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Nella top ten delle patacche dell’arte


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Che bisogno c’è di vendere la Fontana di Trevi quando si può avere a domicilio un Colosseo su misura, e farlo visitare per la modica cifra di 40 euro con l’avallo del sito del Mibact? Questo avrà pensato Franco Malosso von Rosenfranz, emulo mitteleuropeo di Totòtruffa62, nel presentare al mondo il suo Anfiteatro Marittimo Berico ancorato sulle colline del Vicentino, a suo dire scoperto per caso nel parco di una villa di Arcugnano. Se la truffa di Totò era durata il tempo di uno sketch, l’epopea dell’anfiteatro romano spuntato come un fungo tra i boschi del Veneto è andata avanti per mesi a gonfie vele.“È passato di qui anche Giulio Cesare insieme con Cleopatra”, spiegava Malosso ai visitatori, precisando di essere un Von Rosenfranz da parte di madre.
A dire il vero sembrerebbe discendere dal conte Nello Mascetti, vista la supercazzola d’epoca: un campo dei miracoli che oltre al teatro imperiale comprende resti di templi pagani, il luogo dello sbarco degli Henetoi (i Veneti primitivi) e quello dove visse Giulietta prima di fidanzarsi con Romeo. Tutti ad Arcugnano, da Giulio Cesare a Shakespeare. Meglio della Leopolda. L’Anfiteatro Marittimo entra di diritto nella top ten delle patacche dell’arte assieme alla Fontana di Trevi di Totò e alle teste di Modigliani ritrovate a Livorno, ma con qualcosa che ci parla dei nostri tempi dove la Rete ha allargato la credulità a dismisura. Prima che la Soprintendenza dichiarasse nero su bianco che “nel sito di Arcugnano non c’è nulla di autentico”, alla scoperta del conte Franco von Mascetti ha abboccato anche culturitalia.it, che fa capo al ministero dei Beni culturali. Nel giugno scorso aveva annunciato in un post la scoperta di questa “perla archeologica del territorio paleoveneto”. Perla o pirla? Paleoveneto, Hentenoi, come se fosse antani… Potenza dello storytelling: non siamo più in un film di Totò, siamo nell’Italia di Renzi.

http://www.vicenzapiu.com/leggi/il-fatto-quotidiano-e-la-supercazzola-vicentina-dellanfiteatro-avallo-del-sito-del-mibact

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La morte ti fa social


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David Bowie. Pannella. Fo. Labranca. E altri venti milioni di defunti. Vivi sul web, dove le loro pagine Facebook sono aggiornate da parenti, amici e fan. Perché l’esistenza terrena finisce ma quella digitale no. Filosofi, psicologi e massmediologi spiegano come fare i conti con questa nuova eternità
All’ombra dei cipressi e dentro Facebook s’avanza anche così una nuova forma di vita, quella post mortem. Una vita, si intenda, tutta digitale. Ci sono ormai in effetti almeno due posti nei quali va, o si impiglia, chi trapassa: e di certo uno è il social network. Che si sia ricordati da tutti perché si è stati famosi – nel florilegio di obituaries ai quali ogni volta segue pubblica riprovazione per l’eccesso di «lo conoscevo»; oppure si sia compianti da amici e parenti; o ancora, addirittura offesi e insultati dagli “haters” pure al momento del funerale, come è accaduto al leghista Gianluca Bonanno questa estate, alla fine il risultato è quello: il destino di restare on line, anche da morti. Che è uno dei tasselli attraverso i quali sta cominciando a cambiare il modo in cui pensiamo il passaggio all’aldilà.