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Il PD, la Sinistra e la mancanza di un leader


pd spaccatoCerchiamo di essere sinceri, almeno con noi stessi : il PD, da quando Matteo Renzi e’ diventato il Segretario-Premier, ha smesso di essere sia un partito che di sinistra. Ha smesso di essere un partito da quando, al proprio interno, ha spalancato le porte a personaggi a cui, del progetto del partito, nulla importa. Un calderone in cui sono mescolate figure agli antipodi tra loro, personaggi che non hanno mai votato PD e mai lo voterebbero se il Segretario non si chiamasse Matteo Renzi. Con questa teoria del partito liquido, quasi fosse una birra, tanti elettori sono entrati in questo famoso ‘’ partito della Nazione ‘’, un ossimoro in quanto, come dice la parola stessa, per partito si intende una parte di elettorato accomunata dalla stessa ideologia di fondo. Ha smesso di essere di sinistra da quando, sia le scelte fatte sia il modo di farle, sono ormai la fotocopia del progetto di Berlusconi. Chi sostiene il contrario, e’ cieco, in malafede oppure, ed e’ la grande maggioranza, dopo anni di brucianti sconfitte si gode il largo consenso che Renzi attrae. Per chi, come il sottoscritto, ha creduto in questo progetto di unione tra DS e Margherita, questa palese perdita di valori della sinistra fa male e lascia increduli e sgomenti.

Cosa possono fare i componenti di questa minoranza di sx ( e gia’ il fatto di essere una minoranza rende bene l’idea di cosa sia diventato il PD ), per poter cambiare le cose ? Le proposte messe in campo sono diverse : analizziamole insieme, per scoprirne pregi e difetti.

Proposta a ) Cercare di fare iscrivere al PD il maggior numero di persone di sinistra, in modo che le file della minoranza si ingrossino e nelle decisioni si abbia piu’ ascolto..

 Questa proposta mi lascia alquanto dubbioso, in quanto la considero tanto utopistica quanto irrealizzabile. A parte che, visto l’andazzo delle cose,  gia’ si fatica a far tesserare chi e’ stato tesserato da sempre. Poi sinceramente, non vedo per quale strano motivo persone che hanno lasciato i DS dopo l’alleanza con la Margherita, dovrebbero ora correre in soccorso ad una parte del PD. Piu’ facile che si esca con un telegrafico ‘’ Ve lo avevamo detto ‘’ !!

Proposta b) Creare all’ interno del PD delle aree di discussione, una sorta di Leopolde , in cui discutere su temi cari alla sinistra.

Puo’ essere una bella iniziativa e gia’ se ne vedono nascere di questi gruppi di discussione nelle varie citta’ italiane. Esiste comunque un problema di fondo : puo’ esserci nello stesso partito, sotto lo stesso stemma, una parte che e’ in netta antitesi all’ altra ? Non e’ che dai l’ immagine di essere una fronda avversaria ? Poi, almeno per coerenza, visto che abbiamo criticato Renzi quando le organizzava, ora dovremmo fare lo stesso ?

Proposta c) Abbandonare il Partito

Questa idea e’ oggigiorno quella che va’ per la maggiore. Gia’ se ne vedono gli effetti nei vari circoli , sempre piu’ vuoti, dove tanti attivisti hanno smesso la frequentazione in quanto non riconoscendosi piu’ in questa idea di partito. Sono quegli elettori che vanno sotto il nome di ‘’ emorragia silenziosa ‘’, che non rinnovano la tessera in quanto inutile, visto che hai gli stessi diritti di chi non ce l’ha. Sono coloro che non si recano alle urne, in quanto preferiscono il non-voto al turarsi il naso o, ancor peggio, dare fiducia ad altre forze politiche. Questa idea, che probabilmente e’ la piu’ facile da seguire, credo sia quanto di piu’ dannoso possa capitare. Innanzitutto in quanto, al momento, non si vedono porti a cui approdare. In secundis, si farebbe il gioco di Renzi, che non vedrebbe l’ora di scaricare la sinistra – dem, al momento la sola opposizione costruttiva.

