in alcun modo alla liberaldemocrazia di mercato, espressa dal grande capitale finanziario.

2)    Lavoro precario, flessibile, interinale, introdotto in Italia nella seconda metà degli anni novanta e dilagato progressivamente nei duemila, figlio naturale del cosiddetto toyotismo. Dal “just in time”, applicato una prima volta negli anni settanta, per razionalizzare le scorte, dall’industria automobilistica giapponese (la Toyota, appunto), compiendo un passo successivo di grande rilevanza sociale e antropologica, si è deciso di estendere il “toyotismo” e di pagare i lavoratori esclusivamente per il tempo di lavoro, utilizzando il “servizio lavorativo” quando necessario per esigenze produttive. Da questo punto di vita, chiaramente economico e di organizzazione della produzione, l’imposizione del lavoro precario mira a razionalizzare l’uso del fattore-lavoro comprimendone all’estremo i costi, come nel caso delle materie prime, dei pezzi da assemblare, delle scorte, dei semilavorati. E’ chiaro che il precario non è un cittadino, nel mondo neocapitalistico, ma soltanto l’anonimo prestatore di un servizio lavorativo, che si tende a pagare sempre meno, riducendone l’incidenza sul costo di produzione. Quella dell’imposizione di soli contratti a termine e precari, in un progressivo e rapido evaporare dei diritti, è la strada scelta dagli agenti strategici neocapitalistici per l’Italia, ed è esattamente la consegna che hanno dato ai lacchè subpolitici, come Matteo Renzi.

3)    Lavoro nero, senza oneri contributivi e prelievi fiscali, senza alcuna garanzia e diritto. Realizza il massimo della flessibilità/precarietà del lavoratore, alimenta l’evasione e garantisce un significativo risparmio di costi. Con il declino produttivo in accelerazione e la disoccupazione galoppante, anche il lavoro nero entra in crisi, riducendosi il numero degli occupati, non pagando i lavoratori e aumentandone lo sfruttamento.

Se questa è la situazione, Renzi spergiura di voler rinnovare il mercato del lavoro dalle fondamenta, introducendo un nuovo contratto d’ingresso che partirebbe da una condizione di precarietà per arrivare alle chimeriche tutele. Dichiara di voler semplificare e di voler estendere le opportunità di lavoro anche a chi, oggi, ne è escluso. Dichiarazioni chiaramente mendaci, le sue, che nascondono l’unico esito possibile della riforma: rendere il lavoro precario contrattualizzato (di cui al punto 2) assolutamente prevalente.

La cgil, messa con le spalle al muro, non può approvare il “piano lavoro” renziano apertamente, ma deve fingere di attaccarlo, deve contestarlo con enfasi e risonanza mediatica. Perciò si erge a difesa di quel vecchio simulacro che ormai è diventato lo statuto dei lavoratori, che ancora sbarra la strada, con l’articolo 18, ai sogni liberisti, europeisti “alla Benigni”, occidentali, di libertà, cioè, nel concreto, alla realizzazione di una precarietà assoluta e generale.

Renzi e i suoi accoliti vogliono realizzare i “sogni” dei padroni neocapitalisti, unificando il mercato del lavoro italiano sotto il segno, non dei pesci, ma della precarietà fin dall’inizio della vita lavorativa. La cgil dell’orripilante Camusso, legata a doppio filo al pd, deve obbligatoriamente fingere di opporsi e di tutelare gli iscritti, per trattenere tessere e consensi. La cosa, in effetti, puzza di bruciato, di contrapposizione sul piano mediatico-propagandistico che non fermerà “il nuovo che avanza”, rullando i lavoratori. In prima battuta, il contratto d’ingresso senza diritti per i nuovi assunti, poi, in futuro, l’abolizione del tempo indeterminato anche per i “vecchi” lavoratori. Non si può partecipare troppo apertamente al massacro, questo ai vertici della cgil lo sanno bene, perciò si oppongono alla riforma, a costo di passare per “conservatori”!

Uno scontro fra “parenti serpenti”, quello fra Renzi e Camusso, disposti a coprirsi a vicenda di contumelie, a fronteggiarsi tirandosi piatti e soprammobili ma uniti da vincoli “di sangue” e di appartenenza. Più che altro, l’ennesima recita infarcita di imbrogli, finzione e malafede, per truffare gli italiani.

E’ bene analizzare di seguito ciò che ha dichiarato in proposito Renzi, in un video presente su You Tube della durata di due minuti e mezzo. Le parole e i buoni propositi espressi dal furbetto neoliberista, in polemica col sindacato, nascondono le sue vere intenzioni nei confronti del “popolo lavoratore”, non dissimili da quelle di Draghi, della Lagarde, di Junker, a lui ideologicamente affini.

