Pubblicato in: CRONACA

Il welfare dei nonni


di Gianluca Bellentani

nonna-nipoteFinalmente, da qualche anno, come mio marito, sono anch’io in pensione. Abbiamo passato una vita intera a lavorare, lui in ceramica e io come impiegata in una grande ditta di trasporti. Abbiamo due figli stupendi che ci hanno regalato tante gioie, ma soprattutto tre nipoti meravigliosi. Mia figlia è laureata in lettere ma non ha mai esercitato in quanto l’attività del marito, una piccola azienda che aveva rilevato dal padre, era abbastanza remunerativa per tirare avanti la famiglia. Pertanto, mia figlia ha scelto di fare la mamma a tempo pieno e ha anteposto la famiglia al proprio lavoro. Ha fatto bene? Non lo so. È stata una scelta sua che rispetto. Io invece ho dedicato tutta la vita al lavoro, perdendomi purtroppo quei tanti momenti belli che i figli regalano nella loro crescita. Se dovessi dire qual è la cosa che più mi è mancata nella vita, credo che sia sicuramente questa. Anche mio figlio è laureato, in ingegneria, e ha un bel lavoro, gratificante sia come mansioni che come stipendio. Qualcuno potrebbe chiedersi come io possa aver cresciuto due bravi figli pur essendo, a causa del lavoro, poco presente in famiglia. La risposta a questa domanda ha un nome: Flora, mia suocera. Una donna di altri tempi, con appena la terza elementare, ma con una mente da far invidia a tanti professoroni. Una donna che ha cresciuto i miei figli come nemmeno io, forse, avrei saputo fare, trasmettendo loro quei valori che al giorno d’oggi spesso paiono dimenticati. Una donna che adesso ha passato i novanta e che da qualche tempo è affetta da demenza senile. Le mie amiche mi dicono di metterla in qualche struttura per anziani, sia pure a pagamento, ma non me la sento: come posso abbandonarla ora, unica volta nella vita, che ha bisogno lei di noi?
Nel momento in cui anch’ io sono andata in pensione, ho subito pensato a come sarebbe stata la mia vita senza impegni di lavoro e l’ho immaginata bella, ma soprattutto serena. Ho sempre lavorato per vivere e non viceversa e per questo oggi non rimpiango il mio impiego. Mi auguravo solo che insieme a mio marito potessimo godere di buona salute ancora per diversi anni per poter finalmente fare tutte quelle cose che in passato non abbiamo mai fatto: girare il mondo, vedere posti nuovi, visitare mostre e musei e, quando fossimo stati a casa, spupazzarci i nostri nipoti, viziandoli e giocando con loro (se mi sentisse la nonna Flora!)… Invece e purtroppo da qualche mese tutti i miei progetti sono andati in fumo, scontrandosi con una realtà che mai avrei potuto immaginare, nemmeno nei miei incubi peggiori. Mio genero, a causa della crisi economica, ma soprattutto per alcuni clienti insolventi, ha dovuto dichiarare fallimento e chiudere l’azienda. Ha provato a chiedere un prestito alle banche, ma glielo hanno sempre negato. Eppure, è sempre stato un cliente attento e oculato. Ma sappiamo bene come sono le banche: pronte a farti ponti d’oro quando la tua attività va a gonfie vele, ma altrettanto pronte a mollarti alla prima difficoltà. Mio genero avrebbe potuto dichiarare fallimento e non pagare i suoi dipendenti, ma è un galantuomo. Ha provato in tutti i modi a salvare la propria azienda e a non mettere per strada chi lavorava con lui, ma non ci è riuscito. Adesso è lui che fa il dipendente presso un suo ex concorrente con uno stipendio che non basta nemmeno a mantenere la famiglia. Hanno dovuto vendere – ma forse è meglio dire svendere – la casa e adesso vivono in affitto. I loro figli studiano ancora e per questo li aiutiamo noi, dando loro quasi la metà delle nostre pensioni. Mi pesa la cosa? No, in quanto i figli li aiuti sempre volentieri. Ma cosa vuoi, mi sarebbe piaciuto che potessero essere anche loro indipendenti economicamente, come me e mio marito. Mio figlio invece, a cui abbiamo pagato l’appartamento quando si è sposato, ha purtroppo problemi famigliari. La moglie lo ha lasciato da un giorno all’altro e vive in quello stesso appartamento col suo nuovo uomo. Se non fosse per quella stupenda bambina che hanno insieme, non gliene fregherebbe più di tanto, ma quella bimba è la sua vita. Ho detto a mio figlio che poteva anche tornare in casa da noi, ma a 42 anni capisco che non sia facile. Adesso vive in affitto in un monolocale e per lavare, stirare e pulire ci penso io. Probabilmente, tra affitto e soldi che deve dare alla moglie che non lavora e per le esigenze della figlia, gli rimane davvero ben poco. Comunque, dai! l’importante è la salute e speriamo che almeno quella ci rimanga, anche se la nostra vecchiaia l’avremmo immaginata più serena.

Queste parole sono la sintesi di una chiacchierata con una mia cara amica che, dopo una vita spesa a lavorare si ritrova piena di problemi senza colpe proprie. Viviamo in una strana epoca, in cui i genitori stanno meglio dei figli. Un’epoca in cui abbiamo perso tanti diritti conquistati in anni di lotte e di sacrifici. Quanti sono i nonni che, anche solo in una parte, si ritrovano in situazioni analoghe? A tutti questi nonni e nonne, che sono diventati l’unico vero welfare per le generazioni più giovani, un ringraziamento per quanto stanno facendo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...