Lavoro, tra centri pubblici e agenzie private a perdere resta sempre il disoccupato


lavorohttp://www.lastampa.it/2016/05/23/blogs/lavori-in-corso/lavoro-tra-centri-pubblici-e-agenzie-private-a-perdere-resta-sempre-il-disoccupato-1HHJQh1JfyroD8uJgxzgxO/pagina.html

Su 4,6 milioni di persone che in un anno utilizzano i servizi per il lavoro, oltre la metà (2,5 milioni, pari al 54,7%) si rivolge ai Cpi (Centri pubblici per l’impiego), circa un quinto (1 milione, pari al 21,4%) alle Apl (Agenzie private del lavoro), la restante parte (1,1 milioni, pari al 23,8%) a entrambi gli operatori.
Prosegue il derby tra centri pubblici e agenzie private che formano la rete del lavoro che dovranno sostenere le nuove politiche attive previste dal Job Act. Concorrenza e cooperazione saranno il binomio che caratterizza il loro ruolo, anche se, come rivela il Monitoraggio Isfol Plus, le differenze ci sono.
Per esempio, sembra che i Cpi si rivolgano alle fasce più basse e in maggiore difficoltà, mentre le Apl si ritagliano fasce più mature e più appetibili su mercato. Gli utenti dei Cpi sono per lo più del Centro-Sud, in cerca di lavoro o inattivi, di genere femminile, con titoli di studio medio-bassi e di giovane età (18-29 anni). Viceversa gli utenti delle Apl sono prevalentemente del Nord Italia, occupati o studenti, di genere maschile, con titoli di studio medio-alti e di età matura (over 40).
Quanto all’offerta, solo un terzo degli utenti dei Cpi e il 40% di quelli delle Apl ottengono un’offerta di lavoro o un corso di formazione o un colloquio di orientamento entro quattro mesi. Tanto per gli utenti dei Cpi che per gli utenti delle Apl i servizi più richiesti sono quelli finalizzati alla ricerca di lavoro, cioè avere opportunità concrete oppure informazioni utili. Rispetto al privato, nel canale pubblico sono maggiori le richieste di svolgimento di un corso di formazione o di un tirocinio/stage. Uno spazio non indifferente nella domanda di servizi ai Cpi riguarda lo svolgimento di pratiche amministrative.
Relativamente alle performance, cioè l’incidenza dei servizi effettivamente erogati sui servizi richiesti, nei CpiI il valore più alto è quello inerente le pratiche amministrative, mentre percentuali più basse si rilevano sia nel fornire informazioni a supporto della ricerca di lavoro sia nella pianificazione di percorsi personalizzati. Segue l’incidenza dell’erogazione di servizi legati alla formazione professionale e allo svolgimento di tirocini/stage. Chiude la graduatoria delle performance la capacità dei CPI di offrire opportunità lavorative concrete.
“Nonostante un’utenza più numerosa e più difficile, i Centri per l’Impiego hanno performance non così distanti da quelle delle Agenzie per il Lavoro – commenta Stefano Sacchi, commissario straordinario dell’Isfol – Per valutare l’effettivo ruolo svolto dall’operatore pubblico occorre considerare che sono soprattutto i Centri per l’Impiego ad occuparsi delle fasce deboli del mercato del lavoro, vale a dire i disoccupati di lunga durata, chi ha scarse competenze o un titolo di studio basso, poca o nessuna esperienza lavorativa, chi vive in contesti ambientali dove spesso mancano reali opportunità di collocamento, come nelle regioni del Mezzogiorno”.”

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