Pubblicato in: CRONACA

QUANDO ARRIVI A MONTE SOLE….


di Gianluca Bellentani 

paesaggio monte soleQuando arrivi a Monte Sole una mattina di inizio ottobre, la prima cosa che guardi e’ il paesaggio intorno. Stai salendo col pullman verso Marzabotto, il Paese dove si terra’ come ogni anno, la cerimonia per ricordare le 770 vittime della strage del 1944. Dolci colline ti circondano ed e’ tutta un’ esplosione di colori, dal verde dei boschi ricchi di funghi e pregiati tartufi, al rosso e al giallo delle vigne di Barbera e Pignoletto. Uno scenario di pace e tranquillita’ come pochi altri, in questa parte di Appennino tra l’ Emilia e la Toscana. Non si sentono rumori di fabbriche e di traffico e tutto e’ avvolto in un silenzio ovattato e allora ti sovviene una domanda : ‘’Come e’ stato possibile che una simile tragedia, una simile barbarie sia potuta avvenire in questo posto di pace ? ‘’ Quando scendi dal pullman, un’aria fresca e pulita ti entra nei polmoni , mentre un sole primaverile ti scalda il corpo e illumina il tutto di una luce spettacolare….

Anche quella mattina del 29 settembre del ’44 c’era il sole. Era la coda di una calda estate che avrebbe preceduto un inverno rigido come pochi. Erano gia’ giunte le voci dei massacri in Toscana, in Val di Chiana e a S. Anna di Stazzema. La Brigata Partigiana Stella Rossa aveva dato molto filo da torcere alle truppe naziste e il Maresciallo Kesserling voleva spazzare via per sempre quegli straccioni dal proprio cammino. I Partigiani, pur se in numero ridotto rispetto al nemico che avrebbe mandato 4 battaglioni di SS, si preparavano a difendere le loro postazioni sino all’ ultimo. Chi invece non combatteva, era scappato nei boschi, per non essere poi deportato in Germania. I civili avevano portato con loro anche qualche capo di bestiame, unico sostentamento delle proprie famiglie. A casa erano rimasti solo i vecchi, le donne e i bambini, in quanto era evidente che non erano certo un pericolo per i tedeschi….

Quando entri nel Municipio dove sono i bagni, ti colpiscono quelle foto in bianco e nero appese al muro, che stridono con i colori accesi e vivaci dei vari gonfaloni dei Comuni. Le guardi e rimani ammutolito : foto di vecchie case carbonizzate, cadaveri di donne e bambini ammassati uno sopra l’altro come tragiche bambole, una chiesa spoglia con le mura interne annerite dal fumo, senza porta ne tetto, con al centro un altare spoglio. Ti viene quasi da pensare che siano le foto di un altro posto, di un altro Paese e non ti capaciti che tutto cio’ sia avvenuto qualche anno prima che tu nascessi.

Percorri il viale che porta alla piazza del Paese, dove da un palco parleranno le autorita’,  ma prima ti fermi sulla destra ad osservare il Sacrario dei Caduti. Il cancello e’ aperto e una fila di persone sta’ entrando : ti metti quindi in fila ed entri anche tu. Ai lati del sentiero, muri di 3 metri pieni di foto in bianco e nero, con sotto quei cognomi emiliani a te tanto familiari. Sembrerebbe quasi un cimitero, senza bare, uno dei tanti che hai visto nella tua vita, ma c’e’ qualcosa che ti colpisce, con la stessa violenza di un pugno allo stomaco. Sono quegli spazi vuoti tra una foto e l’altra, con sopra solo una croce e una scritta : sono il solo ricordo di quei bambini morti, uccisi in un’ epoca in cui la prima foto la facevi solo quando andavi a militare o ti sposavi. Bambini che se non fossero stati uccisi per l’unica colpa di essere stati li’ nel momento sbagliato, adesso sarebbero piu’ grandi di te. Di loro rimane solo il nome e il ricordo dei loro volti, delle loro sembianze, di cio’ che amavano e non amavano fare, svanira’ quando chi li ha conosciuti personalmente non ci sara’ piu’. sacerdoti uccisi (articolo monte sole)Entri nella parte coperta ed osservi le lapidi dei sacerdoti che non furono risparmiati da questo massacro, come Don Ferdinando Casagrande, Don Ubaldo Marchione, ucciso davanti alla sua chiesa o Don Fornasini , la cui testa, sepolta dalla neve, fu ritrovata solo a primavera. Provi a pensare a quei mucchi di cadaveri, lasciati per giorni senza sepoltura. Vi e’ anche una grande lapide da un lato, che ricorda il Partigiano Francesco Calzolari , catturato ferito in combattimento. Torturato per giorni, non rivelo’ mai la posizione dei compagni. Fu ucciso e il suo corpo fu fatto scomparire, non lasciando ai parenti alcuna spoglia su cui pregare. Ad un tratto una nube solitaria oscura il sole e la luce del giorno quasi si spegne…

Anche quella mattina il sole si spense. Quattro reparti della XVI Panzergrenadien Division Reichfurer SS , al comando del Maggiore Walter Reder, cominciarono a battere Monte Sole casa per casa, infischiandosene dei Partigiani, al solo scopo di combatterli con una rappresaglia di civili.

