Pubblicato in: CRONACA

Riflessioni sul referendum costituzionale


di Gianluca Bellentani

referendum-costituzionale-si-noManca ancora più di un mese al referendum costituzionale e già da adesso lo scontro tra le diverse tifoserie è al massimo, così come il livello di sopportazione mediatica. Si stanno toccando livelli di discussione e di confronto vergognosi, che spesso cadono nel personale, anche tra iscritti allo stesso partito (e questo è davvero una cosa al limite del paradossale). Per motivi anagrafici, non ero presente al referendum tra Monarchia e Repubblica nel 1946, ma dubito fortemente che lo scontro avvenisse con tale intensità di vedute e soprattutto tra persone dello stesso schieramento. Cerchiamo quindi di ragionare insieme sulle ragioni del voto, lasciando da parte le nostre simpatie e antipatie per l’attuale premier ed entriamo nel merito della Riforma, senza scomodare illustri costituzionalisti ma cercando di semplificare il più possibile le opposte vedute.

Innanzitutto partiamo da un dato di fatto su cui nessuno può obiettare: una Riforma Costituzionale deve comunque essere fatta, sia per una questione economica che di governabilità. Coi tempi che corrono, non possiamo mantenere una seconda Camera che ci costa oltre 1 miliardo ogni anno e che è un doppione dell’altra. Capita spesso (ma non sempre) che i tempi di approvazione si protraggano per mesi solo per un qualche emendamento ostruzionistico e che anche buone leggi, già approvate alla Camera, tardino ad avere il via definitivo. Per queste ovvie ragioni, un intervento sulla Costituzione va comunque fatto.
Sia in caso di vittoria del SÌ o del NO, dopo il 4 dicembre il tempo scorrerà come sempre e Natale arriverà comunque Questo lo dico in quanto certi toni, certi commenti e certe paure sono infondate. Se prevarrà il NO non vi sarà una paralisi governativa, poiché le approvazioni delle leggi vengono comunque fatte, come da sempre è accaduto. Parlare di un Paese immobile è pura castroneria. Se invece prevarrà il SÌ, non vi saranno pericoli di regime o quant’altro. Certo, il premier, chiunque esso sia, avrà più poteri (e negarlo sarebbe una bugia), ma i tempi sono diversi dal dopo guerra e vi sono altri organi preposti ad arginare derive dittatoriali. Non vi sarà uno stravolgimento della Costituzione, almeno nei primi 10 punti, quelli più importanti. Questo non solo in quanto la Riforma non li tocca ma soprattutto in quanto sono già stati modificati, non sulla Carta ma nella realtà. Certe frasi del tipo “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e ogni cittadino ha il diritto di svolgere il lavoro a cui è più portato” oppure “Il lavoratore ha il diritto di ricevere un salario adeguato al suo lavoro ma comunque sufficiente al mantenimento della propria famiglia” oggigiorno sono una chimera. Anche il sostenere il SÌ da parte di leader di altri Stati, è da considerarsi come il timore che l’Italia perda in stabilità politica, con tutte le conseguenze che ne potrebbero derivare. Della Riforma in sé, credo che agli altri Stati non importi molto se sia buona o meno.

salvini-boschiQuesto livello di scontro, molto più simile a un match di calcio, che non analizza il testo della Riforma ma si sta rivelando sempre più come un voto pro o contro il Premier, ha un unico responsabile con nome e cognome: Matteo Renzi. Questa non è una mia opinione personale ma un fatto innegabile, che lo stesso premier ha ammesso (e conoscendo il tipo, molto poco avvezzo ad ammettere i propri errori, la dice lunga sul grande errore commesso). Certamente tutti possono sbagliare, ma accusare gli elettori di un qualcosa che tu stesso hai creato, è inconcepibile. Frasi del tipo “Se perdo abbandono la politica “ o “mi dimetto dal ruolo di Presidente del Consiglio” non hanno fatto altro che creare un clima di scontro. Personalizzare un normale, anche se importante, quesito referendario non ha alcun senso. Non è una scelta vitale per il Paese, ma solo un riscrivere le regole del gioco. Niente di più. Ancor peggiore è stato il comportamento delle truppe renziane, che hanno voluto creare una spaccatura anche nel sindacato e addirittura in un organismo come l’ANPI. Sentir parlare di veri e presunti partigiani, il mettere in bocca a grandi personaggi di sinistra del passato come Ingrao, Togliatti o la Jotti frasi estrapolate da un discorso, non ricordando che ai loro tempi vigeva il sistema proporzionale e non il maggioritario come ora, lascia ammutoliti.

riforma-costituzionale-senato_2Veniamo ora a questa proposta di modifica e, visto che non siamo tutti (io nemmeno) esperti costituzionalisti, facciamolo senza dilungarci troppo sui vari passaggi.
Se quello che si legge nei vari manifesti o nei messaggi video che ci vengono trasmessi a ogni ora, corrispondesse al vero, credo che la vittoria del SÌ sarebbe scontata. Chi sarebbe contro a un taglio energico della spesa per la politica? chi non vorrebbe tempi di approvazione delle leggi più celeri? quanti hanno a cuore l’esistenza del CNEL? Quasi nessuno. Il problema vero è che questa Riforma non solo toglie voce agli elettori ma fa risparmiare pochissimo e soprattutto non velocizza, ma rende il tutto molto più confuso. Già togliere agli elettori il diritto di scegliere chi mandare in Parlamento è una forzatura. Poi, quando eleggete il vostro sindaco o consigliere regionale, lo fate perché svolga il suo lavoro nella vostra città o regione, oppure perché eventualmente qualcuno (non voi) lo collochi in Parlamento con tanto di immunità? Con quale criterio vengono scelti questi nuovi 95 senatori ? Non si corre il rischio che l’eletto non riesca a fare bene né una cosa né l’altra? quali sono le leggi emanate dalla Camera che devono avere l’approvazione del nuovo Senato? le leggi votate al Senato, devono avere il voto della Camera o passano senza alcun vincolo di approvazione? A queste e altre domande, il governo risponde che verranno in seguito apportate le necessarie modifiche. Non sarebbe meglio apportarli subito questi correttivi? Certo una Riforma ci vuole, ma non ci corre dietro nessuno. Persino il taglio dei costi non è certo di 1 miliardo di euro, ma alcune decine di milioni. Poi diciamolo apertamente: se ex membri della Consulta e tanti altri Costituzionalisti hanno espresso forti dubbi su questa Riforma, possibile che nessuno si ponga una qualche domanda? se un costituzionalista del calibro di Zagrebelsky afferma che “dell’ art. 70 non ci ha capito una mazza” un qualche dubbio se sia una buona Riforma non sovviene a nessuno? Almeno in questa sede, non si vuole fare propaganda per questa o quella scelta, ma certi dubbi da parte del fronte del NO, credo siano legittimi.

Tralasciando chi esprimerà il proprio giudizio solo contro o a favore del premier (e saranno sicuramente la maggioranza), per chi voterà in merito alla riforma in sé, il vero quesito che dovrebbe essere posto, al di la dei tanti spot, dovrebbe essere questo: volete una Riforma fatta il più velocemente possibile, magari migliorandola in seguito ma dimostrando che viene comunque fatta, oppure cercare di farla nei giusti tempi, facendola il meglio possibile e con una condivisione da parte della più ampia platea parlamentare?
Questo è il vero quesito da porre agli elettori.

Da parte mia, auguro a tutti un buon voto, fatto nel merito della sola Riforma.

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