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Giostre e giostrai: quando il proprio lavoro diventa uno stile di vita


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Il giostraio, per sua natura, è un mestiere itinerante e ciò comporta non pochi ostacoli. Di media gli spostamenti variano dalle venti- trenta volte l’anno in base al ‘’giro’’ creato, il tutto regolarizzato da un calendario che indica gli spostamenti delle varie carovane nelle specifiche piazze. Il continuo spostamento comporta anche il fatto che i ragazzi più piccoli sono costretti a frequentare scuole diverse di volta in volta, non restando più di qualche mese nella stessa classe. Da questo punto di vista esiste, fortunatamente, una legge che obbliga le scuole ad accogliere i figli di giostrai anche per brevi periodi, evitando almeno qualche spinoso problema burocratico alle famiglie.
Alla luce di tutto ciò il guadagno non sempre è soddisfacente. Con l’arrivo dell’estate e con l’inizio delle sagre e delle feste di paese la possibilità di fare affari aumenta notevolmente, tanto che è possibile, in certi casi, supplire periodi in cui le entrate scarseggiano. Tuttavia, la crisi economica degli ultimi anni ha colpito anche questo settore: le famiglie non sono più tanto inclini a portare i figli alle giostre poiché considerata una spesa superflua. Ecco allora che anche gli esercenti viaggianti dello spettacolo devono affinare le loro tecniche di marketing per tornare più competitivi sul mercato, come una vera e propria impresa. Anche perché le spese ci sono e non sono poche. La sicurezza degli impianti, che in questo campo è fondamentale, e i costi per l’occupazione del suolo pubblico, sono le più importanti.

dura, veramente dura. Gli spostamenti, le burocrazie e talvolta anche qualche pregiudizio sono all’ordine del giorno. È un mondo a cui devi dare molto, ma che ti restituisce altrettanto: la felicità delle persone, infatti, è forse il guadagno più gradito per chi ha scelto di dedicare la propria vita a questa professione.
http://pequodrivista.com/giostre-e-giostrai-quando-il-proprio-lavoro-diventa-uno-stile-di-vita/

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La tortura funziona?


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In passato i critici della tortura hanno evidenziato le motivazioni morali per osteggiarla, ma presumevano anche che la tortura servisse allo scopo. Sbagliavano.

Il perché è presto detto: i torturatori non sanno qual è la verità e non sono in grado di riconoscerla quando viene detta, perciò non sono in grado di promettere che smetteranno di torturare quando l’hanno ottenuta, perché il torturatore non sa neppure se è tutta la verità e tortura per ottenerne di più. Le vittime lo sanno e quindi inventano una verità per cercare di interrompere le torture, oppure nascondono la verità perché rivelarla è inutile.
I torturatori perpetrano un’escalation delle sevizie finché non arrivano alla supposta verità, ma non esiste alcuna prova scientifica del fatto che sappiano capire quando il torturato dice il vero. Si tratta infatti di persone addestrate a credere che gli altri stiano mentendo: spesso le torture proseguono anche se il prigioniero ha confessato, soltanto perché all’aguzzino quella verità non basta.

http://www.focus.it/comportamento/psicologia/la-tortura-funziona-verita

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C’è spazio in Europa tra la destra sovranista e le forze neoliberali?


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Non saranno gli Stati in lotta tra loro a recuperare livelli accettabili di giustizia sociale, e in particolare di redistribuzione della ricchezza: anche riscoprendo i confini, la concorrenza elevata a metro per l’azione politica impoverirà le persone e nuocerà all’ambiente. O in alternativa beneficerà il solo Paese vincitore della competizione, a naso non certo l’Italia, con buona pace dei lepenisti nostrani e di crede alle loro frottole.

E non ci salverà la xenofobia, buona sola ad alimentare il populismo, ovvero a legittimare l’idea per cui il popolo ha solo nemici esterni, mentre al proprio interno non conosce divisioni tra centri di interessi, gruppi professionali, ceti e classi in conflitto tra loro. Non è certo questo il modo per liberarsi dal culto del mercato, magari riabilitato come strumento di selezione del popolo eletto, ma pur sempre confermato come punto di riferimento per concepire lo stare insieme come società.

L’Europa si può salvare solo tornando alla dimensione nazionale, intesa questa volta come luogo nel quale realizzare la direzione democratica, e non solo politica, dell’ordine economico. E se l’obiettivo non sarà raggiunto, se cioè non si costruirà un’altra Europa, almeno eviteremo di restare con il cerino in mano quando questa crollerà miseramente. Magari sotto i colpi della destra sovranista, in gara con le forze neoliberali per renderci tutti culturalmente e materialmente più poveri.

http://temi.repubblica.it/micromega-online/c%E2%80%99e-spazio-in-europa-tra-la-destra-sovranista-e-le-forze-neoliberali-progressiste-o-conservatrici/