Proposta d) La coalizione sociale

Questa proposta fatta da Landini e’ a mio parere la migliore e la piu’ fattibile. Un’ area apartitica in cui le varie forze della sinistra si trovano e si confrontano per elaborare un serio progetto di Governo, con piu’attenzione verso il sociale. Servirebbe non solo per un confronto costruttivo ma anche per prendere tempo, elaborando un nuovo progetto unitario e cercando un vero leader, con le qualita’ oratorie e di persuasione di Renzi ma che porti avanti le idee del Partito e non solo le proprie.

Cosa fare quindi al momento ?

Per chi siede in Parlamento, anche senza essere del PD ma contrario alle idee di Renzi, sarebbe una cosa intelligente evitare questo ostruzionismo ad oltranza che, tra canguri e tagliole, oltre a non portare a nulla rischia di passare per una sorta di impaludamento delle Camere. Fare poche e concrete proposte, cercando anche con altri gruppi di trovare punti di intesa comuni e discuterne approfonditamente in Aula. Per chi invece, come il sottoscritto, e’ sempre stato un attivista, suggerisco non solo di non tesserarsi ( per il motivo scritto sopra ), ma soprattutto evitando di dare quell’ aiuto che si e’ sempre dato in questi anni, gratuitamente e senza alcun fine. Almeno potremmo vedere quanto questi nuovi ‘’ arrivi ‘’ siano davvero legati al Partito. Soprattutto pero’ cerchiamo SEMPRE di esserci nelle varie riunioni e comitati e diciamo la nostra, anche se siamo in netta minoranza. La forza di un Partito sta’ nelle persone che lo compongono e nella varieta’ delle idee, non certo da un codazzo di cacciatori di poltrone e di ipnotizzati dal pifferaio di turno !!

Gianluca Bellentani

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Analizzando il discorso di Salvini… difficile credere a quanto ha dichiarato


C’è chi sostiene che non conviene parlare troppo di quello che esprime la Lega Nord, perché la si aiuterebbe soltanto a guadagnare consensi. Io conosco la lezione del M5S: meno se ne parlava e più loro crescevano modalità “sottobosco”, con le soli armi del web e dei «vaffa!» di Beppe Grillo. Lì dove i partiti non sono riusciti con le televisioni, ci è arrivato il movimento pentastellato: ottenere il 25% dei consensi alle massime elezioni nazionali al primo tentativo. Certo, c’è stato l’exploit del Partito Democratico nella tornata elettorale del 2008, ma lì si trattava di un partito sorto dalle ceneri di Margherita e Democratici di Sinistra.

Tornando alla Lega Nord di Matteo Salvini, conviene parlarne, e tanto. Fino a prova contraria, se in certe dichiarazioni si riscontrano madornali errori, è necessario correggerli sia per rispetto di chi certi contenuti li esplica, sia nei confronti della popolazione che recepirà il messaggio. Ovviamente ognuno è libero di continuare a credere o meno, a pensare che non si tratta di “errori” ma di cose esatte, a proprio rischio e pericolo. Insomma, è sempre meglio utilizzare la parola, la scrittura, la penna (in questo caso la tastiera), specie se si tratta di confrontarsi con argomenti abbastanza inquietanti: il razzismo in primis.

Della Lega Nord stile Matteo Salvini ebbi già modo di parlare all’epoca della manifestazione di Milano (http://elnuevodia.altervista.org/strana-evoluzione-lega-nord/ ). Oggi, come già accennato, conviene spendere due parole per analizzare il discorso che il leader ha tenuto a Piazza del Popolo a Roma, il 25 febbraio 2015.

