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Caracas. Colpo di mano in Venezuela: pieni poteri a Maduro. L’opposizione: «Golpe»


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Il termine tecnico è “desacato”, letteralmente “oltraggio”. L’Asamblea nacional – il Parlamento venezuelano – sarebbe colpevole di tale delitto. E per tanto, il Tribunal Supremo nacional l’ha privata delle proprie competenze, con un repentino colpo di mano. Il potere legislativo è, poi, stato assunto dalla stessa corte. Cioè, in pratica, dal governo del presidente Nicolás Maduro. «Un colpo di stato», hanno tuonato le forze d’opposizione che, dalle politiche del 6 dicembre 2015, hanno la maggioranza parlamentare e e l’Organizzazione degli Stati americani (Osa). Di certo, è l’apice della “guerra civile” fra i vertici dello Stato: l’Assemblea e l’esecutivo. Uno strappo inedito nella storia venezuelana: mai il massimo organo giudiziario aveva assunto competenze legislative. Il carismatico predecessore di Maduro, Hugo Chávez, non arrivò mai ad esautorare il Parlamento.

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/maduro-dittatore

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Una giornata di risate fin dal 1500!


Le origini della giornata degli scherzi: ecco perché si festeggia il primo Aprile e da quanto tempo.
Non c’è certezza sulle origini del Pesce d’Aprile, ma sono state proposte diverse teorie. Nel XV secolo, infatti, il Capodanno veniva celebrato tra il 25 marzo e il 1 aprile: una delle ipotesi più accreditate riguarda l’introduzione del calendario Gregoriano. Sembra che non tutti si abituarono a questa modifica e proprio questi vennero chiamati gli “sciocchi d’aprile”.
In Europa, gli scherzi del primo d’aprile diventano un’usanza intorno alla fine del 1500, prima in Francia e in Inghilterra e poi nel resto d’Europa. Secondo la leggenda molti francesi, continuarono a scambiarsi regali tra marzo e aprile, festeggiando il Capodanno in quel periodo, seguendo il vecchio calendario anche dopo l’introduzione del nuovo calendario Gregoriano. Per sbeffeggiarli, tutti gli altri cominciarono a consegnare a questi “sbadati” regali assurdi o vuoti durante feste inesistenti o inventate. Nel regalo vuoto spesso si trovava un biglietto con scritto “poisson d’avril”: pesce d’aprile, in francese. In Italia questa simpatica tradizione prese piede molti anni dopo ricalcando la moda francese e le stesse modalità. Infine, anche in Germania si festeggia “Aprilscherz” o “scherzo d’Aprile”.
La tradizione dell’1 Aprile, non è solo europea. Anzi, ogni paese ha un modo tutto suo di chiamare questa giornata. In Francia, come in Italia, si usa l’espressione poisson d’avril o pesce d’aprile. Nel Regno Unito e in America, invece, si chiama April fool’s day, il giorno dello sciocco d’Aprile. “Fool”, infatti significa proprio giullare ed è un termine che richiama l’atmosfera scherzosa della festa. In Scozia il pesce d’aprile dura addirittura due giorni e durante il secondo giorno di festeggiamenti, che è chiamato il “Taily Day”, ci si diverte ad attaccare sulla schiena delle “vittime” un foglietto con la scritta “Kick me!” (Dammi un calcio).

http://www.alfemminile.com/tempo-libero/perche-si-dice-pesce-d-aprile-s2195952.html

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Fiorentine contro la carne agli ormoni di Trump


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L’amministrazione Usa sta valutando di imporre dazi punitivi del 100%, come ritorsione al divieto comunitario di importazione della carne di manzo trattata con ormoni per garantire la salute dei cittadini europei” – sottolinea la Coldiretti alla “vertenza carne” di Trump per imporre ai cittadini europei carne statunitense trattata con ormoni.
Il divieto europeo di far entrare sul proprio mercato carne trattata con ormoni risale agli anni 80 ma nel 1996 gli Stati Uniti e il Canada hanno presentato il ricorso al Wto con il quale è iniziata una lunga battaglia con alti e bassi che sta portando ora gli Usa a definire una lista di prodotti da colpire.

http://www.quinewsvaldichiana.it/valdichiana-fiorentine-contro-la-carne-agli-ormoni-di-trump.htm

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Gli Usa, allarme sull’Italia: “Attenti, c’è Putin dietro il Movimento 5 Stelle”


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La strategia è chiara: sostenere tutte le forze euro-scettiche, sovraniste o comunque critiche contro entità sovranazionali come euro, Unione europea e Nato. In questo senso, suggerisce la Stampa, gli 007 americani sono preoccupati dai legami instaurati tra Mosca e M5s, e in misura minore Lega Nord. A dare certezza della pericolosità degli appariti di Putin sarebbe stata l’indagine sulle manovre oscure intorno al voto presidenziale americano dello scorso novembre, tra Donald Trump e Hillary Clinton. Un’opera di destabilizzazione e spionaggio digitale in grado di spostare centinaia di migliaia di voti, anche attraverso la creazione e la manipolazione di notizie sui social network fino alla divulgazione di veri e propri dossier contro quel candidato o quel partito politico.

http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/12343826/putin-legame-m5s-dossier-007-usa-allarme-italia-rischio-elezioni-manipolate-.html

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Leggendo Tullio De Mauro


http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2017-03-29/leggendo-tullio-de-mauro-132702.shtml?uuid=AEKnnbv&utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebookde-mauromagazine

Il 31 marzo Tullio De Mauro, professore emerito di Linguistica generale all’Università di Roma La Sapienza, ed ex ministro dell’Istruzione, scomparso lo scorso 5 gennaio, avrebbe compiuto 85 anni.
Per iniziativa del Miur, e in collaborazione con Radio3 Rai, in quel giorno la sua figura sarà ricordata nelle scuole per ribadire il valore del suo magistero.
L’iniziativa, coerentemente con quello che era un tratto che caratterizzava De Mauro, sarà improntata alla massima semplicità: università, biblioteche e librerie fissano un orario e dedicano uno spazio per consentire alle persone che lo vorranno, di riunirsi, scegliere qualche pagina da leggere e commentare insieme. Allievi e collaboratori di De Mauro parteciperanno a questi incontri in diverse città italiane.

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Mussolini fonda i Fasci di Combattimento


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http://www.studiarapido.it/mussolini-fonda-i-fasci-di-combattimento/

Il 23 marzo 1919 nel salone del Circolo dell’Alleanza Industriale e Commerciale, in piazza San Sepolcro a Milano, Benito Mussolini fondò i Fasci di combattimento. Fasci di combattimento si fecero subito notare per il loro stile politico aggressivo e violento, tutto teso verso l’azione diretta. Non a caso i Fasci di combattimento furono protagonisti del primo grave episodio di guerra civile dell’Italia postbellica: lo scontro con un corteo socialista avvenuto a Milano il 15 aprile 1919 e conclusosi con l’incendio della sede dell’«Avanti!». Era il segno di un clima di violenza e di intolleranza destinato ad aggravarsi col passare dei mesi. Erano armati e organizzati in squadre di azione che essi stessi chiamavano “squadracce”. Alle “squadracce” Mussolini aveva dato due parole d’ordine: nazionalismo e antisocialismo.Nel novembre 1921 nacque il Partito Nazionalista Fascista (PNF), trasformando i Fasci di combattimento in partito.

