Pubblicato in: CRONACA

Fidel Castro e Hemingway, icone di Cuba. Così vicini, così lontani


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L’Avana, 26 novembre 2016. Fidel Castro ed Ernest Hemingway, icone incontrastate dell’isola di Cuba dopo essere stati monumenti in vita. Adesso assieme nelle regioni dell’eterno, per chi crede nelle dimensioni di un altrove oltre la mortale esistenza. Personalità possenti, impetuose, scabre e fatte per la lotta, condannate dal loro stesso fato alla competizione quale metro del proprio valore e a una sete di conquista inestinguibile per dar senso e linfa a ogni giorno vissuto su questa terra. Due destini simili, due nature così vicine nell’espressione vigorosa delle proprie idee, ‘machos’ intenti a esibire un carattere solo in apparenza privo di dubbi eppure invece stritolati dalle contingenze. Condizionati dagli stessi modelli di un’epoca, tesi a dare di sé un’immagine inossidabile come quella di un dio di bronzo incapace di concepire sconti nel senso più assoluto.
All’interno del suggestivo Caffè Floridita all’Avana il bronzeo busto di Hemingway appoggiato al bancone campeggia in tutta la sua prepotente olimpicità, concedendosi alle miriadi di scatti fotografici dei tantissimi visitatori della ‘cuna del daiquiri’: la divinizzazione fatta icona rende santo anche chi non lo era affatto in vita. Solo, con il giornale aperto davanti e l’aria assorta dopo cinque o sei ‘papa doble’ tracannati con metodo uno dopo l’altro, Papa, a cui quel daiquiri doppio e senza zucchero era stato dedicato, covava un umore contrastato che se turbato da interruzioni inopportune poteva diventare pessimo. Una volta aveva preso a pugni per questo motivo un giovane reporter troppo invadente, salvo pentirsene e finire di invitarlo a pranzo alla Finca Vigia, la sua casa in contrada San Francisco de Paula. Non risulta che Fidel Castro ed Hemingway si siano mai incontrati alla Finca, ma è certo che il lider maximo salì sul Pilar, l’imbarcazione attrezzata per la pesca che lo scrittore americano governava assieme all’amico Gregorio Fuentes, capitano della barca e addetto tanto alla cucina quanto alla cambusa.
Il premio Nobel e il capo della rivoluzione vengono ritratti insieme, con un bel pescespada in primo piano quale prova tangibile di una pesca fortunata. Poi arriva il giorno della gara e nella zona della Marina subito dopo il ricco quartiere del Vedado i due escono in mare e rivaleggiano in bravura. Si dice che Mr Papa fosse stato consigliato vivamente a non sfoderare tutte le sue doti di bravura, lasciando spazio alla supremazia di Fidel e alla propaganda che di quella vittoria si sarebbe alquanto nutrita. Intanto gli agenti dell’FBI agivano e registravano tutto. Negli ultimi tempi Hemingway molto malato a causa di un diabete devastante e di una ipertensione alle stelle, fortemente depresso e per questo sottoposto a folli cicli di elettroshock, diceva di essere sotto il continuo controllo degli agenti segreti. Per questo era stato giudicato afflitto da manie persecutorie, ma molte evidenze e la stessa testimonianza di Fernanda Pivano, sua amica e traduttrice, tendono a non lasciare dubbi sull’effettivo intervento dell’FBI.
Norberto Fuentes nel suo libro ‘Hemngway a Cuba’ riferisce anche di un probabile incontro tra Castro e Hemingway nei saloni del prestigioso Hotel Nacional, l’albergo a forma di ‘H’ costruito nel 1930 con i soldi di ‘cosa nostra’ : in questa circostanza avrebbe avuto luogo un colloquio tra i due molto riservato e in ogni caso ‘a porte chiuse’.

Molto probabilmente Castro, che conosceva bene l’attività di antispionaggio di Hemingway contro i tedeschi durante l’ultima guerra svolta nelle acque della Florida proprio a bordo del peschereccio Pilar, era intenzionato ad affidare allo scrittore qualche altra missione del genere, questa volta ai danni del suo paese di origine. Si suppone che le resistenze di Hemingway di fronte a certe richieste siano state all’origine della sua partenza dall’Avana con l’espropriazione a favore del popolo cubano della Finca Vigia. In ogni caso questo incontro lo avrebbe posto sotto il fuoco incrociato della sempre più sospettosa FBI e del lider maximo che aveva invece creduto di coinvolgerlo confidando nelle sue simpatie per le cause rivoluzionarie, così come era successo ai tempi dell’insurrezione contro il regime franchista in Spagna.

Troppo simili e troppo egocentrici per incontrarsi veramente quei due: Papa stava bene a Cuba, molti dei ‘barbudos’ erano suoi amici, viveva gli ultimi anni della sua vita in pace assieme alla moglie Mary Welsh, continuava a scrivere e quella terra nutriva bene la sua ispirazione. Come tutti gli animali di razza e di temperamento rigidamente codificato amava le migrazioni sapendo di poter tornare al proprio nido di partenza. Era un animale d’abitudine. Fidel Castro lo priva della cosa che ama di più: quella sua casa di legno bianco, ‘ un barco blanco’ come la definiva con affetto lo scrittore. E il vero epilogo del destino di Hemingway si celebra così: il lider, usa il suo potere e lo schiaccia come una nocciolina. A poco servirà il gesto di liberale generosità rivolto a Mary cui garantirà l’uso della casa vita natural durante. L’amico ed esecutore testamentario A.E. Hotchner nella sua biografia ‘Papa Hemingway ‘ racconta di una sua telefonata al Nobel prima della sua partenza per Ketchum : ” Alla Finca è tutto a posto….io fingo di essere felice come sempre. Ma lo sono?… La Cuba di Castro è tutta un’altra cosa. Non mi piace. Non mi piace per niente…prego Dio che gli Stati Uniti non diminuiscano le importazioni di zucchero. Sarebbe una catastrofe. Sarebbe come consegnare Cuba ai Russi.” L’approssimarsi alla morte lo aveva reso lucido profeta.

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