Partiamo innanzitutto dal modo di comunicare. Non si può dire nulla: efficace, molto più di quello di Grillo e, forse, superiore a quello di Renzi. Precisiamo però: lo stile si avvicina molto di più a quello del comico genovese, ma ciò che lo caratterizza è un linguaggio molto popolare, con i “vaffa” meglio dosati rispetto al leader del M5S. Renzi ancora tiene riguardo un modo di parlare leggermente più elevato. Comunque, Matteo Salvini sa fare presa sulle persone, specie sulla loro pancia. In pillole: sul modo di parlare si basa il 90% della strategia comunicativa del leader della Lega Nord, riuscendo così a far passare per vera la marea di cavolate (siamo sinceri, di quello si tratta) che viene esposta durante il discorso. Andiamo a studiarle una per una:

  • la Lega Nord sta con la polizia ed i carabinieri. Ci mancherebbe altro, l’alternativa sarebbe proteggere i delinquenti. E’ necessario però ricordare che la Lega Nord stava talmente tanto con le forze dell’ordine italiane, che decise di creare la Federazione delle Compagnie della Guardia Nazionale Padana. Erano gli anni del governo provvisorio della Padania (http://www.slideshare.net/ilfattoquotidiano/guardie-padane ), che sfocerà (proprio in questi mesi) nel rinvio a giudizio – richiesto dalla Procura di Bergamo – per violazione della legge Scelba del 1948: promozione, costituzione, organizzazione e direzione di un’associazione di carattere militare. Ma le indagini della Procura erano cominciate molti anni prima, precisamente a metà dei ’90. All’epoca ci fu un altro fatto, che oggi noi ricordiamo in modo soprattutto divertente: i denti di Roberto Maroni che penetrano il polpaccio di un poliziotto. Risultato: condanna a 8 mesi in primo grado, poi dimezzata in Appello e in Cassazione. Insomma, di amore a prima vista non si può proprio parlare;
  • gli alunni delle nostre scuole devono studiare la questione delle Foibe. Giustissimo, nulla da eccepire. Peccato che tali dichiarazioni si facevano dinanzi ad una platea composta in buona parte anche da Casapound. Sappiamo benissimo come viene interpretata la vicenda delle foibe dalla destra estrema: un «evento» di risposta al giorno della memoria (27 gennaio). La vicenda delle foibe è tornata alla luce solo grazie ad una difficile opera di revisionismo, che ha permesso di riscoprire una importante pagina dell’Italia post – seconda guerra mondiale. Ma è una vicenda che non nasce e muore con l’arrivo dei titini che catturano e uccidono italiani indiscriminatamente, bensì ha il suo punto di partenza nelle persecuzioni operate dal regime mussoliniano durante l’occupazione italiana di alcune zone slave. Anche lì, il revisionismo ha fatto un bel po di luce: campi di concentramento Made in Italy. Una domanda sorge spontanea a Salvini: Casapound se la sentirebbe, vista la sua chiara fama fascista, di darsi una zappa sui piedi di tal genere? Non penso proprio, almeno che non si voglia imporre una verità ufficiale, costruita ad arte per favorire una precisa parte politica. Ciò non sarebbe bello;
  • Bisogna parlare del genocidio degli armeni per mano della Turchia, che qualcuno vorrebbe far entrare in Europa. Teoricamente, applicando lo stesso ragionamento, non ci dovrebbero entrare neanche Italia e Germania (nell’Unione Europea però, visto che uscire dal continente è un pochino complesso). Oltre allo scontatissimo caso della Shoah e a quello appena citato della Jugoslavia, conviene ricordare un altro «magistrale» sterminio italiano: trovate tutto qui. In poche parole: il genere umano non va giudicato dai confini nazionali, ma al di fuori di essi. D’altronde, i confini non sono altro che decisioni prese dall’uomo;
  • Bisogna rispettare le lingue, le identità etc. della cultura italiana. Qui si apre un argomento grande come una casa. Innanzitutto, partiamo dalla religione, tema con cui la Lega Nord fa molto spesso a botte. La Costituzione e la storia del nostro Paese sanciscono che l’Italia è nata laica (almeno che non si vogliano definire cattoliche le popolazione pre – romane), ergo rispettare la cultura italiana significa tollerare Islam, Buddismo e altre confessioni. Altro tema: le lingue. Secondo la nostra Carta fondamentale «La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche» (Art.6). Infine (ma ci fermiamo qui solo perchè il post non può essere stressantemente lungo) è necessario ricordare il passato recente del sole delle Alpi, quando ci si lamentava dell’eccessiva presenza del dialetto romano nei films e nella cultura in generale, quando si chiedeva di sottotitolare le fiction nei diversi dialetti regionali. Insomma, un’ottima strumentalizzazione della cultura locale. In pillole: ora tutto fa brodo;
  • Crocetta dovrebbe dimettersi dopo che una bambina è morta per mancanza di posti in ospedale. Se la si pensasse veramente così, non solo Crocetta dovrebbe dimettersi, ma anche molti altri governatori regionali. Infatti i casi di malasanità si sono registrati un po’ ovunque in Italia. Per «puro caso», mi è capitato sottomano un articolo di Panorama, ove è protagonista di uno scandalo della sanità un ospedale del Nord, quello di Busto Arsizio. Copio e incollo il testo dell’articolo: «7 settembre 2012: Rebecca Balzarini muore a soli 8 anni, all’ospedale di Busto Arsizio. Una morte improvvisa che per settimane ha impegnato anche gli stessi medici nel tentativo di comprenderne la causa. La mamma aveva portato la piccola al pronto soccorso: i sintomi erano quelli dell’influenza, nulla che potesse far presagire un epilogo tragico. Aveva la febbre alta e dopo averla visitata i medici l’avevano rimandata a casa, diagnosticando una faringite» (fonte: http://www.panorama.it/news/cronaca/malasanita-quando-morire-i-bambini/#gallery-0=slide-5 ). Busto Arsizio, Lombardia, 2012. In pillole: siamo nell’epoca del governo regionale di Roberto Formigoni. Evidentemente, in quel periodo Salvini era un pochino distratto e «si dimenticò» di chiedere le dimissioni del Governatore;