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Lavoro, la strage nascosta: cento morti dimenticati ogni anno


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– Nel bimestre gennaio-febbraio c’è stato un aumento pari a 32 persone in più morte sul posto di lavoro rispetto al 2016. Per quanto riguarda le denunce di infortunio, le stime ancora provvisorie indicano un incremento, nei due mesi presi in esame, pari a +1,9% annuo.
C’è chi è convinto che prevenzioni e controlli non bastino e che sia venuto il momento di introdurre il reato di omicidio sul lavoro: un disegno di legge sarà presentato oggi al Senato.
In Europa non siamo certamente tra i più virtuosi nella lotta alle morti bianche. La classifica europea ci vede più o meno nella zona centrale, con Regno Unito in testa ai paesi virtuosi, seguito a ruota da Svezia e Danimarca, e Lituania e Romania in fondo. Già, gli inglesi: hanno conosciuto in passato una preoccupante ondata di infortuni, poi si sono rimboccati le maniche e hanno messo in piedi un sistema che allo stesso tempo sa prevenire e controllare, con un unico organismo nazionale di ispettori del lavoro, e con professionisti che stanno tutti i giorni a contatto diretto con le imprese. Si spera che l’Italia possa trarne utili lezioni.

http://www.repubblica.it/economia/2017/02/08/news/lavoro_la_strage_nascosta_cento_morti_dimenticati-157888930/

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I pericoli della fusione tra Monsanto e Bayer per l’Europa


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Dietro all’intenzione di mantenere saldi e in equilibrio i rapporti di forza tra Occidente e Asia, si celerebbero dei rischi non indifferenti per il mercato agricolo europeo, i lavoratori e l’ambiente stesso. Andiamo con ordine. Ci sarebbe inannzitutto un problema legato alla concorrenza. La fusione tra questi due giganti potrebbe creare infatti un monopolio con un conseguente rialzo dei prezzi. A sostenerlo è il Konkurrenz Gorup, un’associazione tedesca guidata da due avvocati. Il gruppo ha redatto un paper in cui vengono evidenziati i possibili effetti negativi di tale operazione sul mercato agricolo e fito-sanitario. L’analisi dimostra che la fusione porterebbe al controllo di quasi il 70% del cotone negli Stati Uniti da parte del nuovo gruppo. Attualmente infatti Monsanto e Bayer occupano rispettivamente il 31 e il 38% del mercato dei semi per il cotone. Il Konkurrenz Group ha messo poi in risalto come i due colossi siano concorrenti negli Usa sul mercato degli erbicidi. La fusione andrebbe dunque contro il Clayton Act, che vieta l’unione di due principali concorrenti di un determinato settore.
C’è da sottolineare poi come già la stessa Monsanto sia più volte finita nel mirino dell’American Antitrust Institute per la posizione monopolistica sul mercato della soia, del mais e appunto del cotone. Come le più basilari leggi economiche insegnano, un monopolio “falsifica” l’andamento naturale dei prezzi, che non risponderanno più ad un equilibrio tra domanda e offerta. Quando l’offerente è solo uno, infatti, come in questo caso la Monsanto-Bayer, il prezzo viene stabilito dalla stessa. I consumatori dovranno semplicemente adattarsi. In questo caso i primi a subire i danni sarebbero gli agricoltori del Vecchio Continente costretti a rifornirsi di sementi e mezzi tecnici necessari alla produzione ad un prezzo più che maggiorato.
Last but not least, vi è il problema legato all’ambiente e alla salute. Secondo il Presidente dell’Associazione italiana per l’Agricoltura Biologica, Vincenzo Vizioli, la fusione sembra pensata appositamente per “creare nuove malattie”. Ovvero ci sarebbe da una parte la produzione di nuovi pesticidi agricoli e dall’altra la vendita di farmaci per curarne gli effetti negativi sulla salute. Sia la Bayer che la Monsanto sono poi produttrici di glisofato, un erbicida ritenuto probabile agente cancerogeno dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’International Agency for Research on Cancer. L’unione di queste due multinazionali sembrerebbe poi essere una più sottile strategia della stessa Monsanto per entrare nel mercato europeo. Se infatti da una parte il TTIP è praticamente fallito insieme al flop delle semine OGM, la Monsanto potrebbe così aver trovato un’altra via per l’Europa. In questo modo potrebbero essere aggirati i vincoli della Politica Agricola Comunitaria per garantire un basso impatto ambientale e per la riduzione dell’utilizzo degli OGM. L’Europa sembrava aver evitato il pericolo del TTIP, ora si staglia una nuova minaccia.

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/i-pericoli-fusione-monsanto-e-bayer-leuropa-1358484.html

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28 Marzo 1939 – Fine della guerra civile spagnola. Franco al potere


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La guerra civile in Spagna (1936-1939) rappresentò un evento di fondamentale importanza nell’Europa degli anni ’30. Dal Febbraio del 1936 la Spagna era governata da un Fronte Popolare che aveva avviato importanti riforme economiche e sociali. Tale governo, tuttavia, si scontrava con l’aperta ostilità degli ambienti di destra, ed in particolar modo dell’esercito.

La sollevazione militare contro il governo legittimo cominciò nel Marocco Spagnolo nell’estate successiva. Alla testa del “pronunciamento” stava il generale Francisco Franco. La Spagna si divise in due ed una cruenta guerra civile fu il risultato di tale divisione.
La guerra civile spagnola pur rimanendo un conflitto circoscritto ad un solo paese ebbe importanti ripercussioni internazionali. Le fazioni che si combattevano, infatti, fornivano una chiara immagine dei due campi che sempre più nitidamente si andavano a definire in Europa in quegli anni: il fascismo e l’antifascismo.

Se da un punto di vista formale venne ribadita la politica del non intervento, in realtà, tutti i maggiori paesi europei si affrettarono ad inviare aiuti militari ed economici alle due parti in lotta. Mussolini ed Hitler inviarono truppe in Spagna per sostenere le forze falangiste di Franco, mentre l’esercito repubblicano venne aiutato da brigate internazionali di volontari (tra gli italiani andati a combattere la cause repubblicana ricordiamo, tra gli altri, Luigi Longo, Giuseppe di Vittorio, Pietro Nenni e Carlo Rosselli).

Dopo tre anni di guerra civile il fronte repubblicano dovette cedere. Il 28 Marzo 1939 Franco divenne il padrone incontrastato della Spagna dando il via ad una trentennale dittatura fascista.

La guerra civile spagnola provocò circa un milione e mezzo di vittime.

28 Marzo 1939 – Fine della guerra civile spagnola. Franco al potere.

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Chi è stato l’inventore del gelato?


