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A Pechino c’è un’altra città. Sottoterra


Pechinohttp://www.corriere.it/esteri/15_gennaio_29/a-pechino-c-un-altra-citta-sottoterra-3369bdb8-a791-11e4-b182-cec9e96dbdaf.shtml

“Ci Sono circa seimila rifugi antiaerei a Pechino, scavati sotto i palazzi a partire dal 1949, l’anno della fondazione della Repubblica Popolare, Quando la Cina era Isolata e temeva un attacco Dagli« imperialisti ». Ora la Cina è La Seconda economia del mondo, ha quasi tre Milioni di milionari (in euro) e quasi 300 miliardari nell’elenco di Fortune. Ma i rifugi ci Sono Ancora e Sono diventati il «mondo di sotto» di Pechino, e centinaia di migliaia di Giovani e lavoratori migranti Vivono e inseguono i loro  sogni  con un’incredibile forza d’animo. Sono Quelli che mandano avanti l’industria dei servizi Nella Capitale della fabbrica del mondo, ma non Hanno Abbastanza soldi per Pagare l’affitto di un appartamento decente. La Loro Casa è Una Stanza senza finestre, dieci metri Quadrati, Nei Sotterranei dei grandi palazzi. Qualche sociologo li ha Chiamati «Le Formiche», ma per la gente Sono «La Tribù dei Topi». “

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Il volto macabro delle Olimpiadi a Rio


inequalityinbrazil2_wide-d240d1cde51e3f31d182de1f5e7438f6c527efd0-s900-c85.jpg“È un evento che, si dice, promuove la pace, ma il suo arrivo in questa città sta marciando verso l’esatto opposto. Migliaia di visitatori percorreranno lo stesso tragitto una volta arrivati nella città conosciuta come Meravigliosa, per le sue spiagge da cartolina e le esuberanti montagne sullo sfondo, ma pochi sapranno cosa accade quotidianamente nelle 600 favelas di Rio mentre i migliori atleti del mondo corrono, saltano e nuotano per la gloria.

Il Brasile ha, in termini assoluti, il maggior numero di omicidi del mondo. Nel 2014, l’anno in cui ha ospitato la Coppa del Mondo di calcio, 60.000 persone sono state uccise. Lo scandalo è che molte di queste morti sono state causate dalle stesse persone che avrebbero dovuto proteggere la popolazione. La sola polizia dello stato di Rio ha ucciso, nel 2014, 580 persone, il 40% in più rispetto all’anno precedente. Nel 2015, il numero è stato ancora maggiore: 645. Di queste morti, 307 sono avvenute nella città stessa e rappresentano il 20% di tutti gli omicidi che vi sono stati commessi. La maggior parte delle vittime sono giovani neri che vivono nelle favelas e in altre comunità povere.

Fino ad ora, nel 2016, il numero dei morti per mano della polizia è del 10% più elevato di quelli commessi nello stesso periodo dell’anno passato.”

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#Cirietta parla in diretta (titolo con rima)


Il comizio tenuto ieri sera a Lioni dal grande G. è stato trasmesso in diretta a reti unificate. Nella circostanza, #Cirietta ha gettato la maschera, rivelando il suo vero volto, quello del Vecchio del Monte. Il quale ha riproposto il solito repertorio retorico da palcoscenico, a cominciare dal concetto, trito e ritrito, che potrebbe riassumersi nel modo seguente: “il mio potere risiede nella mia testa e soltanto io sono capace di pensare”. Un esempio assai illuminante ed inequivocabile di arroganza e cinismo politico-intellettuale allo stato puro. Sorvolando sui soliti toni autoreferenziali, il “pensiero demitiano” coltiva la pretesa di imporsi in veste di “pensiero unico” in Irpinia e dintorni per i prossimi dieci anni almeno. Dipende, ovviamente, dalla longevità dell’autore.

Lucio Garofalo

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Staffetta Verso Idomeni: foto e aggiornamenti dopo lo sgombero del campo


idomeni1.jpgDal 29 maggio al 2 giugno CommuniaNetwork è presente nelle zone intorno Idomeni e Salonicco, per rendere pubblica la condizione dei più di 8.600 profughi sgomberati dal campo autogestito di idomeni e ora accampati e dispersi nel nord della Grecia. SEGUI GLI AGGIORNAMENTI SU COMMUNIANET, SU FACEBOOK E TWITTER

700 morti in mare negli ultimi giorni, lo afferma l’ONU. Il Mediterraneo è da anni un enorme cimitero a cielo aperto, sempre più frontiera liquida, muro naturale per chi fugge dalla miseria e dalle guerre. Nell’Europa dei fili spinati anche l’Italia fortezza ha la sua barriera, forse due se l’Austria proseguirà lo scellerato progetto di costruzione del muro al Brennero. Nonostante questo i flussi non si arrestano. Ci dicono invece che in Grecia dopo l’accordo sulle deportazioni tra UE e Turchia i flussi di migranti si sarebbero interrotti. Lo sgombero del più grande campo profughi del continente occidentale, quello di Idomeni, dimostra il successo della strategia europea, dicono; soldi in cambio di deportazioni, 6 miliardi al sultano Erdogan per bloccare i migranti alla frontiera e per sostenere i rimpatri dei così detti migranti economici. Quattrini suonanti per allontanare il problema, per esternalizzare le frontiere e cancellare le vergognose immagini dei gas lacrimogeni made in UE sparati sui bambini al confine greco-macedone. L’Europa dei diritti non se lo può permettere. Dicono che dopo la chiusura della rotta balcanica i migranti partiranno dalla Libia per arrivare in massa in Italia. Invasione, la chiamano i populisti. Il governo Renzi invece vorrebbe replicare l’accordo greco-turco con il traballante governo libico spingendo la frontiera liquida verso le spiagge della Tripolitania,  finanziando il fragile Serraij per non  far partire i barconi della morte e trasformare le coste libiche in giganteschi campi profughi.

Lo diciamo chiaramente: L’ipocrisia dell’Europa è vergognosa ed inaccettabile, i flussi di persone in difficoltà non si arrestano, si accolgono. Le guerre e la miseria dei paesi d’origine sono gran parte responsabilità dei governi occidentali e dei loro alleati africani e mediorientali, bisogna accogliere sia rifugiati che migranti economici, i muri vanno abbattuti e l’accordo con la Turchia sulle deportazioni è una abominio dagli inquietanti parallelismi storici.

Per tutto questo abbiamo deciso di impegnarci in un viaggio di solidarietà e di monitoraggio delle condizioni di vita delle migliaia di persone deportate o parcheggiate nei campi governativi in Grecia. Lo sgombero del campo di Idomeni è il paradigma del fallimento delle politiche europee sull’immigrazione, altro che soluzione. Proprio quando i media mainstream chiudono gli occhi, noi vogliamo tenerli più aperti che mai. Una delegazione di Communianet è sul campo fino al 2 giugno impegnata in una staffetta di solidarietà e di denuncia con l’obiettivo di sostenere i percorsi rivendicativi e conflittuali che nasceranno e denunciare eventuali violenze della polizia e del governo.

Sui nostri canali facebook e twitter foto e aggiornamenti più volte al giorno, su CommuniaNet.org un resoconto quotidiano della staffetta.

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Scoperta a Stagira la tomba di Aristotele


la-filosofia-di-aristotele_0731c518b218f67c1d38d4d2c44b3e21.jpg“Gli archeologi hanno ormai pochi dubbi: quella scoperta durante una campagna di scavi a Stagira è con ogni probabilità la tomba di Aristotele, il celebre filosofo greco padre del pensiero moderno.

L’annuncio è stato dato oggi nel corso di un convegno a Salonicco dallo stesso autore della scoperta, l’archeologo greco Kostas Sismanides.

La tomba è situata negli scavi archeologici dell’antica città di Stagira, nella parte orientale della penisola Calcidica vicino a Olympia, ed è un edificio a forma di ferro di cavallo.”

segue sul Fatto Quotidiano

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Non si muove foglia che Lui non voglia


Irpinia.jpgL’immobilismo ha scelto la provincia irpina a sua “patria elettiva”. Se non si fosse verificato il tragico sisma del 1980, che scosse la “terraferma” e sconvolse l’esistenza di interi paesi e popolazioni, probabilmente nulla si sarebbe mai mosso. Tutto sarebbe ancora immobile. Come sempre.

Nulla è “eterno” come la stasi irpina. Si pensi ad un Ciriaco De Mita eletto sindaco alla veneranda età di Matusalemme.

In Alta Irpinia pare che la cronologia storica si arresti al 1980. In realtà, la tempistica e la strategia in un progetto politico, e a maggior ragione in campagna elettorale, sono quasi sempre studiate e calcolate a tavolino. Si sa, non c’è nulla di nuovo sotto il sole. È altresì innegabile che, oggi, in alcuni Comuni irpini si voti, di fatto, con una sola lista vera in campo ed una lista civetta ad “opporsi”.

Sfido chiunque a smentire tale evidenza. “Il potere logora chi non ce l’ha”, diceva un uomo che di potere se ne intendeva assai ed era ossessionato dal potere.

È risaputo che la politica è (quasi) sempre una questione di potere, cioè di rapporti di forza reali, non metafisici, per cui gli accordi politici sono quasi sempre accordi di potere. Non mi si venga a dire che la Santa Alleanza #Cirietta non sia un disegno mirato a ricompattare il quadro politico attorno all’uomo più potente ed “eterno” degli ultimi cinquant’anni nelle nostre zone.

Le liste civetta testimoniano una deriva ulteriore della democrazia nel nostro territorio.

A fornirci una conferma che il demitismo è addirittura più forte ed egemone oggi rispetto al passato. E non è una “lieta novella” per le popolazioni locali. È fin troppo evidente che, in questo momento storico, a qualcuno conviene stringere alleanze con il grande G. Anche a chi si professava una persona “libera” fino all’altro ieri. Si potrebbe obiettare che il potere non è un’entità malvagia, ossia un’incarnazione demoniaca. Infatti, il potere è opera degli uomini, è il risultato di interessi terreni, concreti. Per cui se un tipo di potere salvaguardasse gli interessi delle masse popolari e lavoratrici, non sarebbe affatto negativo.

Ma temo che non sia il caso del sistema di comando che in Alta Irpinia fa ancora riferimento all’uomo del monte. Ecco perché chi si disinteressa della politica non fa che rendere il gioco più facile alla peggiore specie di potere, vale a dire la tirannide, ovverosia il fascismo, che può abilmente (o maldestramente) camuffarsi sotto mentite spoglie, presunte democratiche.