  • Si lavora se si ha merito. In linea di principio l’affermazione è giustissima. Nel mondo del lavoro le selezioni serie si basano su un attento studio degli Europass, i curriculum di stampo europeo dove sono registrate le esperienze degli interessati. Teoricamente, più titoli di studio hai, più sei una persona qualificata. Non fosse così, potremmo tranquillamente abolire l’obbligatorietà della scuola e la possibilità di frequentare l’università. C’è un piccolo neo: il merito non può essere predicato da chi è diventato famoso per una laurea comprata in Albania o da chi l’università, dopo un decennio di fuoricorso, non è riuscito a terminarla. No, non ci siamo. Certe lezioni devono partire da una dimostrazione di fatto: mettetemi un leader laureato e con tanti punti di merito, poi ne riparleremo;
  • Citazioni su Oriana Fallaci, Don Milani, Don Sturzo. Senza entrare nello specifico di ciascuno (ripeto: diamo un limite alla lunghezza di questo post), più citazioni fai e meno è un tuo discorso. In pillole: ti soffermi sempre meno sui veri contenuti;
  • L’Italia cresce solo dello 0,1% nel PIL. Matteo Salvini non è contento di questa crescita che, seppur segnando una inversione di tendenza in senso positivo della nostra economia, la considera ancora troppo poco. Siamo d’accordo. C’è però da ricordare ai verdi leghisti che, negli anni del nuovo millennio hanno governato anche loro, con risultati abbastanza disastrosi. Conviene fare un piccolo sunto del trend del nostro PIL (dati Istat): 2007 (Governo Prodi: + 1,7%); 2008 (Governo Prodi e poi Governo Berlusconi – Lega: – 1, 2%); 2009 (Governo Berlusconi – Lega: – 5,5%); 2010 (Governo Berlusconi – Lega: + 1,7%); 2011 (Governo Berlusconi e poi Monti: + 0,5%); 2012 (Governo Monti: – 2,4%). Dati, ovviamente su base annua. Insomma, lezioni di economia non possono darle, specie dopo quel lusinghiero – 5,5 %;
  • La disoccupazione durante il governo Berlusconi – Lega era al 9%, ora è 4 punti sopra. Questa gliela possiamo concedere, ma non dimentichiamo che la maggioranza di centrodestra 2001 – 2006 è stata protagonista di quella Legge Biagi che ha spalancato le porte al precariato. Insomma: #pernondimenticare;

