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I bambini devono giocare da soli


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Si sottolinea che talvolta i padri giocano poco con i figli o che le madri fanno del gioco un veicolo educativo. Ma il vero gioco è quello tra pari, in primo luogo tra fratelli, che poi si allarga ai coetanei. Il ruolo dei genitori è quello dell’autorità, della pedagogia e dell’ascolto, si esercita sul piano della comunicazione, come narrare storie o favole
Ma non bisogna ripiegare sulla tv, che ci fa spettatori, non partecipi e non esiste attività ludica senza un ruolo attivo. L’effetto sui bambini è quello di tenerli occupati,ma non occupati a giocare.

Restituire al gioco il suo significato e la sua importanza, riconducendolo all’area della socialità con i coetanei, ricca d’inventiva, fantasia e di trasgressione. Così il gioco potrà funzionare nella costruzione della personalità, mostrando che l’errore conferma la regola, creando un rapporto tra realtà e immaginazione, e anche giungendo a rappresentare un’area di compensazione tra i due mondi.
Il gioco deve diventare esclusivo dei bambini, in inter relazione tra loro. La presenza dell’adulto e dell’educatore semmai si deve fare invisibile, ma non può mai entrare nel medesimo ruolo e farsi anch’egli bambino. Rimarrà un disturbatore del gioco e lo guiderà verso uno scopo, rendendolo quindi strumentale ai fini dell’educazione programmata.

http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/bambini_gioco.htm

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Commissione Ue: “Ticket di 5 euro per i cittadini extraeuropei che entrano nell’area Schengen”


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Lo prevede la proposta legale sul Sistema europeo di informazioni e autorizzazione di viaggio che dovrebbe entrare in vigore nel 2020. Obiettivo, stringere le maglie delle frontiere esterne dell’Unione per la lotta al terrorismo e all’immigrazione clandestina

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/11/15/commissione-ue-ticket-di-5-euro-per-i-cittadini-extraeuropei-che-entrano-nellarea-schengen/3195998/

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L’agricoltura viaggia al 50%, frenato dai luoghi comuni


agricoltura
Il contributo che l’agricoltura può offrire all’Italia in termini economici, ambientali e per la tenuta del tessuto sociale non ha eguali. Eppure il settore primario si muove ancora a meno del 50% del suo potenziale ma, con poche misure ben mirate, è nelle condizioni di raddoppiare il proprio valore complessivo e garantire almeno 100 mila nuovi posti di lavoro.
Non è facile aprire un’azienda agricola se proprio il bene terra costa in media tra i 18 e i 20 mila euro per ettaro, contro i 5.500 euro della Francia e i 6.500 euro della Germania.
Frenata anche da falsi luoghi comuni (“l’agricoltura ha un alto impatto ambientale”, “Il successo del km zero” raccontato come la panacea alla crisi commerciale dell’agricoltura e dell’agroalimentare italiano, il ‘boom’ dei giovani, “c’è troppa chimica”) che ne condizionano fortemente l’immagine, togliendole in alcuni casi molto del suo appeal. Come il tema del caporalato, fenomeno reale e odioso, ma circoscritto a pochi casi a fronte di oltre un milione di imprenditori che operano nella trasparenza, nel totale rispetto delle regole e per la qualità.

Cia: L’agricoltura viaggia al 50%, frenato dai luoghi comuni