Pubblicato in: CRONACA, diritti

Il Bar dello Sport dei Professori Emeriti


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Se c’è una cosa che mi causa fastidio fisico, epidermico, immediato è il benaltrismo. Il classico discorso da “bar dello sport” “E allora quello? E allora quell’altro? Si ma se invece di pensare a quello pensassero a…? Ma non ci sono cose più importanti?”. La scaletta che parte dai famosi braccianti calabresi di un noto film con Alberto Sordi e finisce coi Marò. E se c’è una cosa che mi irrita ancora di più è quando questi discorsi vengono fatti da blasonati Professori dei media e causano subito schiere di difensori a spada tratta, che più dei concetti espressi si fermano non alla prima riga del titolo, come al bar, ma all’ultima della firma: e si esercitano in uno degli sport nazionali più in voga da sempre: il feticismo. “Se l’ha detta LUI non può essere che vera”. Ripeto, provo un fastidio che mi tira fuori un vocabolario da scaricatore di porto.
Abbiamo assistito alla più grande strage commessa negli USA dai tempi delle Twin Tower,: una strage mirata, precisa, una strage OMOFOBA, discriminante, delirante. E come in altri casi, saltano fuori coloro che devono distinguersi: chi giustificandola in un qualche modo, chi incitandola, chi mettendola nel calderone dei luoghi comuni tipo “mancanza di valori”. E se questi commenti al bar li puoi risolvere scrollando la testa, finendo il caffè e allontanandosi il più in fretta possibile, non è altrettanto facile con certi blasonati intellettuali. Questa di Orlando è stata solo la punta di un iceberg, poiché vediamo questi maestri della sapienza sbracciarsi con le teorie più assurde, salvo poi urlare alla persecuzione ogni volta che qualcuno sfiora anche solo per scherzo le loro adorate corporazioni.
Questi maghi delle parole , messa nell’armadio la t-shirt del “Je suis charlie” ora li vediamo indossare di nuovo la divisa in camicia e cravatta da Intellettuale e Fonte di Sapienza e si esprimono, con episodi di inequivocabile timbro, palese anche a un cieco, nei modi più poetici: così assistiamo a 100 donne uccise solo perché donne chiamate “tragedie familiari”, assistiamo a episodi di intolleranza razziale chiamati “esasperazione dei cittadini”, a episodi di pedofilia omicida dove si tirano fuori “i boccoli e il degrado”. In sostanza, il concetto è sempre lo stesso della minigonna associata allo stupro, cambiano solo i parametri: la formula morale è la medesima.
Adesso, abbiamo i media intasati di “ Non sono morti 50 gay sono morte 50 persone”. Nel senso che andrebbero considerati tali. E un concetto di una tale banalità, oltretutto, se lo contesti te lo argomentano pure che “non l’hai capito”, come sempre, del resto, come negli altri casi. Può darsi che sia io a “non avere capito”: peccato che poi leggiamo Senatori che commentano “Ucciderne uno per educarne 100” (questo in un’altra occasione, ma il senso è il medesimo) e altre cose tipo “hanno salvato i bambini dalla pedofilia” (altro luogo comune: che omosessuale sia sinonimo di pedofilo, altra colossale idiozia). E allora, Signori ho come l’impressione che chi non ha capito, forse, siete proprio voi.
Quindi secondo voi dal Gennaio non sono morte 50 donne ma 50 “persone”: peccato che eran tutte donne. Non sono morti 50 gay ma 50 “persone”: peccato che questo non è andato a sparare alla sede del Klu Klux Klan ma in un locale gay, infastidito da un bacio tra uomini. Ad Auschwitz sono morte milioni di “persone” nei forni: peccato che di nazisti, di camicie nere, di repubblichini non ce n’è morto uno. Evidentemente per voi Esimi Maestri gli stemmini gialli, rosa, azzurri eccetera le SS li mettevano perché facevano carina la divisa dei detenuti, ed i tatuaggi perché faceva look. Poi, scoprite che nella strage USA ci potevano morire e ci son morti anche gli etero. E magari che nelle Twin Tower c’era pure qualche arabo, o che i bombardamenti nazisti hanno ucciso anche i tedeschi. Una scoperta sensazionale, che solo dei grandi scrittori possono capire.
E’ arrivata l’ora che si chiamino le cose con il LORO nome: basta coi vezzeggiativi, le giustificazioni, le poesie, i benaltrismi. Basta con le banalità ed il pressappochismo spacciati per filosofia solo perché hanno il pedigrée del Blasonato Trombone. Perché se tutta la frequenza e lo zelo che avete ora a scrivere che “certe categorie sono persone come le altre, che hanno diritto al medesimo rispetto” eccetera ci fosse stato, da parte vostra, in passato, forse la strage di Orlando,- come tante altre- poteva pure essere evitata.
Provate a pensarci, nel vostro prezioso tempo libero tra un talk show ed un caffè col Ministro.
Paolo S.

Autore:

Designer, scrittore, impegnato in diritti civili, libertario, antirazzista, femminista, innamorato dell'animo umano, della sua arte, della sua umanità, della bellezza.

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