Ma il dato più sconcertante è assistere ad un popolo composto in gran parte da sudditi che perpetuano a vita il potere di vecchi dinosauri politici come #Cirietta.

Eppure, gli esemplari più giovani non sono affatto migliori.

Tranne l’età, non si notano differenze tra i vecchi volponi del passato ed i loro eredi o epigoni attuali.

Lucio Garofalo

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Aria di tradimento tra le poltrone


30 maggio - Aria di tradimento tra le poltroneNeppure Giuda di questi tempi si troverebbe a proprio agio nel Pd. Non ci si fida e ognuno pensa che l’altro sia un potenziale traditore.
Nel partito la regola è dormire con un occhio solo, camminare lungo i muri e mai dare le spalle a qualcuno, fosse anche il tuo migliore amico.

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DARIO FO: “I nostri intellettuali inetti, tristi e asserviti al pensiero unico”


http://themeticulous.altervista.org/blog/dario-fo-i-nostri-intellettuali-inetti-tristi-e-asserviti-dario-foal-pensiero-unico/

In silenzio – “Spariscono gli anticorpi e dilaga il conformismo: giornalisti e pensatori sono in bambola”

“Mettiamo in fila le cose: la legge delega sulle intercettazioni, la riforma del Senato, gli interventi sulla Rai, l’articolo 18 cancellato dal Jobs Act (che brutta parola, Jobs Act!)… Tutte cose che se fossero accadute quindici anni fa durante il regno del signore di Arcore avrebbero (ed è successo infatti! ) riempito piazze e pagine di giornali. Ma allora cos’è capitato, cosa ci è capitato, se oggi è il silenzio il rumore che fa più paura? C’è stato un addormentamento paradossale, una specie di anestesia generale. Ricordate quella vecchia favola, Il Pifferaio magico? Un suonatore di flauto incanta i ratti per condurli al fiume, dove annegano, liberando la città. Siccome la gente del paese non mantiene la parola e non lo paga, lui per vendetta con il suo flauto incanta anche i bambini e se li porta via.”

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MONDIALI ConIFA TRA CALCIO E POLITICA


conifa_logo-1.jpgQuest’anno si terrà la seconda edizione dei mondiali di calcio riservato ai Paesi non riconosciuti dalla comunità internazionale o riconosciuti da una parte soltanto.
Seguirò per voi, cari lettori, questa competizione che ci accompagnerà da domani al 6 giugno commentando se possibile le partite e raccontando la storia delle 12 “nazioni” partecipanti.

COS’È LA ConIFA?

La ConIFA è una confederazione calcistica estranea alla FIFA (in italiano Confederazione delle associazioni calcistiche indipendenti) la cui sede centrale si trova a Lulea in Svezia ed il cui presidente è l’imprenditore svedese Per-Anders Blind.
La confederazione nasce il 6 luglio 2013 sull’isola di Man dove si erano radunati ex appartenenti e simpatizzanti della NF Board che fino all’anno prima organizzava la coppa del mondo VIVA; nel corso di quell’incontro Blind viene eletto presidente per 4 anni.
Tra le molte difficoltà che la nuova confederazione ha dovuto e deve affrontare la più evidente e difficile è dovuta alla sua stessa natura di associazione  che raccoglie quelle nazioni non riconosciute; sulla terra non sono certo poche le divisioni etnico-culturali interne alle nazioni alcune delle quali sono talmente forti o vengono a tal punto manipolate da chi potrebbe trarne vantaggio (soprattutto politico) da creare movimenti autonomisti se non addirittura indipendentisti o separatisti.
Da qui la difficoltà da parte dei dirigenti ConIFA di selezionare quelle comunità le cui rivendicazioni soddisfino i parametri dell’associazione primo fra tutti l’indipendenza da partiti o gruppi razzisti; in alcuni casi infatti accade che in una realtà indipendentista  germogli un secondo movimento al suo interno.
Per sopperire a questo ed ad altri problemi costituiti per esempio dalla presenza entro i confini di uno stato di una consistente minoranza etnica, il  ha deciso di accettare nell’associazione quelle realtà riconosciute espressamente da altri enti internazionali che raggruppano o si battono per i diritti di queste.
Un fatto curioso, nonostante si presenti come organismo internazionale , il quadro dirigenziale della ConIFA è quasi esclusivamente europeo (ad eccezione delle cariche di direttore di Asia, Africa e dell’ufficio giovani e scambi culturali) con una forte presenza italiana a livello dirigenziale europeo e una mediocre femminile.

PERCHÉ L’ABKHAZIA?

Per ospitare i mondiali di quest’anno  erano in lizza tre candiate: Ginevra, la regione separatista dell’Abkhazia ed un’anonima città tedesca.
Venne scelta l’Abkhazia per evitare il ripetersi dei problemi occorsi nel corso dell’europeo organizzato dalla stessa confederazione in Ungheria l’anno scorso; in quell’occasione le autorità magiare impedirono alle rappresentative di Abkhazia, Ossezia del Sud e Repubblica turca di Cipro Nord di partecipare alla competizione rifiutando i visti dei calciatori.
Nel caso dell’Abkhazia invece non ci sono stati problemi di questo genere poiché le autorità georgiane cui spetterebbe la formale giurisdizione sulla regione hanno ormai abbandonato i propri uffici (in seguito a guerra Russia-Georgia) e le milizie abkhase non hanno il riconoscimento sufficiente per far valere la propria autorità nei confronti sopratutto di cittadini stranieri.
Proprio la candidatura ad ospitare questa, seppur semi-anonima, competizione internazionale, potrebbe essere utilizzata dal governo abkhaso del presidente Raul Khajimba per ottenere maggiore risalto sulla scena internazionale.
Le partite del mondiale si terranno in due stadi: il Dinamo Stadium (4.300 posti) a Sukhumi capitale della regione e il Daur Akhvlediani Stadium (1.500 posti) nella città di Gagra dedicato a Daur Akhvlediani (1964-1993) calciatore abkaso morto durante la prima guerra d’indipendenza.
Il primo turno è costituito da quattro gironi all’italiana in cui sono state divise le 12 nazionali qualificate; da questi gironi passano le prime due che si affronteranno in scontri ad eliminazione diretta sino alla finale del 6 giugno.
Il numero anomalo delle squadre partecipanti al torneo è dovuto al ritiro di quattro compagini: la nazionale Aymarà (popolazione andina), la nazionale del popolo Rom (problemi dovuti al rilascio dei passaporti) ma sopratutto spiccano le assenze delle due finaliste della precedente edizione ovvero l’Isola di Man e la Contea di Nizza (squadra che tra le sue file può contare su giocatori che hanno militato in importanti club di Ligue 1 come Eric Cubillier che arrivò a vestire la maglia del Monaco dal 2001 al 2006).

GIRONE A

Partiamo dalla squadra di casa che arriva alla rassegna di casa con tre amichevoli alle spalle giocate contro le rappresentative delle repubbliche separatiste sorte nell’Ucraina orientale (non ho abbastanza fantasia per chiamarle popolari) che hanno regalato all’abkhazia due vittorie su misura e un pareggio.
Le altre due nazionali presenti nel gruppo A sono quella dell’Armenia Occidentale e la rappresentativa dell isole Chagos (oceano indiano).

GIRONE B

Nel gruppo B spicca il nome del Kurdistan iracheno, una delle poche nazionali ad avere uno sponsor, la Nike; la nazionale curda può vantare una rosa di tutto rispetto formata da professionisti attivi nelle principali formazioni della provincia curdo irachena, l’Ebril e lo Zahko, alcuni di loro, come Khalid Mushir (difensore) e Halgurd Mulla Mohammed (centrocampista) hanno disputato partite con la maglia della nazionale irachena.
Nonostante il magro sesto posto all’edizione precedente la vittoria del’ultimo mondiale VIVA e I due precedenti secondi posti la rendono una delle compagini più temibili da affrontare.
Le altre due nazionali presenti sono la rappresentativa dei Siculi (Székely) di Transilvania e la Korea FC squadra di coreani immigrati in Giappone che partecipano al campionato regionale del Kanto (l’area di Tokyo).

GRUPPO C

Il gruppo in cui è presente la nazionale padana che quest’anno ha rischiato di non partecipare al torneo a causa di un ritardo amministrativo ma grazie al forfait della nazionale dei Romani (Rom) la ConIFA ha dovuto accettare la presenza al mondiale della vincitrice dell’europeo 2015 (vittoria 4-1 contro i campioni del mondi di Nizza).
La nazionale che rappresenta l’Italia settentrionale ha un Palmarès invidiabile con tre coppe del mondo VIVA e un europeo (se va bene si eguaglia la nazionale italiana). Nonostante gli iniziali legami con il partito della Lega Nord particolarmente voluti dall’ex segretario Umberto Bossi, da qualche anno la nazionale padana ha tagliato qualsiasi possibile ponte con la compagine politica guidata da Salvini (una dimostrazione è stata la convocazione di Enock Barwuah fratello di Balotelli per il disastroso mondiale lappone del 2014).
La squadra di mister Arturo Merlo  è un mix di gioventù ed esperienza con giocatori che militano in formazioni dilettantistiche dell’Italia settentrionale con particolare presenza di squadre lombardo piemontesi; il compito che attende questi ragazzi non sarà semplice ma la vittoria all’europeo dell’anno scorso avrà sicuramente galvanizzato la compagine padana.
Nello stesso girone c’è la nazionale dei Grigioni (o della Rezia), praticamente un derby con la squadra svizzero italiana sfavorita (il suo miglior risultato è stato un 8th posto nel 2012 sua unica partecipazione) e Cipro Nord che nello stesso mondiale è arrivata seconda perdendo contro il Kurdistan.

GIRONE D

L’ultimo girone vedrà affrontarsi la nazionale del Panjab entro le cui file possono contarsi giocatori che militano in squadre dilettantistiche inglesi come il Leicester road FC o il Coventry sphinx; la nazionale dei Sami (popolo scandinavo) campione della prima edizione della coppa del mondo VIVA e terza per le successive due i cui giocatori militano nelle serie minori norvegesi e al suo esordio assoluto il Somaliland.

Alberto Forlini

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Aquedotti colabrodo, perdono il 40% dell’acqua.


