Pubblicato in: CRONACA

Articolo 18.


18

Croce e delizia in un Paese che ha bisogno di altro e più urgente. Solo che l’articolo in questione oscura, nasconde e deride il rimanente. Un numero che è diventato una grottesca tragedia che neanche quelle “greche” hanno immaginato. Un paravento dove dietro non si sa cosa si celi, forse lo possiamo fantasticare, che per occultare meglio si è messo davanti il cartello rappresentante le ideologie di memorie passate. Si sente parlare da più parti che destra e sinistra non esistono più e poi si dice alla gente di fare una scelta. I contrari sono di destra e i conservatori, intesi come paladini dell’articolo 18, di sinistra. Il bello che hanno ragione anche se la contraddizione esiste e opprime. Rimanere ancorati alle ideologie passate o aprirsi al baratro dell’unicità politica moderna? Il dibattito è acceso e aspro nei toni e per televisione, giornali e imprese imprenditoriali che ne hanno fatto il loro alibi. Si, l’alibi perfetto per un delitto perfetto. Un delitto davanti a tutti ma per questo non provabile dato che nessuno è così stupido da agire di fronte a tutti, questo il pensiero instillato nelle menti delle persone che hanno altro a cui pensare. Come arrivare, non a fine ma, a metà mese, come pagare le bollette, perché non aboliamo quest’ultime?, sempre più presenti sulle nostre tavole, al posto del pane. Come “liberarsi”, nel senso benevolo della parola, dei figli, che vorremmo sposati, lavoranti e creatori di nipoti. Come vivere in una società dove di civile è rimasta solo la parola, un susseguirsi di lettere alfabetiche inutili, ormai svuotata di tutto. Come usufruire di una scuola che prima o poi chiameremo “diversamente edificio”. E l’elenco potrebbe continuare ma così ci si allontana da quel benedetto articolo 18 e questo la nostra classe politica non lo vuole. Il totem, nome appropriato, dove noi comuni mortali dobbiamo, non inchinarci non chiedono tanto, girarci intorno senza allontanarci di tanto. Un guardiano benevolo, un pastore attento, un cane da guardia sagace e uno scudo protettivo… da che cosa? Ecco la domanda. Dicono che bisogna togliere il 18, lo chiamo così perché penso di esserne amico, per dare una spinta agli investimenti produttivi, per dare alle aziende la possibilità di seguire il mercato, licenziando e assumendo secondo l’andamento delle contrattazioni. Tanto i lavoratori sono gente che mangiano, e neanche tanto visto i salari, solo quando la curva del profitto va su e digiunano, sono abituati dicono, quando va giù. Almeno i robot quando non servono si possono spegnere. Noi no. E poi perché le ditte quando guadagnano tanto non dividono con chi lavora sotto di loro? Almeno li mettono nei risparmi per i momenti critici. Ah già si vuole la moglie ubriaca e la botte piena. In una trasmissione il premier, di turno, dice che vuole eliminare l’articolo per non dare la facoltà a dei giudici di decidere il rintegrare il malcapitato. E chi dovrebbe farlo? L’imprenditore che con una mano disfa e con l’altra fa? La Chiesa che tutt’al più da una benedizione a tutti? Qualche Ente di nuova concessione dove mettere gli amici degli amici con un costo sociale altissimo? Il lavoratore stesso? La televisione? Lo Stato? Forse lo Stato che non si è capito bene come dovrebbe intervenire. Con gli ammortizzatori sociali, la cassa integrazione, meno male che c’è, sta riducendo l’Inps sul lastrico e perciò i pensionati. Obbligando ad accettare i lavori proposti. Bene, e gli studi e le aspirazioni? E siamo sicuri che poi non ci sia un caporalato anche per occupare gli integri in nuovi lavori? Siamo in questo Paese non in un altro. Una battaglia inutile e sanguinolenta da gettare veramente un Paese nel baratro più scuro. Dico battaglia, dato che sono attacchi da guerriglia mirati a destabilizzare e lasciare tutto come prima per ricominciare subito dopo, e non guerra perché quest’ultima la dovremmo fare noialtri e sconfiggere definitamente questa classe politica insulsa e sprecona. E non venga a dire che fa quello che fa per la percentuale che ha avuto. Quel quaranta per cento non dà diritto a nessuno di gettare tutto nel cesso. Anzi e proprio l’incontrario, bisogna fare e fare e ancora fare. Non distruggere. Per concludere voglio sperare che l’articolo 18 venga lasciato, tanto nessuno sente la necessità di applicarlo se non in casi sporadici, e che si affrontino i VERI problemi di questo Paese. Lavoro, ignoranza e civiltà. E forse bisognerebbe ritirare fuori verte ideologie del passato e ritornare veramente, alla faccia della globalizzazione, alla distinzione di sinistra e destra. Il confonderli ha solo creato, mia opinione personale, la crisi da cui non riusciamo ad uscirne.
Giovanna Nicolella
29 settembre 2014