Pubblicato in: CRONACA

Un viaggio nel vocabolario della stagione più bella


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L’italiano è una lingua bellissima perché le sue parole hanno spesso una storia complicata ed affascinante. Ecco una carrellata sulle origini delle parole estive.

 

Spiaggia: è la regina delle vacanze, ed in genere è considerata un luogo ameno ma decisamente inadatto a pesanti sforzi culturali. Eppure spiaggia è una parola con una storia di tutto rispetto. Viene dal latino plaga, forse intersecatasi con il greco plaghia che significava costa, pendenza, fianco. Nel medioevo era meglio conosciuta come piaggia, ma esistevano anche le varianti plaia al femminile e persino un plaiu al maschile. Il termine piaggia è usato spesso da Dante,  la s iniziale odierna è invece un rafforzativo. Un derivato è il verbo spiaggiare/spiaggiarsi, che dovrebbe indicare le balene arenate, ma spesso è utilissimo per indicare alcuni umani distesi come enormi cetacei sulla sabbia, in caccia di abbronzatura.

Il solleone invece è una crasi, cioè una parola nata dalla fusione di due parole preesistenti. In antico era scritto sollione, perché nasceva dall’unione di sole con Leone, nel senso della costellazione. Infatti in agosto, periodo di massima calura, il sole si diceva “entrasse” nel Leone. Il segno del leone era considerato quello dei grandi di imperatori. Agosto infatti deve il suo nome ad Ottaviano Augusto, il primo imperatore, che era nato proprio in questo mese, mentre lo zio Giulio Cesare dà il nome a Luglio, derivato da Iulius.

La sedia sdraio invece deriva da sdraiarsi, a sua volta derivato dal verbo latino *exderadiare. In realtà l’etimologia è incerta perché questo verbo non era noto al latino classico, ma solo forse a quello medioevale. Indicava molto probabilmente l’atto di allungarsi con mani e piedi su di una sedia, facendo con braccia e gambe delle specie di raggi, atto che i Romani classici non avevano bisogno di fare perché le loro case erano arredate con i triclini, comodi divanetti su cui ci si stendeva anche per mangiare.

Ombrellone invece è un accrescitivo di ombrello, a sua volta derivato da ombra. In origine l’ombrello non era usato per ripararsi dalla pioggia, ma dal sole, perché l’abbronzatura era considerata una cosa volgare, che avevano solo i contadini perché lavoravano nei campi all’aperto. Oggi invece viene esibita come status symbol spesso da ricchi cafoni, quindi, sotto sotto, sempre un po’ volgarotta rimane, soprattutto quando è color cuoio e viene usata per farsi selfie a ripetizione su Instagram.

 

 

http://espresso.repubblica.it/visioni/cultura/2017/07/17/news/da-spiaggia-a-ombrellone-ecco-come-nascono-le-parole-dell-estate-1.305834?ref=fbpe

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