Pubblicato in: CRONACA

50 anni per Cent’anni di solitudine


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Titolo: Cent’anni di solitudine
Titolo originale: Cien años de soledad
Autore: Gabriel Garcìa Màrquez 
Anno di prima pubblicazione: 1967

50 anni fa, il 30 maggio 1967, la casa editrice Sudamericana di Buenos Aires concluse la stampa della prima edizione di Cent’anni di solitudine, il romanzo di Gabriel Garcia Marquez che avrebbe cambiato la storia della letteratura del secolo XX e avrebbe portato lo scrittore colombiano fino al riconoscimento del Premio Nobel.
Le prime copie arrivarono in libreria il 5 giugno, giorno in cui iniziò la Guerra dei Sei Giorni in Medio Oriente. Pochi lettori, all’epoca, prestarono attenzione alla saga famigliare dei Buendia sognata e poi fatta diventare letteratura da Gabo.
La pubblicazione del romanzo segnò un momento cruciale nell’evoluzione delle lettere sudamericane e, successivamente, del mondo intero. L’onda d’urto del realismo magico fu tale che Cent’anni di solitudine diventò prima il simbolo del boom letterario latinoamericano, e poi del nuovo favolismo, influenzando autori diversi come John Irving o Salman Rushdie.
http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/libri/2017/05/30/50-anni-per-centanni-di-solitudine_4732ef31-eef4-4554-8285-4b49ca654a95.html

 

Ricordiamo le frasi più belle

“Il  segreto di una buona vecchiaia  non è altro che un patto onesto con la solitudine. ”

“Non si è di nessuna parte finché non si ha un morto   sottoterra”

“Il mondo  era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito.”

“Il passato   era menzogna  la memoria non aveva vie di ritorno, qualsiasi primavera  antica è irrecuperabile.”

“ Le stirpi condannate a cent’anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra”

“Il venerdì, prima ancora che si alzasse qualcuno, tornò a sorvegliare l’aspetto della natura, finché non ebbe il minimo dubbio che continuava a essere lunedì.”

“Il potere invisibile che gli insegnava a respirare in dentro e a controllare i battiti del cuore, e gli aveva permesso di capire  perché gli uomini  hanno paura  della morte.”

“Girava dappertutto chiedendo elemosine con un piattino di rame. Gli davano molto, ma lui voleva di più, perché il  tempio doveva avere una campana i cui rintocchi riportassero a galla gli annegati. Supplicò tanto, che perse la voce. Le sue ossa cominciarono a riempirsi di rumori”

“Per più di dieci giorni, non rividero il sole. La terra diventò molle e umida, come cenere vulcanica, e la vegetazione fu sempre più insidiosa e si fecero sempre più lontani i trilli degli uccelli e lo schiamazzo delle scimmie, e il mondo diventò triste  per sempre.”

“Si disselciava il cielo con tempeste di strepito, e il nord mandava uragani che sguarnirono tetti  e sfondarono pareti, e sradicarono le ultime ceppate delle piantagioni.”

 

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