RENZI E BERLUSCONI SONO AI FERRI CORTI


La rottura fra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi con conseguente fine del Patto del Nazareno, dichiarata unilateralmente da Berlusconi, va oltre la solita sceneggiata, tipo ladri di Pisa, tra politici alle quali noi italiani siamo ormai abituati da almeno un ventennio. Infatti la mancata parola, data da Renzi al Berlusca, sulla sua condivisione della rosa di nomi da proporre in parlamento come futuri presidenti della repubblica, che comprendeva quelli di Giuliano Amato e di Giovanni Letta, ma non quello di Sergio Mattarella, il quale poi invece è stato eletto presidente coi voti compatti del PD e dei suoi alleati di governo dell’NCD, ha fatto si che Berlusconi non sia attualmente più interessato a continuare ad appoggiare il governo Renzi neanche se questo sta portando avanti riforme concordate fra i due, come quella già approvata in parlamento relativa alla modifica del Senato e l’altra relativa alla nuova legge elettorale denominata ” Italicum ” che rimane senza preferenze come il vecchio ” Porcellum “, e che rientra quindi pienamente anche nella filosofia berlusconiana, che Renzi vorrebbe far approvare al più presto, ma che incontra le resistenze della minoranza del PD oltre che quella di tutte le altre forze politiche parlamentari, escluso l’ NCD, ma inclusa invece anche l’ FI di Berlusconi. Perchè dunque, ci si domanda, tutta questa ostilità di Silvio Berlusconi nei confronti dell’ex alleato Matteo Renzi per via della scelta da questo fatta sul nome di Sergio Mattarella? Senza scendere troppo nei dettagli, basta informarsi un pochino sulla carriera politica di Mattarella e su quella di Berlusconi per scoprire che tra i due non è mai corso molto ” filling ” e che Mattarella si è anche più volte espresso in maniera tutt’altro che amichevole nei confronti dell’ex presidente del consiglio. Pertanto è palese come Berlusconi consideri veramente un brutto tiro, quello giocatogli da Renzi, di favorire l’elezione di un presidente considerato ostile dall’ex Kaimano. Il perchè è abbastanza evidente: se Berlusconi avesse voluto presentare una domanda di grazia per cancellare le pene accessorie derivanti dalla sua condanna per evasione fiscale, che comportano anche l’interdizione dalla carica di senatore e l’impossibilità per lui di ricandidarsi come leader politico per circa altri quattro o cinque anni, questa avrebbe avuto molte più probabilità di venire accolta da un presidente della repubblica molto berlusconiano come Giuliano Amato o Gianni Letta, che non da uno decisamente poco berlusconiano quale sembra invece essere Sergio Mattarella. Le due pedine della BCE e della P2, Renzi e Berlusconi, sono quindi arrivate ai ferri corti perchè malate entrambe di protagonismo personale: Renzi ha colto la palla al balzo con l’elezione di Mattarella giustificandosi dicendo che Giuliano Amato e Gianni Letta non avrebbero mai raccolto i consensi della minoranza del PD e quella delle opposizioni, ma in realtà pensava anche alla possibilità concreta di liquidare politicamente Berlusconi, e Berlusconi dal canto suo non ci sta a farsi liquidare da Renzi ed è disposto anche a far cadere il governo per cercare a sua volta di liquidare Renzi.

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