Per quattro giorni, da Vado a Panico, da Quercia a Grizzana, da S. Giovanni di Sotto a Caprara, da Pioppe di Cerpano a S. Martino e a Creda, nessun edificio fu risparmiato. Le SS bruciarono le case e uccisero gli abitanti, vecchi donne e bambini. Alcuni si rifugiarono nei cimiteri, ma vennero fatti uscire e falciati da una scarica di mitraglia. Altri cercarono rifugio in chiesa ma le belve gettarono all’interno delle granate e chi si salvo’ fu finito a colpi di baionetta. Per giorni i cadaveri furono lasciati alle intemperie, in attesa di una cristiana sepoltura.

Mentre stai uscendo dal Sacrario e ti sovviene un ‘’ Maledetti tedeschi ‘’, il tuo  sguardo si posa di nuovo sui muri del viale d’ ingresso e noti qualcosa che prima ti era sfuggito. Sotto alle foto delle vittime, vi sono lapidi che ricordano altri posti nel mondo che conobbero le stesse atrocita’ di questi luoghi. Srebrenica, dove nella guerra dei Balcani le milizie serbe uccisero tutti i maschi di ogni eta’, sotto gli occhi dei Caschi Blu dell’ ONU. Halabja, la citta’ curda bombardata coi gas asfissianti da Saddam Hussein sotto il silenzio del mondo. Sono fatti che anche tu hai visto, accaduti quando anche tu eri grande e cosciente. Capisci allora che la crudelta’ non e’ di una certa razza ma solo di quella umana. Capisci che l’uomo, dopo tanti anni, dopo tanti morti, sangue e sofferenza, ancora non ha appreso che la guerra non porta a nulla e lascia dietro se’ solo pianti e distruzione.

Quando arrivi al pullman che ti portera’ a pranzo in un ristorante nella vicina Tole’, non vedi l’ora di andartene da questo luogo. Non e’ per la fame, quanto per rituffarti nella normalita’, quella normalita’ che oggi ci pare una monotona routine e che invece a quei tempi pareva un sogno impossibile. Ti senti in pace con te stesso per essere salito fin quassu’,  per ricordare questi morti ma poi ti domandi anche ‘’Chi fara’ altrettanto negli anni a venire? Potra’ il tempo cancellare la memoria di questi luoghi ? Questo strisciante revisionismo storico dilagante, ottembrera’ il ricordo di questa e altre tristi vicende ? Sapranno le nuove generazioni custodire la fiamma del ricordo ? ‘’ Ed e’ a quel punto che ti accorgi dei tanti giovani e dei tanti bambini che sono presenti. Ragazzi e bambini con al collo il fazzoletto dell’ ANPI, portati qui da docenti e genitori avveduti e capisci che ci sara’ sempre qualcuno, anche dopo di te, che salira’ in questi luoghi per onorarne i caduti e condannare la guerra : e il sole torna a splendere !!!

I maggiori responsabili di questa e di altre stragi sull’ Appennino tosco – emiliano, Kesserling e Reder, furono accomunati a fine guerra da un destino similare e da un altrettanto simile e vile comportamento.

Il Maggiore Walter Reder fu estradato in Italia nel ’48 e condannato all’ ergastolo da scontare nel penitenziario di Gaeta. Piu’ volte chiese la liberta’, proferendo scuse per il suo operato durante la guerra. Nel 1985, invio’ una lettera di scuse e di pentimento agli abitanti di Marzabotto. Nel 1986, il Governo Craxi decise di accettare la sua domanda di grazia, tra le feroci proteste dei cittadini di Monte Sole. Tornato in patria, pochi mesi piu’ tardi, intervistato dal giornale austriaco Die ganze Woche, dichiaro’ di non sentirsi per nulla colpevole del suo operato e di non avere alcun rimorso per le stragi compiute.

Se possibile, ancor piu’ vergognoso fu il comportamento del comandante Kesserling. Condannato a morte dagli Alleati, la pena fu commutata in ergastolo per l’intervento del governo inglese. Estradato in Italia nel ’48, nel ’52 ottenne la grazia per motivi di salute e torno’ in Germania, accolto come un eroe dai circoli filo-nazisti bavaresi. Intervistato dalla stampa, dichiaro’ non solo di non sentirsi pentito per le sue azioni ma che ‘’ Gli italiani avrebbero dovuto innalzargli un monumento a Roma o a Firenze per il suo operato ‘’. A queste volgari dichiarazioni, rispose Pietro Calamandrei, con un’ ode a Kesserling,  che venne collocata su una lapide all’ ingresso del Palazzo Comunale di Cuneo nel 1952, nell’ottavo anniversario della morte di Duccio Galimberti. Da allora,  questa lapide e’ conosciuta col nome di ‘’ Lapide ad ignominia’’ .

Lo avrai
camerata Kesserling
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi
non con i sassi affumicati dei borghi inermi
straziati dal tuo sterminio
non con la terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non con la neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non con la primavera di queste valli
che ti vide fuggire
ma soltanto con il silenzio dei torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi che volontari si adunarono
per dignità non per odio
decisi a riscattare la vergogna e il terrore del mondo
su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi con lo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama ora e sempre
Resistenza.

lapide

A tutti un Buon 25 Aprile

Gianluca Bellentani

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