 

Coca Cola

 



“L’Italia degli acquedotti è ridotta male. Le reti sono un colabrodo. La media di perdite del nostro Paese è del 40% di acqua anche se, scendendo nello specifico, si trovano punte di eccellenza e picchi di cattive pratiche.   Utilitalia (la Federazione delle Imprese di acqua, energia, ambiente) è chiara nel dire che servirebbero investimenti di almeno 5 miliardi all’anno per una rigenerazione, riparazione e manutenzione della rete, e per opere Ormai necessarie. “

http://www.repubblica.it/ambiente/2016/05/27/news/acquedotti_colabrodo_perdono_il_40_dell_acqua-140708572/?ref=fbpa

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Perché Giovanni Falcone vive ancora oggi


imagehttp://m.espresso.repubblica.it/inchieste/2016/05/20/news/perche-giovanni-falcone-vive-ancora-oggi-1.266816
Dal giorno dell’attentato il giudice ha cominciato a rinascere, a diventare immortale per i giovani, per gli onesti, per le persone perbene. Sino a essere, con Paolo Borsellino, punto di riferimento di chi crede in una giustizia capace di schiacciare la sopraffazione e la mentalità mafiosa. Per questo occorre ricordarlo. Facendo memoria di tutto quello che ha fatto e subìto
Giovanni Falcone ha iniziato a rinascere proprio su quel cratere dell’autostrada squarciata 24 anni fa da cinquecento chili di tritolo fatti esplodere dai mafiosi. C’è voluta questa strage, con il pesante sacrificio umano che si è trascinata, per scuotere le coscienze. E far cambiare idea non tanto ai mafiosi ma a quella pletora di nemici, pubblici e privati, che il dottor Falcone ha avuto durante la sua carriera. E a quei siciliani che continuavano a ripetere fino a quel momento: tanto si uccidono fra di loro i mafiosi.
Magistrati e professionisti, politici e borghesi, che hanno attaccato il dottor Falcone in vita, dopo la sua morte come per un incantesimo hanno iniziato a dire che erano tutti amici di “Giovanni”, che stimavano “Giovanni” e che gran magistrato era “Giovanni”. Dopo la sua uccisione il dottor Falcone sembrava di colpo aver conquistato più amici. Anche e soprattutto fra i nemici.
Che strana è la vita di questo uomo-magistrato che durante la sua carriera si è dovuto confrontare prima contro i mafiosi, che hanno cercato in più occasioni di ucciderlo, poi contro una maggioranza di suoi colleghi che proprio perché erano maggioranza lo mettevano in minoranza quando Falcone chiedeva di poter andare a ricoprire altri incarichi dove avrebbe potuto mettere a frutto l’esperienza nella lotta alla criminalità organizzata. Poi contro i politici che difendevano gli interessi dei mafiosi. E poi contro i veleni di “palazzo”. Non si è fatto mancare nulla. La gente, che però non era una maggioranza, lo sosteneva. Ma i corvi avevano sempre la meglio.

Ma una giustizia arriva sempre. Per tutti.

Sono però tutte storie dimenticate. La strage ha fatto dimenticare – non a tutti – queste cose. Ma il dottor Falcone proprio da quell’attentato di Capaci ha iniziato a rinascere. A diventare immortale per i giovani, per gli onesti, per le persone perbene. Oggi Giovanni Falcone è il punto di riferimento, come lo è anche Paolo Borsellino, di chi crede in una giustizia che può schiacciare la sopraffazione mafiosa con i loro clan e i loro affiliati. Ma anche la mentalità. Per questo Giovanni Falcone ancora oggi vive. E per questo occorre ricordarlo. Facendo memoria di tutto quello che ha fatto e subìto.

I magistrati di Caltanissetta dopo aver istruito diversi processi ai mandanti ed esecutori della strage, ancora oggi si trovano a puntare il dito su altri responsabili che fino adesso erano rimasti fuori dalle indagini e grazie alle dichiarazioni di nuovi collaboratori di giustizia è stato possibile individuare. Come pure il latitante Matteo Messina Denaro che per 24 anni è rimasto lontano dalle indagini e adesso i pm nisseni hanno provato il suo coinvolgimento, insieme a Totò Riina, come mandante dell’attentato.

Il lavoro di Falcone dava fastidio a Cosa nostra, e per questo è stato ucciso. I pm di Caltanissetta escludono l’intervento di soggetti esterni alla mafia nell’esecuzione della strage di Capaci. Lo ha voluto ribadire poche settimane fa il pm Stefano Luciani durante la requisitoria del nuovo processo per la strage. “Abbiamo diverse dichiarazioni generiche sull’intervento di soggetti esterni, in particolare componenti dei servizi. Dichiarazioni che arrivano da persone estranee a Cosa nostra o da chi era ai piani bassi dell’organizzazione, ma nessuno di coloro che stava ai piani alti della mafia e che poi ha deciso di collaborare con la giustizia, come ad esempio Giovanni Brusca, ha mai parlato dell’intervento di esterni nell’esecuzione della strage. E allora cosa dovremmo fare? Teorizzare un enorme complotto che mirava a tappare la bocca a questi collaboratori?”, ha detto il magistrato Luciani.

“Ci stiamo occupando di un fatto che ha segnato profondamente la storia del nostro Paese, a
livello di ipotesi si può dire tutto, ma quando dobbiamo andare sul concreto dobbiamo agire sulla base degli elementi raccolti. Sono stufo di sentire dire che questo ufficio tiene la polvere nascosta sotto il tappeto. Si è parlato anche del coinvolgimento di Giovanni Aiello (ex agente di polizia reclutato dai Servizi indicato come “faccia di mostro” ndr). Abbiamo sentito molti testi, ma riscontri sicuri non ne sono arrivati. I suoi familiari hanno detto di non sapere che collaborasse con i servizi e quando ad alcuni testi è stato chiesto di descriverlo sono stati commessi errori”.

La Procura di Caltanissetta, che dal 2008, dopo il pentimento di Gaspare Spatuzza, sta cercando di riscrivere la verità sui due attentati di Capaci e di via D’Amelio, ha messo insieme gli elementi raccolti individuando mandanti ed esecutori materiali rimasti per lungo tempo impuniti. Falcone intanto risorge.”

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L’universo della “sharing economy” è in piena esplosione e tema privilegiato Forum PA


gruppi di lavoro.pngAl Forum PA 2016 di Roma l’obiettivo di fondo è anche capire cosa può fare la “sharing economy” per i territori, un universo collaborativo in piena esplosione per ottimizzare l’uso delle risorse. Molta attenzione per l’istituzione dell’ Ecomuseo Casilino Ad Duas Lauros, un progetto dal basso che spinge la PA ad innovare e trovare nuovi strumenti operativi per la tutela del territorio. Alessio Sidoti: “ci aspettiamo che il Comune di Roma e la Regione Lazio procedano rapidamente per rendere possibile l’istituzione dell’Ecomuseo e che il Municipio V dia seguito alle linee di indirizzo sottoscrivendo il protocollo d’intesa per la sua progettazione esecutiva

di Concetta Di Lunardo

L’universo della “sharing economy” è in piena esplosione e tema privilegiato del Forum PA, la manifestazione della pubblica amministrazione in corso fino a giovedì 26 al Palazzo dei Congressi a Roma. La giornata del 25 maggio è dedicata alla rivoluzione in atto sui territori e alla presentazione di progetti innovativi che spaziano dall’istituzione dell’Ecomuseo Casilino – un’esperienza di progettazione partecipata di valorizzazione dell’area del Comprensorio Casilino – all’energia di comunità, alle leggendarie tagesmutter trentine che esportato in tutta Italia il modello della “mamma di giorno” per ovviare alla scarsità di servizi per l’infanzia, al progetto di connettività partecipata per la digitalizzazione dei territori, agli spazi di co-working e alle piattaforme collaborative con impatto sociale. Nuove opportunità e sfide, non da ultima quella normativa aprono i tavoli di confronto con l’onorevole Veronica Tentori, prima firmataria della proposta di legge sulla sharing economy, Marco Pierani, AltroConsumo ed esponenti della PA locale.

mix

L’obiettivo di fondo è capire cosa può fare la sharing economy per i territori e cosa la PA può fare per la sharing economy, certamente l’economia collaborativa “made in Italy” rappresenta una nuova via per ottimizzare l’uso di risorse scarse, risolvere problemi creando coesione sociale e sviluppo locale. In attesa delle Linee Guida europee, la proposta di legge apre punti di discussione importanti: dal ruolo delle PA locali, alla policy di autoregolamentazione al ruolo dell’Antitrust, dalla fiscalità alla responsabilità dei consumatori.

Foto1-Gianni DominiciAd aprire i lavori Gianni Dominici direttore generale del FORUM PAl’azienda che da quattro anni organizza la manifestazione assieme a BolognaFiere – che ha ribadito realisticamente quanto l’economia della condivisione sia incompatibile con la prassi, di gran lunga dominante della PA burocratica e verticale, centrata su un approccio monopolistico per quanto riguarda l’erogazione dei servizi pubblici: “ ragioniamo sui processi in corso e in prospettiva: sempre più spesso vediamo il cittadino portatore di soluzioni e competenze che vogliano condividere valorizzare nell’ottica di favorire la comparsa di nuove soluzioni. Le nostre città stanno cambiando – qualcuna più velocemente, altre, come Roma, a passo incredibilmente lento – grazie alla comparsa di nuovi attori che offrono servizi complementari o alternativi a quelli pubblici. Con il carsharing, il bikesharing, lo scootersharing, il ridesharing, sono solo degli esempi virtuosi, la mobilità si sta trasformando. E l’offerta sarà ancor più conveniente e completa quando, anche in questi settori, saranno rimossi gli ostacoli per le condivisioni “peer to peer”, tra pari”.

“Sharing economy” è la traduzione letterale di Economia della condivisione, un’economia collaborativa nata come fenomeno di nicchia per svilupparsi rapidamente e diffondersi in moltissimi settori, complici la crisi economica e una crescente sensibilità nei confronti dei temi sul rispetto dell’ambiente e della sostenibilità.

In realtà il termine ancora non è stato declinato in un’accezione univoca, forse perchè il fenomeno è abbastanza recente attraversa concettualmente una varietà di significati intercambiabili – “peer economy”, “economia collaborativa”, da “economia on-demand” a “gig economy” a “consumo collaborativo”. – indicano accezioni, realtà e settori di riferimentotrasversali molto diversi tra di loro.

