Basta soldi pubblici ai partiti: siamo così sicuri che questa sia stata la scelta giusta ?


soldiCome tutti sanno ( almeno si spera ), il 20 febbraio di questo 2014, il Governo a maggioranza PD guidato da Enrico Letta ( quasi sicuramente su spinta del neo-eletto Segretario Matteo Renzi ), ha detto stop ai rimborsi di soldi pubblici ai partiti. Gia’ da quest’ anno, caleranno del 25%, del 50% nel 2015, del 75% nel 2016 e nel 2017 spariranno definitivamente. I Partiti potranno avvalersi solo di finanziamenti privati sino a 100.000 euro ( inizialmente la proposta era di 300.000 ). Tutta la ggggente e’ contenta di questo taglio di spesa e i commenti sono quelli che sentiamo ogni giorno, per strada e sulla rete. ‘’ Era ora che finissimo di dare soldi a questi ladri – scansafatiche ‘’. ‘’ Finalmente si da ragione ai cittadini, che nel ’93, con un referendum, avevano detto basta ai finanziamenti  pubblici ai partiti’. ‘’ ‘’ La politica, quando la fai, devi farla a tue spese e devi esserne solo onorato ‘’. Sono quindi tutti contenti..anzi, contenti a meta’ , in quanto si sarebbe voluto cancellarli interamente da subito. Personalmente, reputo questa scelta dannosa per il Paese ma soprattutto per la democrazia. Una scelta fatta solo per avere consenso, ascoltando la pancia della gente. Basterebbe dire che in questo modo, solo i ricchi potranno fare politica. Siccome pero’  in questo blog siamo sempre soliti spiegare  il motivo delle nostre opinioni in merito ai fatti , proviamo ad andare indietro nel tempo, ripercorrendone brevemente la storia di questi finanziamenti ( in seguito poi chiamati rimborsi ) e del perche’ vennero istituiti. Facciamolo tenendo sempre presente una realta’ incontrovertibile, che sanno bene coloro che hanno fatto attivita’ politica ad ogni livello : LA POLITICA HA I SUOI COSTI !!

Quando l’ Italia divenne una Repubblica, i due schieramenti maggiori che si contrapponevano erano la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista. Dagli USA, venivano erogati alla DC finanziamenti per la vita politica del Partito, come avvenne anche per il PCI da parte dell’ URSS ( quelli che passarono alla storia col nome di Fondi Bulgari ). Naturalmente vi erano anche per tutti i finanziamenti da privati ma i finanziamenti piu’ consistenti venivano da questi Paesi. A quanto ammontarono questi finanziamenti non e’ dato a sapersi ma continuarono per diverso tempo. Era comunque uno squilibrio di forze, contrario alla democrazia, in quanto i Partiti minori avevano molte meno risorse. Nel 1974, dopo diversi scandali ( come  quello che coinvolse l’ allora Ministro delle Finanze Tabucchi ), con la Legge Piccoli, venne deciso che ai Partiti toccasse un Finanziamento Pubblico, per ovviare a questo squilibrio. Nel 1978 prima i liberali e poi i radicali cercarono di cancellarlo. Il PSI di Craxi, propose di raddoppiarlo, in quanto la politica diveniva sempre piu’ un discorso di immagine ma la proposta fu bocciata. Nel 1993, a seguito dell’ inchiesta Mani Pulite, con un Referendum che ebbe oltre il 90% del quorum necessario, questi finanziamenti pubblici cessarono di esistere ma il Governo Amato decise di reinserirli con un nuovo termine chiamato rimborso. Fu solo un cambio di nome ? Probabilmente si, ma ebbe comunque il merito di continuare a dare a tutte le forze politiche, piccole e grandi, la possibilita’ di fare politica. Purtroppo ( e questo si e’ stato uno sbaglio della politica ), i partiti hanno avuto sempre piu’ danaro a disposizione, mentre quello a disposizione dei cittadini diminuiva. Non sono state ottemperate certe norme di legge, come ad esempio quello di rendicontare i propri bilanci. Addirittura, si sono visti rimborsi dati anche qualora l’ intera legislatura non fosse terminata. Cosa ne hanno fatto i partiti di questo fiume di danaro pubblico ? Qui le storie sono molto differenti. Mentre il PCI, poi DS, riusciva a creare una sorta di ‘’ personale tesoretto ‘’ fatto di terreni e immobili, altri partiti come la Margherita o la Lega subivano ruberie interne da parte dei loro tesorieri , Lusi e Belsito ( su quest’ ultimo nome , sarebbe interessante sapere da Salvini come mai la Lega non si schieri come Parte Civile nel processo che ne vede l’ ex tesoriere imputato ). Per altri partiti che invece non esistono piu’, come ad esempio l’ IDV, sarebbe interessante sapere dove questi soldi sono andati a finire. Riguardo ai rimborsi rifiutati dal M5S, chiariamo una cosa una volta per tutte : a questi rimborsi il Movimento non ha diritto, in quanto non ha uno Statuto depositato ne un tesoriere incaricato. Quindi, rinunciare a un qualcosa che non ti spetta, non mi pare questa grande prova di generosita’. Ecco del perche’ questi rimborsi dovevano essere tenuti, magari riducendoli come aveva gia’ fatto il Governo Monti , rendendo pubblici i bilanci ma mai cancellandoli del tutto.