  • In Italia non c’è spazio per i campi ROM; prima i disoccupati e dopo (molto dopo) i ROM. Partiamo da una premessa: la stragrande maggioranza dei ROM hanno la cittadinanza italiana, dunque hanno gli stessi diritti nostri. La questione dei campi, inoltre, si è aggravata grazie ai decreti emergenziali dell’allora Ministro degli Interni Roberto Maroni (guarda caso, Lega Nord), che ebbero l’effetto di aumentare l’allarme sociale e di realizzare atti in deroga alle leggi. Decreti che ci hanno portato a forti condanne da parte dell’Unione Europea. Insomma, i fautori del disastro ora intendono demolire con le ruspe le case dei cittadini italiani. L’alternativa ci sarebbe: una politica di recupero delle abitazioni abbandonate in favore dei ROM. Si pensi solo ai centri storici, sempre più deserti.

Per ora fermiamoci qui. La questione è ancora lunga, dunque conviene respirare e darci appuntamento alla seconda puntata.

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/analizzando-il-discorso-di-salvini-difficile-credere-quanto-ha-dichiarato/

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Bilancio di 16 anni di gestione privata del servizio idrico aretino


depuratori-acqua

Nel 1999 quando la gestione era ancora comunale con 200 mc annui di consumo acqua si pagavano 170 euro annui; tale cifra, rivalutata dell’inflazione, corrisponderebbe oggi a 232 euro. In realtà con le tariffe Nuove Acque lo stesso utente con lo stesso consumo di 200 mc di acqua si troverà a pagare nel 2015 ben 563 euro con un incremento del 150% rispetto all’aumento del costo della vita. E infatti da tanti anni le tariffe aretine sono le più care in Italia. Ma tutto questo non è bastato: nei mesi passati alcuni balzelli hanno ulteriormente aumentato il peso delle bollette (deposito cauzionale, partite pregresse …); e altri balzelli si preannunciano per i prossimi mesi ed anni.

QUALITA’ DEL SERVIZIO E INVESTIMENTI

Nuove Acque parla di fantastici investimenti nel corso di questi 16 anni; ma in realtà nulla di tutto questo si è tradotto in un significativo miglioramento del servizio idrico.

Qualità dell’acqua erogata. L’acqua che proviene dall’invaso di Montedoglio è di buona qualità. Ma Nuove Acque non ha alcun merito poiché essa veniva erogata in Arezzo città già prima del loro avvento (cioè dal febbraio 1999). Nuove Acque aveva il compito di effettuare gli investimenti necessari per portarla nel resto della provincia ma oggi, a distanza di 16 anni, poco è stato fatto.

Depurazione e fognatura. Con una copertura della popolazione del 62% per la depurazione e del 79% per la fognatura Nuove Acque si colloca all’ultimo posto in Toscana per utenti serviti (fonte: Autorità Idrica Toscana).

Investimenti realizzati. Con investimenti realizzati pro-capite nel 2012 pari a 24 euro e nel 2013 pari a 15 euro Nuove Acque si colloca all’ultimo posto in Toscana, che ha una media di 46,1 euro pro-capite, e sotto la media nazionale, che è pari a 22,8 euro (fonte: Autorità Idrica Toscana).

Investimenti programmati per i prossimi anni. Nel periodo 2014-2017 Nuove Acque prevede di investire circa 29 euro pro-capite annui che è molto inferiore alla media regionale, pari a 66 euro, e alla media nazionale che è pari a 32 euro (fonte: Autorità Idrica Toscana).

IL GESTORE

Il gestore Nuove Acque spa è una società mista pubblico-privato (con maggioranza del 54% formalmente pubblica). I privati e il pubblico così si sono ripartiti i compiti:

Al privato: tutto il potere di ordinaria e straordinaria gestione nella società, riscossione di ben 22 milioni di euro circa di consulenze tecniche nel corso dei 25 anni di concessione, riscossione degli  utili di esercizio.