Alessioo relatoreAl forum tematico dedicato al tema: “Sharing City, dalla visione alle realtà. Esperienze e soggetti dell’economia collaborativa a confronto sulla proposta di legge”  è presente l’Associazione per l’Ecomuseo Casilino Ad Duas Lauros, rappresentata da Alessio Sidoti che ha spiegato il senso dell’omonimo progetto finalizzato alla “tutela, valorizzazione e sviluppo dell’area del Comprensorio Casilino, un progetto partecipativo che conferma ancora una volta che è dalle ‘periferie’ che arriva l’innovazione sociale. Un progetto di comunità, costruito dal basso, con tenacia, che nonostante sia stato appoggiato dai politici locali, ancora sta aspettando dalle istituzioni un assetto definitivo. Nonostante ciò l’altissimo valore dei nostri territori è stato riconosciuto a livello internazionale. Il nostro paper sull’Ecomuseo Casilino ad Duas Lauros è stato ufficialmente accettato da una giuria internazionale come contributo al Forum Internazionale sugli ecomusei e i musei di comunità. Un segnale e un monito- incalza Alessio Sidoti – che questo territorio è uno spazio prezioso che non ammette null’altro che la sua valorizzazione. Ora più che mai nessuna speculazione può essere prevista sul Comprensorio Casilino Ad Duas Lauros. Siamo una pratica dal basso che innova e spinge la pubblica amministrazione ad innovare, a trovare nuovi strumenti operativi per la valorizzazione e la tutela del territorio. L’associazione e tutta la cittadinanza attiva si aspetta che il Comune di Roma e la Regione Lazio procedano rapidamente a rendere possibile l’istituzione dell’Ecomuseo Casilino Ad Duas Lauros e che il Municipio V Roma dia seguito alle sue linee di indirizzo sottoscrivendo il protocollo d’intesa per la sua progettazione esecutiva”. Emerge che a conclusione dei lavori la PA ha sicuramente davanti a sé la sfida di valorizzare queste risorse, acquisendo gli strumenti e le competenze per governare la rete dei diversi attori nell’ottica di favorire la comparsa di nuove soluzioni. Certamente la nuova frontiera dell’economia, ovvero la “sharing economy”, sta ampliando la sua offerta anche nel nostro paese stabilendo una nuova e moderna soluzione economica che rivoluziona la rigida prassi della PA, soprattutto parte dal basso e si realizza con la partecipazione attiva, con nuovi nuovi modelli di amministrazione che considerano i cittadini, protagonisti attivi del cambiamento.

 

 

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Il mistero delle nove mummie…( sparite)


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Dopo che  Il 15 aprile del 1997, Repubblica usciva con un articolo interessante, in merito ad un importante ritrovamento archeologico avvenuto ad Arezzo oggi ,27 maggio,  un articolo su Informarezzo riapre il caso.

Nove mummie della metà del Cinquecento, furono trovate sotto il pavimento della basilica di san Francesco ad Arezzo.

Dal luogo della sepoltura e dagli abiti indossati, si capiva immediatamente che erano membri di qualche famiglia nobiliare. L’analisi scientifica spiego’ subito che non si trattava di ascendenti della famiglia Bacci, i cui rapporti con la basilica erano ben noti. Ma allora chi erano?”

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Da Boschi a D’Angelis. La mano dei renziani nel disastro annunciato


Nel 2009 la ministra era nel cda dell’azienda idrica e il direttore de «L’Unità» era il presidente. Nessuna manutenzione alla rete nonostante 29 milioni di utili 

 

boschi.jpghttp://www.ilgiornale.it/news/boschi-dangelis-mano-dei-renziani-nel-disastro-annunciato-1263731.html

L’aspetto più tragico non è tanto quell’enorme baratro accanto a Ponte Vecchio, ma sapere che Firenze sia l’ottava città con le tariffe idriche più care d’Italia (402 euro a famiglia nel 2015) e che nulla di quello che viene prelevato ai cittadini è poi reinvestito.
Quando accadono certi disastri, non si tratta quasi mai di fatalità. Un responsabile c’è sempre. E in questo caso si chiama Publiacqua, la più grande azienda idrica della Toscana, che si occupa del servizio idrico per le province di Firenze, Prato, Pistoia e parte di Arezzo. Tra i soci 46 comuni (tutti Pd) e dal 2006 pure soci privati tra i quali Mps Spa che si aggiudica il 40% del capitale sociale.

L’aspetto più grave è che lo scorso 4 maggio l’assemblea dei soci ha approvato il bilancio 2015: utili netti per 29,57 milioni di euro e dividendi tra i soci per 18,49 milioni (2 milioni in più rispetto all’anno precedente). Visto ciò che è accaduto ieri si evince da questo che nulla o quasi viene reinvestito nella manutenzione della rete idrica. Le perdite nelle tubature colabrodo dell’acquedotto sono presenti da anni. A Firenze c’è un reticolo idrico fatto da 225 chilometri di tubi in amianto, mentre quelli che non sono in amianto determinano perdite d’acqua fino al 51%. Acqua che i cittadini pagano lo stesso ma che finisce per erodere il terreno. «Evidentemente l’interesse dei privati a spartirsi i soldi derivanti dalle bollette dei cittadini prevale sull’interesse pubblico», commenta il deputato toscano di Alternativa Libera, Samuele Segoni, membro della commissione Ambiente della Camera.
L’aspetto più comico (oltre alle dichiarazioni del sindaco Dario Nardella che scarica le colpe su Publiacqua e dice «Firenze è sicura, l’importante è che non ci siano vittime, «situazione sotto controllo»), è che Publiacqua sia da anni uno dei più prolifici «poltronifici» renziani di Firenze, dove parcheggiare amici e sostenitori. Erasmo D’Angelis, l’uomo giusto per tutte le stagioni, è stato messo dall’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi a presiedere la società per due mandati, dal 2009 al 2013, quando venne nominato sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti nel governo Letta (riconfermato da Renzi che, ironia della sorte, lo vuole a capo della struttura di missione sul dissesto idrogeologico #italiasicura). Dalla Rai al Manifesto, diventa presidente di Legambiente Toscana, ex consigliere regionale, ed è tra i fondatori della Margherita a Firenze. Renzi nel 2015 lo nomina direttore de L’Unità ricostituita.

I cittadini però lo ricordano solo per l’inaugurazione dei fontanelli, le salatissime bollette calcolate sul consumo presunto, le rotture delle tubazioni. Questa, infatti, non è la prima volta. Nel 2009, alla periferia nord, si aprì una maxi-voragine per la rottura di un tubo dell’acqua. Nel 2013 un altro crollo sullo stesso lungarno per la stessa ragione. Eppure già nel 2012 D’Angelis avvertiva: «Collassano i tubi in ghisa che hanno oltre 50 anni d’età e non reggono alle sollecitazioni del traffico o agli sbalzi di temperature». Niente però è stato fatto.

Nei cda presieduti da D’Angelis, sedeva anche una rampante Maria Elena Boschi. È Francesco Bonifazi, oggi tesoriere del Pd, a spingere su Renzi sindaco affinché Maria Elena entrasse nella partecipata (22mila euro all’anno il compenso). Oggi il presidente della società è Filippo Vannoni, che come secondo lavoro fa il consulente a Palazzo Chigi. Ex manager di Rai Trade, Vannoni è il marito di Lucia De Siervo, già capo di gabinetto di Renzi, figlia di Ugo (ex presidente della Corte costituzionale) e sorella del renzianissimo Luigi De Siervo, ex ad di Rai Com. Amici sistemati.

Proprio uno di questi, il sottosegretario Luca Lotti, da Montelupo si è precipitato subito sul luogo del cataclisma, che pareva quasi «il Perozzi» di Amici Miei quando viene beccato a letto con la moglie del fornaio, durante lo straripamento dell’Arno. A proposito, quest’anno è proprio il 50esimo anniversario dell’alluvione del ’66. Tanti auguri.

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No Renzi Day ???


1452352147969.JPG--il_piano_di_renzi_per_tornare_alle_urneperche_e_quando_vuole_caderee_studia_il_rimpasto__i_nuovi_nomi.JPG“”Da ipotesi velleitaria emersa quasi per caso nei sondaggi a realtà.

Qualcosa si sta muovendo nella società civile e lo scenario di un’Italia indipendente fuori dall’Ue potrebbe un giorno concretizzarsi. Nel silenzio generale dei grandi media, a Napoli è iniziata una campagna per consentire all’Italia di uscire dalla “gabbia dell’Unione Europea”.

Il convegno sociale sull’Italexit tenutosi il 21 maggio è stato convocato e organizzato dalla piattaforma sociale Eurostop con l’obiettivo di iniziare a organizzare proposte concrete su quali alternative offrire alla terza economia dell’area euro in un possibile futuro al di fuori del blocco a 29.

Al dibattito socio economico hanno partecipato diversi economisti (come Ernesto Screpanti dell’Università di Siena e Luciano Vasapollo dell’Università La Sapienza di Roma), organizzazioni sindacali inglesi favorevoli alla Brexit e altri analisti indipendenti. Al termine della tavola rotonda è stata approvata una breve mozione che lancia una mobilitazione di inizio autunno (“ una settimana prima del referendum sulla riforma della Costituzione e il sostegno allo Sciopero Generale indetto dai sindacati.”

leggi tutto l’articolodi Wall Street qui

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La civiltà che crolla e “la giostra delle infrastrutture”


Firenze

Dopo quanto accaduto a Firenze, direi che è arrivata l’ora di “fare un po’ di conti”, come si dice in ogni buona famiglia quando, coi bilanci che scarseggiano, la casa comincia ad andare in pezzi. Dico questo perché se da una parte a fare certe considerazioni si rischia di essere bollati per “polemici beceri e populisti”, le tre accuse che vanno per la maggiore, d’altro canto a non farlo abbiamo la certezza di diventare menefreghisti ed incoscienti. Nel primo caso il rischio è di “creare allarmismo”, nel secondo caso il rischio è di creare disastri. E in tutte e due le situazioni scelgo senza dubbio la prima delle due.

Il disastro del lungarno va ad aggiungersi ai tanti altri, (dai crolli di Pompei, ai supermercati fatti nei siti archeologici, alle coste avvelenate, e via dicendo) che hanno un comune denominatore: il guardare sempre il “sopra” e mai il “sotto”, sempre l’apparenza e mai la sostanza, sempre le piastrelle firmate del bagno e mai le fondazioni della casa. In Italia non si vuole perdere il vizio di mettere la spazzatura sotto lo zerbino, vizio reso ancora più idiota dal fatto che lo zerbino è il nostro. Si cerca di curare l’immagine con una parola magica: “infrastrutture”, intendendo per infrastrutture cose che vanno da progetti kamikaze come il ponte sullo stretto a cattedrali nel deserto come la Milano- Brescia, bella ed utile quanto vuota per il piccolo problema di un pedaggio da panico per chiunque abbia uno stipendio da comune mortale. E ultima argomentazione per i monumenti all’inutile è “creano migliaia di posti di lavoro”.

