Pubblicato in: CRONACA

L’AUTO CHE VERRÀ.


IL FUTURO SI AVVICINA MA GLI INCIDENTI AUMENTANO

 

http://www.cooperidana.it/app/imgportfolio.pimg?imgportfolio=/86/fckeditor/File/coopinforma/2017/coopinforma_gennaio_2017.pdf

Una volta era semplice. Compiuti i 18 anni prendevi la patente e poi un’auto, magari usata ché se l’ammaccavi, non era un dramma. Con quella uscivi la sera con gli amici e ti connettevi col mondo. E anche con gli affetti perché in auto spesso ci si dava il primo bacio. Era un passaggio alla maturità quasi obbligato e se non lo facevi venivi guardato con sospetto. La relazione auto cittadino era esclusiva e avvolgente. Una sorta di matrimonio che si presupponeva sarebbe durato una vita. Poi nel 2007 arriva la crisi e questo patto si rompe. Dal 2008 il rapporto comincia a scricchiolare sulla spinta di una crisi mondiale che in Italia abbatte le vendite di auto del 48% in pochi anni per toccare il momento più basso nel 2013. Da lì si può solo risalire: prima timidamente e poi negli ultimi due anni quasi impetuosamente con incrementi di vendita a cifra doppia . Quindi, punto a capo e tutto come prima? Non proprio. Oggi i giovani non hanno più il fuoco sacro dell’auto. Hanno capito che possono muoversi anche stando fermi in casa. Che possono “viaggiare” low cost e addirittura a costo zero sulle connessioni wi-fi che spesso, a differenza della benzina, trovano gratis. I giovani e l’auto. Secondo una ricerca del Censis dello scorso anno, nel 2005 “i giovani compresi tra 18 e 29 anni coprivano il 13,8% del mercato privato; a distanza di 10 anni questa quota è scesa all’8%” Sicuramente ci sono ragioni svariate che hanno determinato questo calo: dalle difficoltà occupazionali, all’accesso al credito complicato, fino alla più complessiva crisi economica. Però è altrettanto indubbio che l’appeal dell’auto tra i giovani si sia ridimensionato notevolmente. Lo dimostra anche il numero di patenti rilasciate. Negli ultimi 5 anni c’è stato un calo superiore alle 100.000 unità tra i giovani in età compresa tra i 18 e i 24 anni. Tutto questo perché, mentre in un mondo analogico l’auto era il mezzo per socializzare e rendersi liberi, oggi, con il digitale in tasca, queste esperienze sono riposte nelle nuove tecnologie: smartphone, tablet e computer sono ormai le principali porte d’accesso alla socializzazione e all’esperienza. Ormai è chiaro che qualcosa di irreversibile è accaduto nella domanda di mobilità tanto che si può dire, con ragionevole certezza, che una quota crescente di popolazione sta introiettando nelle proprie strategie di vita la rottura del legame tra il possesso di un bene e il suo utilizzo. E anche sull’auto soffia forte il vento della condivisione. La mobilità condivisa (sharing mobility) è ormai una realtà tanto matura che meriterebbe un intervento pubblico in grado di trasformarla in un fattore capace di ridurre la congestione.