Ed ora veniamo al perche’ questa proposta populistica e’ stata sposata proprio dal Premier.

Renzi, con la sua idea di ‘’ partito liquido ‘’ ,  di partito ‘’ cool ‘’,  vuole ricalcare il modello americano, in cui gli elettori votano il candidato e il suo programma, senza avere pero’ un programma di partito, frutto di discussione e mediazione interna. Ne e’ la conferma il modo in cui ha snobbato il calo delle tessere. Molto piu’ rapido e veloce fare cene da mille euro a testa, l’equivalente di oltre 50 tesserati ; e quando qualcuno afferma ( giustamente ) che le cene a queste cifre sono vergognose, ecco rispondergli  che solo cosi’ si possono avere i mezzi per far sopravvivere il Partito. Non e’ comunque solo una presa in giro per quei lavoratori e pensionati  che fanno la tessera da 15/20 euro. Non e’ un risparmio per l’ erario, visto che questi soldi dati ai partiti  potranno essere deducibili e quindi non tassabili ma soprattutto daranno alle varie lobbies ancora piu’ potere di quello che gia’ hanno, come avviene negli USA ….. e questo e’ un  vero pericolo per la democrazia !!

 Gianluca Bellentani

renzi direzione pd

2 risposte a “Basta soldi pubblici ai partiti: siamo così sicuri che questa sia stata la scelta giusta ?”

  1. Per la serie cosa farei io se fossi al governo…
    Introdurrei un tetto massimo (prevista l’esclusione dalla lista per chi dovesse sforare anche solo di un euro) di spesa per le campagne elettorali con cifre davvero alla portata di tutti. Così facendo, a nessuno verrebbe negata la possibilità, per ragioni economiche, di partecipare ad una tornata elettorale. Così facendo, si impedirebbe al Berlusconi di turno di vincere, a mani basse, sul Tizio di turno, non in nome delle proprie idee ma in base alla consistenza del proprio conto in banca.
    Sia per rispetto di un referendum, sia per rispetto del sentire comune e sia in virtù delle ultime scelte parlamentari in merito, continuerei sulla strada del finanziamento privato con la possibilità di donare, per chi volesse, il 2 per mille ai partiti. Per rendere questo percorso il piu’ corretto e democratico possibile le fondazioni non dovrebbero prendere soldi. Le donazioni dovrebbero andare direttamente ai partiti i quali, (rivedendo prima la normativa sulla privacy per il caso di specie) saranno obbligati a pubblicare nomi e importi in modo da rendere il piu’ trasparente possibile il finanziamento privato.
    Con la riduzione dei costi delle campagne elettorali (il famoso tetto) e con un finanziamento privato piu’ che trasparente (e in parte e facoltativamente pubblico: 2 per mille e tessere di partito) qualche problemino in meno ci sarebbe…

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