Tutte queste “infrastrutture” per condurre a mari poi impraticabili a meno di prendersi una malattia infettiva a causa di scarichi industriali e fognature a cielo aperto, di città d’arte che ti crollano sotto i piedi, di musei con code chilometriche e sale chiuse, di luoghi dove basta un temporale a far straboccare le fognature e vedere che l’unico intervento che viene fatto è più “poetico” che tecnico e consiste nel chiamare il temporale “bomba d’acqua”, o altre cose simili. Quindi un’ “immagine “ effimera e poco credibile.

Altra costante sono i “responsabili”. In ogni comune, in ogni municipalizzata, in ogni partito ogni dieci persone c’è un “responsabile” stipendiato, ma quando accadono queste cose la responsabilità non è mai di nessuno. Si palleggiano le colpe e al massimo salta fuori qualcuno con l’immancabile “Non è il momento delle polemiche ma di rimboccarsi le maniche e delle (ma và?)infrastrutture.

Bene, Signori, a questo punto mi sento di poter dire che l’Italia non ha bisogno di giostre, poiché è essa stessa una giostra meravigliosa, costruita da secoli di civiltà, arte e cultura, una “giostra” che tutto il mondo ci invidia. E l’unica “infrastruttura” di cui ha urgentemente bisogno è un cantiere grosso quanto l’Italia stessa per mettere in sicurezza gli edifici, valorizzare le città d’arte, ripulire le coste e riportare allo splendore il nostro mare, tutelare la qualità dell’ambiente e del cibo, rendere sicure e percorribili le strade. Se ci pensate, è un lavoro enorme, con costi ben oltre il ponte sullo stretto e altre “giostre”, e se guardate ciascuno nella propria città i disoccupati coprirebbero a malapena la metà del personale necessario.

Quindi, se avete voglia di “rimboccarvi le maniche” e “creare posti di lavoro”, è il momento di cominciare, poiché quando tutto questo sarà stato rovinato allora avremo davvero un buon motivo per piangere e lamentarci, e non perché “sale lo spread” o “ci sono i gufi”, e siamo arrivati a questo punto a causa di incuria di decenni dove avete speso fiumi di denaro solo per costruire i teatrini della vostra propaganda.

Buona giornata.

Paolo S.

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Raddoppiare la quota globale di fonti rinnovabili entro il 2030


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Tagli grandi e piccoli, che si tradurrebbero in un risparmio nelle spese sanitarie di 3200 miliardi di dollari l’anno entro il 2030.
Tagli grandi e piccoli, che si tradurrebbero in un risparmio nelle spese sanitarie di 3200 miliardi di dollari l’anno entro il 2030.Quando tutti i costi e benefici vengono considerati, le energie rinnovabili diventano un’opzione ancora più attraente.
Al fine di comprendere il vero costo dell’energia, e prendere decisioni politiche di conseguenza, è assolutamente necessario incorporare nei costi dell’energia le esternalità (i costi sociali dei carburanti tradizionali).

“Raddoppiare la quota globale di fonti rinnovabili entro il 2030 significherebbe ridurre drasticamente il numero di morti premature legate alle emissioni inquinati dei combustibili fossili. Quanto drasticamente? Secondo IRENA, l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, potremmo salvare fino a 4 milioni di vite l’anno.”

qui ‘articolo

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Il discorso choc dell’Ad dell’Enel Starace



http://www.lanotiziagiornale.it/il-discorso-choc-dellad-dellenel-starace-bisogna-creare-paura-nei-dipendenti-ora-imbarazza-il-governo-il-caso-finisce-in-parlamento-con-uninterrogazione-parlamentare-in-altri-paesi-per/

Le dichiarazioni dell’ad di Enel, Francesco Starace, davanti agli studenti della Luiss del 14 aprile scorso erano passate inizialmente sottotraccia. Meglio, però riascoltarle bene. “Per cambiare un’organizzazione aziendale è necessario che un manipolo di cambiatori distrugga fisicamente i gangli che si oppongono al cambiamento. A tal fine bisogna creare malessere e poi colpire le persone che si oppongono al cambiamento in modo da suscitare paura nell’intera organizzazione. Così in pochi mesi l’organizzazione capirà perché alla gente non piace soffrire”. E le hanno riascoltate bene i senatori della Sinistra Italiana che hanno portato il caso in Parlamento.

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Il razzismo riflesso nello specchio


Razzismo e intolleranza Hanno Preso piede in Europa, di pari passo con La crisi economica Che rafforza i Messaggi estremisti. Gli Attacchi al multiculturalismo possono Portare una Società frammentate. Bisogna aumentare Gli Sforzi per promuovere il Dialogo interculturale: La Risposta al Dibattito Corrente sul Multiculturalismo e Strettamente correlata a un Sistema Comune di Principi, Tra i Quali ci Sono la non discriminazione e la tolleranza.26 maggio - Il razzismo riflesso nello specchio

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QUANDO CADONO LE STELLE


IL MESTIERE DI LEGGERE

In che misura è giustificato l’interesse per la vita di un artista?

Conoscere traumi dell’infanzia, vicissitudini amorose, rovesci economici,disturbi digestivi e difficoltà respiratorie di un poeta o di un romanziere ci mette in condizione di capire ed interpretare meglio al sua opera?

Oppure noi accaniti lettori siamo, in fondo, soltanto dei “guardoni” ansiosi di frugare nella vita delle nostre “star” ? Insomma semplici e banalissimi appassionati di gossip ?

Magari convinti, a torto, di essere più “nobili” di altri cultori di gossip sulla vita di veline e calciatori?

È una questione molto controversa, sull’importanza e sull’irrilevanza del conoscere, oltre alle opere di un artista, anche i particolari della sua vita, si sono espressi in molti, da Saint Beuve ( favorevole ) a Proust ( contrario).

Un fatto però è certo : che esplorare la vita di un artista è quasi sempre un esercizio affascinante.
Se poi in questo esercizio, sei…

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Donne a Woodstock


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Woodstock, l’evento musicale che si svolse a Bethel, nello stato di New York, nel 1969 e che è diventato uno dei più importanti momenti della storia del rock.

In questa selezione di foto si racconta il festival attraverso il suo pubblico femminile, ci sono anche paio di scatti rubati a Janis Joplin.

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El Pais: “I caschi blu italiani coinvolti in un traffico illegale dʼalimenti in Libano”


http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/el-pais-i-caschi-blu-italiani-coinvolti-in-un-traffico-illegale-d-alimenti-in-libano-_3010516-201602a.shtmlcasci
I caschi blu dell’Unifil sarebbero al centro di un traffico di prodotti alimentari in Libano. E’ quanto denuncia El Pais online, per cui alimenti destinati alle truppe, e quindi non commerciabili, sono stati localizzati nei supermercati locali. “Il Ghana (con 870 caschi blu) e l’Italia (con 1.206 soldati) sono i due battaglioni più attivi nella rivendita illegale”, scrive il quotidiano.
“L’Unifil ha preso le misure appropriate, interne alla missione e in stretto coordinamento con il quartier generale dell’Onu”, ha scritto in una email al quotidiano Tenenti, aggiungendo che non si può “fare speculazioni finché l’inchiesta non verrà conclusa”.

La frode viene stimata dal quotidiano di Madrid di circa 4 milioni di euro in cinque anni.”

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Gli effetti negativi della prescolarizzazione


http://d.repubblica.it/lifestyle/2016/05/23/news/prescolarizzazione_pro_contro_psicologia_bambini-3095940/?ncid=fcbklnkithpmg00000001scola
Alfabetizzare i bimbi giù alla scuola materna non fa bene. Meglio lasciarli giocare finché possibile, perché i benefici registrati nei piccoli allievi “prescolarizzati” sono momentanei e nel tempo possono trasformarsi in svantaggi. O addirittura in danni, disagi in ambito sociale ed emotivo. Alcune ricerche lo confermano, discutiamone assieme
La prescolarizzazione, ovvero l’anticipo nell’acquisizione di competenze scolastiche, può avere effetti negativi sui bambini. La conferma arriva ormai da numerose ricerche. È tendenza comune pensare che “preparare” i piccoli alla scuola elementare già con esercizi durante l’ultimo anno di materna, anticipare la data di inizio della scuola obbligatoria, scolarizzarli prima insoma, costituisca un vantaggio perché li prepara ad affrontare “il passo succesivo”, e che faciliti il loro percorso accademico. Ma non è così. Anzi.
Alcuni studi statunitensi hanno messo a confronto le scuole materne orientate alla preparazione accademica con quelle basate su gioco, esplorazione e socializzazione, scoprendo che i benefici registrati nei piccoli allievi “prescolarizzati” sono momentanei, e nel tempo possono trasformarsi in svantaggi. In un articolo di Nancy Carlsson-Paige, Geralyn McLaughlin e Joan Almon, autorevoli esperte dell’infanzia, si legge che esperienze educative non adeguate al livello di sviluppo o in sintonia con i bisogni e le possibilità dei bambini possono causare gravi danni, tra cui sentimenti di inadeguatezza, ansia e confusione.
Le esperte sottolineano anche un altro punto: nessun dato dimostra i vantaggi protratti di un’alfabetizzazione anticipata, mentre ne esistono a favore del gioco libero. Come prevedibile, la formazione anticipata migliora i punteggi ai test specifici in linea con la formazione ricevuta (ad esempio lettura o scrittura), però i guadagni iniziali si perdono entro i tre-quattro anni e, almeno secondo alcune indagini, con il tempo si invertono. Il dato più significativo è che a lungo termine si riscontrano disagi in ambito sociale ed emotivo.

