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C’è poco da fare, in Turchia


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http://www.ilpost.it/2016/11/05/turchia-erdogan-rovina/
La storia della Turchia sta diventando quella di una giovane democrazia di ispirazione musulmana che volta le spalle al progresso, e che invece sceglie di rispettare un cliché della politica autoritaria mediorientale: quello di un paese che soccombe a un anacronistico culto della personalità. Dieci anni fa l’AKP – il partito di Erdogan – veniva lodato da tutto il mondo per le sue molte riforme e l’avvicinamento all’Unione Europea: persino io mi ero unita alle lodi. Oggi, la Turchia riesce a malapena a mantenere un rapporto formale coi suoi alleati occidentali, e per i leader europei è diventata un problema.

Nessuno è felice di questo declino, nemmeno i sostenitori di Erdogan. Nessuno si augura che la storia si ripeta, o che si finisca dentro un vortice mediorientale di autoritarismo, milizie armate e conflitti etnici. Ma chi può fermare tutto questo e battersi per la democrazia? I leader turchi sono troppo egoisti per cambiare direzione, l’opposizione è troppo debole, i cittadini troppo spaventati. Non c’è nessun candidato plausibile, in vista. A volte l’unica cosa che si può fare è stare a guardare mentre un paese va in rovina: è questa la vera tragedia di tutta la vicenda.

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Enzo Biagi, un piccolo tributo al cronista del Novecento


– enzino.jpg “Le verità che contano, i grandi principi, alla fine, restano due o tre. Sono quelli che ti ha insegnato tua madre da bambino”.
– Enzo Biagi

“Ho sempre sognato di fare il giornalista: lo immaginavo come un ‘vendicatore’ capace di riparare danni e ingiustizie. Ero convinto che mi avrebbe portato a scoprire il mondo”. Enzo Biagi è stato per tutta la vita un monumento con il senso del dovere di un praticante
Ha raccontato, anche con certi suoi silenzi degli ultimi tempi, la crisi morale, il sopravvento delle idee sulle ideologie, il pericolo dell’indifferenza in un Paese scontento di sé. Questa Italia che non ha mai smesso di amare. Quando tornò in TV, dopo cinque anni di esilio, dopo l’editto bulgaro di Berlusconi, il suo cuore era già stanco. Lo fece per ricordare che “ogni tempo ha una sua Resistenza”, che bisogna amare la verità “anche quando è scomoda”. Per dire quel che non doveva dire, Biagi ha sempre pagato di suo.

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Enzo-Biagi-il-cronista-del-Novecento-dfb796e2-e45e-4a4e-a2ee-453a163352fe.html