Pubblicato in: CRONACA

Altro che olio tunisino, in gioco c’è molto di più.


oliveL’olio tunisino vale piu’ di un essere umano ? Per l’Unione europea, evidentemente, si.
Ma facciamo un passo indietro…

I produttori agricoli italiani, non riescono più a far quadrare i conti delle loro aziende: i costi di produzione sono sempre più elevati mentre i ricavi sono sempre piu’ bassi.
L’abbassamento dei prezzi all’ingrosso è dovuto a molti fattori,  i tre principali sono: “crisi economica” (meno consumi, deflazione, prezzi più bassi anche al dettaglio); “filiera troppo lunga” ( le merci vengono pagate poco al produttore e vengono pagate troppo dal consumatore perchè c’è chi specula)
e “concorrenza sleale”.
In Italia arrivano merci da tutto il Mondo e non necessariamente questo credo sia un fenomeno negativo: nella misura in cui questa globalizzazione delle merci non crei concorrenza sleale e, soprattutto, non si favorisca il libero scambio delle merci alla libertà delle persone di circolare nel globo.
Purtroppo, da decenni, assistiamo ad una contraddizione pericolosissima. L’Ue ha legiferato e sta legiferando in modo tale da favorire ancor di più l’importazione di merci dal Nord Africa (e da altre parti del Globo) ma, allo stesso tempo, vorrebbe gli immigrati fuori dai confini Ue.
Insomma, all’Ue lo straniero piace nella misura in cui sia sfruttabile, possibilmente fuori dai confini comunitari.
Naturalmente, ad utilizzare a proprio piacimento gli africani a casa loro, ci pensano gli europei: sono proprio i grandi produttori europei a produrre in Africa, lì hanno costi di produzione bassissimi. Tutta questa merce che arriva ed arriverà sempre in maggiore quantità dal Nord Africa non farà altro che far chiudere molte aziende italiane che, paradossalmente, saranno costrette ad andare a produrre proprio nel continente africano.
Il segnale dell’Ue è chiaro: le aziende devono delocalizzare. La delocalizzazione non è un danno solo per i produttori (che saranno costretti a sconvolgere le loro vite) ma anche per i consumatori. I prodotti italiani sono in gran parte di qualità  poiché nelle nostre aziende dobbiamo osservare tutta una serie di regole. Queste regole vengono osservate nelle aziende che producono in Africa ? I prodotti che arrivano da lì sono sicuri ? A giudicare da alcuni reportage pare proprio che ci sia da preoccuparsi: imprenditori che dichiarano di non aver mai avuto un controllo, olio stoccato in cisterne maleodoranti  ed uso di prodotti (pesticidi e fitofarmaci) non consentiti in Ue ma consentiti in Tunisia.
Molti di questi prodotti, potenzialmente non sicuri, vengono poi spacciati come “made in Italy” da commercianti italiani criminali.
Se l’Ue  e di conseguenza i governi nazionali aiutassero maggiormente le aziende italiane credo che l’immigrazione sarebbe una risorsa e non un problema. Quel “aiutiamo a casa loro” è molto ipocrita perchè i problemi di Paesi come la Tunisia sono tanti, andrebbero affrontati seriamente senza utilizzare, in maniera strumentale, i problemi di uno Stato per favorire le solite lobbies.
Oggi, l’immigrazione  non è sostenibile anche nelle campagne italiane per un problema soprattutto economico. E’ vero, ci sono molti grandi produttori (delinquenti consapevoli) che si arricchiscono pagando la manodopera poco e a nero. Ma, se vogliamo essere onesti, ci sono moltissimi (la maggioranza) produttori che sarebbero ben felici di regolarizzare i propri lavoratori siano italiani o stranieri ma che non possono farlo, sapete perchè ? Provateci voi a pagare un operaio 2000 euro al mese (tra stipendio netto, contributi e tasse) vendendo, ad esempio, le arance a 6 cent al Kg quando hanno un costo di produzione di 7 cent al Kg perchè entrano sui nostri mercati arance da ogni dove.

Il caporalato nasce nelle sedi istituzionali europee ed è evidente che aumentando questa concorrenza sleale, l’Europa, piu’ che aiutare la Tunisia vuole distruggere l’agricoltura italiana per favorire le multinazionali del settore. Ma, soprattutto, vuole alimentare una guerra tra popolazioni.

Altro che olio tunisino, in gioco c’è molto di più.

Giovanni Chianta

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16 marzo 1978.


moro“Quando si dice la verità non bisogna dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante. Ci aiuta ad essere coraggiosi”.
– Aldo Moro
La mattina del 16 marzo 1978, giorno in cui il nuovo governo guidato da Giulio Andreotti stava per essere presentato in Parlamento per ottenere la fiducia, l’auto che trasportava Aldo Moro dalla sua dimora alla Camera dei Deputati fu intercettata e bloccata in via Mario Fani a Roma da un nucleo armato delle Brigate Rosse. In pochi istanti, sparando con armi automatiche, i brigatisti uccisero i due carabinieri a bordo dell’auto di Moro ( Oreste Leonardi e Domenico Ricci), i tre poliziotti che viaggiavano sull’auto di scorta ( Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi) e sequestrarono il presidente della Democrazia Cristiana. Dopo una prigionia di 55 giorni, Aldo Moro fu ucciso.