Pubblicato in: CRONACA

L’Europa ha bisogno di una cura sociale


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Anni di crisi economica e di obbiettivo indebolimento del progetto europeo hanno alimentato divisioni politiche e sociali all’interno degli Stati dell’Unione e tra di essi. Insidie globali colpiscono le fondamenta identitarie dell’Unione e pongono interrogativi sul suo ruolo nel mondo.
L’Europa è stata sin dall’inizio un progetto di integrazione politica e, come tale, consapevole dell’importanza dei temi del progresso sociale. L’obiettivo del «miglioramento del livello di vita» caratterizzava la Dichiarazione del 9 maggio 1950. Così come non è di poco conto, anche se spesso è trascurato, l’acquis comunitario nel vasto ambito delle condizioni del lavoro, della non discriminazione, del diritto all’informazione, per non parlare di altre politiche settoriali. Nonostante massicce politiche europee di solidarietà finanziate dal fondo sociale o da quelli regionali (di cui a lungo l’Italia è stata la beneficiaria principale) l’Europa è percepita ancora come molto carente proprio su questo fronte. Più in generale gli Stati e i cittadini perdono certezze nei confronti della Ue, perché il tratto distintivo della fabbrica sociale europea, il welfare, ha raggiunto i suoi limiti. I cittadini si aspettano una Europa che protegga anche in ambito sociale, gli Stati non si fidano a devolvere risorse nazionali a livello europeo.
È difficile far partire una dinamica diversa. Le esperienze di questi decenni – tanto più dopo l’allargamento – hanno mostrato quanto sia complesso proseguire sulla via della convergenza dei sistemi sociali. Resta da vedere se la via della costruzione di una Unione sociale passa per la definizione di un Patto di convergenza più stringente ad esempio della Carta dei diritti sociali, per una più celere e mirata legislazione comunitaria, o per una più complessiva serie di politiche a diverso livello. Resta il fatto che è indispensabile provarci.
La politica sociale è anche politica economica. È fattore di competitività e di rilancio dell’economia europea in questa difficile fase. È una «infrastruttura» essenziale per il nostro futuro. È questa anche la base per una «alleanza» (detta in vecchi termini) tra capitale e lavoro a livello europeo, tra giovani precari e un ceto medio mediamente anziano. Su questa linea sembrano lavorare le istituzioni europee. E l’Italia può fare la sua parte. Dopo anni di apparente contrapposizione tra Sud e Nord Europa, si può aprire una fase nuova, dedicata agli Europei e alla questione sociale, più che alla contrapposizione (anche questa spesso più apparente che reale) su bilanci e risorse. Dobbiamo lavorare al welfare nell’era della digitalizzazione di quasi ogni tempo di vita. Ripensare il nostro modello di sviluppo senza rinunciare all’apertura delle nostre società. Riprendere lo sforzo per migliorare il mondo seguendo il cammino di chi, tra i nostri padri, ha visto nell’Europa una possibilità di crescita e di giustizia.

http://www.lastampa.it/2017/03/05/cultura/opinioni/editoriali/alleuropa-serve-una-cura-sociale-MYbd9WHtCmUJTaIMQbMozN/pagina.html

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