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L’antenato del gelato nacque in Cina intorno al 2000 a. C. ed era preparato con riso molto cotto, spezie e latte; il tutto veniva poi introdotto nella neve perché si solidificasse. Successivamente nacquero anche dolci a base di succhi di frutta ghiacciati, con o senza latte. Nel XIII secolo per le vie di Pechino si potevano acquistare vari tipi di questi dolci, venduti su carrettini. Nel ’300 latte e frutta ghiacciati apparvero in Italia, importati da Marco Polo. Gelati italiani. Quando Caterina de’ Medici sposò il futuro re Enrico II di Francia nel 1533, diffuse oltralpe un dessert semifreddo a base di crema dolce che assomigliava molto al gelato attuale. Fino ad allora il gelato era cibo da ricchi, per la difficoltà di conservare il ghiaccio d’estate. Ma verso il 1560 un medico spagnolo che viveva a Roma, Blasius Villafranca, scoprì che, aggiungendo salnitro alla neve e al ghiaccio, si poteva congelare molto più rapidamente qualsiasi cosa: la scoperta diede grande impulso alla produzione di gelato.
Nel XIX secolo il gelato si diffuse anche in Inghilterra e in America grazie agli emigranti italiani che lo vendevano per strada. Il venditore di gelati veniva chiamato “hokey-pokey”, traslitterazione dell’italiano “Ecco un poco”.
http://www.focus.it/cultura/storia/chi-e-stato-linventore-del-gelato

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Quel 24 marzo di 37 anni fa. L’attacco politico-affaristico-giudiziario alla Banca d’Italia


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Il 24 marzo del 1979, il governatore della Banca d’Italia Paolo Baffi e Mario Sarcinelli, il vicedirettore generale con delega alla vigilanza, sono accusati dalla Procura di Roma d’interesse privato in atti d’ufficio e favoreggiamento personale.
Le pressioni verso la Banca d’Italia da parte del governo erano iniziate un anno prima, da parte di Gaetano Stammati (iscritto alla P2) e Franco Evangelisti, chiedevano la sistemazione dei debiti di Caltagirone nei confronti di Italcasse.
La Banca d’Italia in Veneto, Trento e Sicilia, i feudi DC, era inflessibile nelle sue ispezioni. Sciolse il cda di Italcasse, si oppose al salvataggio della banche di Sindona. Antonio Alibrandi, giudice missino, si augurava che ‘Sarcinelli impari la lezione’.

 

ww.hookii.it/quel-24-marzo-di-37-anni-fa-lattacco-politico-affaristico-giudiziario-alla-banca-ditalia/

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Qual è stata la prima persona a essere fotografata?


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In un quadro fotografico della Parigi del 1838 due persone restano immobili per 10 minuti…

Ci sono due sconosciuti nel primo still life di Parigi, realizzato nel 1838 da Louis-Jacques-Mandé Daguerre (1787-1851), artista francese padre del dagherrotipo, tecnica che precorre la moderna fotografia consistente in una lastra di rame ricoperta da uno strato d’argento su cui venivano fissate le immagini attraverso lunghi procedimenti chimici.
L’immagine ritrae il Boulevard du Temple, scorcio stradale in cui si scorgono due figure umane nella zona inferiore di sinistra: un lustrascarpe (la cui ombra si intuisce appena) e, più visibile, un suo cliente. Lo scatto ebbe bisogno di un “tempo di esposizione” di oltre dieci minuti, perciò non c’è traccia di persone o carrozze. L’uomo, intento a farsi lustrare le scarpe, restò invece fermo abbastanza a lungo da essere impressionato nell’immagine finale.

L’Attesa più lunga. Ancora più lungo fu il tempo di esposizione di quella che è considerata la prima foto permanente della storia giunta fino a noi (autorevoli e precedenti tentativi produssero impressioni capaci di sopravvivere poche ore, quando non solamente minuti). È un altro scatto francese, opera del pioniere Joseph Nicéphore Niépce (1765- 1833), che attorno al 1826 realizzò la fotografia nota come Vue de la fenêtre du domaine du Gras (vista dalla finestra a Le Gras), proprio dalla finestra del suo appartamento a Saint-Loup-de-Varennes (Borgogna, Francia), catturando l’immagine attraverso una camera oscura artigianale e un’attesa di ben otto ore.

http://www.focus.it/cultura/curiosita/qual-e-stata-la-prima-persona-a-essere-fotografata

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In Olanda i treni 100% ecologici


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Il 2017 è un anno di svolta per il trasporto sostenibile olandese. Se i treni elettrici rappresentavano già un grosso passo avanti in termini di ecologia, nei Paesi Bassi l’attenzione all’impiego di energia pulita ha raggiunto livelli davvero sorprendenti, perché a partire da quest’anno tutti i treni a zero emissioni del Paese si muoveranno soltanto grazie all’eolico. Non potrebbe esistere, dunque, nulla di più ecologico e proprio per questo NS, il gestore della rete ferroviaria nazionale, ha scelto di ribattezzare i propri treni elettrici con il nome di “groenetrein” (treno verde) che campeggerà sui vagoni tutti ridipinti di verde per l’occasione. Si tratta di un traguardo davvero notevole soprattutto se si considera che le previsioni iniziali avevano fissato nell’inizio del 2018 il termine per il suo raggiungimento. Oggi, dunque, i Paesi Bassi hanno fatto un passo importante nel mondo del trasporto sostenibile e lo hanno fatto con ben un anno di anticipo rispetto all’obbiettivo iniziale.

La realizzazione del progetto è il risultato di un accordo tra NS e la compagnia elettrica Eneco che si è aggiudicata l’appalto per l’approvvigionamento dell’energia elettrica prodotta dall’eolico. In soli due anni la collaborazione tra il fornitore ed NS ha permesso al 100% dei treni ecologici olandesi di ricevere alimentazione dalla sola energia eolica. Il tutto senza inficiare in alcun modo l’efficienza della rete di trasporto perché, secondo le stime dell’ente, con una sola ora di funzionamento una pala eolica è in grado di garantire ad un treno ben 200 chilometri di autonomia. Grazie, dunque, all’elettricità prodotta nei parchi eolici, la rete ferroviaria olandese potrà beneficiare di una fornitura di energia pari ad 1,4 miliardi di wattora, sufficiente ad alimentare i treni ecologici del Paese con tutti i benefici in termini di qualità dell’aria, di consumi e di sfruttamento delle risorse.

