Italia – Germania: la partita sul mercato del lavoro


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La sfida economica trai due Paesi è vinta nettamente dalla Germania. La locomotiva d’Europa deve il suo suo successo agli investimenti pubblici effettuati nel campo dell’istruzione che hanno avuto ripercussioni positive nel mondo lavorativo tedesco. L’istruzione, difatti, si basa sulla cosiddetta “Formazione Duale” (Duale Ausbildung) ossia l’alternanza lavoro-scuola, a partire dai 14 anni, che coinvolge gli istituti professionali e le aziende. Ciò consente a quest’ultime di formare gli studenti in base alle proprie esigenze, arrivando infine ad assegnare una qualifica specifica a ciascun giovane in modo da non lasciarlo isolato una volta terminati gli studi. In Italia, invece, è previsto al quarto anno di scuola superiore uno stage generico di durata mensile che non consente agli studenti di imparare effettivamente un mestiere. Va ricordato, inoltre, che i nostri studenti, terminati gli studi superiori o universitari, si ritrovano senza una specifica formazione e quindi totalmente inesperti all’interno del mercato del lavoro. Da qui derivano le difficoltà nella ricerca di un posto occupazionale da parte dei giovani e di trovare personale qualificato per le aziende. Ritornando agli investimenti nel lavoro/formazione, l’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (ISFOL) ci ricorda che l’Italia ha speso l’ 1,7 per cento del PIL (dati del 2013) in politiche passive (sussidi, ammortizzatori sociali…), mentre la Germania più o meno la stessa percentuale in politiche attive del lavoro. Sta proprio qui la differenza, i tedeschi investono nel futuro, noi cerchiamo di tamponare eventuali problemi che si presentano da ormai diversi anni. Senza una politica lungimirante non si risolverà la crisi occupazionale che danneggia l’economia italiana.

Un altro punto in favore della Germania è assegnato sulla base del livello salariale. I nostri “avversari” presentano retribuzioni del 30% superiori rispetto a quelle italiane, questo gap si accentua fino al 70% man mano che si abbassa la qualifica professionale. In altre parole i manager italiani e tedeschi si trovano più o meno sullo stesso livello, mentre gli operai presentano differenze salariali abissali (49mila euro contro 29mila)[1]. Ciò che manca in Italia sono investimenti strategici nella formazione degli studenti. Senza lavoratori qualificati le aziende risultano, difatti,  poco competitive nel mercato europeo e mondiale con le conseguenze economiche che già oggi possiamo osservare.

Andrea F.

[1] Le retribuzioni riguardano dati di grandi aziende (Fonte Sole24Ore)

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