Pubblicato in: CRONACA

Una grande opera per il Paese: abbonamento bicicletta + treno a livello nazionale


Partiamo da qualche buona notizia. Innanzitutto è doveroso evidenziare quanto uscito dal New York Times: il 2014 è l’anno in cui l’economia globale è cresciuta, ma le emissioni di Co2 hanno invertito la rotta. Giusto per dare qualche numero: nel 2012 abbiamo immesso nell’atmosfera 34,5 miliardi di tonnellate di Co2, nel 2013 ben 35 miliardi (record), nel 2014 sono state «appena» 32,3. Altra notizia importante, anche se ormai risaputa: da qualche anno la vendita delle biciclette ha superato quella delle automobili. Infine, c’è un crescente ritorno all’agricoltura a discapito del lavoro in fabbrica. In poche parole: c’è un ritorno al sostenibile. Si tratta di un processo soprattutto benefico per la nostra salute, per quella del pianeta e l’economia (non solo monetaria) delle persone. A proposito di quest’ultima, è necessario monitorare quell’evento chiamato «Earth OverShoot Day». Si tratta del giorno in cui la Terra esaurisce le risorse disponibili per l’anno ed entra «in riserva»: da quel momento ciò che consumiamo non sono altro che beni messi a disposizione dal pianeta per l’anno successivo. L’anno scorso l’ «Earth OverShoot Day» è caduto il 19 agosto, nel 2013 il 20 dello stesso mese, nel 2012 il 22 (sempre nel periodo sextilis ). In pillole: l’umanità esaurisce le scorte annuali sempre prima. Dunque è necessaria una inversione di tendenza, se proprio ci teniamo a lasciare alle future generazioni un mondo più sostenibile.

Comunque, all’inizio abbiamo evidenziato segnali incoraggianti (fortunatamente non sono gli unici) da non trascurare e da utilizzare come punto di partenza per ulteriori sviluppi. Ora, al di là dell’eterna discussione scientifica sul fatto che i cambiamenti climatici sono dovuti o no alla Co2, un dato di fatto è inopinabile: meno inquiniamo e più ne beneficiamo a livello economico, sanitario, di risorse umane e materiali. Già questo sarebbe un bel regalo per il futuro, ma i disastri di decenni e decenni procurati dal menefreghismo umano non possono essere ridimensionati solo con qualche timido segnale di ripresa. Serve molto di più, un azzardo, una «grande opera». Spesso l’espressione equivale a cemento e distruzione di aree verdi, eppure potrebbe avere un’accezione molto più simpatica. Non solo, la si potrebbe affiancare a progetti realizzabili in tempi molto più brevi rispetto ad un’autostrada o ad un grande evento. Arriviamo al sodo: un grande passo in avanti potrebbe essere l’istituzione di un abbonamento nazionale – da parte di Trenitalia«bici+treno». Non si tratta di chiedere alle Ferrovie dello Stato di permettere di portare la bicicletta in treno. Questo infatti è già permesso, anche se la disciplina è regolata regione per regione. L’obiettivo è proprio modificare quest’ultimo punto: abbonamento nazionale «bici + treno» uguale per tutto il territorio nazionale. Al momento infatti, giusto per prendere qualche regione come esempio: in Puglia il servizio è gratuito, nel Lazio si paga 3,50 euro al giorno (dunque si può facilmente arrivare a 1000 euro l’anno circa!), in Lombardia, Sicilia ed Emilia Romagna si paga un abbonamento di 60 euro all’anno. Si tratta di una situazione molto frammentata, a cui bisogna aggiungere che molto spesso mancano le attrezzature adeguate per poter «accogliere» le biciclette nei vagoni. Eppure non sono pochi i cicloturisti, i lavoratori e le persone in generale che, durante la loro giornata, realizzano le loro azioni abbinando entrambi i mezzi di trasporto. Unire l’Italia sotto questo punto di vista sarebbe un vantaggio per coloro che già sono abituati a muoversi in tale maniera, ed un incentivo per chi invece ha il timore di farlo (oltre a contribuire al raggiungimento di quegli obiettivi globali di cui abbiamo parlato in precedenza). A gennaio, sul link http://change.org/bici+treno la giovane manager bolognese Sara Poluzzi ha aperto le danze per «unire l’Italia con biciclette e treni». Nel giro di pochissimo tempo si è andati ben oltre la petizione: la Regione Emilia Romagna è stata la prima a recepire le richieste ed ha deciso di reinserire l’abbonamento annuale «bici+treno» (revocato nel 2014) al costo di 60 euro, valido ovviamente solo per il territorio della Regione. Nel frattempo «fibrillazioni» ci sono in Piemonte, Toscana, Lazio e Abruzzo, dove referenti locali stanno provando a smuovere le istituzioni regionali su tale tema. Riguardo le altre Regioni, state pur certi che è solo questione di tempo. Il dibattito ormai si è aperto, un movimento di opinione sempre crescente si va ormai formando (basta notare la crescita costante, nel giro di soli 3 mesi, del gruppo facebook «Bici+Treno» (https://www.facebook.com/groups/bicitreno/ ). Trasformare l’iniziativa in concretezza significa fare un passo deciso verso la sostenibilità, termine che spesso spaventa piuttosto che far sognare un mondo migliore.