Se un traguardo di tale portata è stato raggiunto in così poco tempo e con così tanto anticipo rispetto alle previsione, è stato grazie all’esponenziale sviluppo dell’eolico nei Paesi Bassi. Negli ultimi anni, infatti, sono sorte, in Olanda, decine di nuovi parchi eolici onshore ed offshore che hanno permesso di potenziare notevolmente il sistema di approvvigionamento di energia in minor tempo. A beneficiare della massiccia crescita del settore d’ora in poi saranno i circa 600 mila passeggeri olandesi che per i propri spostamenti quotidiani si avvalgono dei treni elettrici. Ma non è finita, perché nell’ottica di una sempre più drastica riduzione dell’impatto ambientale dei trasporti su rotaia, l’NS sta mettendo a punto sistemi sempre più efficaci per ottimizzare i consumi di energia dei singoli passeggeri, in modo tale che entro il 2020 si possano ridurre i consumi di un ulteriore 35% rispetto a quelli registrati nel 2005.

http://www.lastampa.it/2017/01/31/scienza/ambiente/ecomarketing/eolico-in-olanda-i-treni-ecologici-Ljm2ieTRvwTwWsZgKgHoRM/pagina.html

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Unione Europea vicina a vietare i pesticidi dannosi per le api


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Alcuni dei pesticidi più diffusi al mondo potrebbero presto essere vietati nel territorio dell’Unione Europea. È quanto riportato dal quotidiano britannico “The Guardian”, che ha visionato in anteprima una bozza di regolamento con il quale la Commissione europea potrebbe imporre un totale divieto dell’uso di quelle sostanze che causano “rischi acuti per le api”.
Se venisse approvato, il nuovo regolamento potrebbe contribuire a limitare il decennale calo delle api dovuto ai danni al loro habitat, alle malattie e appunto all’uso dei pesticidi. I più pericolosi per la specie sono i cosiddetti neonicotinoidi in uso da oltre 20 anni e collegati alle conseguenze più gravi per gli alveari europei. Sul caso si sta combattendo da molto tempo una battaglia legale tra i gruppi ambientalisti e le case produttrici di pesticidi che continuano a sostenere quanto i loro prodotti siano di vitale importanza per la protezione delle colture.
L’Unione aveva già imposto in precedenza una restrizione temporanea all’uso di tre neoncotinoidi considerati nocivi per le api: si tratta dell’imidacloprid, del clothianidin e del thiamethoxam. Le tre sostanze potrebbero quindi presto venire totalmente bandite dai campi agricoli europei. La proposta sul nuovo regolamento, e quindi sul loro divieto, dovrebbe essere votata già nel prossimo maggio e, se approvata dalla maggioranza degli Stati membri, entrare in vigore nel giro di pochi mesi.

http://www.meteo.it/giornale/unione-europea-vicina-a-vietare-i-pesticidi-dannosi-per-le-api-11529.shtml

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Il magico mondo delle farfalle trova una Casa a Roma


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Dal 25 marzo a 4 giugno spazio per 400 farfalle tropicali

Dall’enorme farfalla cobra, la più grande del mondo, alle incredibili sfumature di blu della Morpho peleides: il magico mondo delle farfalle si posa Roma con decine di specie tropicali in arrivo da tutto il mondo. E’ lo spettacolo che offrira fino al 4 giugno la Casa delle farfalle, uno spazio nato per far conoscere e sensibilizzare a questi affascinanti insetti, non solo belli ma anche fondamentali per gli ecosistemi.

Sono circa 400 le abitanti della ‘casa’, una serra tropicale di 120 metri quadri nata ai margini del parco dell’Appia antica e dove poter conoscere dal vivo non solo la bellezza delle farfalle, ma il loro ciclo vitale e il loro ambiente, “perché non ci sono farfalle senza bruchi”, ricorda la biologa Eleonora Alescio, curatrice del progetto.

Nella Casa delle farfalle è possibile ammirare 30 specie differenti tra cui spiccano la farfalla cobra, che con i suoi 30 centimetri di apertura alare è una delle più grandi del mondo, e le Morpho peleides, le cui mille sfumature di blu sono prodotte dalla diffrazione della luce sulla particolare struttura delle ali. Uno spazio è dedicato anche ad altri incredibili insetti dalle caratteristiche uniche come gli insetti stecco, gli insetti foglia, le blatte fischianti del Madagascar e una sezione per scoprire la vita segreta delle formiche.

“Il nostro obiettivo – ha spiegato Alescio – è sensibilizzare i visitatori all’importanza di questi insetti, affascinarli e provare a rispondere alle loro curiosità. Far capire ad esempio che coltivando le piante giuste e evitando di estirpare alcune erbacce nei giardini e nei balconi si può dare uno spazio vitale ai bruchi, considerati a volte un fastidio ma sono gli stessi che diventeranno poi bellissime farfalle”.

http://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/ragazzi/news/2017/03/24/il-magico-mondo-delle-farfalle-trova-una-casa-a-roma_0e81e6de-7249-47c7-aa42-77d36a10ad5a.html

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Quando si è incominciato a contare gli anni dalla nascita di Gesù


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I romani antichi contavano gli anni ab urbe condita, vale a dire dalla fondazione di Roma. In seguito venne scelto il 284 dopo Cristo, anno dell’ascesa al potere dell’imperatore romano…

I romani antichi contavano gli anni ab urbe condita, vale a dire dalla fondazione di Roma. In seguito venne scelto il 284 dopo Cristo, anno dell’ascesa al potere dell’imperatore romano Diocleziano.
Inizio sbagliato. L’era cristiana è stata invece “inventata” nel 532 da Dionigi il Piccolo, un monaco cattolico di origine sciita, esperto teologo e biblista, oltre che astronomo e matematico. Dionigi propose di abbandonare l’era di Diocleziano contando gli anni dalla nascita di Gesù, da lui fissata, con un errore di qualche anno, al 25 dicembre dell’anno 753 dalla fondazione di Roma.
L’anno zero non esiste. Nell’uso corrente, per il conteggio degli anni precedenti, si salta dall’anno 1 dopo Cristo all’anno 1 avanti Cristo. Questo criterio non si è imposto nell’uso per effetto di un’ingiunzione autoritaria, bensì in seguito a un processo di graduale diffusione conclusosi nel secolo X, anche se non bisogna dimenticare che all’interno del mondo occidentale l’era cristiana è riferita a date diverse dai Cristiani di rito latino e da quelli di rito greco, che non accettarono la riforma gregoriana del calendario introdotta nel 1582.

http://www.focus.it/cultura/storia/quando-si-e-incominciato-a-contare-gli-anni-dalla-nascita-di-gesu

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Trattati di Roma, le tappe dei 60 anni di storia