Rilevazioni longitudinali protratte fino all’età di 23 anni hanno in effetti permesso di verificare che con la crescita emergono differenze socio-emotive significative. I bambini iper-scolarizzati in anticipo risultano tendenzialmente giovani adulti più aggressivi, portati alla lite e al contrasto, poco empatici rispetto a coloro che da piccoli hanno avuto la possibilità di giocare. Gli esperti ipotizzano che il gioco libero permette di imparare a rapportarsi agli altri, di sviluppare modelli di responsabilità personale e comportamento prosociale. Consente di appropriarsi di quelle preziose competenze relazionali indispensabili nella vita. Nelle aule dove si sottolinea invece la preparazione, il rendimento, il fare bene i compiti, si richiedono performance, si sviluppano modelli competitivi, orientati alla realizzazione personale, al farsi strada.
Negli anni Settanta del secolo scorso, già un’indagine tedesca condotta su larga scala aveva dimostrato esiti peggiori a livello scolastico, ma anche sociale, tra i giovani laureati provenienti, nel loro iter formativo, da scuole materne “prescolarizzanti”. Questo risultato promosse un cambiamento nella politica educativa di quel paese negli anni successivi a favore di un investimento in asili nido gioco-orientati. È il caso di ricordare a questo proposito anche la Finlandia, dove i quindicenni conseguono punteggi eccellenti, in genere al primo posto, nelle materie sottoposte a test dalle ricerche internazionali. Dove la scuola dell’obbligo però inizia a sette anni, ha orari settimanali brevi, ogni ora di lavoro prevede 15 minuti di pausa, e l’educazione prescolastica dura solo un anno, senza essere obbligatoria.

Sulla base di una serie di esperienze ed evidenze scientifiche, sembra non ci sia motivo per cui i bambini dovrebbero imparare a leggere a 5 anni quando, imparando a 6 o 7, poi a 11 fanno altrettanto bene, mentre si sa che impegnarsi nella lettura o scrittura in età precoci ruba tempo ad altre attività necessarie. I dati ci dicono anche che disturbi d’ansia e di depressione nei bambini appaiono correlati alle pressioni accademiche e alla mancanza di gioco. Come ricorda lo psicologo e biologo Peter Gray, professore presso il Boston College e autore del best seller in USA “Lasciateli giocare” (Einaudi), il gioco è il mezzo naturale per educare se stessi, il modo in cui i bimbi fanno esercizio di quelle competenze necessarie per diventare adulti efficaci: andare d’accordo con gli altri, cooperare efficacemente, controllare i propri impulsi ed emozioni. Ideare, sognare, pensare. Compresa la creatività, base per acquisire ed imparare.
Ci sono del resto delle cose che sappiamo sull’apprendimento. Una di queste è che può essere inibito dalle pressioni e dalle valutazioni, comunemente utilizzate invece nel mondo scolastico per motivare la prestazione. Molti studi hanno dimostrato che verifiche e valutazioni funzionano bene per i soggetti che già conoscono il compito da eseguire, che in effetti riescono meglio ma hanno effetto opposto sugli inesperti, i meno abili. Questo nel gioco come in diversi tipi di attività intellettuali e manuali. Come dire che avvantaggiano ulteriormente chi già lo è – perché è stato stimolato, ha già appreso, è spontaneamente predisposto – mentre penalizzano chi ha bisogno di essere spronato, sostenuto, poi ulteriormente inibito dall’imbarazzo del fallimento (che può indurlo ad accettare il fatto di non essere in grado, di non poter fare bene come gli altri). In altre parole, la pressione dell’ambiente può causare una disparità tra coloro che già sanno, sono abili, e quelli che non lo sono. Divario che si allarga tanto più la tensione a fare bene aumenta.

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40 anni fa il primo passo verso l’Internet delle cose


9f5a632758b3cb3ce95ab74e84c5c4c4.png40 anni nasceva la National Instruments che ha cambiato il nostro modo di vivere, di dialogare, di interfacciarci socialmente.

National Instruments è un’azienda statunitense produttrice di strumenti hardware e software per la misura e l’automazione industriale basati su personal computer.
Fondata nel 1976, ha sede ad Austin nel Texas, ma è presente in molti paesi del mondo; in Italia ha sede centrale a Milano e una filiale a Roma.

Qui l’articolo dell’Ansa

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Lavoro, tra centri pubblici e agenzie private a perdere resta sempre il disoccupato


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Su 4,6 milioni di persone che in un anno utilizzano i servizi per il lavoro, oltre la metà (2,5 milioni, pari al 54,7%) si rivolge ai Cpi (Centri pubblici per l’impiego), circa un quinto (1 milione, pari al 21,4%) alle Apl (Agenzie private del lavoro), la restante parte (1,1 milioni, pari al 23,8%) a entrambi gli operatori.
Prosegue il derby tra centri pubblici e agenzie private che formano la rete del lavoro che dovranno sostenere le nuove politiche attive previste dal Job Act. Concorrenza e cooperazione saranno il binomio che caratterizza il loro ruolo, anche se, come rivela il Monitoraggio Isfol Plus, le differenze ci sono.
Per esempio, sembra che i Cpi si rivolgano alle fasce più basse e in maggiore difficoltà, mentre le Apl si ritagliano fasce più mature e più appetibili su mercato. Gli utenti dei Cpi sono per lo più del Centro-Sud, in cerca di lavoro o inattivi, di genere femminile, con titoli di studio medio-bassi e di giovane età (18-29 anni). Viceversa gli utenti delle Apl sono prevalentemente del Nord Italia, occupati o studenti, di genere maschile, con titoli di studio medio-alti e di età matura (over 40).
Quanto all’offerta, solo un terzo degli utenti dei Cpi e il 40% di quelli delle Apl ottengono un’offerta di lavoro o un corso di formazione o un colloquio di orientamento entro quattro mesi. Tanto per gli utenti dei Cpi che per gli utenti delle Apl i servizi più richiesti sono quelli finalizzati alla ricerca di lavoro, cioè avere opportunità concrete oppure informazioni utili. Rispetto al privato, nel canale pubblico sono maggiori le richieste di svolgimento di un corso di formazione o di un tirocinio/stage. Uno spazio non indifferente nella domanda di servizi ai Cpi riguarda lo svolgimento di pratiche amministrative.
Relativamente alle performance, cioè l’incidenza dei servizi effettivamente erogati sui servizi richiesti, nei CpiI il valore più alto è quello inerente le pratiche amministrative, mentre percentuali più basse si rilevano sia nel fornire informazioni a supporto della ricerca di lavoro sia nella pianificazione di percorsi personalizzati. Segue l’incidenza dell’erogazione di servizi legati alla formazione professionale e allo svolgimento di tirocini/stage. Chiude la graduatoria delle performance la capacità dei CPI di offrire opportunità lavorative concrete.
“Nonostante un’utenza più numerosa e più difficile, i Centri per l’Impiego hanno performance non così distanti da quelle delle Agenzie per il Lavoro – commenta Stefano Sacchi, commissario straordinario dell’Isfol – Per valutare l’effettivo ruolo svolto dall’operatore pubblico occorre considerare che sono soprattutto i Centri per l’Impiego ad occuparsi delle fasce deboli del mercato del lavoro, vale a dire i disoccupati di lunga durata, chi ha scarse competenze o un titolo di studio basso, poca o nessuna esperienza lavorativa, chi vive in contesti ambientali dove spesso mancano reali opportunità di collocamento, come nelle regioni del Mezzogiorno”.”

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L’Italiano è la quarta lingua studiata nel mondo: gli unici a sorprendersi sono gli italiani.


lingua_italiana_diffusione_940.jpgL’Italiano è la quarta lingua studiata nel mondo: gli unici a sorprendersi sono gli italiani.

Che morale possiamo ricavare da questa terribile sproporzione fra l’apprezzamento che la cultura e la lingua italiana riscuotono nel mondo e la pochezza dell’autostima degli italiani?

Semplicemente che gli italiani del tempo presente sono impari rispetto al patrimonio culturale che li sovrasta.

http://www.aldogiannuli.it/italiano-quarta-lingua/

Anna B.

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Breve storia del Giro d’Italia


https://alexgiovannini.wordpress.com/storia-sport/breve-storia-del-giro-ditalia/

13 maggio 1909, ore 3.00 del mattino, Milano. Quasi 130 persone in bicicletta si affollano nell’oscurità di una notte che di lì a poco lascerà strada al primo albeggiare. E’ la prima edizione del Giro ciclistico dell’Italia, ormai più noto come Giro d’Italia, la corsa in rosa. Vi partecipano in circa 130; lo termineranno meno di 50 ciclisti. Otto tappe, un percorso di 2448 chilometri. Alla fine, a salire sul gradino più alto del podio sarà Luigi Ganna, il vincitore del primo Giro d’Italia della storia.
Anno dopo anno la corsa ciclistica prosegue e rinforza il proprio mito: le lunghe tappe in pianura, gli sprint, le crono, le durissime tappe di montagna. E le sue maglie, che si affermeranno nel tempo: quella rosa per il vincitore della classifica generale, quella verde per il miglior scalatore, quella ciclamino per il vincitore della classifica a punti. Ben presto il Giro prende corpo, aumenta il numero dei suoi sostenitori e l’estensione del suo percorso. Diviene un vero e proprio viaggio lungo tutto lo “Stivale”.
Ogni corsa ha i suoi uomini, i suoi volti, i suoi miti. Una tra i primi è Alfredo Binda. La Grande Guerra è finita da poco quando, nel 1925, Binda vince la prima edizione del Giro. Si ripeterà nel 1927, nel 1928, nel 1929 e nel 1933. Cinque vittorie. Manifesta superiorità, tanto che nel 1930 furono proprio gli organizzatori a pagarlo affinché rinunciasse al Giro. E’ record. Nessuno lo batterà, solamente Eddy Merckx (1968, 1970, 1972, 1973 e 1974) e Fausto Coppi (1940, 1947, 1949, 1952 e 1953) riusciranno ad eguagliarlo.
Il Giro diviene ben presto il teatro di una delle più grandi sfide del ciclismo. Sfida che vede protagonisti Fausto Coppi e Gino Bartali. I due si danno battaglia lungo le strade d’Italia: Bartali aveva vinto nel 1936 e nel 1937, rivincerà nel 1946 (il primo Giro del dopoguerra). Coppi invece aveva iniziato come gregario proprio di Bartali, nel 1940 (vincendo poi quell’edizione).