Al pubblico: deliberare gli aumenti delle tariffe al massimo consentito (e anche di più!!!), dare in pegno le proprie azioni alle banche che hanno finanziato il prestito di 65 milioni di euro (con 58 milioni da rimborsare ad oggi), accondiscendere ad ogni richiesta del privato (in ultimo: deposito cauzionale E partite pregresse).

NON RISPETTO DELL’ESITO DEI REFERENDUM DEL 2011

Con il voto favorevole del 96% degli elettori nel 2011 con due referendum abrogativi fu sancito che la gestione del servizio idrico dovesse essere effettuata con modalità totalmente pubbliche e senza applicare nelle bollette la quota del profitto per il gestore (cioè con pareggio di bilancio). Oggi, a distanza di 3 anni e mezzo, il volere della quasi totalità dei cittadini non è stato applicato in alcuna misura. La gestione è rimasta privata e il profitto ha continuato ad essere applicato come se nulla fosse successo. E infatti negli ultimi anni Nuove Acque ha conseguito utili di esercizio record (anno 2011: 3 milioni di euro; anno 2012: 3,6 milioni di euro; anno 2013: 4 milioni di euro). Le istituzioni (governo nazionale e governi locali) e i partiti politici  hanno fatto di tutto per non rispettare la volontà (peraltro praticamente unanime) degli elettori con ciò pregiudicando gravemente il sistema democratico e la loro stessa credibilità.

IL COMITATO ACQUA PUBBLICA

Il Comitato Acqua Pubblica di Arezzo formalmente costituitosi il 24 agosto 2007, ha svolto la sua attività nel corso di questi anni perseguendo gli obbiettivi stabiliti nel proprio statuto: riportare la gestione del servizio idrico in mani totalmente pubbliche, controllare e contrastare – anche con azioni giudiziarie – le varie illegittimità nell’applicazione delle tariffe da parte del gestore.

Referendum 2011. Con circa 21.000 firme raccolte la provincia di Arezzo si collocò al primo posto assoluto in ambito nazionale per maggior numero di firmatari in proporzione alla popolazione. Poi con il 61% dei votanti (e il 96% dei SI) gli aretini furono nei primi posti nazionali per partecipazione ai referendum. Evidentemente determinante fu l’esperienza diretta subita dalla negativa privatizzazione del servizio idrico.

Azioni presso TAR e Consiglio di Stato. Nel 2010 il Comitato Acqua Pubblica di Arezzo ha vinto al TAR con sentenza confermata nel 2011 al Consiglio di Stato relativamente a delle tariffe retroattive pari a 800 mila euro che Nuove Acque aveva applicato nelle bollette. Le 800 mila euro sono state poi restituite a tutti gli utenti.

Attualmente sono in corso altri due procedimenti pendenti al TAR della Toscana in attesa di sentenza; con il primo è stato chiesto al TAR che i risibili rimborsi) riconosciuti da Nuove Acque agli utenti, 150 mila euro, vengano portati ai corretti 2,5 milioni di euro (per effetto dell’esito dei referendum e per il periodo del secondo semestre 2011); con il secondo è stato chiesto al TAR di stabilire il rimborso per la depurazione non dovuta per il periodo decennale anziché quinquennale come calcolato da Nuove Acque.

Azioni presso il giudice di pace. Il Comitato ha promosso – con alcuni utenti –  dei ricorsi al giudice di pace. Tutti i ricorsi sono stati vinti e in numerose occasioni il gestore è stato condannato al pagamento delle spese processuali. In particolare sono stati vinti n. 2 ricorsi che hanno ottenuto l’applicazione dell’esito referendario in merito all’abrogazione del profitto dalle bollette e n. 9 ricorsi in merito al rimborso delle quote di depurazione non dovute per 10 anni e non per 5 anni come applicato da Nuove Acque. Purtroppo i ricorsi al giudice di pace – al contrario di quelli al TAR e al Consiglio di Stato – hanno efficacia solo per gli utenti che li promuovono.

Campagne e attività informativa.  Il Comitato Acqua Pubblica nel corso di questi anni ha promosso numerose campagne; di seguito si indicano le principali e quelle più recenti.

