Pubblicato in: CRONACA

C’è poco da fare, in Turchia


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http://www.ilpost.it/2016/11/05/turchia-erdogan-rovina/
La storia della Turchia sta diventando quella di una giovane democrazia di ispirazione musulmana che volta le spalle al progresso, e che invece sceglie di rispettare un cliché della politica autoritaria mediorientale: quello di un paese che soccombe a un anacronistico culto della personalità. Dieci anni fa l’AKP – il partito di Erdogan – veniva lodato da tutto il mondo per le sue molte riforme e l’avvicinamento all’Unione Europea: persino io mi ero unita alle lodi. Oggi, la Turchia riesce a malapena a mantenere un rapporto formale coi suoi alleati occidentali, e per i leader europei è diventata un problema.

Nessuno è felice di questo declino, nemmeno i sostenitori di Erdogan. Nessuno si augura che la storia si ripeta, o che si finisca dentro un vortice mediorientale di autoritarismo, milizie armate e conflitti etnici. Ma chi può fermare tutto questo e battersi per la democrazia? I leader turchi sono troppo egoisti per cambiare direzione, l’opposizione è troppo debole, i cittadini troppo spaventati. Non c’è nessun candidato plausibile, in vista. A volte l’unica cosa che si può fare è stare a guardare mentre un paese va in rovina: è questa la vera tragedia di tutta la vicenda.

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