MANIFESTO DELL’ANTIRAZZISMO


Parte I°

Costruire una società migliore, basata sull’uguaglianza sostanziale (e non solo formale), sulla solidarietà tra le persone (concreta e non solo a parole), deve avere un punto di partenza imprescindibile: l’abbattimento dell’ignoranza di cui molte persone nutrono la loro pancia, facendo lievitare il consenso di politici la cui unica qualità è quella di saper urlare insulti od essere presenti in TV quasi come fosse casa loro. Si dirà che ciò è dovuto alla disperazione, alla fame, alla difficoltà di arrivare alla fine del mese etc. Evitiamo di non abusare di queste giustificazioni: non siamo la prima generazione che affronta questi problemi. Anzi, chi ci ha preceduto ha saputo molto spesso trasformare le sofferenze in benzina per le rivoluzioni, per conquistare diritti fondamentali (la nostra Repubblica è figlia delle macerie che il fascismo, molto gentilmente, ci ha lasciato) etc. Ma in passato c’era un senso di collettività molto più forte, la partecipazione politica non si riduceva al mero voto periodico per eleggere rappresentanti nelle istituzioni. Ora invece si tende a restare alla finestra, aspettare che passi sotto il primo problema e spendere quante più parole possibili per risolverlo (nella nostra testa però, non nella realtà). E poi, altra cruda realtà: la televisione, principale mezzo di comunicazione di massa, ha trasformato la società in un gruppo di persone il cui aspetto individuale è nettamente prevalente rispetto invece a quello di comunità. Peccato, perchè la TV inizialmente si era caratterizzata per un carattere educativo (il maestro Manzi, per chi ne può parlare, è un esempio eccezionale di ciò). Inoltre, ha standardizzato notevolmente le opinioni: basta che un politico furbo decida di monopolizzare l’etere ed ecco fatto che, nel giro di pochissimo tempo, ciò che dice diventa Vangelo. Poi, nessuno si preoccuperà di capire se tale Vangelo racconta verità o bugie (e quei pochi che lo fanno vengono subito emarginati). Così, ed eccoci arrivare al succo del post, gli immigrati diventano gli artefici dei nostri problemi socio – economici. Diventano una nuova Kasta che si ciba di soldi dei contribuenti pubblici senza far nulla (le famose storie dei 30, 40, 50… euro al giorno in hotel a 5 stelle etc.). Ok, se 25 anni fa i tedeschi si preoccuparono di abbattere il Muro di Berlino, a noi oggi spetta distruggerne uno più pericoloso: quello composto da mattoni di ignoranza e razzismo. A queste ultime due parole bisogna però aggiungerne un’altra: l’incoerenza del nostro popolo. Dunque, leggendo qualsiasi libro di storia si potrà comprendere che l’Italia è un Paese unito ed indipendente dal dominio straniero dal 17 marzo 1861, quindi da 153 anni. I valori risorgimentali della cacciata dello straniero, dell’indipendenza e, soprattutto dell’autodeterminazione dei popoli, in poco tempo sono evaporati, sostituiti da quelli prodotti dalla politica del colonialismo. Insomma, noi che più di tutti abbiamo sofferto l’occupazione straniera, decidiamo ad un certo punto di andare a colonizzare i Paesi africani, considerati inferiori rispetto all’Europa industriale e civile. In poche parole: non venite a casa nostra, però noi veniamo da voi anche senza permesso. Coerenza portami via. Certo, potrei anche ricordare esempi di superiorità italica clamorosi come Adua ma, lasciamo perdere, onde evitare di urtare le sensibilità patriottiche di qualcuno.

Prima ho utilizzato il termine Vangelo. Ovviamente, quando si dice tale parola, subito viene in mente la religione cattolica. Facendo una rapida ricerca, si comprenderà che l’Italia è un Paese con una netta prevalenza della religione cattolica (come potrebbe essere altrimenti, in quanto la Chiesa da sempre, nella nostra penisola, ha esercitato un’influenza notevolissima?). Il mio è un cattolicesimo molto flebile, ma da quel poco che ricordo, esistono comandamenti che dicono di amare il prossimo tuo come te stesso, parabole come quella del Buon Samaritano (di cui spesso si tende ad impersonare la parte del menfreghista e non di chi aiuta). Bene, sarebbe quindi utile raddrizzare le nostre contraddizioni storiche. Ora che ci penso, aggiungo un’altra notizia interessante. Nel lontano ‘500 in Francia si diffuse l’espressione machiavellico: era colui che si rendeva colpevole di diffondere nel Paese transalpino pratiche fino ad allora sconosciute, come la congiura, la truffa etc. Termine che ebbe origine in Niccolò Machiavelli e che fece degli italiani i principali bersagli di colpevolezza (d’altronde, in Francia, durante il ‘500 la Corte ebbe tra le sue fila alcuni nostri connazionali).

Abbiamo fatto una lunga premessa, un lungo lavoro di preparazione per realizzare l’abbattimento del muro. Adesso, immergendoci nella nostra attualità, provvederemo alle operazioni di distruzione dell’impianto, tappa dopo tappa, mattone dopo mattone.

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/manifesto-dellantirazzismo/

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