euroGli accordi, firmati nel 1957 in Campidoglio, sancirono l’inizio della grande avventura europea. Una storia scandita da una serie di tappe importanti che ne hanno segnato l’allargamento, ma anche da una rottura come la Brexit:
– 25 marzo 1957: i Trattati di Roma istituiscono la Comunità Economica Europea. I sei paesi fondatori – Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Olanda e Germania ovest – sono gli stessi che dal 1951 erano già riuniti nella Comunità europea del carbone e dell’acciaio. La seconda guerra mondiale è finita da appena 12 anni, ma l’Europa è già divisa dalla cortina di ferro della guerra fredda. L’ideale europeo si ispira al manifesto di Ventotene, scritto nel 1944 da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, ed è stato portato avanti da statisti come Alcide De Gasperi, Robert Schumann, Jean Monnet, Konrad Adenauer e Paul Henry Spaak.
– 1 gennaio 1973 : primo allargamento di quella che si chiama ancora la Cee. Con l’adesione della Danimarca, dell’Irlanda e del Regno Unito, il numero degli Stati membri sale a nove.
-7-10 giugno 1979: per la prima volta i cittadini europei possono eleggere direttamente i deputati del Parlamento europeo.
– 1 gennaio 1981: La Grecia aderisce alla Cee. I paesi membri sono ormai dieci.
– 1 gennaio 1986. Portogallo e Spagna aderiscono alla Cee. I paesi membri diventano 12.
– 1987: nasce il progetto Erasmus. Il programma di mobilità studentesca fra le università europee diventerà uno dei simboli più popolari dell’Europa unita.
– 3 ottobre 1990: dopo il crollo del muro di Berlino il 9 novembre 1990, la Germania torna ad essere unita e l’ex Ddr entra quindi nella Cee. E’ l’inizio di una nuova fase storica che porterà all’estensione dell’Unione in quasi tutto il continente.
– 7 febbraio 1993: viene firmato il trattato di Maastricht nell’omonima città olandese, che sancisce la nascita dell’Unione Europea. Si passa dall’unione economica a quella politica, ponendo le basi per il nuovo assetto istituzionale comunitario che conosciamo oggi e che verrà ulteriormente definito nei trattati di Amsterdam (1997), Nizza (2000) e Lisbona (2007). Vengono definite le tappe e i parametri dell’Unione monetaria.
– 1 gennaio 1995: Austria, Finlandia e Svezia aderiscono all’Unione europea. I paesi membri diventano 15.
– 26 marzo 1995: in Francia, Belgio, Lussemburgo, Olanda, Germania, Spagna e Portogallo entrano in vigore gli accordi di Schengen per la libera circolazione dei cittadini. In Italia entrano in vigore il 6 ottobre 1997. Oggi lo spazio Schengen comprende 26 stati (22 stati membri dell’Ue oltre a Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein).
– 1 gennaio 2002: L’euro diventa la valuta corrente di dodici paesi dell’Unione, oltre che di San Marino, Vaticano, Monaco e Andorra. Dal primo giugno 1998 è in attività la Banca centrale europea (BCE). Oggi i paesi della zona euro sono 19.
-1 gennaio 2003: L’Unione Europea succede all’ONU, in Bosnia ed Erzegovina, alla guida del contingente di pacificazione della regione.
– 1 maggio 2004: Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria aderiscono all’UE. I paesi membri diventano 25.
– 1 gennaio 2007: Bulgaria e Romania aderiscono all’UE. I paesi membri diventano 27.
– 12 ottobre 2012: L’Ue riceve il Nobel per la pace.
– 1 luglio 2013: La Croazia entra nell’Unione europea. I paesi membri arrivano a 28.
– 23 giugno 2016: i cittadini della Gran Bretagna approvano in un referendum l’uscita dall’Unione Europea. La richiesta di avvio dei negoziati per la Brexit, in base all’articolo 50 del trattato di Lisbona, sarà presentata il 29 marzo.
/fatti/esteri/2017/03/22/trattati-roma-tappe-dei-anni-storia_wmpBulM5yW9L5PjqDajLcM.html?refresh_ce

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Salute: la primavera è la stagione più amara per il dolce dormire.


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La primavera è caratterizzata da repentini mutamenti del tempo, dal vento, dall’innalzamento delle temperature e dell’aumento delle ore di luce, sia per il naturale allungamento delle giornate, sia per effetto dell’ora legale. La maggiore durata dell’illuminazione ha ricadute sul nostro organismo, influenzando alcuni ormoni, con effetti che per alcune persone possono essere anche fastidiosi. ”La variazione della quantità e dell’intensità della luce è un’informazione che viene percepita a livello non solo visivo, ma anche più profondo: le frequenze luminose arrivano infatti all’ipotalamo, una struttura del sistema nervoso centrale che regola il ritmo sonno-veglia, la fame, la sete e la temperatura corporea”, spiega Roberto Volpe del Servizio prevenzione e protezione (Spp) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), in un articolo dell’edizione on line del nuovo Almanacco della Scienza Cnr sulla primavera. ”Come effetto si ha una minor produzione di melatonina, l’ormone che regola il sonno, con conseguente difficoltà ad addormentarsi o la tendenza a svegliarsi prima”, aggiunge Volpe. Ma se la melatonina cala, in primavera sale il livello di serotonina e dopamina, i neurotrasmettitori del buon umore, e quello degli ormoni tiroidei che, tra l’altro, attivano il metabolismo, quindi maggiore impegno ed energia fisica e mentale: si ha quindi più voglia di stare all’aria aperta e di muoversi. La sensazione di maggiore stanchezza che taluni avvertono può dipendere anche da un aumentato lavoro del fegato. ”Con il metabolismo accelerato, quest’organo ‘spazzino’ è costretto a lavorare molto, aumentando la sua attività di depurazione, perché i depositi di grasso si sciolgono, facendone entrare in circolo le tossine”, precisa Volpe. ”È importante dunque alimentarsi in maniera equilibrata, riscoprendo la Dieta mediterranea e approfittando della grande varietà di verdura e frutta fresche di stagione”. L’aumento della temperatura fa inoltre sudare di più, il ricercatore dell’Spp-Cnr ricorda perciò che ”è importante idratare l’organismo, che inizia a perdere liquidi, bevendo soprattutto acqua, ma anche latte, tè e succhi di frutta. In tal modo, non avremo bisogno di integratori alimentari a base di vitamine, sali minerali ed energizzanti per colmare eventuali carenze”. Un altro problema della primavera sono le allergie. ”A causa dell’aumentata concentrazione ambientale degli allergeni che provocano fastidiose riniti, congiuntiviti, fino anche ai non sempre innocui attacchi di asma”, prosegue l’esperto, che aggiunge: ”alcune persone possono poi presentare, in varia associazione, disturbi di tipo psicofisico, quali riattivazione di gastro-duodeniti (dovuta a un’ipersecrezione di succo gastrico secondario alla predominanza del sistema vagale), cefalea, debolezza, difficoltà a concentrarsi, irritabilità, ansia e i già menzionati problemi di addormentamento, fino all’insonnia. A rischio, in questo caso, sono soprattutto quanti conducono una vita particolarmente stressante o chi ha stili di vita scorretti”. Per trascorrere una piacevole e sana primavera può aiutare allora seguire semplici comportamenti. ”È importante cercare di dormire la giusta quantità di ore, praticare attività fisica, almeno 30 minuti al giorno, e dedicarci ai nostri hobby preferiti, scaricando così anche lo stress”, conclude Volpe.

http://www.meteoweb.eu/2015/03/salute-primavera-stagione-amara-per-dolce-dormire/421130/

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L’AUTO CHE VERRÀ.