Assemblee. Si calcola che sono state effettuate almeno 100 assemblee nel territorio coinvolgendo molte migliaia di cittadini allo scopo di informare e approfondire i temi della gestione dell’acqua.

Punti informativi. Oltre ai numerosissimi banchini volanti nei luoghi più frequentati, negli ultimi anni sono stati attivati dei punti informativi stabili che migliaia di cittadini hanno utilizzato per aderire alle campagne e altro.

Obbedienza civile. Oltre 2.000 utenti hanno aderito alla campagna di obbedienza civile attraverso la quale gli utenti – autonomamente – applicano l’esito referendario e versano l’importo corretto della bolletta deducendosi la percentuale non dovuta (circa il 12%)

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SETTIMANA CORTA, RESIDUI ATTIVI E TEMPO SCUOLA GUIDA PER GENITORI DA A.GE. TOSCANA


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(PUBBLICO SU GENTILE RICHIESTA )

E’ giusto chiudere la scuola il sabato? Si possono avere classi a 36 ore? Come fare per recuperare i finanziamenti statali bloccati nei ‘residui attivi’? “E’ incredibile vedere quante situazioni sul filo dell’illegittimità emergono facendo consulenza ai genitori, ed è per questo che abbiamo pensato di mandare alcune coordinate fondamentali ai genitori impegnati nei Consigli d’istituto, che sono gli organi di governo nelle scuole -dichiara Rita Manzani Di Goro, presidente dell’Associazione genitori A.Ge. Toscana- Certo non si può fare di ogni erba un fascio, ci sono tantissimi istituti scolastici che conoscono approfonditamente la normativa e la applicano con scrupolo. La situazione però è davvero a macchia di leopardo e non si può mai sapere quali sorprese ci può riservare la scuola di nostro figlio”.
SETTIMANA CORTA – Occorre tenere presente che l’unico organo competente a decidere in merito alla chiusura del sabato è il Consiglio d’istituto (art. 10 D. Lgs. 297/1994). Per svolgere il suo compito al meglio, dovrà sentire non solo il parere del Collegio dei docenti, ma anche quello delle famiglie e, per la scuola superiore, degli studenti. Le aspirazioni al risparmio degli enti locali, pur meritorie, debbono rimanere un elemento di contorno.
”Il nostro parere è che la settimana corta può andare benissimo per la scuola primaria e quella dell’infanzia –dichiara Jachen Gaudenz, presidente di A.Ge. Arcipelago toscano e referente scuola di A.Ge. Toscana- ma già per la scuola media occorre fare un sondaggio per coinvolgere le famiglie nella decisione. Alle superiori poi è indispensabile sentire gli studenti, che passando da 6 a 5 giorni di scuola si troverebbero a fronteggiare un maggior carico di lavoro: più ore di lezione consecutive con un minimo di 6 ore e un rientro pomeridiano e fino a tre pomeriggi nei professionali, con maggiori disagi per gli studenti pendolari”.
CLASSI FUNZIONANTI A 26 E A 36 ORE – Se nella vostra scuola esistono delle classi di scuola primaria che funzionano a 26 ore (pari a 27 mensa compresa) ovvero a 36 o 38 ore, sappiate che quello è un vero e proprio abuso. La circolare sulle iscrizioni (n. 51 del 18.12.2014) e il D.P.R. 89/2009 sono molto chiari in proposito: gli orari ammessi sono 24, 27, fino a 30, 40 ore settimanali. Qualsiasi altra struttura oraria è illegittima. Gli organi collegiali della scuola non possono adottare delibere che stabiliscano diversamente.

