Pubblicato in: CRONACA

La sottile linea rossa Viaggio in Italia cercando la sinistra


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Gli esclusi.
La democrazia, se potesse parlare, direbbe loro di rivolgersi alla politica, che è stata inventata proprio per tradurre in forme concrete e pratiche i principi della cornice democratica repubblicana. Ma per gli esclusi la politica è lenta, senza vocabolario e lontana, soprattutto si mostra indifferente, quasi insensibile alle domande che arrivano da un ceto medio proletarizzato nelle speranze se non nel reddito, nelle aspettative rovesciate in delusioni. È quel ceto che nel pendolo sociale si è alleato negli anni Settanta alla sinistra per scrollarsi di dosso almeno un po’ il morbido giogo democristiano profumato d’incenso, e che nei primi Novanta ha creduto a Berlusconi che lo invitava a mettersi in proprio, diventare soggetto politico autonomo, prendersi la politica.
Erano due modi, opposti, di accettare la regola della politica e la sfida delle istituzioni, addirittura di crederci. Oggi, al contrario, siamo davanti al ribellismo del ceto medio che si sente depredato del presente, altro che futuro, mentre si accorge di camminare all’ingiù nella scala sociale e avverte che le classi sociali sono diventate gabbie in cui si entra per nascita e solo molto faticosamente si esce per istruzione e per merito. Gli spostati — che Donald Trump ha appena battezzato forgotten men togliendoli dall’oscurità, segnalandoli al mondo e facendone la sua base politica — si sentono messi di lato rispetto al mainstream, a cui non credono più perché non li riguarda e perciò diventa parziale e menzognero, li inganna. Lo spostamento è decisivo, perché è proprio quel nuovo spazio grigio la terra di nessuno in cui si percepisce la perdita di senso sociale e cresce la delusione, la nuova solitudine repubblicana, la silenziosa secessione democratica.

http://www.repubblica.it/politica/2016/11/20/news/la_sottile_linea_rossa-152423389/?ref=HREC1-5

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