IL FUTURO SI AVVICINA MA GLI INCIDENTI AUMENTANO

 

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Una volta era semplice. Compiuti i 18 anni prendevi la patente e poi un’auto, magari usata ché se l’ammaccavi, non era un dramma. Con quella uscivi la sera con gli amici e ti connettevi col mondo. E anche con gli affetti perché in auto spesso ci si dava il primo bacio. Era un passaggio alla maturità quasi obbligato e se non lo facevi venivi guardato con sospetto. La relazione auto cittadino era esclusiva e avvolgente. Una sorta di matrimonio che si presupponeva sarebbe durato una vita. Poi nel 2007 arriva la crisi e questo patto si rompe. Dal 2008 il rapporto comincia a scricchiolare sulla spinta di una crisi mondiale che in Italia abbatte le vendite di auto del 48% in pochi anni per toccare il momento più basso nel 2013. Da lì si può solo risalire: prima timidamente e poi negli ultimi due anni quasi impetuosamente con incrementi di vendita a cifra doppia . Quindi, punto a capo e tutto come prima? Non proprio. Oggi i giovani non hanno più il fuoco sacro dell’auto. Hanno capito che possono muoversi anche stando fermi in casa. Che possono “viaggiare” low cost e addirittura a costo zero sulle connessioni wi-fi che spesso, a differenza della benzina, trovano gratis. I giovani e l’auto. Secondo una ricerca del Censis dello scorso anno, nel 2005 “i giovani compresi tra 18 e 29 anni coprivano il 13,8% del mercato privato; a distanza di 10 anni questa quota è scesa all’8%” Sicuramente ci sono ragioni svariate che hanno determinato questo calo: dalle difficoltà occupazionali, all’accesso al credito complicato, fino alla più complessiva crisi economica. Però è altrettanto indubbio che l’appeal dell’auto tra i giovani si sia ridimensionato notevolmente. Lo dimostra anche il numero di patenti rilasciate. Negli ultimi 5 anni c’è stato un calo superiore alle 100.000 unità tra i giovani in età compresa tra i 18 e i 24 anni. Tutto questo perché, mentre in un mondo analogico l’auto era il mezzo per socializzare e rendersi liberi, oggi, con il digitale in tasca, queste esperienze sono riposte nelle nuove tecnologie: smartphone, tablet e computer sono ormai le principali porte d’accesso alla socializzazione e all’esperienza. Ormai è chiaro che qualcosa di irreversibile è accaduto nella domanda di mobilità tanto che si può dire, con ragionevole certezza, che una quota crescente di popolazione sta introiettando nelle proprie strategie di vita la rottura del legame tra il possesso di un bene e il suo utilizzo. E anche sull’auto soffia forte il vento della condivisione. La mobilità condivisa (sharing mobility) è ormai una realtà tanto matura che meriterebbe un intervento pubblico in grado di trasformarla in un fattore capace di ridurre la congestione.

Tempo di condivisione La sfida dell’auto condivisa (car sharing) è tutto sommato semplice: ridurre il numero complessivo di auto aumentandone contemporaneamente la possibilità di utilizzo. Il punto di svolta avviene nel 2013 con l’introduzione del car sharing a flusso libero a Milano, avviato da Enjoy e Car2go. “Il cambiamento – dice Massimo Ciuffini Coordinatore tecnico dell’Osservatorio Sharing Mobility – avviene sia sul piano qualitativo che quantitativo. Innanzitutto perché consente di prelevare e depositare un’auto all’interno di una zona molto ampia e non più in specifiche stazioni. E poi per numero di veicoli messi a disposizione dagli operatori privati che tra il 2012 e il 2015 registra un tasso di crescita media annuo del 91%, portando in soli tre anni i noleggi da circa 184 mila a 6,9 milioni”. Oggi il car sharing italiano interessa una trentina di città  e dispone di circa 5.500 veicoli condivisi di cui il 15% a trazione elettrica. Il che rende “il parco di auto condivise complessivamente più sostenibile di quello medio italiano reso obsoleto anche per effetto della crisi” fa notare Ciuffini. Ecco che l’auto si trova di fronte a un passaggio epocale in cui smette di essere una proposta da relegare a una dimensione privata e diventa una sorta di punto d’osservazione di alcuni cambiamenti collettivi in corso sia sul fronte tecnologico che comportamentale. E prova a rinascere cercando di intercettare la crescente e diffusa attenzione verso i temi della sicurezza e dell’ambiente. Vetture senza pilota. La narrazione dell’auto che verrà, ruota attorno allo zero. “Emissioni zero” e “incidenti zero” sono i temi di un racconto che vede come attori principali l’auto elettrica, che in termini di congestione non migliora di un millimetro la situazione, e l’auto senza guidatore, che intercetta il fascino della robotica e il feticismo tecnologico tipico di questi anni digitali. E così, se la narrazione ambientale dell’automobile si fonda su un elettrico che ha una quota di mercato infinitesimale, la visione “zero incidenti” si affida a un futuro in cui l’auto a guida autonoma spazzerà via a tutti i costi sociali e ambientali generati dalle quattro ruote. Ma vediamoli i protagonisti di questa “fiction”. Sebbene sia da tanti analisti considerato il futuro della mobilità quella dell’auto elettrica sembra una parabola che stenta a impennarsi. In attesa che si avverino previsioni che stimano mezzo milione di auto prodotte nel 2018 dalla sola Tesla i dati del mercato Europeo oggi, fanno registrare una striminzita crescita del 6,8% e in Italia una quota di mercato dello 0,09% ). L’elettrico sfonda giusto in Norvegia dove gira il 17,3% dell’intero parco europeo e dove non a caso si pensa di bandire l’auto a combustione interna a partire dal 2025. Per quanto riguarda l’auto a guida autonoma destinata a ridurre gli incidenti stradali, a cimentarsi ci sono nomi altisonanti: Google, Tesla, Uber mentre Apple ha di recente annunciato il suo abbandono. Le vittime tornano a salire. Sono nomi che danno lustro a questa tecnologia regina del secolo scorso, ma che nel nostro Paese non cambiano la cruda realtà. Nel 2015 “per la prima volta dopo 15 anni c’è un incremento dei morti sulle strade – dice il presidente ACI, Angelo Sticchi Damiani – con un picco di quasi il 9% nei grandi Comuni, dove avviene 1 incidente su 4 totali in Italia. Anche se sul complessivo delle strade urbane si registra un lieve miglioramento, in città si contano ancora il 75% degli incidenti, il 43% dei morti e il 71% feriti.” Sul banco degli imputati questa volta c’è l’onnipresente telefonino. Buono per trovare e usare l’auto condivisa, per pagare la sosta, ma anche per procurare incidenti. Giordano Biserni presidente dell’Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale lo ripete da tempo che “un messaggio a volte accorcia la vita”, per dirla con il titolo di una loro campagna lanciata già nel 2013. Nel frattempo dice Biserni la situazione è peggiorata di molto e in modo direttamente proporzionale con la diffusione della messaggistica istantanea da messenger a whatsApp per non dire della follia pokemon che sta trasformando lo smartphone in una vera e propria “arma di distrazione di massa” . Al di là dei dati allarmanti sulla sicurezza stradale, “la prospettiva dell’auto a guida autonoma sembra però essere più vicina di una diffusione su larga scala dell’auto elettrica” dice Gian Primo Quagliano direttore del Centro Studi Promotor. Secondo un recente studio della Boston Consulting Group l’auto senza guidatore ridurrà del 60% il numero di automobili sulle strade, taglierà l’80% delle emissioni e il 90% degli incidenti stradali. Un fenomeno quindi che imporrà alle compagnie d’assicurazione la necessità di ripensare l’intera filiera delle responsabilità e di offrire proposte in linea con il cambio degli stili di vita. “La risposta va trovata negli scenari aperti dalla telematica assicurativa e nella possibilità di costruire vere e proprie polizze comportamentali” dice Paola Carrea direttore  generale di Alfa Evolution società del Gruppo Unipol costituita per garantire alla compagnia il meglio della tecnologia e dei servizi telematici att ualmente in via di sperimentazione nel mondo. Secondo Carrea “l’emergere di una mobilità sempre più connessa, condivisa e a guida autonoma vedrà cambiare anche i principali paradigmi assicurativi che evolveranno sempre più dall’attuale Pay as you drive ovvero con tariffe commisurate all’uso dell’auto, ad un più preciso Pay how you drive, ovvero tariffe ritagliate sullo stile di guida”. Polizze con un premio che terrà conto del dove e come l’auto viene usata, ma anche di specifiche condizioni esterne come lo stato delle strade, le condizioni del traffico e del meteo e magari un fiorno anche l’uso del cellulare. vita1

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Noto, una “Madonnina della munnizza” nell’oasi verde ridotta a discarica


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– Un murales denuncia lo scempio ambientale a cava Carosello, nei pressi dell’antica città distrutta dal terremoto del 1693.

