Pubblicato in: CRONACA

L’eroica spina dorsale che unisce i popoli con una storia di miseria e di fatica.


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I muretti costruiti con i sassi, dal Giappone alla Gran Bretagna, dall’Himalaya alle Ande, dopo i decenni dell’abbandono rivivono un’insperata stagione di consapevolezza collettiva.
Cipro, Grecia, Italia, Francia, Svizzera e Spagna a fine aprile hanno candidato la “tecnica dei muretti a secco in agricoltura” a patrimonio immateriale dell’umanità tutelato dall’Unesco.
Il sì italiano è teso a salvare i terrazzamenti e le millenarie barriere di divisione che segnano il profilo naturale del Paese: in Liguria e nel Salento, lungo la costiera di Amalfi e sull’Etna, a Pantelleria e in Toscana, su tutto l’arco alpino e nel cuore dell’Appennino. Questo tesoro sembrava consegnato alla rovina e alla nostalgia. Contadini, architetti, imprenditori, scienziati e promotori del turismo, lo rilanciano in tutto il mondo quale modello avanzato di uno sviluppo nuovo, capace di generare lavoro e ricchezza senza consumare la natura. La commissione Unesco visiterà i muretti a secco italiani fino all’anno prossimo, la decisione di accoglierli tra i beni essenziali della civiltà è fissata per il 2019.
Il problema è comune: evitare che una sapienza antica, trasmessa oralmente, muoia assieme ai suoi ultimi custodi.


In Italia è boom di richieste per iscriversi ai corsi dove si insegna come salvarli: si creano posti di lavoro per muratori di alto livello.
Il recupero di un’agricoltura più sostenibile e di una vita più semplice. I muretti a secco ne diventano il simbolo. Rimarginano le ferite dell’abbandono e confermano il valore economico della bellezza.E non si pensa ai muri spinati che i leader globali vogliono alzare come monumenti alla paura che giustifica il loro potere.

http://www.repubblica.it/cronaca/2017/05/08/news/i_ragazzi_del_muretto_a_secco_quei_sassi_sono_opere_d_arte_-164892519/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P13-S1.6-T1

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