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ALTRO CHE ” BELLA CIAO “!


Altro che ” Bella Ciao “! Tsipras firma l’accordo con i creditori ma dice che non taglierà nè stipendi, nè pensioni. E allora come farà a rispettare l’intesa? Metterà su altre tasse? E chi le pagherà? I ricchi? Ma i greci ricchi o hanno già occultato i loro soldi all’estero, oppure quelli che non l’hanno ancora fatto, ammesso che ce ne siano, ci penseranno a breve. Il leader greco dice di aver firmato l’accordo perchè non aveva altra scelta, di tornare alla Dracma non ci pensa nemmeno perchè sostiene che nè la Russia, nè la Cina, nè gli USA si sono offerti di aiutare la Grecia in caso di una sua uscita dall’€. Caro Alexis, scusa tanto ma io, che firmare la resa coi creditori fosse l’unica alternativa possibile, in barba al volere della maggioranza dei greci che al referendum proposto da te ha votato no come avevi chiesto tu, non me la bevo proprio, perchè il tuo ex ministro Varoufakis, il vero economista del tuo governo, era di tutt’altro avviso e aveva infatti dichiarato di non essere disposto a firmare nessuna resa con i creditori della Grecia, ciò vuol dire che per quanto riguardava un’eventuale cacciata della Grecia dall’€ lui non era così catastrofico come te, ma pensava anzi che quella fosse la strada da seguire: tornare alla Dracma e congelare il debito, di qui le sue dimissioni, non so se spontanee o richieste espressamente da te, prima delle trattative, e quando ho appreso che Varoufakis non vi avrebbe partecipato ho capito subito che tu eri pronto ad arrenderti. Quindi le voci che circolavano sul tuo conto, caro Tsipras, le quali ti definivano molto ben ammanigliato con le banche internazionali, nonchè un occulto servitore della BCE, si stanno dimostrando tutt’altro che infondate, e devo dire che fin dall’inizio della tua ascesa politica avevo delle perplessità sul tuo conto, non foss’altro perchè tra i tuoi sostenitori italiani c’era gente come: Nichi Vendola, Laura Boldrini, Fausto Bertinotti, Pippo Civati, Cofferati..ecc..ecc.. tutti personaggi che le rivoluzioni le fanno soltanto alle feste dell’Unità quando cantano “Bella Ciao “, ma nei fatti si sono sempre schierati dalla parte dei ricchi, dell’€ e della BCE.

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Nucleare Iran, la mappa del ‘grande gioco’ atomico in Medio Oriente


http://www.repubblica.it/esteri/2015/07/14/news/nucleare_iran_mappa-118560065/mappa

La rinuncia alla bomba nucleare persiana in cambio della revoca delle sanzioni. Il 2 aprile a Losanna erano stati fissati i principi di un accordo storico tra Iran e Stati Uniti (e i membri del Gruppo dei 5+1), ma per definire i dettagli ci sono voluti mesi di trattative tra le cancellerie di Teheran e dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu più la Germania per arrivare all’intesa finale di Vienna. Ora la palla passa al Congresso americano che dovrà ratificare la fine dell’embargo a quello che per loro è stato per anni il protagonista principale dell’Asse del Male, e agli ispettori dell’Aiea a cui spetta il compito di verificare che il programma nucleare civile iraniano rimanga tale e che gli ayatollah di Teheran non stiano cercando di imbrogliare quello che ancora definiscono il “Grande Satana”.

L’accordo sconvolge tutti gli equilibri mediorientali. Finora sono tre i paesi dotati di testate nucleari: Israele; il Pakistan primo paese islamico a dotarsi della bomba, ma  rivolta in particolare contro l’India, altra potenza nucleare; e indirettamente la Turchia, che ospita bombe nucleari americane nella base Nato di Incirlik (e su cui non ha controllo diretto). Israele  ritiene la mera possibilità che l’Iran si doti dell’arma nucleare una minaccia diretta alla sua sopravvivenza. Non crede alla buona fede degli ayatollah e ha fatto di tutto per impedire l’accordo tra Usa e Iran. Il premier Netanyahu è andato a parlare al Congresso americano in prima persona per impedirlo. Anche l’Arabia Saudita teme che il grande nemico sciita e persiano diventi una potenza nucleare, e i sauditi sono pronti a usare la loro ricchezza per un proprio programma nucleare. Intanto combattono in ogni modo la crescita del potere degli sciiti nell’area, in Iraq come in Yemen, per non parlare dei sospetti sulla propria minoranza sciita. Non mancano i focolai di guerra dove esercitare questo confronto, come nel Califfato tra Siria e Iraq e in Afghanistan al confine orientale iraniano. Tutti conflitti che aumentano l’insicurezza iraniana e alimentano quindi la volontà di dotarsi dell’arma nucleare.

Sono 19 i siti nucleari iraniani,  tra centrali, reattori e siti di arricchimento dell’uranio: 3 a Teheran, 6 a Esfahan, 2 a Natanz, 1 a Fardow, 1 a Arak, 1 a Karaj, 1 a Bushehr, 1 a Darkhovin, 1 a Shiraz. Molti dovranno essere smantellati o riconvertiti. I principali e più conosciuti (e controllati) sono la centrale di Bushehr, i siti di Natanz, Esfahan e Arak ma i sospetti su eventuali attività nucleari a fini militari si annidano in quelle minori. Come è il caso di Parchin, ispezionato due volte nel 2004 e nel 2005, ma dove dal 2012, l’Aiea ha cercato inutilmente di ispezionare una particolare area. Dopo la richiesta ufficiale, l’intera area è stata totalmente ripulita; persino la terra scavata e rimossa. Questo alimenta vecchi sospetti, che hanno reso complicate e difficili le trattative.

È stato appurato che l’Iran ha tentato, almeno una volta in passato, di nascondere esperimenti per l’arricchimento di uranio. All’improvviso, in un piccolo centro di ricerca, furono smantellati dei laboratori, ridipinte le pareti, distrutte le apparecchiature. Ma gli ispettori riuscirono comunque a identificare una traccia di uranio lavorato. “È come con il dna. Non si sbaglia, anche se non si può considerare certo la smoking gun della bomba iraniana”, aggiunge la fonte. “Ma è un serio indizio che dimostra come in quel luogo c’è stata attività di arricchimento; che è stato usato del combustibile non per scopo civile”.

Uno degli elementi fondamentali per consentire l’applicazione dell’accordo è rappresentato dall’Aiea e da i suoi ispettori. A loro spetterà accertare l’applicazione degli accordi da parte iraniana e confermare la volontà di Teheran di non procedere con sviluppi militari nei suoi centri militari. Nello stesso tempo sarà fondamentale che l’Aiea non venga accusata dall’Iran, come è avvenuto in questi anni, di non essere un soggetto super partes ma di essere invece rappresentate degli interessi americani e occidentali.

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