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2017/03/20/news/noto_una_madonnina_della_munizza_nell_oasi_verde_ridotta_a_discarica-160978500//?ref=fbpr

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Locri, scritte contro la legalità e Don Ciotti


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All’indomani della visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la Giornata in memoria delle vittime delle mafie, a Locri sono comparse scritte contro la legalità del tipo: “Don Luigi Ciotti sbirro, più lavoro meno sbirri”. Il Comune le ha fatte cancellare e ha diffuso un manifesto di risposta che recita “Orgogliosamente sbirri per il cambiamento”, firmato “Città di Locri”

http://www.repubblica.it/cronaca/2017/03/20/foto/locri_ndrangheta_scritte-160987431/1/#1

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Il tribunale speciale del Duce.


Video“Rammento le notti passate a Regina Coeli in attesa del processo. Tutte le sere prima di addormentarmi dicevo tra me: quando il presidente avrà terminato di leggere la sentenza e avrà pronunciato la condanna io devo gridare Viva il socialismo e abbasso il fascismo.”

Novant’anni fa, il 1° febbraio 1927, s’insediava a Roma, nell’Aula IV del Palazzo di Giustizia, il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, un organo composto da magistrati e giudici in camicia nera reclutati tra gli squadristi. Mussolini, dopo il discorso del 3 gennaio 1925 e l’introduzione delle «leggi fascistissime» – che avevano soppresso la libertà di stampa, di associazione e il diritto allo sciopero –, mostrava il suo vero volto, quello di un dittatore disposto ormai a tutto. Per i nemici del regime, ma anche per i semplici cittadini che osavano criticarlo, non c’era più spazio per il dissenso. Anzi, non c’era più spazio per la libertà. Agli imputati, condotti di fronte alla corte e rinchiusi in un gabbione, non rimaneva che attendere il verdetto: d’altra parte, come potevano difendersi se l’istruttoria era segreta? Fino al luglio 1943 la magistratura, sottoposta agli ordini del duce, processerà migliaia di oppositori politici (tra loro, Antonio Gramsci, Umberto Terracini, Altiero Spinelli, Sandro Pertini, solo per citarne alcuni) e persone comuni, accusate di spionaggio, contrabbando valutario, mercato nero… Le condanne a morte, mediante fucilazione alla schiena, saranno un’ottantina. Eppure, la storia del Tribunale speciale dello Stato è rimasta sostanzialmente sconosciuta. Poco studiata. Persino l’imponente biografia mussoliniana di Renzo De Felice, punto di riferimento irrinunciabile per chiunque si occupi del Ventennio, gli dedica meno di due pagine. I carteggi di questo tribunale sono da poco aperti agli studiosi così si è potuto ricostruire, riempiere questo «vuoto»,con documentazioni di attività e funzioni del Tribunale, svelare l’intreccio tra persecutori e perseguitati, raccontare i segreti, assai poco commendevoli, della magistratura di regime: gli scandali su cui fu imposto il silenzio, le ruberie dei giudici, la corruzione degli avvocati, le sentenze palesemente truccate, la terribile situazione in cui vennero a trovarsi le donne, vittime di una giustizia ferocemente maschilista (il solo essere figlia, sorella o moglie di un sovversivo comportava l’arresto, senza riscontri oggettivi di reato).Altri aspetti, non meno inquietanti, dell’intera vicenda, come il potenziamento del Tribunale speciale durante la seconda guerra mondiale e, soprattutto, il colpo di spugna che dopo il 1945 «perdonerà» quasi tutti i responsabili. In nome della continuità dello Stato, si doveva archiviare (e dimenticare) un passato troppo scomodo.

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Biodiversità da difendere.


cazzzLa diversità biologica, meglio conosciuta come biodiversità, è sinonimo di ricchezza, di varietà, della coesistenza di svariate forme di vita, non etichettate come migliori o peggiori, normali o anormali, belle o brutte, ma tutte utili e selezionate nel corso dei millenni.
La prima definizione di biodiversità fu coniata durante la Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e sullo sviluppo, tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992: ”Per diversità biologica si intende la variabilità degli organismi viventi, degli ecosistemi terrestri, acquatici e i complessi ecologici che essi costituiscono; la diversità biologica comprende la diversità intraspecifica, interspecifica e degli ecosistemi”.
Questa ricchezza è il frutto dei lenti processi evolutivi che, sotto la spinta della selezione naturale, agiscono sulle caratteristiche genetiche e morfologiche delle specie, permettendo così alle forme di vita di adattarsi al cambiamento delle condizioni ambientali.
La biodiversità è fondamentale non solo per noi, ma anche per i nostri discendenti e per tutti gli esseri viventi della Terra, è il pilastro della salute del nostro pianeta. Dalla varietà di forme di vita animali e vegetali, infatti, dipendono sia la qualità dell’esistenza umana sia la nostra stessa possibilità di sopravvivenza. Se la varietà della vita è più ampia, infatti, ogni ecosistema reagisce meglio agli stimoli negativi, siano essi rappresentati dai cambiamenti climatici, dai dissesti idrogeologici, dall’introduzione di Organismi Geneticamente Modificati o dall’invasione di specie aliene.
Ma quali sonole cause che determinano la perdita di biodiversità? Inquinamento, specie aliene, perdita e la frammentazione degli habitat e cambiamenti climatici sono tra le cause principali, in quanto non solo possono alterare in modo irreversibile i delicati equilibri del nostro ecosistema, ma possono anche amplificare gli effetti di questo processo. Tutelare la biodiversità vuol dire anche contrastare il cambiamento climatico, una delle più grandi sfide del 21° secolo.

https://www.legambiente.it/temi/natura/biodiversit%C3%A0

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Addio a Derek Walcott


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Premio Nobel per la letteratura, era considerato il più grande poeta caraibico.
Il mare è stata una delle fonti fondamentali della sua poesia. Walcott volle provare a spiegare che quello caraibico è un paesaggio marino di fortificante bellezza, in cui non ci sono rovine e echi di distruzione come nell’Europa devastata dalle guerre; e il poeta anzichè i disastri della storia, si trova davanti il rinnovarsi quotidiano di una natura solare e benigna. Inglese, pur essendo la lingua del dominio coloniale, era la lingua della sua infanzia e della sua poesia. Alla base del suo mondo individua una divisione profonda, fisica, psicologica, geografica e razziale. Sentiva la necessità di superare tale divisione in nome dell’unicità dell’uomo e grazie alla poesia che tale unicità sa cogliere.