Gli anni Trenta sono contraddistinti da notevoli innovazioni. Nel 1931 viene istituita la maglia rosa, vero e proprio simbolo del Giro, mentre nel 1933 nasce il Gran Premio della Montagna. Il Giro inizia ad assumere la forma che conosciamo. La maglia verde, riservata al migliore degli scalatori, nasce però solo nel 1974, preceduta, qualche anno prima, dalla nascita di quella ciclamino, creata nel 1970 per premiare il vincitore della classifica a punti (ora la maglia è di colore rosso). Infine nel 1989 si istituisce la maglia azzurra, quella dell’Intergiro (ora sostituita da quella bianca che premia il miglior giovane).
Se gli anni Quaranta e Cinquanta sono sotto l’egida di Coppi e Bartali, i Sessanta portano il sigillo di Eddy Merckx. Il terzo, dopo Binda e Coppi, a riuscire a vincere cinque edizioni della corsa rosa. Negli anni Settanta, Ottanta e Novanta si alternano vari campioni: Saronni (1979 e 1983), Hinault (1980, 1982 e 1985), Moser (1984), Indurain (1992 e 1993). Un posto nel cuore dei tifosi lo trovano anche Marco Pantani, detto il “Pirata”, potente scalatore trionfatore nell’edizione del 1998, e Mario Cipollini, che non ha mai vinto il Giro ma che detiene il record di vittorie di tappa (42, tutte in volata).
Negli ultimi anni il Giro si è andato caratterizzando come una corsa “riservata” agli italiani. Molti ciclisti internazionali infatti tendono a concentrare la loro stagione agonistica solamente sul Tour de France snobbando così la corsa rosa. Alla vittoria nel 1996 di Pavel Tonkov sono quindi seguite molte vittorie italiane: due volte Gotti (1997 e 1999), Simoni (2001 e 2003), Savoldelli (2002 e 2005) e Basso (2006 e 2010), ma anche Pantani (1998), Garzelli (2000), Cunego (2004) e Di Luca (2007). A rompere il digiuno degli stranieri ci hanno pensato in questi ultimi anni rispettivamente il russo Menchov (2009) e lo spagnolo Contador (2008 e 2011).

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Bari, anniversario della strage di Capaci: 15 scuole in diretta con l’aula bunker di Palermo


capaci1capacihttp://bari.repubblica.it/cronaca/2016/05/22/news/bari_anniversario_della_strage_di_capaci_15_scuole_in_diretta_con_l_aula_bunker_di_palermo-140339802/
Lunedì 23 maggio, 24esimo anniversario della strage di Capaci in cui persero la vita Francesca Morvillo, Giovanni Falcone e gli agenti della sua scorta, il sindaco di Bari Antonio Decaro depone una corona di alloro ai pedi dell’Albero Falcone del giardino Peppino Impastato, a Catino che sarà una delle piazze d’Italia in collegamento con l’Aula Bunker di Palermo nell’ambito del Progetto “Palermo chiama Italia 2016”, promosso dal Ministero dell’Istruzione con la Fondazione Falcone e la collaborazione del Comune di Bari.
Per valorizzare i percorsi educativi sulla legalità e sulla cittadinanza attiva realizzati dalle scuole nel corso dell’anno scolastico, in concomitanza con le celebrazioni che si svolgeranno a Palermo, gli studenti saranno in piazza a Milano, Firenze, Pescara, Roma, Bari, Napoli collegandosi idealmente con l’Aula Bunker di Palermo dove si svolgerà la premiazione delle tre scuole vincitrici del concorso nazionale “Diamo forza al nostro impegno. Partecipazione attiva per lottare contro le mafie”, bandito dal MIUR e dalla Fondazione Falcone. A Catino presenti gli studenti delle 15 scuole pugliesi che hanno partecipato al concorso. La manifestazione trasmessa in diretta dalla Rai.

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Lello …l’unico testimone della morte di Pinelli


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Foto Claudio Bernardi/LaPresse Roma, 19 ottobre 2013 Manifestazione del Movimento Unitario contro il governo. nella foto: un manifestante portatore di handicapp fronteggia un blindato della finanza con una bomboletta spray di vernice rossa. Photo Claudio Bernardi/LaPresseRome, 19-10-2013newsDemonstration organized by movements No Tav, Fight for home, community centers

Lello  ( “Lello” Valitutti ovvero Pasquale Lello Valitutti) l’ho conosciuto a Lecco  molti anni fa in una scuola per disabili ….abbiamo lavorato qualche mese insieme…. mi hai insegnato molte cose …poi ho perso le tracce ..

Ma chi è LELLO Valitutti ???  è forse l’unico testimone della morte di Giuseppe Pinelli..anarchico lui stesso  come Pinelli ….

Difatti  Valitutti era nell’altra stanza all’epoca del fermo di Pinelli e venne sentito più volte dalla magistratura.

Ricordo che mi raccontava di vivere per anni con la polizia politica alle calcagna... Assillato, tenuto d’occhio tutti i giorni  come fosse un criminale..

Poi andò in America e persi le tracce.

Lo ritrovo su una carozzina ( già allora aveva numerosi problemi di salute )….
Celebre la sua foto davanti a una camionetta delle forze dell’ordine, a Roma, mentre, con una bomboletta spray, l’attacca. Questo avveniva due anni fa.

E lo spirito rimane tale.

Ribelle e anarchico.

Franca C.

 

 

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Scelte che non possiamo rimandare ai nostri figli.


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“L’ultimo aprile è stato il più caldo dal 1880. Non solo: è stato il settimo mese consecutivo sopra la media. Gli effetti catastrofici del cambiamento climatico cominciano a superare i limiti oltre i quali ogni intervento rischia di arrivare troppo tardi. Ma c’è una causa di questo cambiamento di cui si parla poco. Il documentario Cowspiracy, di Kip Andersen e Keegan Kuhn, prende spunto da un rapporto del 2006 della Fao in cui si spiega che i processi coinvolti nell’allevamento di animali generano il 18 per cento delle emissioni globali di gas serra legate alle attività umane, una quota superiore a quella dell’intero settore dei trasporti (stradali, aerei, navali e ferroviari), responsabile del 13,5 per cento di gas nocivi. L’allevamento è anche la causa principale del degrado ambientale e del consumo di risorse (per produrre un solo hamburger sono necessari 2.500 litri d’acqua, come rimanere sotto la doccia per quasi tre ore di fila).

La domanda di Kip Andersen è semplice: “Come mai non ne sapevo niente?”. Non dovrebbe essere in cima alla lista delle priorità di tutte le organizzazioni ambientaliste? Comincia a questo punto una parte surreale del documentario: Andersen cerca di intervistare i responsabili di Greenpeace, che però si rifiutano di incontrarlo. E con le altre organizzazioni non va meglio: riesce a parlare con qualcuno, ma le risposte sono evasive o tendono a minimizzare il problema. Eppure i numeri della Fao, che poi in uno studio più approfondito del 2013 sono stati rivisti leggermente al ribasso (14,5 per cento anziché 18), sono accusati di sottovalutare l’impatto dell’industria alimentare.

Un rapporto del 2009 del Worldwatch institute, condotto da due studiosi legati alla Banca mondiale, aggregando diversamente i dati disponibili sostiene che gli allevamenti sono responsabili del 51 per cento delle emissioni di gas serra. La reticenza delle organizzazioni ambientaliste è dovuta probabilmente a un insieme di fattori. Invitare a non mangiare carne, pesce, latte e uova è impopolare, e queste organizzazioni hanno bisogno del sostegno di tanti iscritti per sopravvivere, quindi privilegiano le battaglie in un certo senso più facili, che non richiedono scelte individuali drastiche. Poi certo l’industria alimentare è molto forte e ha una grande capacità di condizionare le scelte dei cittadini. Infine, in diverse parti del mondo chi contesta gli allevamenti rischia la vita: in vent’anni in Amazzonia sono stati uccisi 1.100 attivisti dei movimenti che si oppongono al disboscamento.

Cambiamento climatico, consumo e inquinamento delle risorse, deforestazione, perdita della biodiversità; e poi naturalmente le conseguenze sulla salute delle persone, i dubbi etici legati all’uccidere e al mangiare animali, le condizioni dei lavoratori di questo settore: il punto è che mentre intervenire sulle altre forme di inquinamento (trasporti, industria, produzione di energia, edilizia) richiede molto tempo ed enormi sforzi congiunti di governi e aziende, ridurre significativamente il consumo di carne, pesce, latte e uova non solo avrebbe un effetto rilevante e immediato sul cambiamento climatico ma soprattutto è una decisione che può prendere chiunque, in ogni momento. È una scelta che pensavamo di poter rimandare ai nostri figli. Forse non è più così.

Giovanni De Mauro, direttore di Internazionale”

http://www.internazionale.it/opinione/giovanni-de-mauro/2016/05/19/immediato-cambiamento-climatico-carne

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Nuova lapide per Pinelli


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“……Come si  legge in quel mio articolo, quando uccisero Pinelli io ero un bambino, come erano bambine le sue due figlie Silvia e Claudia.

Tutto il bruciore acre, quel sapore di ingiustizia che mi porta – ogni anno – a non riuscire a sorridere il 15 dicembre, è maturato negli anni successivi.

E’ un ricordo ricostruito, come la sensazione di cupezza  che rende i giorni fra il 12 e 15 dicembre, per me, fra i peggiori dell’anno. Ogni anno.

Da quando lessi “Morte accidentale di un anarchico” di Dario Fo, a cura di Franca Rame, un libro di Einaudi con il testo del lavoro teatrale uscito nel 1970…..”

chi era Pinelli ?? qui trovate la storia di Pinelli e della lapide sottratta

Posa della nuova lapide di Pinelli – 22 maggio h. 18 Piazza Fontana

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Bando XVII Concorso nazionale di poesia e narrativa “Guido Gozzano” – Biblioteca Poetica “Guido Gozzano”‏


poesia-810x548RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Il bando completo può essere scaricato dal blog

https://concorsoguidogozzano.files.wordpress.com/2016/03/bando-concorso-guido-gozzano-2016.pdf

 e le adesioni dovranno pervenire entro il 07/07/2016.

Sezione A – libro edito di poesie in italiano o in dialetto (con traduzione) pubblicato a partire dal 2010.

Può essere inviato un solo libro di poesie per Autore in tre copie. In un foglio a parte vanno inseriti nome, cognome, indirizzo, numero di telefono, e-mail. Saranno escluse le antologie e le opere inviate tramite e-book o files elettronici.

L’Associazione Culturale “Concorso Guido Gozzano” si prefigge l’obiettivo di conservare e catalogare tutte le opere in concorso presso la Biblioteca Poetica “Guido Gozzano” di Terzo affinché restino a disposizione di studiosi e appassionati di poesia e narrativa.

Gli elaborati dovranno essere inviati entro giovedi 7 luglio 2016 (fa fede il timbro postale) a: Concorso Nazionale di Poesia e Narrativa “Guido Gozzano” Via La Braia, 9 – 15010 Terzo (AL).

Sarà dato atto, via e-mail, della corretta ricezione della domanda di iscrizione.