La cgil avrebbe deciso l’attacco al governo, secondo Renzi, che accetta la “sfida” della Camusso (sicuro di vincerla, a quanto sembra) e nega di aver in mente Margaret Thatcher quando si parla del lavoro. Infatti, possiamo scommettere che lui non incontrerà una resistenza sanguinosa come quella opposta alla Thatcher dai minatori britannici di Arthur Scargill (dal 1984 al 1985), ma, al più, le blande resistenze di maniera della cgil all’abolizione dell’articolo 18. Per questo Renzi dichiara in video di non preoccuparsi di uno scontro del passato, ideologico, come non si preoccupa della Thatcher, ma di Marta, di 28 anni, che non ha la possibilità di avere il diritto alla maternità. Lei sta aspettando un bambino, ma a differenza delle sue amiche, che sono dipendenti pubblici, non ha nessuna garanzia. Perché? Perché in questi anni si è fatto cittadini di serie A e di serie B. Pensa a Giuseppe di 50 anni che non può avere la cassa integrazione, o a chi, piccolo artigiano, è stato tagliato fuori da tutte le tutele. Magari la banca gli ha chiuso i ponti e improvvisamente si è trovato dalla mattina alla sera a piedi.Come si nota, con molta malizia tira in ballo una precaria che non può andare in maternità, ma solo per stigmatizzare la tutela finora concessa ai dipendenti pubblici – come se fossero loro i colpevoli della situazione di Marta – fra i quali le sue amiche che hanno il diritto alla maternità. Perché non toglierlo anche a loro, questo diritto, per una questione di giustizia, rendendo i cittadini tutti uguali? Perché non ridurre tutti come Giuseppe, senza cassa integrazione, o come il piccolo artigiano (una sorta di “piccola fiammiferaia” dei nostri tempi, che suscita tenerezza), rovinato dalle banche? Il suo vero piano, incentrato sull’estensione massima della precarietà lavorativa, è ridurre tutti a cittadini di serie B, senza discriminazione alcuna, come Marta, Giuseppe e il piccolo artigiano.

Renzi e i suoi pensano ai co.co.co. e co.co.pro., pensano a quelli ai quali non ha pensato nessuno in questi anni. Condannati a un precariato a cui il sindacato ha contribuito, preoccupandosi soltanto dei diritti di qualcuno e non dei diritti di tutti. Loro non vogliono il mercato del lavoro di Margaret Thatcher, ma i cittadini tutti uguali sul mercato del lavoro (nel senso prima esplicitato, però), un mercato del lavoro giusto e regole giuste, non che dividono sulla base della provenienza geografica e non regole complicate. Se poi con queste regole nuove aziende, multinazionali e non solo, verranno a investire in Italia e creeranno posti di lavoro, si potrà finalmente dare il lavoro a chi non ce l’ha. Così s’introduce il tema dei capitali stranieri che devono tornare a investire in Italia, ma che lo faranno, come sappiamo, solo se il lavoro sarà debitamente flessibilizzato, offerto a prezzi stracciati e a condizioni di semi-schiavitù. Renzi è felice, come ha dichiarato più volte, se i grandi squali “investono” in Italia, facendo lo shopping di aziende a prezzi di fine stagione, anche se poi chiudono e spostano le produzioni in estremo oriente o nell’Europa dell’est.

Ai sindacati che vogliono contestarlo (Camusso, Landini) Renzi dice: dove eravate in questi anni quando si è prodotta la più grande ingiustizia che ha l’Italia? L’ingiustizia tra chi il lavoro ce l’ha e chi non ce l’ha, tra chi ce l’ha a tempo indeterminato e chi è precario e soprattutto tra chi non può neanche pensare a costruirsi un progetto di vita, perché si è pensato soltanto a difendere le battaglie ideologiche e non i problemi concreti della gente. Sono i diritti di chi non ha diritti che ci interessano e noi li difenderemo in modo concreto e serio.Commovente. I diritti di chi non ha diritti. Una frase di sicuro effetto alla papa Francesco (non d’Assisi, ma de Xavier, gesuita). Così, per difendere gli ultimi, si abolisce la tutela dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori per i nuovi assunti “a tutele crescenti”, in modo tale che l’ingresso nel mondo del lavoro sia sempre e comunque precario. A questo, forse, non ci aveva pensato neppure Marco Biagi (n. 1950, giustiziato nel 2002), il giuslavorista e consigliere ministeriale da laboratorio, che ha contribuito a inoculare il virus della precarietà nella società italiana. Sulla concretezza e sulla serietà dell’impegno, trattandosi di Renzi, è lecito avanzare qualche dubbio.

Su una cosa, però, ha ragione l’imbonitore fiorentino, in polemica strumentale con la cgil: ciò che è accaduto ai lavoratori negli ultimi decenni, tutte le ingiustizie che hanno subito, portano anche la firma dei sindacati, che hanno favorito, in modo più o meno scoperto – scopertamente la cisl, più subdolamente la cgil e ancor più nascostamente la fiom – la “discesa negli inferi” neoliberista del lavoro, siglando contratti-truffa e accordi-capestro, avallando riforme antipopolari, facendo carne di porco persino dei loro iscritti.

FONTE  http://pauperclass.myblog.it/2014/09/21/lobiettivo-renzi-lavoratori-uguali-sfruttati-eugenio-orso/