La poesia che segue,è tratta dalla raccolta Mappa del mondo nuovo

CONCLUDENDO

Vivo sull’acqua,
solo. Senza moglie né figli.
Ho circumnavigato ogni possibilità
per arrivare a questo:

una piccola casa su acqua grigia,
con le finestre sempre spalancate
al mare stantio. Certe cose non le scegliamo noi,

ma siamo quello che abbiamo fatto.
Soffriamo, gli anni passano, lasciamo
tante cose per via, fuorché il bisogno

di fardelli. L’amore è una pietra
che si è posata sul fondo del mare
sotto acqua grigia. Ora, non chiedo nulla

alla poesia, se non vero sentire:
non pietà, non fama, non sollievo. Tacita sposa,
noi possiamo sederci a guardare acqua grigia,

e in una vita che trabocca
di mediocrità e rifiuti
vivere come rocce.

Scorderò di sentire,
scorderò il mio dono. E’ più grande e duro,
questo, di ciò che là passa per vita.

http://www.lastampa.it/2017/03/18/cultura/addio-a-derek-walcott-nella-sua-poesia-risuona-il-rumore-del-mare-atd0I7sGmgDvuwpUARBLlN/premium.html

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“Cuore di tenebra” all’italiana


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Una storia, quella di Gioacchino Corvo, che ricorda “Cuore di tenebra”, solo che è realmente accaduta. Il capitano che era accusato di fare il bello e il cattivo tempo in Etiopia nel periodo del colonialismo italiano. Gesta poi dolosamente insabbiate.Una pagina oscura di quegli anni. La rimozione dei propri crimini è una specialità in cui l’Italia supera qualsiasi altra potenza europea-

http://www.corriere.it/cultura/17_marzo_04/romanzo-storico-sellerio-africa-etiopia-italia-colonialismo-fantasmi-dell-impero-marco-consentino-domenico-dodaro-luigi-panella-dc37878e-010a-11e7-b3e3-afa0190eaef5.shtml

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Si moriva a 33 anni.


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La vita di un paese nei bollettini dell’800 del medico condotto. Un pugno di pagine preziose, un trattato scientifico nascosto nell’archivio di un piccolo Comune, capace però di raccontare uno spaccato di Pianura Padana che non c’è più: malattie della miseria, la vita povera nelle campagne del Novarese, la nascita delle prime cooperative, la storia di un paese ricostruita dagli appunti di un medico condotto nel 1876.

http://www.lastampa.it/2017/03/17/societa/la-storia-di-un-paese-nei-bollettini-dell-del-medico-condotto-bdflrPLnsFyRKy9Un22i5J/premium.html

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Eliminati i voucher resta il precariato


voucher-lavoroVoucher abrogati per fermare il referendum.
Alla fine hanno scelto la soluzione più radicale. I buoni lavoro vengono aboliti, senza alcun tipo di eccezione. Nemmeno le famiglie li potranno più usare. Una scelta politica, l’esecutivo vuole infatti un’altra sconfitta bruciante dopo quella subita il 4 dicembre

http://www.metronews.it/17/03/15/eliminati-i-voucher-resta-il-precariato.html

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Il compromesso storico


COMPROMESSO-STORICO

Espressione con cui si indica la strategia politica elaborata e sostenuta, tra il 1973 e il 1979, dal Partito comunista italiano, in seguito alla riflessione compiuta dal segretario E. Berlinguer sull’esperienza cilena del governo di Unidad Popular di S. Allende. Tale strategia si fondava sulla necessità della collaborazione e dell’accordo fra le forze popolari di ispirazione comunista e socialista con quelle di ispirazione cattolico-democratica, al fine di dar vita a uno schieramento politico capace di realizzare un programma di profondo risanamento e rinnovamento della società e dello Stato italiani, sulla base di un consenso di massa tanto ampio da poter resistere ai contraccolpi delle forze più conservatrici. Essa trovò parziali applicazioni prima nell’astensione del PCI sul governo Andreotti nel 1976-77, quindi nell’esperienza dei governi di solidarietà nazionale (1978-79), ma l’omicidio di A. Moro, principale interlocutore del progetto di Berlinguer, avvenuto proprio all’inizio di tale esperienza (9 mag. 1978), contribuì fortemente al suo fallimento.

http://www.treccani.it/enciclopedia/compromesso-storico_(Dizionario-di-Storia)/

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Strage di Via Fani.


morooo

16 marzo 1978 – Alle 9:02, in via Fani, un commando delle brigate rosse rapisce il presidente della Dc, Aldo Moro e uccide i cinque componenti della scorta.
Il 9 maggio le Brigate Rosse sparano ad Aldo Moro ed abbandonano il suo corpo
senza vita nel baule di una Renault 4 di color rosso che parcheggiano nella via Caetani
a Roma. Dopo 55 giorni di prigionia, 9 comunicati brigatisti, varie lettere redatte
dal detenuto, appelli di personalità di ogni genere, si conclude una delle vicende più
terribili della Repubblica italiana. La politica da quel momento in poi prenderà un
corso totalmente distinto, il compromesso storico smetterà di esistere e DC e PCI
riprenderanno il loro abituale contraddittorio.

http://www.meteoweb.eu/2017/03/accadde-oggi-16-marzo-1978-avviene-rapimento-aldo-moro-roma/871439/

 

 

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Senza la ricerca non c’è futuro.


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Una Repubblica fondata sul buon cuore.
Per la ricerca sul cancro, l’attività di raccolta di fondi di iniziativa privata, ha fatto molto più del ministero della salute che spende fondi in campagne discutibili.
L’Italia resta una Repubblica fondata sul buon cuore, sull’aiuto che le persone vicendevolmente decidono di darsi. L’Italia è una Repubblica fondata sul finanziamento privato ad ambiti di pubblico interesse. Uno di questi ambiti è la ricerca sul cancro. Se non esistessero queste iniziative, in Italia, il pubblico avrebbe ben poco da offrire.  Nel nostro Paese i fondi destinati alla ricerca sono circa la metà di quelli che vengono stanziati in Francia, un quarto di quelli stanziati in Germania e un sesto rispetto al Giappone e nonostante questo ci sono ricercatori che hanno competenze incredibili.  I progressi che negli ultimi anni ha fatto la ricerca sul cancro in Italia li deve all’attività di raccolta di fondi di iniziativa privata.
A fronte di tutto questo, anche un solo centesimo di euro speso per quelle ignobili campagne sul Fertility day sono ancora più intollerabili. Dove non si trovano i fondi per la ricerca scientifica, corre l’obbligo di gestire in maniere oculata anche una banconota da cento euro.

http://espresso.repubblica.it/opinioni/l-antitaliano/2017/03/08/news/una-repubblica-fondata-sul-privato-