La quota di partecipazione di 15 euro permette l’iscrizione a tutte le sezioni del concorso versando un’unica quota.

E’ possibile inviare, assieme alla quota di partecipazione, anche un importo aggiuntivo come contributo liberale per aiutare l’Associazione a conservare e catalogare tutte le opere in concorso presso la Biblioteca Poetica “Guido Gozzano” di Terzo.

Per le case editrici la quota di partecipazione è di 15 euro per ogni pacco inviato.

SEZIONE A : PREMI

Primo classificato: 600 euro e diploma di merito con motivazione

Secondo classificato : 400 euro e diploma di merito con motivazione

Terzo classificato : 300 euro e diploma di merito con motivazione

PREMI SPECIALI

Sezione A : Premio speciale per il miglior libro straniero di poesia tradotto in italiano: farfalla in filigrana e diploma di merito con motivazione

Sezione A : Premio speciale per la migliore opera prima : farfalla in filigrana e diploma di merito con motivazione.

La Giuria ha la facoltà di attribuire Segnalazioni e ulteriori Premi Speciali.

La Giuria è composta da: Carlo Prosperi (Presidente della Giuria), Giangiacomo Amoretti, Emiliano Busselli, Gianni Caccia, Cristina Daglio, Mauro Ferrari, Raffaele Floris, Gianfranco Isetta, Beppe Mariano, Massimo Morasso, Alessandra Paganardi, Luisa Pianzola, Giancarlo Pontiggia, Piero Rainero, Gianni Repetto e Stefano Verdino.

Biblioteca Poetica e per l’infanzia “Guido Gozzano” – aperta tutti i sabati dalle 14 alle 17

Biblioteca dedicata alla poesia italiana contemporanea con circa 4.000 volumi e possibilità di prestito interbibliotecario per i non residenti

Con preghiera di diffusione ai vostri Autori.

Cordialmente
Segreteria Concorso nazionale di poesia e narrativa “Guido Gozzano”

Associazione Culturale e di promozione sociale “Concorso Guido Gozzano”
Via La Braia, 9 – 15010 Terzo (Al)

Cel 347 4996094

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Il modello #Cirietta


s-paolina-low_0Negli ultimi dieci anni (in realtà, da sempre) ho preso nettamente le distanze da chiunque inseguisse ambizioni politiche personali, “vendendo l’anima” al notabile politico di turno. Non si è “salvato” manco chi, pur di fare il sindaco, è sceso a patti con il grande G. e si è recato “in pellegrinaggio” presso la sua villa a ricevere la sua “benedizione”, rivelatasi una specie di “maledizione”.

Dieci anni or sono venne siglato il patto “SalzaCirio” (sembra una sottomarca di pomodori).

Ma dieci anni fa il sottoscritto non era schierato con SalzaCirio. Lo erano altri. Gli stessi che oggi sono collocati altrove, sul carro del probabile vincitore. Nel momento storico che viviamo, per le comunità irpine, temo che #Cirietta non fornisca la risposta giusta ai problemi che affliggono il nostro territorio.

Anzi, temo che il modello #Cirietta incarni il “male peggiore” (preferirei adoperare un termine più laico, poiché la definizione di “male” contiene implicazioni religiose). Non mi riferisco solo al contesto specifico di Lioni, la cui comunità risente delle criticità e delle contraddizioni generate dalle ultime esperienze amministrative.

Mi sforzo di ampliare lo sguardo all’orizzonte dell’Alta Irpinia ed osservo, con enorme rammarico, che il modello #Cirietta (laddove lady D. è subalterna al grande G., né potrebbe essere altrimenti) non giova al nostro territorio, anzitutto perché non favorisce, né facilita l’agibilità democratica (orrendo termine, ma concedetemi la “licenza”) e lo sviluppo civile, non solo economico, delle nostre zone.

Il demitismo non si è rivelato affatto un “buon affare” per le popolazioni locali, in fasi storiche assai più propizie per le enormi opportunità di sviluppo che si sono offerte; figurarsi oggi, in una fase di crisi e di stagnazione economica e politica. Basterebbe verificare le liste presentate in numerosi comuni limitrofi, targate in prevalenza UDC, o esclusivamente UDC.

A Torella è, di fatto, presente soltanto uno schieramento, mentre altrove si nota che la compagine elettorale dominante è di matrice demitiana senza alcuna forza alternativa. Trent’anni fa si avvertiva quantomeno la presenza di un’ipotesi politica alternativa, mentre oggi imperversa il “pensiero unico” demitiano. Tale elemento preoccupa non poco, inquieta più dell’ultimo decennio trascorso a Lioni sotto l’insegna del Massimo Esperto. Il quale rende assai più in veste di “tribuno del popolo”, anziché nei panni istituzionali, poiché conosce bene (avendolo esercitato per anni) il mestiere dell’opposizione, che è il suo vero “habitat naturale”.

E temo che, nei prossimi anni, ci sarà bisogno di qualcuno in grado di svolgere un simile ruolo. Ma, ci si domanda, che cos’è #Cirietta? È un mostruoso ibrido partorito da un accordo pre-elettorale siglato tra PD e UDC (laddove, ripeto, lady D. non può che essere subalterna al grande G., senza offesa per lady D.).

È la sintesi peggiore tra demitismo e bassolinismo. È un’intesa che ha condotto alla presentazione di liste “vincenti” in diversi comuni dell’Alta Irpinia. Liste con il timbro dell’UDC o con la componente UDC maggioritaria ed egemone. È un’operazione palesemente di potere, condotta su vasta scala in Alta Irpinia (e dintorni). È un patto stipulato sulla testa degli abitanti, in vista della gestione dei fondi legati al progetto pilota Alta Irpinia, di cui il sindaco di Nusco (alias “Uomo del monte”) è il presidente, ossia l’asso pigliatutto.

È una vicenda che ripropone un copione noto in Irpinia da oltre trent’anni. Un copione clientelare che non ha mai giovato alle genti irpine, tranne i soliti “amici degli amici”. Il clima di qualunquismo è alimentato soprattutto da tali comportamenti sleali, disonesti e prevaricatori, del tutto inaccettabili.

Lucio Garofalo

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La Poesia e la Vita di GREGORY CORSO


StampaRICEVIAMO E PUBBLICHIAMO CON PIACERE

La Mongolfiera Editrice & Spettacoli, il Comune di Terranova da Sibari, l’Associazione Antonio Diodati-La Perla del Sud, la ScarFord, l’Azione Popolare Associazione Politico Culturale e Futuro Digitale Non Profit Association, sabato 28 maggio 2016, alle ore 19,30, Palazzo Rende – Piazza Meroli Terranova Da Sibari (CS), presentano “BOMB! BURNING FANTASY, La Poesia e la Vita di GREGORY CORSO”, un film di Matteo Scarfò con Nick Mancuso.

Il programma prevede la proiezione del film e l’incontro con il regista e l’attore protagonista.

Coordinerà la serata l’editore Giovanni Spedicati.

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20 maggio 1970. Lo statuto dei lavoratori.


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La proposta di Giuseppe Di Vittorio. Già al Congresso della Cgil di Napoli del 1952, il fondatore e segretario generale Giuseppe Di Vittorio, propose l’approvazione di uno Statuto con il fine di «portare la Costituzione nelle fabbriche» e di rendere così effettivi tutti quei principi di libertà in materia di lavoro previsti dalla Carta ma rimasti in sostanza inapplicati.

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Cani e gatti obesi… anche loro


da Cattive Abitudini alimentari. Il 28% dei proprietari alimenta i propri amici a quattro zampe Con gli avanzi della Cucina – quindi con Una dieta non propriamente Pensata per cani e gatti – e la grande Maggioranza  cede alla tentazione di FORNIRE leccornie Per tutta la Durata del giorno, anche quando Il Cucciolo di casa non ne ha effettivamente bisogno.21 maggio - Cani e gatti obesi... anche loro

Pubblicato in: google/immagini

Come non prendere fregature dette anche… truffe


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E’ tempo di vacanze.. succede.. è successo che si affittino case  per la vacanza prevista.
E’ successo che ci siano dei mascalzoni che affittano case inesistenti….pure corredate da foto e vogliono pure la caparra…
Come difendersi ???
Un consiglio semplicissimo.
Prima di definire il contratto  meglio fare una cosa facile facile.
Salvare la foto e metterla su google/immagini ..e vedere i risultati…
Potrebbe essere che i risultati siano più di uno  cioè  che la casa risulti essere a Bolzano, a Pantelleria, a Milano…. in questo caso ….puzza di bruciato !!!!!
oppure chi lo sa…… comunque intanto verificate se esiste la casa e se esiste nel luogo scelto da voi ( mare, montagna ecc.ecc. ).

Se poi sapete usare google heart meglio ancora……

Franca C.

Pubblicato in: CRONACA, telefonia

Vademecum per non ricevere telefonate moleste


registro-pubbliche-opposizioniBASTA ISCRIVERSI QUI GRATUITAMENTE  E  SE NECESSARIO  DIRLO IMMEDIATAMENTE AL DISTURBATORE

  • Il Registro Pubblico delle Opposizioni è un nuovo servizio concepito a tutela del cittadino, il cui numero è presente negli elenchi telefonici pubblici, che decide di non voler più ricevere telefonate per scopi commerciali o di ricerche di mercato e, in pari tempo, è uno strumento per rendere più competitivo, dinamico e trasparente il mercato tra gli Operatori di marketing telefonico.

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    A COSA SERVE?

    Tramite il Registro Pubblico delle Opposizioni si intende raggiungere un corretto equilibrio tra le esigenze dei cittadini che hanno scelto di non ricevere più telefonate commerciali e le esigenze delle imprese che in uno scenario di maggior ordine e trasparenza potranno utilizzare gli strumenti del telemarketing.

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    COME FUNZIONA?

    Il sistema è chiaro, di facile accessibilità e semplice fruizione. 
L’Abbonato può accedere al servizio tramite cinque modalità: modulo elettronico sul sito web, posta elettronica, telefonata, lettera raccomandata, e fax.
    L’Operatore potrà iscriversi al sistema e effettuare tutte le operazioni previste per l’aggiornamento delle liste numeriche da contattare attraverso una serie di servizi disponibili sul sito.

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    L’ABBONATO

    È il cittadino, persona giuridica, ente o associazione, il cui numero telefonico è presente negli elenchi telefonici pubblici.
    L’abbonato potrà iscriversi gratuitamente al Registro se non desidera più essere contattato dagli Operatori di telemarketing, in caso contrario varrà il principio del “silenzio assenso”.