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/una-grande-opera-per-il-paese-abbonamento-bicicletta-treno-livello-nazionale/

FIRMA LA PETIZIONE: https://www.change.org/p/trenitalia-spa-abbonamento-bici-treno-nazionale
GRUPPO FACEBOOK: https://www.facebook.com/groups/bicitreno

Pubblicato in: CRONACA

BARACK OBAMA ? UNA DELUSIONE.


Persino George Bush ( padre ), presidente repubblicano bianco negli anni novanta, fece processare e condannare da una corte federale di giustizia, per violazione dei diritti civili, alcuni poliziotti bianchi della California che erano stati invece precedentemente assolti da una giuria di bianchi, i quali avevano pestato a sangue e senza alcun valido motivo, perchè fu poi infatti appurato che non avevano commesso nessun reato, degli uomini di colore incensurati che avevano fermato. Barack Obama, invece, finora non ha mai mosso un dito contro i non pochi poliziotti bianchi responsabili non soltanto di violazione dei diritti costituzionali, ma persino autori di conclamati omicidi, nei confronti di appartenenti alla minoranza afroamericana, molto spesso incensurati e poco più che adolescenti. Sembra quasi che l’attuale presidente, il primo di colore della storia americana, abbia un riverito timore di mostrarsi anche lontanamente schierato dalla parte delle minoranze di colore, e in casi di comportamento palesemente razzista da parte di poliziotti bianchi nei confronti di cittadini di colore, finora ha assunto posizioni molto ambigue, quasi più di sostegno ai poliziotti che non alle loro vittime. Partito nel 2008 con una campagna elettorale che lasciava ad intendere che se fosse stato eletto presidente avrebbe rivoluzionato tutta la società americana dalla parte dei più deboli, Barack Obama si è invece rivelato essere un presidente di pasta frolla e assai poco incisivo nella lotta contro le oligarchie di potere, e non vale neanche un’unghia dei Martin Luther King e dei Malcom X da lui spesso citati nella sua campagna elettorale, per convincere la minoranza afroamericana a votare per lui.

Barack-Obama

Pubblicato in: CRONACA

RENZI E BERLUSCONI SONO AI FERRI CORTI


La rottura fra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi con conseguente fine del Patto del Nazareno, dichiarata unilateralmente da Berlusconi, va oltre la solita sceneggiata, tipo ladri di Pisa, tra politici alle quali noi italiani siamo ormai abituati da almeno un ventennio. Infatti la mancata parola, data da Renzi al Berlusca, sulla sua condivisione della rosa di nomi da proporre in parlamento come futuri presidenti della repubblica, che comprendeva quelli di Giuliano Amato e di Giovanni Letta, ma non quello di Sergio Mattarella, il quale poi invece è stato eletto presidente coi voti compatti del PD e dei suoi alleati di governo dell’NCD, ha fatto si che Berlusconi non sia attualmente più interessato a continuare ad appoggiare il governo Renzi neanche se questo sta portando avanti riforme concordate fra i due, come quella già approvata in parlamento relativa alla modifica del Senato e l’altra relativa alla nuova legge elettorale denominata ” Italicum ” che rimane senza preferenze come il vecchio ” Porcellum “, e che rientra quindi pienamente anche nella filosofia berlusconiana, che Renzi vorrebbe far approvare al più presto, ma che incontra le resistenze della minoranza del PD oltre che quella di tutte le altre forze politiche parlamentari, escluso l’ NCD, ma inclusa invece anche l’ FI di Berlusconi. Perchè dunque, ci si domanda, tutta questa ostilità di Silvio Berlusconi nei confronti dell’ex alleato Matteo Renzi per via della scelta da questo fatta sul nome di Sergio Mattarella? Senza scendere troppo nei dettagli, basta informarsi un pochino sulla carriera politica di Mattarella e su quella di Berlusconi per scoprire che tra i due non è mai corso molto ” filling ” e che Mattarella si è anche più volte espresso in maniera tutt’altro che amichevole nei confronti dell’ex presidente del consiglio. Pertanto è palese come Berlusconi consideri veramente un brutto tiro, quello giocatogli da Renzi, di favorire l’elezione di un presidente considerato ostile dall’ex Kaimano. Il perchè è abbastanza evidente: se Berlusconi avesse voluto presentare una domanda di grazia per cancellare le pene accessorie derivanti dalla sua condanna per evasione fiscale, che comportano anche l’interdizione dalla carica di senatore e l’impossibilità per lui di ricandidarsi come leader politico per circa altri quattro o cinque anni, questa avrebbe avuto molte più probabilità di venire accolta da un presidente della repubblica molto berlusconiano come Giuliano Amato o Gianni Letta, che non da uno decisamente poco berlusconiano quale sembra invece essere Sergio Mattarella. Le due pedine della BCE e della P2, Renzi e Berlusconi, sono quindi arrivate ai ferri corti perchè malate entrambe di protagonismo personale: Renzi ha colto la palla al balzo con l’elezione di Mattarella giustificandosi dicendo che Giuliano Amato e Gianni Letta non avrebbero mai raccolto i consensi della minoranza del PD e quella delle opposizioni, ma in realtà pensava anche alla possibilità concreta di liquidare politicamente Berlusconi, e Berlusconi dal canto suo non ci sta a farsi liquidare da Renzi ed è disposto anche a far cadere il governo per cercare a sua volta di liquidare Renzi.

imagesJQMZQMU2-horz