Pubblicato in: CRONACA

14 luglio 1938 – 29 giugno 1939: Vergogniamoci!


«Abbiamo imparato a volare come gli uccelli,

a nuotare come i pesci,

ma non abbiamo imparato l’arte di vivere come fratelli»

(Martin Luther King)

Parte 1

La Costituzione repubblicana ovviamente ancora non c’era. Però, una Carta che reggeva il nostro ordinamento esisteva: lo Statuto Albertino, emanato nel 1848 per il Regno di Sardegna e poi esteso a tutta la penisola nel 1861 ad unificazione avvenuta. L’art.1 citava: «La Religione Cattolica, Apostolica e Romana è la sola Religione dello Stato. Gli altri culti ora esistenti sono tollerati
conformemente alle leggi ». Era l’inizio di un percorso che, negli anni, avrebbe portato ad una progressiva laicizzazione dello Stato: introduzione del matrimonio civile (1865), laicizzazione dell’istituto del giuramento (1876), deconfessionalizzazione degli istituti di beneficenza (1890), legge Coppino (1877: eliminazione dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole secondarie e non obbligatorio alle elementari). Addirittura, fin dalla Legge Sineo del 1848, si stabiliva che «la differenza di culto non forma eccezione al godimento dei diritti civili e politici ed alla ammissibilità alle cariche civili e militari». L’Italia era nata da poco, ma sul piano dei diritti civili aveva fatto notevoli passi in avanti. D’altronde siamo nell”800, il secolo delle rivoluzioni, dell’emergere dell’ideologia socialista, del pensiero liberale, della necessità di garantire una legislazione in grado di salvaguardare la giovane unità italiana.

Fino al fascismo non avremo particolari problemi di stampo razziale nel nostro Paese. Certo, ci sarà il nazionalismo che esalterà la politica coloniale nel nostro Paese (richiamando Adua, Dogali etc.), ma rispetto a quello che succedeva in altre parti del mondo la situazione era nettamente migliore: si pensi solo ai pogrom nell’Europa dell’Est.

L’Italia, nella sua storia unitaria non aveva mai avuto particolari problemi tra minoranze (soprattutto) religiose: l’unica questione da risolvere, importantissima, era quella dei rapporti tra il Regno e l’ex Stato Pontificio di Pio IX.

Quello che mancava allo Statuto Albertino – permettendo una degenerazione in senso fascista della vita politica italiana – era la presenza di una Corte Costituzionale o di un sistema rigido in grado di garantire alla Carta di sprigionare senza problemi i suoi effetti. Così, dopo la presa (legale) del potere da parte di Mussolini, nel giro di poco tempo si avviava un processo di (re) confessionalizzazione, accompagnato da assurde leggi sulla razza: i Patti Lateranensi del 1929, il Manifesto della Razza (1938) e le leggi a tutela della razza (1938 – 39).

Nel 1929 si conclude un lungo contenzioso storico tra il Regno d’Italia e la Santa Sede: si riconosce lo Stato del Vaticano, si introduce l’esame di Stato obbligatorio, il Papa di fatto ottiene onori e privilegi pari a quelli di qualsiasi altro sovrano, l’associazionismo cattolico godrà di una posizione favorevole nel Regno, torna obbligatorio l’insegnamento della religione cattolica etc. Ma i Patti Lateranensi sono poca roba rispetto a quello che accadrà alla fine degli anni ’30:

  • 14 luglio 1938: manifesto sulla purezza della razza Italiana. Detto in (molte) pillole:
  1. le razze umane esistono; 2) esistono razze grandi e razze piccole; 3) è certo che ci sia una razza che abbia il dominio assoluto sulle altre; 4) la popolazione italiana e la sua civiltà hanno un carattere nettamente ariano, riuscendo a cancellare quasi del tutto i geni delle popolazioni pre – italiche; 5) «È una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici. Dopo l’invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l’Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d’Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l’Italia da almeno un millennio» (art.5 del Manifesto); 6) «Esiste ormai una pura “razza italiana”. Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l’Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana » (art.6 del Manifesto); 7) è giunto il momento che gli italiani si proclamino razzisti; 8) è pericoloso sostenere l’origine africana di alcune popolazioni europee; 9) «Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l’occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all’infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani » (Art.9 del Manifesto); 10) è necessario salvaguardare i caratteri fisici e psicologici degli Italiani;
  • 25 luglio 1938: comunicato della segreteria del PNF sulla razza italiana. Si dichiara che, fin dalla sua nascita, il governo fascista ha perseguito una politica «di miglioramento quantitativo e qualitativo della razza», oltre che di lotta a quelle ritenute inferiori. Inoltre, si legge nel comunicato: «Con la creazione dell’Impero la razza italiana è venuta in contatto con altre razze, deve quindi guardarsi da ogni ibridismo e contaminazione. Leggi «razziste» in tale senso sono già state elaborate e applicate con fascistica energia nei territori dell’Impero. Quanto agli ebrei, essi si considerano da millenni, dovunque e anche in Italia, come una razza diversa e superiore alle altre, ed è notorio che nonostante la politica tollerante del Regime gli ebrei hanno, in ogni Nazione, costituito – coi loro uomini e coi loro mezzi – lo stato maggiore dell’antifascismo». Il comunicato si conclude annunciando che, nell’immediato futuro, sarebbero state emanate diverse leggi razziste.

FINE PARTE 1

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/14-luglio-1938-29-giugno-1939-vergogniamoci/