SORTEGGIO – Sempre la circolare n. 51 del 18.12.2014, ammonisce i Consigli d’istituto a deliberare e rendere pubblici, prima dell’avvio delle iscrizioni, i criteri di precedenza per l’ammissione alla scuola. Tali criteri dovranno rispondere a principi di ragionevolezza quali ad esempio la vicinanza dell’abitazione alla scuola o gli impegni lavorativi dei genitori. “In quest’ottica, l’eventuale adozione del criterio dell’estrazione a sorte rappresenta l’estrema ‘ratio’ a parità di ogni altro criterio”.
ADOZIONE DEL PIANO DELL’OFFERTA FORMATIVA – Capita non di rado che nei Consigli d’istituto si chieda di approvare il POF a ‘scatola chiusa’, magari perché “l’ha già approvato il Collegio dei docenti”. Tutto ciò è assolutamente illegittimo: consigliamo a tal proposito di prendere visione del Regolamento dell’autonomia scolastica DPR 275/99 e in particolare della sintesi ad uso dei genitori disponibile sul nostro sito agetoscana.it nella rubrica Documenti scaricabili, unitamente alla scheda “Piano dell’offerta formativa: tempi e modi di attuazione”. REGOLA GENERALE: Non si approva nulla che non si sia potuto prima esaminare con la dovuta attenzione.
RESIDUI ATTIVI – La secca smentita del Ministero, subito a ridosso della notizia che i famigerati “residui attivi”, ossia i crediti che le scuole vantano nei confronti dello Stato, sarebbero stati radiati (ossia cancellati) per sempre, ha rincuorato molti Consigli d’istituto. A essere pignoli nella nota 18780 del 22 dicembre 2014 lo avevano detto davvero che: “Attesa la attuale situazione finanziaria di bilancio dello Stato e in considerazione della vetustà temporale di ‘residui attivi’ che risultano ancora iscritti nei bilanci di diverse istituzioni scolastiche , si auspica che con progressiva e ragionata programmazione gli stessi possano essere radiati nell’ambito della autonoma gestione amministrativo contabile e nel rispetto di quanto previsto dalla normativa vigente, tramite mirate delibere dei consigli d’istituto”.
La smentita però ci dà fiducia e allora vediamo cosa dobbiamo fare:
1 – riesumare i residui attivi spostandoli dall’aggregato Z01 alle schede di bilancio, dove potranno essere impegnati e spesi;
2 – inviare ‘flussi di cassa mensili’ che riportino effettivamente residui attivi (di cui si attende il finanziamento promesso) e non un ammasso indistinto di Z01 – Risorse da destinare;
3 – approfittare dei monitoraggi del Ministero in cui si richiede di dettagliare l’esistenza dei residui attivi (li hanno effettuati già due volte e alcune scuole più coraggiose hanno ottenuto indietro fino a 250.000,00 euro);
4 – utilizzare i fondi per la “sofferenza finanziaria”, elargiti già a fine 2013 e a fine 2014, e un po’ più malvolentieri anche i fondi provenienti dalla Legge 440 e destinati a spese per il funzionamento (D.M. 21.05.2014, n. 351), per ripianare i residui attivi esistenti in bilancio.
Non dobbiamo dimenticare che i ‘residui attivi’ non sono altro che finanziamenti per stipendi, esami di maturità ecc. (ossia spese di pertinenza dello Stato) promessi anni fa e mai giunti alle scuole. Per far fronte alle spese, le scuole hanno utilizzato tutto ciò che avevano: fondi dei comuni o provenienti da progetti, ma soprattutto il contributo volontario dei genitori. Occorre quindi far sì che i soldi ‘prestati’, tornino al mittente e vengano utilizzati a favore dei nostri figli e della didattica.
Nel dubbio, potete consultare le due lapidarie circolari ministeriali n. 312/2012 e 593/2013, disponibili sul nostro sito agetoscana.it alla rubrica Contributo volontario dei genitori.

L’Associazione genitori A.Ge. Toscana da 16 anni tiene gratuitamente corsi di formazione per genitori eletti nei Consigli di classe e d’istituto. Sul sito www.agetoscana.it è possibile trovare approfondimenti su Contributo volontario, funzionamento degli Organi collegiali, privacy ed altro ancora.
La consulenza è illimitata e gratuita per i propri soci; è inoltre possibile ottenere gratuitamente risposta a quesiti di interesse generale nel gruppo aperto di Linkedin “Genitori a scuola di partecipazione”.

Per informazioni: 328 8424375 – agetoscana@age.itwww.agetoscana.itwww.facebook.com/agetoscana@Agetoscana