Pubblicato in: CRONACA

DALLA BRETELLA CISTERNA – VALMONTONE AD HELSINKI (PASSANDO PER AMBURGO)


Seconda parte: ritorno in Italia e dissesto idrogeologico

(Puntata precedente > un salto ad Helsinki ed uno ad Amburgo )

Dunque, nella prima puntata abbiamo parlato di due città del Nord Europa (Helsinki ed Amburgo) che si stanno apprestando a realizzare una clamorosa rivoluzione: l’indipendenza dalle macchine. Dopo questo piccolo tour, facciamo ritorno a casa, rientriamo nel BelPaese. Ci torniamo con la consapevolezza che in qualche parte del mondo ci sono veramente dei pazzoidi che hanno accettato la sfida ambientale e climatica, non solo per salvaguardare il pianeta bensì per dar vita ad un modello di sviluppo più sostenibile, salubre e con maggiori risorse a livello economico. E’ roba degli ultimi venti anni, non di secoli fa. Ma abbiamo sviluppato anche la certezza che in Italia di strada ne dobbiamo ancora fare; anzi, forse abbiamo fatto dei passi indietro. Girando la penisola si scoprono realtà niente affatto idilliache: terreni agricoli trasformati forzatamente in aree industriali, località non bonificate dalle aziende che le hanno abbandonate, industrie inquinanti etc. Per carità, anche qui da noi ci sono modelli di sviluppo sostenibile, ma si tratta ancora di piccole realtà. Soprattutto, di questi tempi, è necessario evidenziare il problema del dissesto idrogeologico del Paese. A partire dal secondo dopoguerra, il boom economico ha favorito un processo di speculazione edilizia che, nella stragrande maggioranza dei casi guardava soltanto agli introiti e non all’ambiente (d’altronde, una coscienza ambientalista in Italia ha cominciato a maturare solo con le tragedie del Vajont, dell’alluvione di Firenze etc.; insomma, quando si sono verificati i primi veri disastri). Un modo di fare di cui oggi ne paghiamo tristemente le conseguenze. Si dia un’occhiata a queste due fotografie:

Una panoramica tragica, che dovrebbe impegnare le istituzioni ad una svolta clamorosa: bloccare per anni (o perlomeno rallentare notevolmente) la realizzazione di opere pubbliche e spendere le energie per il recupero idrogeologico del territorio italiano, onde evitare il ripetersi di fenomeni sempre più frequenti (es.: alluvione di Genova). Domanda: bloccare le opere pubbliche significa danneggiare lo sviluppo del Paese? Assolutamente no, perchè ci sono altre strade che si possono percorrere. Ne parleremo alla terza puntata 😉

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/dalla-bretella-cisterna-valmontone-ad-helsinki-passando-per-amburgo-2/

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