Pubblicato in: CRONACA

Fadwa Tuqan e la poesia come strumento di resistenza culturale in Palestina


2a-na-50820-2.jpgHanno tracciato la rotta verso la vita

l’hanno intarsiata di corallo, di agata e di giovane forza

hanno innalzato i loro cuori

sui palmi di carbone, di brace e di pietra

E con questi hanno lapidato la bestia del cammino

Questo è il tempo di essere forti, sii forte

La loro voce è rimbombata alle orecchie del mondo

e il suo eco si è dispiegato fino ai confini del mondo

Questo è il tempo di essere forti

E loro sono diventati forti…

E sono morti in piedi

Illuminando il cammino

scintillanti come le stelle

baciando le labbra della vita.

È il 1991 quando Fadwa Tuqan, 74 anni, pubblica sul giornale israeliano Ittihad la poesia dal titolo I martiri dell’intifada, una delle sue poesie più simboliche, più vive e più strazianti.

Un grido collettivo, una lacrima sul volto di ogni madre e di ogni padre palestinese che ha visto i propri figli morire per la propria terra.

Fadwa Tuqan, dal 1987, anno della prima intifada, le vede ogni sera dalla sua finestra, le processioni funebri in memoria dei giovani martiri. Perchè nel 1987 sono i giovani palestinesi e la resistenza dal basso i protagonisti di un conflitto che, come altre volte nel corso di questa lunga storia, muta forma, rimischia le carte in tavola, fa entrare in scena nuovi attori,

Alla fine degli anni Ottanta Fadwa Tuqan è una poetessa conosciuta in tutto il mondo, i suoi versi hanno già infiammato gli animi delle generazioni precedenti. Potremmo definire la Tuqan come un’istituzione non solo per la Palestina ma per l’intero mondo arabo, un punto di riferimento letterario e culturale; la sua opera un pilastro, un patrimonio inestimabile.

La sua vita non è stata semplice, ma piuttosto un viaggio tortuoso, A montanious journey, come recita il titolo della sua autobiografia.

Nata nel 1917 a Nablus in Cisgiordania, presumibilmente il 1 marzo, perchè la data della sua nascita, come affermato dalla Tuqan stessa si è persa nella nebbia degli anni. La minore di sei fratelli e sorelle, è una figlia non voluta, in una famiglia già numerosa ed estremamente tradizionalista. La donna ricorda che durante l’intera infanzia la presenza del padre causava in lei un sentimento di angoscia. La sua autobiografia è ricca di aneddoti legati ai suoi ricordi di bambina e a questo senso di inadeguatezza verso i suoi genitori e verso un microcosmo troppo ancorato ad antiche tradizioni e credenze.


Autore:

essere pensante

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