Tempo di condivisione La sfida dell’auto condivisa (car sharing) è tutto sommato semplice: ridurre il numero complessivo di auto aumentandone contemporaneamente la possibilità di utilizzo. Il punto di svolta avviene nel 2013 con l’introduzione del car sharing a flusso libero a Milano, avviato da Enjoy e Car2go. “Il cambiamento – dice Massimo Ciuffini Coordinatore tecnico dell’Osservatorio Sharing Mobility – avviene sia sul piano qualitativo che quantitativo. Innanzitutto perché consente di prelevare e depositare un’auto all’interno di una zona molto ampia e non più in specifiche stazioni. E poi per numero di veicoli messi a disposizione dagli operatori privati che tra il 2012 e il 2015 registra un tasso di crescita media annuo del 91%, portando in soli tre anni i noleggi da circa 184 mila a 6,9 milioni”. Oggi il car sharing italiano interessa una trentina di città  e dispone di circa 5.500 veicoli condivisi di cui il 15% a trazione elettrica. Il che rende “il parco di auto condivise complessivamente più sostenibile di quello medio italiano reso obsoleto anche per effetto della crisi” fa notare Ciuffini. Ecco che l’auto si trova di fronte a un passaggio epocale in cui smette di essere una proposta da relegare a una dimensione privata e diventa una sorta di punto d’osservazione di alcuni cambiamenti collettivi in corso sia sul fronte tecnologico che comportamentale. E prova a rinascere cercando di intercettare la crescente e diffusa attenzione verso i temi della sicurezza e dell’ambiente. Vetture senza pilota. La narrazione dell’auto che verrà, ruota attorno allo zero. “Emissioni zero” e “incidenti zero” sono i temi di un racconto che vede come attori principali l’auto elettrica, che in termini di congestione non migliora di un millimetro la situazione, e l’auto senza guidatore, che intercetta il fascino della robotica e il feticismo tecnologico tipico di questi anni digitali. E così, se la narrazione ambientale dell’automobile si fonda su un elettrico che ha una quota di mercato infinitesimale, la visione “zero incidenti” si affida a un futuro in cui l’auto a guida autonoma spazzerà via a tutti i costi sociali e ambientali generati dalle quattro ruote. Ma vediamoli i protagonisti di questa “fiction”. Sebbene sia da tanti analisti considerato il futuro della mobilità quella dell’auto elettrica sembra una parabola che stenta a impennarsi. In attesa che si avverino previsioni che stimano mezzo milione di auto prodotte nel 2018 dalla sola Tesla i dati del mercato Europeo oggi, fanno registrare una striminzita crescita del 6,8% e in Italia una quota di mercato dello 0,09% ). L’elettrico sfonda giusto in Norvegia dove gira il 17,3% dell’intero parco europeo e dove non a caso si pensa di bandire l’auto a combustione interna a partire dal 2025. Per quanto riguarda l’auto a guida autonoma destinata a ridurre gli incidenti stradali, a cimentarsi ci sono nomi altisonanti: Google, Tesla, Uber mentre Apple ha di recente annunciato il suo abbandono. Le vittime tornano a salire. Sono nomi che danno lustro a questa tecnologia regina del secolo scorso, ma che nel nostro Paese non cambiano la cruda realtà. Nel 2015 “per la prima volta dopo 15 anni c’è un incremento dei morti sulle strade – dice il presidente ACI, Angelo Sticchi Damiani – con un picco di quasi il 9% nei grandi Comuni, dove avviene 1 incidente su 4 totali in Italia. Anche se sul complessivo delle strade urbane si registra un lieve miglioramento, in città si contano ancora il 75% degli incidenti, il 43% dei morti e il 71% feriti.” Sul banco degli imputati questa volta c’è l’onnipresente telefonino. Buono per trovare e usare l’auto condivisa, per pagare la sosta, ma anche per procurare incidenti. Giordano Biserni presidente dell’Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale lo ripete da tempo che “un messaggio a volte accorcia la vita”, per dirla con il titolo di una loro campagna lanciata già nel 2013. Nel frattempo dice Biserni la situazione è peggiorata di molto e in modo direttamente proporzionale con la diffusione della messaggistica istantanea da messenger a whatsApp per non dire della follia pokemon che sta trasformando lo smartphone in una vera e propria “arma di distrazione di massa” . Al di là dei dati allarmanti sulla sicurezza stradale, “la prospettiva dell’auto a guida autonoma sembra però essere più vicina di una diffusione su larga scala dell’auto elettrica” dice Gian Primo Quagliano direttore del Centro Studi Promotor. Secondo un recente studio della Boston Consulting Group l’auto senza guidatore ridurrà del 60% il numero di automobili sulle strade, taglierà l’80% delle emissioni e il 90% degli incidenti stradali. Un fenomeno quindi che imporrà alle compagnie d’assicurazione la necessità di ripensare l’intera filiera delle responsabilità e di offrire proposte in linea con il cambio degli stili di vita. “La risposta va trovata negli scenari aperti dalla telematica assicurativa e nella possibilità di costruire vere e proprie polizze comportamentali” dice Paola Carrea direttore  generale di Alfa Evolution società del Gruppo Unipol costituita per garantire alla compagnia il meglio della tecnologia e dei servizi telematici att ualmente in via di sperimentazione nel mondo. Secondo Carrea “l’emergere di una mobilità sempre più connessa, condivisa e a guida autonoma vedrà cambiare anche i principali paradigmi assicurativi che evolveranno sempre più dall’attuale Pay as you drive ovvero con tariffe commisurate all’uso dell’auto, ad un più preciso Pay how you drive, ovvero tariffe ritagliate sullo stile di guida”. Polizze con un premio che terrà conto del dove e come l’auto viene usata, ma anche di specifiche condizioni esterne come lo stato delle strade, le condizioni del traffico e del meteo e magari un fiorno anche l’uso del cellulare. vita1

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...