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Lo Stato fa fallire le imprese non pagando, nonostante le reiterate promesse e stanziamenti, i debiti che ha contratto.


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Tra il 2008 e il 2012, i fallimenti delle imprese per mancato pagamento dei committenti pubblici e privati erano più che raddoppiati rispetto agli anni precedenti. Si è fatta strada da allora l’ennesima emergenza di Stato, che non era in sé tale, ma che veniva dall’inerzia della pubblica amministrazione: non onorare i propri debiti.
Secondo gli ultimi dati disponibili del Ministero dell’economia (agosto 2015), di 7 miliardi di euro stanziati, lo Stato ne ha effettivamente pagati 5.780; di 33.189 delle Regioni, ne sono stati pagati 23.312; di 16.100 degli enti locali, 9593. In totale, 38.685 miliardi su 56.289. Nel tempo, passata la furia mediatica, il ritmo di pagamento è rallentato, e resta ancora da saldare il 31% delle risorse stanziate da più di due anni, mentre, c’è da immaginare, nuovi debiti vengono contratti.
Le imprese falliscono, di norma, perché non riescono a pagare i propri debiti. Meno normale è che falliscano perché non riescono a riscuotere i propri crediti: il sistema giuridico ha gli strumenti necessari per provare ad affrontare questa evenienza. Se però il debitore è la pubblica amministrazione, le cose cambiano. Non è, purtroppo, solo una faccenda di fallimenti, crescita economica e percentuali di Pil. E’ una vera e propria questione morale di non aver superato le pesanti eredità da Ancien Régime: uno Stato, direbbe Belli, che tutto può, perché è «lo soprano», e un suddito che nulla può perché è un «sor vassallo bbuggiarone».
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Il futuro dell’agricoltura è ‘senza suolo’


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http://www.focus.it/ambiente/ecologia/il-futuro-dell-agricoltura-e-senza-suolo-lim-chu-kang-il-paradiso-dell-idroponica

Il suolo ricco di elementi nutritivi è la risorsa più sfruttata in campo agricolo e produce circa il 95% degli alimenti che consumiamo. Ma il suolo agrario sta scomparendo rapidamente: un terzo dei terreni mondiali viene già impiegato per la produzione alimentare e un maggiore sfruttamento potrebbe danneggiare biodiversità ed ecosistemi. Ogni minuto che passa il pianeta perde l’equivalente di 30 campi da calcio a causa del cambiamento climatico e dell’agricoltura intensiva.
Secondo la Fao, se non adotteremo nuovi approcci, nel 2050 la quantità di terra arabile e produttiva disponibile per persona si ridurrà a un quarto dei livelli registrati nel 1960. Aumentare lo strato superficiale, però, non è semplice: secondo la Fao ci vogliono 1.000 anni solo per ottenere tre centimetri. Ed è qui che le coltivazioni fuori suolo mostrano la loro maggiore attrattiva: hanno una resa maggiore, riducono il consumo di acqua e consentono un controllo migliore delle potenziali malattie del suolo rispetto alle colture tradizionali, in cui i batteri si moltiplicano facilmente.
La risposta potrebbe essere l’agricoltura ‘fuori suolo’ (soiless farming) e arrivare dal sud-est asiatico, in particolare da Lim Chu Kang, a nord-ovest di Singapore, un avamposto rurale che si è trasformato in un modello per l’idroponica, alternativa sostenibile e produttiva alle coltivazioni tradizionali.

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Profezie.


Oggi: Referendum, Boschi si infuria:”Signora, Venga lei al mio posto. ”

Ieri :“Un giorno lei si segga su questa sedia e vediamo se poi sarà capace di fare tutto quello che oggi ha auspicato di poter fare”. Così il sindaco di Torino, Piero Fassino.Profezia durante il consiglio comunale, rispondendo piccato alle critiche di Chiara Appendino.

Giovanna Nicolella.

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Le urgenze non più urgenze


16-novembre-le-urgenze-non-piu-urgenzeItalia del Si, Italia del No. Un Paese perennemente diviso. Un quesito truccato per una riforma truccata e un monocameralismo truccato. E poco cambia che trionfino le pinze e i bisturi di chi vuole sforbiciare il numero dei parlamentari e ridurre le poltrone, o la pancia di chi intende continuare a ingrassare lo Stato, perché in realtà le pinze restano comunque nella pancia di chi è al potere.