Pubblicato in: INGIUSTIZIE, LAVORO, opinioni, politica

Fabbriche senza operai


fabbriche senza operaiLa tecnologia distruggerà sempre più posti di lavoro ma, al contrario di quanto  raccontavano molti pseudo analisti, non verranno creati nuovi posti di lavoro e, nei prossimi decenni, la forza lavoro verrà sostituita da robot.

Sostengono queste teorie moltissimi studiosi ma, se non volessimo seguire la teoria, basterebbe la pratica.

Moltissime aziende, in tutto il mondo, stanno sostituendo gli operai con i robot perché  è aumentato il costo della manodopera (nei paesi più ricchi) mentre è diminuito quello dei robot. Oltretutto, le macchine, non si stancano e non rivendicano diritti: una manna per i produttori.

Peraltro, in Cina esiste già una fabbrica senza operai e moltissime aziende seguiranno questo modello.

Continueranno a durare  i lavori dove l’uomo non ha ancora pensato a come sostituirsi con una macchina o con un software  fino a quando, appunto, troverà il modo per farlo.

D’altra parte, un segnare inequivocabile di questa tendenza è rappresentato dalla crescita della produttività e dalla decrescita dell’occupazione.

Pochissime persone, grazie alle tecnologie, potranno gestire interi processi produttivi e questo comporterà maggiori diseguaglianze tra ricchi e poveri con uno spostamento della ricchezza ancora maggiore a favore dei più ricchi.

In questo scenario è impensabile credere che un lavoratore possa lavorare per 42 anni e, molto probabilmente, noi rappresentiamo le ultime generazioni che pagano i loro contributi per pagare le pensioni delle generazioni precedenti: dietro di noi ci sono robot e quelli non pagano contributi.

Questo è il momento di pensare a come risolvere un problema epocale. Fermare la tecnologia ? Trovare nuovi modelli di ridistribuzione della ricchezza?

Il tema è molto complesso. In tutta la storia dell’umanità,  nessuno ha mai fermato il progresso ma il progresso senza se senza ma porta al disastro.

La strada più sensata sembra quella di cercare nuovi modi per ridistribuire la ricchezza. Molti Paesi adottano già il reddito di cittadinanza ma in Italia sembra utopia: solo M5S è convinto che la forza lavoro sostituita dalla tecnologia dovrà avere un paracadute per sopravvivere.

Altri sostengono la necessità di tassare i profitti delle grandi multinazionali per ridistribuirli alle classi più povere.

A prescindere da tutto, credo che tutti quelli nati dal 1970 in poi,  dovrebbero preoccuparsi più del fatto di avere un reddito per poter vivere fino alla vecchiaia che di quando e se prenderanno la pensione.

La sfida per il futuro è questa.

Giovanni Chianta

Pubblicato in: CRONACA, ttip

STOP-TTIP..stop agli accordi commerciali


ttip_vilsack“Greenpeace ha fatto un grosso favore a quelle Nazioni i cui rappresentanti sono così corrotti o così stupidi da voler firmare gli “accordi commerciali” Trans-Pacifico e Trans-Atlantico.

Greenpeace si è impadronita e ha pubblicato documenti segreti che Washington e le multinazionali stanno imponendo all’Europa.

I documenti ufficiali sono la prova che la descrizione che ho dato di questi “accordi commerciali” fin dalla prima volta che sono saliti alla ribalta era assolutamente corretta.

I cosiddetti “accordi di libero scambio commerciale” non sono accordi di scambio commerciale.

Lo scopo di questi “accordi”, scritti dalle multinazionali, è di rendere le stesse multinazionali immuni alle leggi degli stati sovrani nei quali fanno affari.

Qualsivoglia legge, che riguardi la sfera sociale, ambientale, la salute, la tutela del lavoro – qualsiasi legge o regolamento – che ha impatto sui profitti delle multinazionali viene definita un “ostacolo al commercio”.

Questi “accordi” consentono alle multinazionali di fare causa al fine di sovvertire la legge o regolamento e di ottenere un indennizzo pagato dai contribuenti dei paesi che provano a proteggere il proprio ambiente o la salute del proprio cibo e dei propri lavoratori.”

 Da un bellissimo e attualissimo pezzo del prestigioso opinionista USA Craig Roberts commenta impietosamente le rivelazioni sul TTIP.